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informazione giornalistica quotidiana nazionale,Direttore responsabile: Giovanni Miserocchi,SEDI: FORLI', ROMA, MILANO, LIVORNO (CASTIGLIONCELLO)
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EURISPES

Italia fanalino di coda tra i Paesi dell'Ocse per salari percepiti e nella top ten per il cuneo fiscale. È quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Eurispes 'Italia 2010', in cui si riprende la classifica 2008 dei trenta paesi industrializzati dell'organizzazione parigina. Infatti, dice il rapporto, ammonta a poco più di 14.700 euro (21.374 dollari) il salario medio netto annuo percepito da un cittadino italiano. Una cifra che pone il Paese al ventitreesimo posto; in coda dopo gli altri paesi europei dove le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, tra i quali Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632) e superando, invece, solo Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716). I lavoratori italiani incassano dunque ogni anno retribuzioni pari al 17% in media della media Ocse. Al contrario, il cosiddetto cuneo fiscale (la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta) arriva a pesare - nel caso di un lavoratore dal salario medio single e senza figli - per il 46,5%, che determina la sesta posizione dell'Italia tra i 30 paesi Ocse. La crisi continua a influire negativamente sugli italiani, per i quali la situazione economica del Paese è di molto peggiorata, ma allo stesso tempo le prospettive di ripresa spingono verso una maggiore fiducia per il futuro. Insomma, l'oggi preoccupa ma il domani si profila migliore. Anche se quasi quattro su dieci vedono ancora nero. Rispetto ai risultati del medesimo sondaggio realizzato nel 2008, si registra, infatti, una crescita dei pessimisti: la percentuale degli italiani che considera la situazione economica del nostro Paese "nettamente peggiorata" è del 47,1% nel 2010 contro il 37,6% di due anni prima. Però, dallo stesso confronto emerge come sia quasi raddoppiata la percentuale di quanti si dicono convinti di un futuro economico migliore per il Paese: il 18,3% rispetto al 10,9% del 2008. Di conseguenza, viene sottolineato, si riduce al 36,3% la quota di quanti prevedono che la situazione peggiori nei prossimi dodici mesi. Per il 37,5% degli italiani, infine, la situazione economica resterà sostanzialmente invariata. I prezzi dei beni di prima necessità salgono e, per far quadrare i conti, si taglia sul resto. A partire dalla stretta su regali e ristoranti, attuata in sette casi su dieci, mentre la spesa si fa low cost. Secondo il rapporto dell'Eurispes, il 48,4% del campione di indagine confessa che, "ad un certo punto del mese", incontra "difficoltà" a far quadrare il proprio bilancio familiare. Un dato che risulta comunque in calo rispetto al 2009 quando raggiungeva il 53,4% (-5%). Interpellati sull'andamento dei prezzi, più della metà degli italiani (56,8%) sostiene che nel corso dell'anno appena passato questi siano aumentati. Un dato in netta diminuzione rispetto alla scorsa rilevazione, quando si attestava all'83,4%, ma che comunque ha determinato un cambiamento dei consumi. Tra tutti, il settore più colpito dall'aumento dei prezzi è considerato quello alimentare: 88,9%. Aumenti significativi anche sul fronte del costo del carburante (86,3%), dell'abbigliamento e delle calzature (74,9%) come delle spese per la salute (74,3%) e degli affitti (66,7%). Sei italiani su 10 pensano che la presenza degli immigrati aumenti la criminalità (64,7%; il 51,2% fra le persone di sinistra, il 75% fra quelle di destra e centro-destra). Tuttavia per il 60,4%, gli stranieri contribuiscono alla crescita economica del paese. Emerge da un sondaggio dell'Eurispes sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti degli immigrati contenuto nel rapporto Italia 2010. Quasi la metà degli italiani (46,1%) dice che un atteggiamento di diffidenza verso gli immigrati sia giustificabile; il 22,8% definisce questo atteggiamento pericoloso, il 17,7% riprovevole, il 10,4% condivisibile. L'opinione più diffusa è che gli immigrati svolgono lavori che gli italiani non vogliono fare (86,4%). Per molti, gli stranieri permettono un arricchimento culturale (59,1%) ma aumentano anche il rischio di malattie (35,6%) e minacciano la nostra identità culturale (29,9%). Quasi un italiano su quattro pensa che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani (24,8%); posizione più diffusa a destra (33,3% contro il 17,3% delle persone di sinistra). Per il 58,9%, la presenza di immigrati è superiore alla ricettiva del territorio e dell'economia. Sugli interventi di contrasto che dovrebbe adottare il governo, un terzo dei cittadini (33,6%) individua l'inasprimento dei controlli; un quarto (25,5%) una regolarizzazione più agevole. E' opinione condivisa che lo Stato dovrebbe favorire l' integrazione culturale (36,5%). Mentre sulle responsabilità dell'ondata xenofoba, il 31,7% individua i media, il 24,7% il comportamento degli immigrati, il 17,2% le politiche del Governo.

 

CEI SU IMMIGRATI

"Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche". È quanto ha affermato il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulle affermazioni del premier Berlusconi riguardanti la partecipazione degli immigrati alle attività delle organizzazioni criminali. Nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio episcopale permanente, riunitosi a Roma, mons. Crociata ha anche invitato al rispetto della "dignità di ogni persona umana, che - ha detto - non può essere oggetto di pregiudizio o discriminazione". "Il compito dei cittadini è eleggere le persone che meglio perseguono l'obiettivo del bene comune i cui valori e criteri sono la difesa della vita umana comunque si presenti, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la promozione della solidarietà verso glia altri, in particolare i più deboli e il lavoro". Lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata rispondendo, in una conferenza stampa presso la radio vaticana, alle domande dei giornalisti su quali siano le indicazioni di voto per le prossime elezioni regionali che la Cei dà ai cattolici. Sulla scadenza delle elezioni regionali di marzo, "noi vescovi diciamo - ha spiegato mons. Crociata - che si tratta di un momento di espressione alta della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e rivolgiamo in questo senso un appello alla responsabilità dei cittadini". "Nel far questo - ha proseguito sollecitato in particolare sul confronto che nel Lazio vedrà opposte la candidata del Pdl Renata Polverini e l'esponente dei Radicali, Emma Bonino - evidentemente l' indicazione che viene da parte nostra è quella di guardare alle esigenze generali più importanti e seguire quindi i criteri che permettono di realizzare il bene comune". Mons. Crociata ha quindi ricordato i criteri già indicati dal presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco, nella prolusione introduttiva ai lavori del consiglio permanente Cei di lunedì scorso. I valori che meglio perseguono l'obiettivo del bene comune sono: la difesa della vita umana "comunque si presenti", della famiglia "fondata sul matrimonio tra uomo e donna", della promozione della "solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli" e del lavoro. Questi criteri, ha aggiunto il segretario Cei, "devono essere tenuti presenti: non possiamo contrapporre i valori e le responsabilità sociali". A questo proposito, Crociata ha citato anche quanto già affermato da Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate: "La questione antropologica - ha detto - e la responsabilità sociale non possono essere separati".

 

ANNO GIUDIZIARIO

Stop ai contrasti "non più tollerabili, tra foro e magistratura e tra magistratura e classe politica". È questo il richiamo contenuto nella relazione del procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, all'apertura dell'anno giudiziario. "È necessario - ha ricordato Esposito, usando le parole del capo dello Stato - che si fermi la spirale delle tensioni, non solo tra le parti politiche ma tra le istituzioni. E ha ritenuto indispensabile che vi sia autocontrollo delle parti politiche nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono all'istituzione giudiziaria si attengano rigorosamente alla loro funzione". Via libera ai provvedimenti legislativi che introducono tempi certi nel processo, a condizione che siano "adeguatamente potenziate" le risorse umane e materiali per realizzare i tempi brevi. Lo sottolinea, nella sua relazione alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. Devono essere "accolte con favore tutte le iniziative - ha detto Esposito - volte a contenere la durata del processo entro termini ragionevoli, secondo i parametri indicati dalla Corte di Strasburgo". Il Pg ha ricordato iniziative parlamentari sia nell'attuale legislatura che nella precedente. "Senza entrare nelle soluzioni tecniche elaborate si deve affermare che ogni intervento in tale direzione, se non vuol restare sul piano di una mera enunciazione d'intenti e produrre guasti maggiori dei benefici auspicati, deve essere necessariamente preceduto da una radicale riforma strutturale dei sistemi sostanziali e processuali, oltre che da un adeguato potenziamento delle risorse umane e materiali". "Soprattutto in talune realtà territoriali si ha la sensazione che taluni magistrati impegnino le loro energie a contrastarsi reciprocamente più che a contrastare la criminalità. Si tratta di esigue minoranze che, tuttavia, destano preoccupazione, anche perché la loro esistenza è sintomo di una negativa evoluzione di costume e mentalità". Questo il richiamo del procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione per la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, nel capitolo dedicato all'azione disciplinare nei confronti dei magistrati 'scorretti'. La "quasi totalità" dei giudici è costituita "da persone perbene, che esercitano le loro delicate funzioni con scrupolo, dedizione, spirito di abnegazione, con correttezza e disinteresse assoluti". Lo sottolinea il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, in un passaggio della sua relazione per l'apertura dell'anno giudiziario in Cassazione. Per quanto riguarda i comportamenti dei magistrati 'scorretti', il Pg invita a denunciarli, nella convinzione che così sia meglio per consentire alla stessa magistratura di "marginalizzare e, nei casi più gravi, espellere dal suo seno chi non è degno di svolgere l'altissima funzione della quale è investito". Nel 2009 la Procura della Cassazione - ricorda il Pg - ha formulato richiesta di nove misure cautelari nei confronti di giudici e Pm, dal Csm ne sono state accolte otto. "Occorre riconoscere che è il sistema nel suo complesso a non essere più in grado di rispondere alla domanda di giustizia. E ciò sia nel settore civile sia in quello penale. La pretesa punitiva dello Stato è vulnerata dall'intollerabile numero delle declaratorie di estinzione del reato per prescrizione. E la situazione civile è ancora più grave". Questo il grido d'allarme lanciato dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione. "L'imputato diventa vittima e la collettività paga i danni" osserva il Pg. E a ben vedere, prosegue, "oggi il problema della non ragionevole durata dei singoli procedimenti ha già ceduto il passo a quello, ben più radicale, del diniego di giustizia". Per questo il Pg chiede riforme urgenti per snellire i tempi della giustizia e assicurarla ai cittadini. Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono "certamente invasive e tuttavia utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali", specie in un periodo "in cui il contributo dei collaboratori di giustizia si è sensibilmente ridotto". Lo sottolinea il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione per l'apertura dell'anno giudiziario in Cassazione. Il Pg segnala anche che le Procure hanno in modo "sostanzialmente convergente" abbattuto i relativi costi "previa assicurazioni di contratti con ditte private". Questi costi, aggiunge il Pg, si potrebbero ridurre "in modo consistente se le Procure disponessero di impianti adeguati". Il 'pacchetto sicurezza' crea problemi "di particolare criticità" nella sua attuazione in alcune zone del Paese, come la Sicilia, la Calabria e la Puglia. Lo sottolinea il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario. Questa misura ha delle "ricadute sull'organizzazione del lavoro" per "l'introduzione di nuovi reati e nuove aggravanti, per l'aumento delle pene per determinate condotte e l'ampliamento dei casi di arresto, che si traducono in un maggior impegno, soprattutto per gli uffici requirenti, anche se é ancora da valutarne l'effettivo impatto". "È proseguito nel 2009 il costante, progressivo aumento dei decreti di accoglimento della domanda di equa riparazione per violazione dei termini di ragionevole durata del processo". Questo l'allarme lanciato dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario in Cassazione. I decreti "sono stati ben 6.816, con un incremento di oltre il 9% rispetto ai 6.177 pervenuti nel 2008. In soli tre anni l'aumento è stato dell'84%". "Questi numeri - avverte Esposito - costituiscono solo la punta dell'iceberg dovuto ai tempi intollerabilmente lunghi della giustizia italiana". No a intimidazioni nei confronti dei magistrati. A ribadirlo il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, nel corso del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. "L'esercizio della giurisdizione va salvaguardato da ogni forma, scritta o verbale, di intimidazione o di interferenze che ne possano mettere in dubbio il pieno e libero suo svolgimento" ha detto il vicepresidente, difendendo gli interventi del Csm a tutela dei magistrati. Mancino ha fatto presente che l'istituto delle pratiche a tutela è stato modificato ed in conseguenza di questo cambiamento "sono diminuite le richieste" di apertura di fascicoli e alcuni di questi sono stati anche archiviati. Mancino ha quindi invitato il "versante politico" a guardare "con minore ostilità" agli interventi del Csm a difesa dei magistrati. "A volte capita - ha osservato al riguardo - che non è neppure deliberata l'apertura della pratica che il solo annuncio che se n'é fatta richiesta da luogo a polemiche molto aspre". Serve "il metodo del confronto" sulle riforme che dovrebbero essere "auspicabilmente approvate con l'apporto delle opposizioni". E' quanto ha sostenuto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, nel corso del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. "Resto convinto - ha detto tra l'altro - che l'auspicata fisiologia dialettica tra i responsabili delle istituzioni e il reciproco rispetto delle opinioni che su singole questioni vengono espresse possono solo portare bene al sistema Paese". Il vicepresidente del Csm ha assicurato che "se l'anno in corso sarà quello delle riforme, il Csm non mancherà di dare il proprio contributo, convinto, come è sempre stato, che una buona riforma ha bisogno della collaborazione di tutti". "La situazione di crisi della giustizia penale è all'ordine del giorno, ma se ne individuano spesso solo alcuni aspetti" e spesso gli interventi legislativi, 79 negli ultimi 20 anni, ossia 1 ogni tre mesi, hanno "alterato l'impianto del processo, seguendo l'agenda imposta dalla cronaca, spesso senza preoccuparsi dei danni al sistema, che per funzionare ha bisogno di stabilità". Lo sottolinea il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone nella sua relazione per l'apertura dell'Anno Giudiziario in Cassazione. Per Carbone i mali più evidenti del settore penale sono "i tempi intollerabili e la non effettività del sistema punitivo". "Intendo ribadire il nostro rispetto per l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati: un recinto, quello della giurisdizione, che riteniamo sacro". Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nel suo intervento all' inaugurazione dell'anno giudiziario. Il ministro sottolinea comunque "come i giudici siano soggetti soltanto alla legge ma la legge la fa il Parlamento, libero, democratico, sovrano, espressione del popolo italiano. Quello stesso popolo italiano in nome del quale i giudici pronunciano le loro sentenze".

 

SCUOLA

Greco al liceo classico, matematica al liceo scientifico, lingua straniera al liceo linguistico: sono alcune delle materie scelte dal ministero dell'Istruzione per la seconda prova scritta all'esame di maturità 2010. L'elenco delle materie , come l'anno scorso è disponibile su YouTube. Gli esami di maturità sono in calendario per il 22 giugno (prima prova scritta) e il 23 giugno (seconda prova). Per il liceo pedagogico la seconda materia della prova scritta alla maturità è pedagogia mentre per il liceo artistico figura disegnata. Per gli istituti tecnici e professionali - riferisce un comunicato del ministero dell'istruzione - sono state scelte materie che, oltre a caratterizzare i diversi indirizzi di studio, hanno "una dimensione tecnico-pratico-laboratoriale". Per questa ragione, la seconda prova può essere svolta, come per il passato, in forma scritta o grafica o scritto-grafica o scritto-pratica, utilizzando anche i laboratori dell'istituto. Queste le materie scelte per alcuni indirizzi: - istituto tecnico commerciale (ragionieri): economia aziendale; - istituto tecnico per geometri: estimo; - istituto tecnico per il turismo: lingua straniera; - istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione: economia e gestione delle aziende ristorative; - istituto professionale per i servizi sociali: tecnica amministrativa. Per il settore artistico (licei e istituti d'arte) - continua il ministero - la materia di seconda prova ha carattere progettuale e laboratoriale (architettura, ceramica, mosaico, marmo, oreficeria ecc.) e si svolge in tre giorni. Il decreto del ministro Gelmini individua, inoltre, le materie affidate ai membri esterni. Quest'anno, per la prima volta, è stata affidata al commissario esterno la lingua straniera nei licei scientifici.

 

DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione a dicembre é salito all'8,5% dall'8,3% di novembre. Lo rileva l'Istat, precisando che è il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche. I senza lavoro sono 2.138.000, 57mila in più rispetto a novembre e 392mila in più rispetto a dicembre 2008. In dicembre la disoccupazione nei 16 Paesi dell'area euro è salita al 10%, contro il 9,9% rivisto di novembre. Nel dicembre di un anno fa era all'8,2%. Lo rende noto Eurostat rilevando che si tratta del tasso più elevato nella zona dell'euro dall'agosto 1998. In Italia il tasso è stato in dicembre dell'8,5%. Il più elevato della zona euro e tra i più alti in Ue resta quello della Spagna al 19,5%. Nell'intera Ue il tasso di dicembre era al 9,6% (9,5% a novembre) e il 7,6% un anno fa. In questo caso è il tasso più elevato dal gennaio 2000. Secondo stime Eurostat, a dicembre i disoccupati erano nell'Ue 23,012 milioni di cui 15,763 milioni nell'eurozona. In un anno la disoccupazione è aumentata di 4,628 milioni nell'Ue e di 2,787 milioni nella zona dell'euro. Tra i Paesi Ue, il tasso di disoccupazione piu' basso è stato quello registrato in Olanda (4,0%) e in Austria (5,4%), mentre quello più alto è in Lettonia (22,8%) e in Spagna (19,5%). Su base annua tutti i Paesi Ue hanno visto un aumento della disoccupazione. Il tasso di crescita più basso è stato osservato in Germania (dal 7,1% al 7,5%), mentre il più consistente è stato quello della Lettonia (dall'11,3% al 22,8%). In dicembre, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, il tasso di disoccupazione maschile è aumentato dal 7,8% al 10% nella zona dell'euro e dal 7,5% al 9,8% nell'Ue, mentre quello femminile è cresciuto dall'8,7% al 10,1% nella zona euro e dal 7,9% al 9,3% nell'Unione europea. Quanto ai giovani con meno di 25 anni, la disoccupazione in dicembre era pari al 21% nella zona dell'euro e al 21,4% nell'Unione europea. Era stata invece rispettivamente del 17% e del 16,9% un anno fa. Il tasso più basso è stato rilevato in Olanda (7,6%) e quello più alto in Spagna (44,5%). In questo caso l'Italia è sopra la media Ue raggiungendo il 26,2%.

 

SCUOLA

Dal prossimo anno scolastico scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. Lo prevede una nota inviata dal ministero dell'Istruzione a tutte le scuole. Il limite previsto entrerà in vigore in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria sia della scuola secondaria, di primo e di secondo grado. "Stabilire un tetto - ha spiegato Mariastella Gelmini - è un modo utile per favorire l'integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di 'classi ghetto' con soli alunni stranieri". La presenza di alunni stranieri nella scuola italiana ''non e' certo un problema di razzismo ma un problema soprattutto didattico'' sottolinea il ministro, aggiungendo come spesso nel dibattito sul tema ci si è divisi ''agitando una ingiustificata polemica di tipo ideologico''. ''La scuola deve essere il luogo dell'integrazione. I nostri istituti - assicura il ministro - sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L'inserimento, ad esempio, dell' educazione alla cittadinanza va proprio in questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare contemporaneamente l'importanza delle regole civili, della storia, delle leggi e della lingua italiana. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera integrazione''. La presenza di stranieri in classe ha risvolti prevalentemente didattici. ''Lo sanno - osserva Mariastella Gelmini - le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due velocità, con alcuni studenti che rimangono indietro e altri che riescono ad andare avanti meglio''. ''I bambini stranieri devono essere inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte città - prosegue - che si formino scuole e classi composte solo da stranieri. Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi integrare al meglio. Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano d'accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali''. Oltre al tetto, secondo il ministro, è fondamentale prevedere ''classi di inserimento'' di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia. ''Questi momenti di inserimento - spiega il ministro - si svolgeranno sia la mattina sia il pomeriggio, mentre nella scuola media una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio dell'italiano''. ''È necessario aiutare gli studenti stranieri a imparare bene la nostra lingua, perché questa - conclude Mariastella Gelmini – è l'elemento fondamentale che consente ai ragazzi stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione''.

 

DURA CONDANNA

Condanna a 16 anni di carcere per i quattro romeni accusati di avere stuprato a Guidonia (Roma) una giovane di 21 anni e picchiato il fidanzato, di 24, appartatisi in una stradina di campagna, il 22 gennaio dello scorso anno. Le condanne sono state inflitte dal Gup del Tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli al termine del rito abbreviato. Il giudice ha accolto le richieste del pm di Tivoli Filippo Guerra. Le condanne sono state inflitte a Mirel Huma, Marcel Cristinel Coada e ai fratelli Lucian e Ciprian Trinca. Gli imputati, solo uno dei quali ha confessato, rispondevano di violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni e rapina. Nella vicenda sono coinvolti, con l'accusa di favoreggiamento, altri due romeni: Mugurel Goia e Anton Barbu. Il primo ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario, ed analoga iniziativa sarà presa anche dal secondo, la cui posizione è stata oggi stralciata dalle altre per un difetto di notifica. Goia e Barbu sono accusati di aver coperto il branco, fornendo alla banda alloggio e protezione subito dopo lo stupro, quando è scattata la caccia all'uomo. Alla lettura della sentenza da parte del gup di Tivoli, Elvira Tamburelli, era presente il fidanzato della ragazza stuprata - la quale invece non ha mai presenziato al dibattimento svoltosi a porte chiuse - che venne chiuso nel bagagliaio dal branco dei quattro romeni mentre era in atto la violenza sessuale. Il giovane si è trovato faccia a faccia con i quattro imputati, ma non ha mai mostrato rabbia ascoltando in silenzio le parole del giudice Ai suoi legali, gli avvocato Ludovica Ludovici e Antonio Todero, al termine dell'udienza ha spiegato di essere soddisfatto della sentenza emessa dal Gup. ''Ora lo abbiamo mandato a casa - spiega l'avvocato Ludovici - va dalla sua ragazza a raccontare l'esito del processo. È stato dignitosissimo ha guardato in faccia quelle quattro belve senza tensione, né rabbia. È stata una sentenza esemplare: temevamo una Caffarella bis ed invece devo dire che la condanna è stata giusta e oggi si è fatta giustizia. Naturalmente nessuno restituirà a quei due ragazzi la spensieratezza di prima, nessuno potrà cancellare l'orrore subito''. Lo stesso giudice, oltre alle quattro condanne inflitte ai romeni, ha rinviato a giudizio per favoreggiamento e resistenza Goia Mugurel fissando il processo al 22 giugno prossimo. Il Gup Tamburelli ha inoltre fissato una provvisionale di 30 mila euro per la ragazza e 20 mila euro per il fidanzato. I quattro romeni condannati dovranno risarcire in sede civile anche il comune di Guidonia Montecelio, costituitosi parte civile nel processo con l'avvocato Pietro Nicotera.

 

L’ATTENTATO DI REGGIO CALABRIA

C'è un filmato della videosorveglianza al palazzo di Giustizia di Reggio Calabria (mostrato ieri sera in esclusiva ad Anno Zero in onda su Raidue), fornito ora dai carabinieri, che mostra due attentatori che piazzano una bomba il 3 gennaio scorso. Il filmato è a disposizione degli inquirenti i quali avevano parlato in un primo tempo di due uomini. In realtà dalle immagini mostrate si vedono due persone a bordo di una moto. Ma a guidarla sarebbe una donna. È quanto si evince dalle scarpe con il tacco e dai lunghi capelli che spuntano fuori dal casco.

 

ARRESTATI

Sette immigrati sono stati arrestati da Carabinieri e Polizia nell'ambito delle indagini sugli incidenti di Rosarno, che hanno coinvolto immigrati e abitanti del Paese.  Gli immigrati arrestati sono accusati di devastazione, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Arrestati anche due italiani, fermato anche un giovane di Rosarno che ha tentato di aggredire un immigrato. Negli scontri sono stati feriti 14 immigrati, 18 i feriti tra le forze di polizia impegnate nei servizi di ordine pubblico. Un appello e' stato rivolto ai cittadini dal Prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta affinché non si alimenti la tensione. Sull'episodio c'è stato un vertice al Viminale convocato dal ministro dell'Interno Maroni: costituita una task force di cui Interno-Welfare-Regione Calabria. Stamane intanto alcune centinaia di immigrati hanno sfilato per la statale 18 e si sono concentrati arrivando a duemila circa davanti al Municipio, tenuti sotto controllo dalle forze dell'ordine. Gli immigrati si sono abbandonati ad atti di vandalismo danneggiando vetrine e rovesciando cassonetti dell'immondizia e suscitando la protesta degli abitanti. Un cittadino rosarnese ha sparato in aria per disperdere un assembramento che si era formato davanti all'abitazione dove c'erano anche la moglie e i figli.  Aggredite alcune troupe televisive, giunte a Rosarno per documentare la situazione. Al termine della protesta davanti alla sede del Comune gli immigrati hanno fatto rientro nei centri di ricovero e proprio in questa circostanza alcuni abitanti di Rosarno si sono scontrati con le forze di polizia. "Abbiamo bisogno di protezione - ha detto Sidiki, un immigrato africano di 25 anni - perché contro di noi ci sono continue violenze che sono frutto di razzismo". In una dichiarazione il commissario prefettizio di Rosarno, Bagnato ha invitato gli immigrati alla calma assicurando loro protezione". Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, a Reggio Calabria per incontrare i vertici delle Procure dopo l'attentato dinamitardo di ieri ha detto che il ministro Maroni "non perde occasione per lo scaricabarile sull'immigrazione clandestina". Per il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, "a pagare non può essere la popolazione incolpevole". Secondo Loiero, "e' lo stato che si fa carico dei richiedenti asilo, di quelli che entrano in forma clandestina in Italia. Lo Stato non si è fatto carico della Calabria. Si era stabilito con il ministero degli Interni che avrebbero mandato dei fondi per questo problema di Rosarno di cui poi non si fece nulla". La rivolta degli extracomunitari a Rosarno (Reggio Calabria) è "una situazione difficile, così come in altre realtà", determinata dal fatto che "in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalità e dall'altro ha generato situazioni di forte degrado come quella di Rosarno". Lo ha detto il ministro dell'interno, Roberto Maroni, nel corso della trasmissione Mattino 5. "A Rosarno - ha spiegato Maroni - stiamo intervenendo con i mezzi e i tempi necessari. Inoltre, abbiamo per ora posto fine agli sbarchi di clandestini a Lampedusa e a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni". "Il prioritario obiettivo dell'azione di governo deve essere quello di bonificare tutte le sacche di illegalità che si sono prodotte da Padova a Rosarno perché in un contesto di sistematica e diffusa violazione delle leggi si realizzano fenomeni di disintegrazione di vario genere". Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. A questo scopo - ha aggiunto il ministro - "concorrono tutti i Servizi ispettivi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e degli enti vigilati con lo scopo di reprimere tutte le forme di sfruttamento del lavoro irregolare. Le stesse politiche di integrazione hanno quindi come presupposto un quadro di effettività delle regole". L'episodio di Rosarno rappresenta "un segno di sofferenza e di degrado umano" che spinge "da un lato a condannare la violenza e dall'altro a considerare l'estremo disagio e la difficoltà di questa gente che non ha sostegno né umano né economico". Lo ha detto all'ANSA mons. Bruno Schettino, presidente della commissione episcopale per le Migrazioni della Cei. Mons. Schettino ha quindi lanciato un appello "alla calma e alla collaborazione nel tentativo di ricomporre il tutto in una dimensione di maggiore umanità e servizio ai poveri". "Noi - ha aggiunto - stiamo sempre dalla parte dei poveri".

 

TROPPA TOLLERANZA

La rivolta degli extracomunitari a Rosarno (Reggio Calabria) è "una situazione difficile, così come in altre realtà", determinata dal fatto che "in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalità e dall'altro ha generato situazioni di forte degrado come quella di Rosarno". Lo ha detto il ministro dell'interno, Roberto Maroni, nel corso della trasmissione Mattino 5. "A Rosarno - ha spiegato Maroni - stiamo intervenendo con i mezzi e i tempi necessari. Inoltre, abbiamo per ora posto fine agli sbarchi di clandestini a Lampedusa e a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni". "Il prioritario obiettivo dell'azione di governo deve essere quello di bonificare tutte le sacche di illegalità che si sono prodotte da Padova a Rosarno perché in un contesto di sistematica e diffusa violazione delle leggi si realizzano fenomeni di disintegrazione di vario genere". Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. A questo scopo - ha aggiunto il ministro - "concorrono tutti i Servizi ispettivi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e degli enti vigilati con lo scopo di reprimere tutte le forme di sfruttamento del lavoro irregolare. Le stesse politiche di integrazione hanno quindi come presupposto un quadro di effettività delle regole".

 

DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione a novembre ha raggiunto l'8,3%, il dato più alto da aprile 2004. Lo comunica l'Istat, ricordando che a novembre 2008 il tasso di disoccupazione si era attestato al 7,1%. Le persone in cerca di occupazione nel mese erano 2.079.000, cioè 313.000 in più rispetto ad un anno prima e 30.000 in più rispetto ad ottobre. L'occupazione a novembre è diminuita di 389.000 unità rispetto allo stesso mese del 2008 e di 44.000 rispetto ad ottobre. Lo rileva l'Istat sulla base dei dati destagionalizzati precisando che il calo tendenziale è dell'1,7% mentre quello congiunturale è dello 0,2%. L'Istat segnala che a novembre gli occupati erano pari a 22.876.000 con un tasso di occupazione pari a 57,1% (-0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e -1,1 punti rispetto a novembre 2008). Sono aumentate le persone senza lavoro raggiungendo quota 2.079.000 unità (+30.000 rispetto a ottobre e +313.000 rispetto a novembre 2008). Il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è rimasto sostanzialmente stabile (+0,1%) rispetto a ottobre 2009 mentre è aumentato dell'1,8% (+269.000 unità) rispetto a novembre 2008. Gli occupati maschi a novembre erano 13.689.000 unità con un calo di 24.000 unità rispetto a ottobre e di 261.000 rispetto a novembre 2008. Le femmine occupate a novembre erano 9.187.000 con un calo di 20.000 unità rispetto a ottobre e di 127.000 rispetto a novembre 2008. I disoccupati uomini sono 1.088.000 (+31.000 rispetto a ottobre e +211.000 rispetto a novembre 2008) mentre le donne che cercano lavoro sono 990.000 in calo di mille unità rispetto a ottobre, anche a causa dell'effetto scoraggiamento, e in aumento di 130.000 unità rispetto a novembre 2008. A patire gli effetti della crisi sono soprattutto i giovani che registrano un tasso di disoccupazione nella fascia tra i 15 e i 24 anni del 26,5% superiore a tre volte quello complessivo pari all'8,3% registrato nel periodo.

 

TERRORISMO

Due arresti sono stati effettuati dalle forze speciali antiterrorismo dell'Fbi in collegamento con il caso di Najibullah Zazi, l'afghano arrestato con l'accusa di complotto per attentati a New York lo scorso settembre in occasione dell'ottavo anniversario degli attacchi alle torri gemelle. I due fermati sono Adis Medunjanin e Zarein Ahmedzay. Ad Adis Medunjanin, bosniaco di 25 anni, ieri era stato ritirato il passaporto. Lo stesso cittadino bosniaco era stato precedentemente interrogato in connessione con il caso Zazi. Najibullah Zazi, afghano di 24 anni, sospettato di aver coordinato una cellula di al Qaida per attentati a New York, si é dichiarato non colpevole. Il giudice ha ordinato che Zazi resti in carcere senza possibilità di chiedere la libertà sulla parola. Il presidente Barack Obama si è assunto oggi piena responsabilità per i fallimenti del sistema di sicurezza emersi nella mancata strage di Natale e ha ordinato una profonda revisione dei meccanismi che non hanno funzionato. ''L'intelligence Usa aveva tutte le informazioni necessarie per prevenire l'attentato - ha detto Obama dopo avere ricevuto un primo rapporto sul tentato attacco terroristico - ma è mancato il coordinamento dell'intelligence: non siamo stati in gradi di comprendere e utilizzare i dati in nostro possesso''. Il presidente Usa ha detto di non essere interessato in questo momento ad assegnare colpe: ''È stato un fallimento dell'intero sistema - ha detto - la cosa più importante è adesso correggere immediatamente le disfunzioni per rendere tutti più sicuri. La responsabilità finale è solo mia. Come presidente ho la solenne responsabilità di proteggere la nostra nazione e il nostro popolo e quando il sistema fallisce la responsabilità è tutta mia''. Il presidente Obama, che ha stanziato un miliardo di dollari per migliorare la sicurezza, ha sottolineato che l'America è in guerra: ''siamo in guerra con Al Qaida'', ha detto rispolverando una espressione raramente usata in passato. Il presidente Usa ha invitato però nello stesso tempo gli americani ad andare avanti con la loro vita evitando di ''cadere in una mentalità da paese assediato''. ''È proprio quello che vogliono i terroristi'', ha aggiunto. Il rapporto ricevuto da Obama, reso pubblico in versione non classificata, ha raggiunto la conclusione che ''il governo Usa aveva sufficienti informazioni per prevenire l'attacco del 25 dicembre da parte di Al Qaida, per identificare Umar Farouk Abdulmutallab cone membro di Al Qaida e per impedirgli di salire a bordo dell'aereo diretto negli Usa''. Il rapporto afferma anche che il sistema di compilazione delle liste di sospetti terroristi e di 'non volo' ''non è un fallimento ma deve essere migliorato e rafforzato'' come dimostra la ''omissione dell'inserimento di Abdulmutallab nella lista di non volo''. Il documento afferma anche che non è necessaria comunque ''una riorganizzazione della comunità di intelligence e di contro-terrorismo''. Le informazioni utili sono state raccolte ma non sono state utilizzate in modo corretto. Il presidente Obama ha elencato una serie di misure. Ha chiesto al Dipartimento di Stato una revisione del sistema di concessione e revoca dei visti. Ha chiesto al Dipartimento per la sicurezza nazionale di migliorare la tecnologia usata ai punti di controllo (salvaguardando la privacy). Il presidente ha ordinato inoltre una revisione dei metodi per la compilazione delle liste dei sospetti terroristi. Ed una rafforzamento della cooperazione con i paesi alleati per rendere più stringenti e omogenei i controlli. Obama ha inoltre chiesto al ministro per la sicurezza interna Janet Napolitano di recarsi la prossima settimana in Europa per discutere queste misure con i paesi alleati. L'intelligence Usa dovrà poi stabilire un sistema per indagare in modo sistematico sulle informazioni di grave minacce terroristiche disponibili: ''L'intelligence dovrà; assegnare specifiche responsabilità per indagare su tutte le possibili minacce intercettate. Chi sbaglierà sarà chiamato a pagare''. Funzionari Usa avevano rivelato in precedenza che i legami pericolosi dello studente nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, imbarcatosi su un aereo Usa diretto da Amsterdam a Detroit con una carica esplosiva nascosta nelle mutande, erano stati scoperti mentre l'aereo era ancora in volo verso il Michigan e gli addetti alla sicurezza avevano deciso di interrogare il passeggero sospetto non appena giunto a Detroit. Ma il nigeriano aveva tentato di innescare l'esplosivo poco prima dell'atterraggio mettendo a nudo un complotto che poteva concludersi con la morte delle quasi 300 persone a bordo del volo Delta. Nel mirino delle revisioni è' anche il modo in cui sono compilate le liste di sospetti terroristi consegnate dagli Usa alle compagnie aeree. Nel caso dello studente nigeriano il suo nome era finito in una lista di sospetti (che contiene quasi mezzo milione di nomi) dopo che il padre aveva manifestato alla ambasciata Usa in Nigeria la sua preoccupazione per i contatti del figlio con gruppi estremisti nello Yemen. Il nigeriano non era però stato inserito nella lista di 'non volo' con i nomi delle persone giudicate dagli Usa troppo pericolose per essere imbarcati sui voli destinati a raggiungere gli Stati Uniti. Nel frattempo funzionari yemeniti hanno rivelato che lo studente era stato reclutato da Al Qaida mentre si trovava a Londra. Successivamente aveva incontrato nello Yemen un religioso musulmano, Anwar al-Awlaki, lo stesso che era stato in contatto con l'autore della strage nella base militare di Fort Hood, in Texas, costata la vita a tredici persone. Un giornale del New Jersey ha rivelato oggi che l'allarme scattato domenica all'aeroporto di Newark, dopo che una videocamera aveva mostrato un uomo entrare in un'area proibita varcando una porta non custodita, è stato causato da un passeggero che desiderava dare un bacio di addio in più alla donna che aveva accompagnato all'aeroporto. L'allarme aveva provocato la chiusura per sei ore dell'importante nodo aereo.

 

EMMERGENZA

Consiglio dei ministri, alla prima riunione utile, dichiarerà lo stato d'emergenza per le regioni colpite della piogge di questi giorni che hanno provocato frane, esondazioni, centinaia di sfollati e danni per milioni di euro. Lo ha garantito il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che ha fatto un sopralluogo nelle aree più colpite di Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, dove ha incontrato i tre presidenti delle regioni e le autorità locali per predisporre un piano d'interventi che consenta il ripristino delle situazioni più gravi e l'assistenza a tutti i cittadini costretti dall'ondata di maltempo a lasciare le proprie case. Il provvedimento, ha annunciato il capo della Protezione Civile sarà "unico" e servirà a "sostenere sia opere pubbliche che interventi privati nelle aree colpite dal maltempo". "Ho comunque già invitato i presidenti delle Province di Pisa e Lucca - ha proseguito Bertolaso dopo aver sorvolato con il presidente della Toscana Claudio Martini le aree alluvionate - ad agire come se lo stato di emergenza già ci fosse e ad adottare tutte le misure necessarie per il sostegno alle famiglie e alle imprese che hanno subito danni a causa delle frane e dell'esondazione del Serchio". Parole ribadite al presidente della Liguria Claudio Burlando - nello spezzino la situazione sta migliorando ma vi sono ancora nella zona del fiume Magra decine di sfollati e intere aree invase dal fango - e a quello dell'Emilia Romagna, dove è rientrato l'allarme per le piene del Secchia e del Panaro, Vasco Errani. I problemi più gravi restano in Toscana, con centinaia di sfollati e intere zone sommerse dall'acqua. Non è infatti ancora rientrato l'allarme provocato dall'esondazione del fiume Serchio, che ha rotto gli argini in tre punti il giorno di Natale tra le provincie di Pisa e Lucca. Soccorritori e tecnici stanno facendo una corsa contro il tempo per evitare che la massa d'acqua raggiunga il lago Massacciuccoli, mettendo a rischio le case circostanti. "E' la situazione più critica - ammette Bertolaso - Per cercare di tenerlo in sicurezza stiamo lavorando per ripristinare gli argini del fiume Serchio ed evitare così che l'acqua allaghi ancora l'area a ridosso del lago". "Molto complicata" è anche la situazione a Santa Maria del Colle, in provincia di Lucca e in tutta la Garfagnana, che "é stata investita da una mitraglia di frane". Resta inoltre ancora chiusa l'A11 Firenze-Pisa tra l'allacciamento con l'A12 e Pisa, mentre l'A12 - chiusa per lo smottamento del manto stradale in entrambe le direzioni tra Viareggio e Pisa Centro - riaprirà parzialmente, secondo la polizia stradale, in nottata. Contro il governo si scagliano i Verdi. "I danni provocati dal maltempo non sono un effetto di eventi straordinari, ma dell'incuria in cui si trova il nostro paese nel governo del territorio - dice il presidente Angelo Bonelli - Lo stato di calamità va dichiarato nei confronti del governo italiano, incapace e con nessuna volontà di fare prevenzione". Quella di queste ore è dunque, secondo i Verdi, "la fotografia di un'Italia arretrata di almeno 20 anni dal resto dei paesi d'Europa, che non ha politiche di tutela dal dissesto idrogeologico" e che "invece di fare investimenti nella politica di difesa del suolo finanzia un'opera dannosa e costosissima come il ponte sullo Stretto".

 

VALANGHE

All'ennesima tragedia di questo 2009, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso non ce la fa più e dice: "sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita per colpa degli sprovveduti che non tengono conto degli allarmi e degli appelli delle istituzioni. Basta morire per gli errori di altri". Uno sfogo che ha un motivo preciso, perché è chiaro a tutti che se i due turisti friulani avessero dato ascolto ai bollettini meteorologici che parlavano di un rischio massimo di valanghe in Trentino, avrebbero avuto salva la vita e soprattutto non avrebbero costretto i quattro soccorritori del Soccorso Alpino ad andare a cercarli, trovando la morte. Parole, quelle di Bertolaso, condivise dal ministro Calderoli. "Per gli irresponsabili c'é poco bastone e troppa carota - dice l'esponente leghista - Ci vuole un minimo di rispetto, perché quello che abbiamo visto è un episodio che grida vendetta a Dio". Dunque nei confronti degli irresponsabili serve "lo stesso rigore" utilizzato "nei confronti di chi guida sotto l'effetto dell'alcol o di droghe, mettendo a rischio la vita degli altri". "Le vittime - dice ancora Bertolaso - potevano essere evitate. C'é gente che non ascolta gli appelli che arrivano dalle istituzioni; i rischi erano stati indicati ma la gente va a fare le escursioni come se nulla fosse". È andata esattamente così e oggi l'Italia è di nuovo lì a contare i morti e a confrontarsi con un dato evidente: buona parte delle tragedie che investono il paese è dovuta alla poca prevenzione o a comportamenti scorretti e disonesti di cittadini. E in qualche caso anche delle istituzioni. Il 2009 lo ha dimostrato chiaramente: se a L'Aquila si fosse costruito seguendo regole e norme, il numero delle vittime sarebbe stato inferiore; se a Messina non si fosse abusato del territorio in maniera così palese, oggi non si conterebbero 32 vittime ma soltanto danni. "Manca la prevenzione, non c'é rispetto per il territorio" ripete da otto anni il capo della Protezione Civile. E la mancanza di una cultura di prevenzione, che consentirebbe la realizzazione di un vero piano di interventi di messa in sicurezza del paese, è la battaglia che Bertolaso non è riuscito ancora a portare a termine. Anche a Natale, due giorni prima della tragedia della Val di Fassa, lo aveva detto chiaramente. "In questo 2009 il susseguirsi degli eventi ha messo in evidenza la fragilità del nostro paese - ha scritto sul sito del Dipartimento - Un paese fragile perché abbiamo lasciato innalzare oltre il necessario le soglie di pericolosità legate ai tanti rischi con i quali conviviamo, fragile per i nostri errori passati e per i cambiamenti che verifichiamo sul territorio e nelle condizioni meteo, fragile perché troppe volte abbiamo fatto affidamento più sulla buona sorte che sulla nostra capacità di gestire la realtà e il suo divenire". Dunque, proseguiva, "nel prossimo anno dovremo lavorare molto di più sul fronte della prevenzione, per cominciare finalmente a ridurre i livelli di pericolo più evidenti ed incombenti". Ma nel 2010 bisognerà lavorare anche per cercare di cambiare certi comportamenti dannosi e spesso illegali di cittadini, istituzioni o enti. Lo disse Bertolaso già nel 2003, quando l'Italia si bloccò per il maltempo, accusando i gestori delle autostrade di non aver fatto tutto il necessario per evitarlo e gli automobilisti di non essersi informati. Da quell'emergenza nacque il Centro di coordinamento in materia di viabilità del Viminale, un organismo presieduto dalla polizia stradale cui spetta la gestione e il coordinamento in caso di criticità. Ma sette anni dopo, se è vero che l'organizzazione dei soccorsi è migliorata, resta ancora molto da fare. E restano gli atteggiamenti sbagliati dei cittadini. Lo ha ripetuto anche il capo della polizia stradale, Roberto Sgalla, nei giorni scorsi quando l'Italia era sommersa dalla neve e dal gelo. "Abbiamo riscontrato comportamenti abnormi da parte degli automobilisti - spiegò - come il non avere le catene nei tratti in cui nevicava pesantemente. E questo nonostante l'informazione fosse stata capillare". A Milano, una settimana fa, si è avuta l'ennesima prova: l'abbondante nevicata era stata annunciata con 24 ore di anticipo e il Comune aveva invitato gli abitanti a lasciare l'auto a casa: risultato migliaia di cittadini bloccati nelle vetture. E ieri sera è toccato al Club Alpino Italiano ripetere, tra la rabbia e la frustrazione, che davanti a certi comportamenti c'é poco da fare. "Quando c'é un allarme, purtroppo noi dobbiamo intervenire anche se le condizioni sono proibitive e i rischi massimi. Ed è quello che è accaduto, nonostante il rischio di valanghe fosse al livello più alto e soprattutto fosse stato indicato nei bollettini fin dalla mattina".

 

ITALIANI RAPITI

Al Qaida ha rivendicato la responsabilità per il rapimento della coppia di italiani in Mauritania attraverso un messaggio audio datato 27 dicembre e diffuso oggi dalla tv satellitare al Arabya. Sono due gli italiani rapiti in Mauritania: Sergio Cicala di 65 anni e la moglie Filomen Kabouree, originaria del Burkina Faso di 39, che erano in viaggio nella parte sudorientale del paese: il loro minibus è stato trovato abbandonato, la carrozzeria e le gomme crivellate di proiettili, a pochi chilometri di distanza dal confine con il Mali occidentale. I due vivono a Carini, in provincia di Palermo. La figlia Alexia ha detto di aver avuto conferma del rapimento dall'Unità di crisi della Farnesina ''dopo numerose insistenze'' ed ha rivolto un toccante appello al ministro degli esteri Franco Frattini perché ''avvii urgentemente i contatti con i sequestratori'' e per avere ''notizie sulle condizioni di salute - ha detto - di mio padre e di sua moglie''. Quindici anni fa, il 3 gennaio 1994, Sergio Cicala era stato ferito in modo lieve dall'esplosione di una mina mentre, a bordo di una jeep e con altri turisti, era in viaggio tra il Ciad e il Niger. In quell'occasione era morta una turista finlandese. Secondo fonti della sicurezza mauritane che hanno voluto restare anonime, è più che probabile i due ''siamo stati sequestrati'' da un gruppo armato collegato ad al Qaida. Il minibus su cui viaggiava la coppia era sul ciglio della strada che collega Aioun (Mauritania) a Kayes (Mali), abbandonato a una ventina di chilometri dal confine con il Mali, nel dipartimento mauritano di Kobenni, a pochi chilometri dalla località di N'Eissira. In tutta l'area le forze di sicurezza della Mauritania sono state messe in stato di massima allerta. Secondo alcuni osservatori locali, si tratta senza dubbio di un sequestro compiuto da uomini dell'organizzazione al Qaida nel Maghreb islamico. Gli stessi, si pensa, che il mese scorso hanno rivendicato il rapimento di tre cooperanti spagnoli, presi in ostaggio in Mauritania ed ora prigionieri in Mali, insieme a un francese che era stato sequestrato a fine novembre nella città di Menaka, nel nord del Mali.

 

TENSIONE IN IRAN

Ventiquattro ore dopo i gravi incidenti avvenuti ieri in Iran tra decine di migliaia di oppositori e forze di sicurezza, la confusione continua a regnare sul numero dei morti. La televisione di Stato in lingua persiana ha detto stamane che almeno 15 persone sono rimaste uccise a Teheran. Successivamente l'emittente in lingua inglese PressTv ha parlato di otto morti in tutto il Paese. Da parte loro, i siti dell'opposizione ribadiscono che cinque manifestanti sono stati uccisi nella sola Teheran, e ne forniscono i nomi. Si tratterebbe di Ali Habibi Mussavi, 43 anni, nipote del leader dell'opposizione Mir Hossein Mussavi, di Mehdi Faradinia, Mohammad Ali Rasekhinia, Amir Arshadi e Shahram Faraji. Il leader dissidente iraniano Ebrahim Yazdi è stato arrestato stamani dalle forze di sicurezza della Repubblica islamica. Lo riferisce il sito web iraniano Jaras, vicino all'opposizione.

 

OBAMA CHIEDE REGOLE

La rete tv americana Cnn ha detto oggi che l'esplosivo che il nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab portava addosso era sufficiente a distruggere l'aereo se fosse deflagrato. L'emittente ha citato ''fonti a conoscenza delle indagini'', senza precisare ulteriormente. - Sono al vaglio della polizia militare olandese indicazioni secondo cui il giovane nigeriano accusato di aver tentato di far esplodere il volo Delta-Northwest da Amsterdam per Detroit il giorno di Natale potrebbe aver avuto un complice. Una coppia di passeggeri americani, Kurt and Lori Haskell, ha detto ad alcuni media di aver visto un uomo di circa 50 anni con Umar Farouk Abdulmutallab, il sospetto attentatore, il 25 mattina all'aeroporto Schiphol di Amsterdam. Questi, hanno riferito ancora gli Haskell, sembrava parlasse al posto del giovane nigeriano e che ad un certo punto tentasse di farlo salire a bordo del volo senza mostrare il passaporto. ''Al momento non abbiamo informazioni sulla presenza di una seconda persona - ha detto il portavoce della polizia militare olandese - stiamo verificando tutte le indicazioni che riceviamo''. Tra le altre cose la polizia sta esaminando le immagini girate dal sistema a circuito chiuso dell'aeroporto.

 

IL PAPA ALLA MENSA DEI POVERI

Un appello perché nessuno in Italia "sia emarginato, abbandonato o solo" è stato lanciato da papa Benedetto XVI al termine della sua visita alla mensa dei poveri di Sant'Egidio. "Impegnatevi perché nessuno sia solo, sia emarginato, sia abbandonato", ha esortato papa Ratzinger nell'accomiatarsi dal centro per i poveri, dove oggi ha pranzato. Pur tra misure di sicurezza elevate, il pontefice ha salutato la folla, stringendo mani e fermandosi a chiacchierare, all'interno della mensa, con mamme e bambini di vari paesi del mondo. Benedetto XVI, parlando al termine del pranzo a Sant'Egidio, ha paragonato le difficoltà e i disagi patiti dalla Santa famiglia di Nazareth, con quelle di poveri, immigrati e senzatetto di oggi. Nel giorno che la chiesa cattolica dedica proprio alla festività della Santa famiglia, il papa ha detto rivolgendosi ai bisognosi con i quali oggi ha condiviso il pranzo che "in un certo senso vi assomiglia. Anche loro - ha affermato - hanno vissuto la difficoltà e il disagio di non trovare ospitalità, l'essere costretti ad emigrare in Egitto. Voi sapete cosa vuol dire", ha poi sottolineato. Il papa ha poi elogiato l'attività di quanti offrono il loro aiuto a queste persone, affermando che "così diventa visibile che Dio per primo ci ha amati" e che sta ora a noi rispondere con l'amore per il prossimo. "In questo momento di particolari difficoltà economiche - ha esortato il pontefice - tutti siano testimoni di speranza", rifuggendo le tentazioni di un egoismo che "dà solo tristezza e gioia effimera e che lascia il cuore vuoto". Pranzo alla mensa dei poveri per Benedetto XVI ospite della Comunita' di Sant'Egidio. "E' la prima volta nei tempi moderni che un papa si reca a mangiare in un ambiente dove vanno le persone con cui non condividono la mensa i ricchi, gli importanti, i televisivi, i sapienti", ha sottolineato il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, nel suo saluto al Pontefice prima dell'inizio del pranzo con centocinquanta bisognosi assistiti dalla Comunità. Il Papa, accolto da un lunghissimo applauso al suo arrivo, ha preso posto accanto allo stesso Riccardi ad un afghano di 34 anni, Qorbanali Esmaili, musulmano sciita che vive in Italia da dieci anni come rifugiato politico. Al tavolo, a ferro di cavallo, siedeva anche Giuseppe Pisu, ex inserviente in un circo. Nato a Cagliari 66 anni fa, si trovò nel 1980 con il circo a Teheran e fu costretto a lasciare il territorio iraniano. Al ritorno in Italia, anche lui ha avuto a lungo per casa la strada. Boban Trajckovic, un giovane zingaro di 24 anni, cristiano ortodosso, è venuto al pranzo con tutta la famiglia: la moglie Dragana e le due figlie di 3 e 6 anni. Nato in Italia, ha ottenuto la cittadinanza un mese fa e vive in campo di zingari di Roma. Il più anziano dei commensali di Benedetto XVI ha 90 anni, una casa ce l'ha, al quartiere Tiburtino, ma con la pensione non ce la fa ad andare avanti e Sant'Egidio lo aiuta con pacchi alimentari. Si chiama Peppino Scarsella e per una vita ha fatto il barbiere. Poco più giovane, 82 anni, Marisa Saulle, nata a Testaccio da una famiglia disagiata, testimone diretta della Roma della guerra e della difficile vita nelle borgate romane. Al tavolo del papa sedevano poi un nigeriano cattolico di 35 anni, Caius Cajetan Onjema, arrivato 4 anni fa in Italia dopo avere attraversato il deserto libico e solo da un anno con regolare permesso di soggiorno. Roukia Daud Abdullé, donna somala di 63 anni, musulmana, è in Italia da 20 anni. Il figlio disabile, che voleva far curare in Italia, è morto qualche anno fa. Ora è cittadina italiana e lavora come operatrice domiciliare e assistente. Ma la sfortuna tocca pesantemente anche chi in Italia ci è nato, come Antonino Siracusa, siciliano di 52 anni, che vende popcorn nei cinema di Roma e vive in una roulotte, o come Aniello Bosco, disabile di 25 anni. In carrozzella dalla nascita, è stato abbandonato dalla famiglia e vive in una casa alloggio della Comunità di Sant'Egidio. Antipasto, lasagne, polpettine, lenticchie e puré: questo il menù del pranzo offerto oggi dalla Comunità di Sant'Egidio a 150 persone bisognose o senza dimora, alla presenza di Papa Benedetto XVI. Al termine del pranzo sono stati distribuiti dolci offerti dal Papa ed è stato fatto un brindisi a base di spumante. Alla fine del pranzo Papa Ratzinger ha consegnato alcuni regali ai 31 bambini presenti. Prima della visita a Sant'Egidio Benedetto XVI aveva celebrato l'Angelus domenicale di piazza San Pietro, durante il quale aveva offerto una sua "speciale preghiera" per tutte le famiglie italiane in difficoltà. "''In questa domenica della Santa Famiglia (la festività della liturgia cattolica odierna ndr.) , rivolgo - ha detto Ratzinger - un caloroso salutoa tutte le famiglie di Roma e dell'Italia con una preghiera speciale per quelle che attraversano maggiori difficoltà".  Alla famiglia il Papa aveva dedicato anche il messaggio inviato alla Chiesa spagnola che ha organizzato una manifestazione a Madrid contro coppie di fatto e matrimoni omosessuali: Benedetto XVI ha ribadito l'impegno a salvaguardare e proteggere la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna contro tutte le insidie.

 

SALDI ALLE PORTE

Ufficialmente si parte tra pochi giorni, il 2 gennaio, ma la corsa ai saldi invernali è già scattata come ogni anno con settimane di anticipo. Molti gli esercizi commerciali che ormai da anni praticano 'sconti' reali ai clienti abituali avvisandoli via sms, email o telefono, della partenza delle prevendite. Il 2 gennaio comunque saldi al via in quasi tutti le regioni, Lombardia e Lazio in testa. Si parte il 5 invece in Abruzzo, Liguria, Puglia, il 7 in Molise, Toscana, Umbria, il 6 in Sardegna. I saldi invernali saranno però "un flop", secondo il Codacons, e "faranno registrare riduzioni degli acquisti comprese tra il 10 e il 20% specie nelle grandi città", con un budget a testa a disposizione che non supererà i 130 euro. Insomma, i negozianti già alle prese con un calo di almeno il 25% delle spese natalizie secondo i calcoli di Federconsumatori, avranno poco di che gioire. Proprio "per stimolare la domanda", Abusbef e Federconsumatori chiedono così l'immediato anticipo dei saldi, senza attendere la data ufficiale di avvio. La proposta al governo è da fare "da un lato decreti immediati per iniziare i saldi già nei prossimi giorni senza attendere le date preventivate di gennaio e dall'altro il Governo veda di attuare finalmente un processo di detassazione per almeno 1.200 euro annui alle famiglie a reddito fisso" affermano le due associazioni dei consumatori. Il Codacons però non concorda, individuando proprio nella prossimità tra le feste natalizie e l'inizio delle vendite scontate, una delle ragioni del flop. "Molteplici" comunque i motivi per i quali i saldi falliranno, secondo il presidente Codacons Carlo Rienzi. Oltre "all'eccessiva vicinanza alle festività natalizie che hanno già prodotto uno svuotamento dei portafogli degli italiani, vi è un eccessivo livello dei prezzi specie nel settore dell'abbigliamento e delle calzature, che nonostante i saldi registrerà listini troppo elevati. Da registrare poi - afferma - il budget delle famiglie per i saldi sempre più ridotto da rincari, rate, mutui e bollette e un generale clima di sfiducia dovuto alla crisi economica". Per il Codacons, "appena il 50% delle famiglie potrà avvalersi dei saldi, perché l'altra metà non avrà budget da dedicare a nuovi acquisti. In discesa inoltre la spesa procapite durante gli sconti, che si attesterà sui 130 euro a persona (considerati gli aumenti dei prezzi). In linea generale - conclude Rienzi - prevediamo un totale flop dei saldi invernali, con vendite in picchiata fino al 20%". Comunque, nonostante le rassicurazioni giunte dal governo sul fatto che non ci saranno rincari in materia di tariffe, le associazioni dei consumatori assicurano che "resteranno vigili per verificare che ciò avvenga effettivamente". Già prese d'assalto nelle giornate prenatalizie, le cittadelle dell'outlet lo saranno ancor di più in periodo di saldi, da consumatori alla caccia di offerta con percentuali di sconto oltre il 50-60%. Tra i consigli per evitare fregature nel periodo dei saldi il Codacons ricorda, tra l'altro, di conservare sempre lo scontrino; di confrontare i prezzi tra i diversi esercizi; di diffidare degli sconti superiori al 50%; di verificare che non ci siano oneri aggiuntivi per l'utilizzo di carte di credito o di bancomat.

 

GRANDE FREDDO IN ITALIA

L'Italia gela. Temperature ancora in discesa, neve anche al mare e rischio ghiaccio sulle strade. E ancora previsioni pessime per il fine settimana: una perturbazione artica è in arrivo sull'Italia portando ancora neve, anche in pianura, con rischio di gelate. Tanto che la Protezione civile ha diramato una nuova allerta meteo. Si continuano a registrare ritardi intorno a un'ora sulla rete ferroviaria "a causa delle abbondanti nevicate che impongono, per ragioni di sicurezza, un abbassamento delle velocità". Lo fanno sapere le Ferrovie dello Stato, spiegando che "i ritardi sono gestiti e programmati". "In considerazione dell'allerta maltempo lanciata dalla Protezione civile per i prossimi giorni e fino a lunedì compreso", inoltre, le Ferrovie fanno sapere che "ci potrebbero essere ulteriori riprogrammazioni della circolazione". Chiusi e poi riaperti gli aeroporti di Venezia, Firenze e Bologna. Nessun aereo è potuto decollare o atterrare all'aeroporto di Ronchi dei Legionari (Gorizia), oggi, a causa del maltempo e della neve che da ieri sera flagellano il Friuli Venezia Giulia. I tecnici dell'aeroporto sono al lavoro dalle prime ore del mattino per spazzare la pista, ma la temperatura, di 4 gradi sotto lo zero, e la neve 'trasportata' dagli altipiani poco distanti dall'aeroporto, rallentano le operazioni. Permangono condizioni meteo avverse che dal pomeriggio di ieri interessano le regioni centro nord ed in particolare la Lombardia, il Piemonte, l'Emilia-Romagna, la Liguria e la Toscana. Nelle ultime ore - rende noto la polizia stradale - la precipitazioni nevose si sono estese anche all'alto Lazio, Umbria, Marche ed Abruzzo, in quest'ultimo caso con quota neve intorno ai 400-500 metri. Al momento sta nevicando in maniera moderata sulle seguenti autostrade: - A/1 tratti Milano -Bologna e Bologna - Firenze con rallentamenti in direzione sud nei pressi di Parma per le conseguenze di un incidente; - A/11 tratto Firenze Peretola e Pisa - A/14 Bologna-Cattolica - A/13 nel tratto Bologna -Ferrara - A/22 nel tratto Modena - Affi (TN) - A/23 Udine-Tarvisio - A/15 transito consentito solo ad autovetture munite di catene, vietato per autocarri di peso superiore alle 7,5 tonn. - E/45 transito consentito solo ad autovetture munite di catene. Vietato per autocarri di peso superiore alle 7.5 tonn. A causa delle rigide temperature della notte e delle prime ore della giornata, potrebbero essere presenti tratti ghiacciati, per cui é richiesta la particolare attenzione dei conducenti. Il Centro nazionale assicura che continuerà il monitoraggio della situazione della percorribilità delle strade e della autostrade. Informazioni sulla percorribilità di autostrade e viabilità ordinaria saranno disponibili tramite il CCISS (numero gratuito 1518 e sito web www.cciss.it), le trasmissioni di Isoradio e i notiziari sulle tre reti Radio Rai. Dopo la nevicata di ieri, tutta la Liguria ha rivisto il sole stamani ma deve fare i conti con il ghiaccio, che crea pericoli e disagi per la circolazione. A Genova, le strade sono in gran parte praticabili ma difficoltà si segnalano in alcune aree collinari, dove la neve si è ghiacciata e mette in difficoltà anche i pedoni. Nell'imperiese e nel savonese si segnalano automobili bloccate nella neve e frazioni parzialmente isolate per il ghiaccio, incidenti causati dall'asfalto scivoloso ma senza gravi conseguenze. Diversi gli interventi di vigili del fuoco, protezione civile e polizia municipale. Spettacolare colpo d'occhio nello spezzino, dove la neve è arrivata in riva al mare e le spiagge sono tutte ancora imbiancate. È nevicato la scorsa notte in tutta la provincia di Perugia con disagi alla circolazione stradale. Disagi anche per i terremotati del comune di Marsciano, assistiti dalla protezione civile. A Perugia è cominciato a nevicare nella tarda serata e sono caduti dai 5 ai 10 centimetri di neve. Nevicate più abbondanti nella fascia appenninica in particolare nelle zone di Gualdo, Gubbio e Nocera Umbra. Durante la notte ci sono stati blocchi del traffico ed interruzioni sul valico di Verghereto ed anche sul raccordo autostradale Perugia-Bettolle. La polizia stradale riferisce che sono necessarie le catene montate su tutti i valichi appenninici e sulle strade di montagna. Catene a bordo sono richieste in tutte le altre strade della provincia di Perugia dove stanno operando i mezzi spazzaneve e spargisale che le hanno rese transitabili. Niente scuola, causa maltempo, a Modena e provincia. Dopo una consultazione tra Prefettura di Modena, comuni interessati e Protezione civile, viste le nevicate delle ultime 12 ore, sono state sospese le lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado. Gli edifici scolastici potranno restano per accogliere i ragazzi, ma la didattica è ferma. La Protezione civile informa che il fenomeno meteo è in esaurimento già a partire dalle ore 8.00. Viabilità autostradale per i tratti che insistono sul territorio provinciale al momento è scorrevole. Si consiglia di mettersi in viaggio solo per necessità. La neve non ha concesso molta tregua durante la notte in Emilia-Romagna, cadendo copiosa su buona parte della regione e creando difficoltà alla circolazione stradale. Tutta la rete autostradale è percorribile, ha segnalato nella prima mattinata il compartimento della Polizia stradale. Ovunque sono in azione mezzi spargisale e spazzaneve: anche a Bologna si lavora senza sosta per mantenere praticabili soprattutto le principali direttrici della viabilità e permettere il passaggio dei mezzi pubblici, ma bisogna prestare attenzione a insidiose patine ghiacciate che si sono formate sull'asfalto. È stata riaperta anche ai mezzi pesanti (7,5 tonnellate) la circolazione sull'autostrada A15 Parma-La Spezia, vietata da ieri sera su tutto il tratto in entrambe le circolazioni a causa delle abbondanti nevicate. Lo ha reso noto la società Autocamionale della Cisa, che gestisce la A15; il 'via libera' è stato dato attorno alle 9.40. L'autostrada era stata chiusa verso le 21 di ieri a tutti i veicoli, per permettere la pulitura del manto stradale, e riaperta la scorsa notte verso l'una solo per i veicoli leggeri e con catene montate.

 

FALSI DENTISTI

Sono circa 15.000 in Italia i falsi dentisti, con un giro d'affari stimato di 720 milioni all'anno su un totale di 7,2 milioni di cure. È quanto emerge dai dati resi noti dai Nas in un libro bianco presentato dalla commissione Albo odontoiatri (Cao). Gli odontoiatri abusivi, che senza averne titolo eseguono otturazioni, devitalizzazioni e addirittura operazioni, sono un fenomeno in aumento. Nel 2009 sono stati chiusi 121 studi abusivi, con un business stimato intorno ai 5,8 milioni.

 

AMORE VINCE SU ODIO

Capi di Stato e di governo di tutto il mondo, informa una nota di Palazzo Chigi, hanno espresso la loro solidarietà e rivolto i loro auguri al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Oltre ai numerosi messaggi scritti - tra i quali spiccano quelli del primo ministro olandese Jan Peter Balkenende, del presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, del presidente del Vietnam Nguyen Minh Triet, del presidente algerino Abdulaziz Bouteflika, dei Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino Francesco Mussoni e Stefano Palmieri e dell'American Jewish Committee David A. Harris e Richard J. Sideman - il premier ha parlato con il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, il premier russo Vladimir Putin, il premier turco Recep Tayyip Erdogan, il premier francese François Fillon, il premier spagnolo José Luis Zapatero, il leader libico Muammar Gheddafi, il presidente del partito popolare spagnolo Mariano Rajoy, il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Joseph Daul, il presidente del Ppe Wilfred Martens. Sono attese nelle prossime ore, conclude la nota del governo, le telefonate della Cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente dell'Egitto Hosni Mubarak. difesa di Massimo Tartaglia, l'uomo che ha aggredito il premier Silvio Berlusconi, ha chiesto al Gip il ricovero del proprio assistito in un ospedale psichiatrico, in attesa che sia disponibile un posto in una comunita' terapeutica, gia' individuati. Gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino hanno spiegato di aver avuto la disponibilità del ricovero in una comunità terapeutica per il loro assistito "perché riteniamo necessario che venga curato. La comunità terapeutica - hanno proseguito - ci ha dato però la disponibilità dal 4 gennaio". Per questo i legali hanno chiesto al gip "il ricovero del nostro assistito presso un ospedale psichiatrico. Restiamo in attesa dell'ordinanza del gip". Il gip di Milano Cristina Di Censo deciderà domani sulla convalida dell'arresto e sull'eventuale applicazione di una misura cautelare per Massimo Tartaglia, l'uomo che domenica scorsa ha aggredito il premier Silvio Berlusconi. Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha chiesto per Tartaglia la custodia cautelare in carcere, mentre i difensori dell'uomo che si trova in carcere a San Vittore hanno chiesto per lui la detenzione in un ospedale psichiatrico, in attesa di un ricovero in una comunità terapeutica. Il gip non ha ancora sciolto la riserva e la decisione, a quanto si è saputo, verrà presa domani. "Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio": questo il messaggio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che appare sulla prima pagina del sito ufficiale del Pdl (www.pdl.it). Il messaggio è datato 15 dicembre. Sul grande banner che contiene il messaggio del premier si alternano anche altri 'messaggi' (come quello di Bondi o quello che invita all'iscrizione al Pdl) insieme all'invito ad andare sul sito www.forzasilvio.it dove è possibile registrarsi e inviare un messaggio di solidarietà per il premier. È un pomeriggio tranquillo quello che sta trascorrendo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi nella sua stanza dell'ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverato da domenica sera. Dopo quella del ministro della giustizia Angelino Alfano, il premier non ha ricevuto altre visite istituzionali e ha riposato fino all'ora di pranzo. Nel primo pomeriggio lo ha raggiunto la figlia Marina che è tuttora con lui in ospedale. Non sono previsti altri bollettini medici né per oggi né per domani quando verrà dimesso probabilmente attorno all'ora di pranzo. Il premier Silvio Berlusconi dovrebbe essere dimesso domani, "con la raccomandazione di astenersi da impegnative attività pubbliche per almeno due settimane". Lo ha detto il medico personale del presidente del Consiglio, Alberto Zangrillo, che è anche primario di anestesia e rianimazione all'ospedale San Raffaele di Milano dove Berlusconi è ricoverato, diffondendo il bollettino medico questa mattina. "Non sappiamo con precisione - ha aggiunto Zangrillo - ma il premier dovrebbe essere dimesso nel primo pomeriggio di domani". Esiste un rischio stress, ha aggiunto, per le continue visite "e questo un po' ci preoccupa ma lo aiutano a rimanere informato". "Sta riprendendo - ha anche detto - con gradualità le sue normali condizioni e non abbiamo preoccupazioni". Alla domanda se rimarrano cicatrici, Zangrillo ha risposto "no, non credo" e "i denti verranno ricostruiti". Per quanto riguarda l'alimentazione, il premier si nutre ancora "con un po' di fatica ma c'é una evoluzione positiva del quadro di questo aspetto". "Il suo umore è preoccupante perché è sempre piuttosto abbacchiato ma dà segni di ripresa" ha proseguito Zangrillo. "E' sereno per il ripristino della condizione fisica - ha aggiunto - ma ha una coda di profonda amarezza per quanto é capitato e per alcune cose successive". Silvio Berlusconi stamani si è svegliato molto presto anche stamani nella sua stanza al settimo piano dell' ospedale San Raffaele di Milano, dove ha passato la sua seconda notte di ricovero dopo l'aggressione subita domenica in Piazza Duomo. Secondo quanto si è appreso, il presidente del Consiglio, si é svegliato all'incirca alle 6 e 30 e, esattamente come ieri, la sua prima richiesta è stata quella di poter leggere i giornali. L'aggressione di Massimo Tartaglia a Silvio Berlusconi è stato un gesto ''isolato'' e ''scollegato'' da qualunque altro soggetto o volontà politica, ma il premier deve essere ''più prudente'' nei contatti con la folla; la sua sicurezza ''è bene nazionale'' e il rischio che da un episodio così grave possa derivare una crescita del pericolo di emulazione esiste''. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta e il direttore del DIS (l'organismo di controllo degli 007), Gianni de Gennaro, sono stati ascoltati oggi dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, guidato da Francesco Rutelli, dove è stato fatto il punto sulla protezione e tutela della sicurezza del capo del governo ferito domenica scorsa a Milano. E anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso dell'informativa del governo al Parlamento, ha avvertito: ''la progressiva, crescente campagna contro la persona del presidente del consiglio, finisce spesso per innescare una pericolosa spirale emulativa''. ''Temiamo altre aggressioni'', aveva ammesso Paolo Bonaiuti,sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Rutelli ha confermato che ''una maggiore prudenza sarà necessaria da oggi in poi''. Insomma nei contatti del premier si dovrà mettere maggior attenzione, e da parte di chi gestisce la sua sicurezza ''qualche volta si dovrà dire di no, che certe cose non le può fare perché ora il pericolo è più alto di prima e in qualche momento va posto lo sbarramento''. Quanto alle critiche sulla gestione della sicurezza attorno al premier al termine del suo comizio a Milano, Rutelli, come Maroni, ha confermato che tutto è stato fatto nel miglior modo possibile. Il titolare del Viminale nel corso dell'informativa ha così ricostruito tutti gli interventi ''preventivi'' che vengono effettuati in vista di una visita del premier: ''vengono effettuati preventivamente sopralluoghi da parte delle forze dell'ordine in stretta collaborazione con il personale dell'Aisi''. Quando Silvio Berlusconi ''va in luoghi pubblici la competenza dell'Aisi si incrocia con quella delle forze dell'ordine sul territorio''. Lo stesso ha puntualizzato il presidente del Copasir. Rutelli, riferendo alcuni contenuti dell'audizione di Letta e De Gennaro, ha argomentato: ''Prevenzione e vigilanza devono essere molto alte perché' il rischio che da un episodio così grave possa derivare una crescita del pericolo e l'emulazione è un rischio che esiste''. Anche perché, ha sostenuto il presidente del Comitato, ''da tutte le analisi fatte dai servizi nell'ultimo periodo è emersa una crescente preoccupazione sul fatto che ormai sono molti i punti di tensione nel nostro Paese''. E ricostruendo l'aggressione in piazza Duomo, Rutelli ha ricordato che attorno a Berlusconi ''c'era un tale numero di guardie del corpo e addetti alla sicurezza che è da considerarsi quasi un evento accidentale che possa essere filtrato e passato l'oggetto che lo ha colpito''. Tutti i componenti del Comitato parlamentare per la sicurezza hanno invitato il premier a una maggiore prudenza durante i suoi contatti con la folla in occasione di manifestazioni pubbliche. Il presidente del Consiglio, ha rilevato Rutelli, ha ''modalità e volontà di stare in mezzo alla gente, che rende di fatto impossibile impedirgli dei contatti fisici con il pubblico, lasciando in questo modo aperte sempre delle falle nella sua sicurezza personale tale da non potersene far carico né ai servizi interni né alle forze dell'ordine competenti per territorio''. L'agenzia per la sicurezza interna che ''gestisce'' la protezione del capo del governo dopo le vicende legate alla violazione fotografica della residenza sarda del premier e la ripresa di filmati da parte di privati a palazzo Grazioli hanno messo in campo una serie di misure che prevedono la ''messa in sicurezza'' in qualsiasi condizione di Berlusconi, considerando anche le difficoltà che devono affrontare gli uomini della scorta, la maggior parte carabinieri, quando incontra gruppi di persone.

 

FINANZIARIA

Il governo pone la questione di fiducia alla Camera sulla legge Finanziaria. Il presidente della Camera la definisce una decisione "deprecabile perché di fatto impedisce all'Aula di pronunciarsi sulla Manovra". E scoppia la bagarre. Fini ha ricordato che "l'iter in commissione della finanziaria non ha registrato da parte dell'opposizione alcun atteggiamento ostruzionistico". Il presidente della Camera ha inoltre ricordato che "i tempi per l'esame del testo in aula sono contingentati, ed avrebbero consentito anche senza la fiducia di approvare il testo nei tempi previsti compatibilmente con il passaggio al Senato". "Per la presidenza della Camera - ha puntualizzato - l'apposizione della fiducia, che è prerogativa legittima del governo in quanto prevista dalla Costituzione, non può essere un alcun modo considerata come una decisione tecnica non essendo giustificabile con la necessità di superare ostacoli procedurali inesistenti da parte delle opposizioni". "Come dimostra la storia dei lavori parlamentari la questione di fiducia è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza, che ha oggi dimostrato la propria compattezza con il voto sull'articolo 1, per cui essa è una scelta per nulla straordinaria e, come tutte le scelte, suscettibile di discussione nel dibattito politico-parlamentare, ma certamente del tutto fisiologica e naturale", affermano in una nota congiunta i capogruppo del Pdl e della Lega Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota. "Il confronto di merito - aggiungono - è avvenuto in commissione, con un iter intenso e proficuo. La scelta della fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla commissione Bilancio, che contiene tagli agli sprechi ed interventi economici importanti su welfare, sviluppo e pubblica amministrazione". "La decisione e soprattutto la valutazione espressa dal presidente della Camera rischiano di rinfocolare immediatamente le polemiche", commenta Sandro Bondi, coordinatore del Pdl. ''Il presidente Fini ha svolto il suo compito nel segnalare che non si puo' procedere con le fiducie come fosse un modo ordinario. Se vogliamo andare avanti a 25 voti di fiducia all'anno, la legislatura potrebbe non reggere''. Cosi' il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, conversando con i giornalisti in Transatlantico, apprezza le critiche rivolte dal presidente della Camera sulla decisione del governo di mettere la fiducia sulla finanziaria. ''Non piu' tardi di qualche ora prima - sostiene Bersani - avevo segnalato l'esigenza che il Parlamento possa essere il luogo in cui si espongono gli elementi di disagio del paese, si propongono alternative alle proposte della maggioranza e aggiustamenti all'azione di governo. Dopo qualche ora si e' messa la fiducia ma cosi' la legislatura potrebbe non reggere''. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti condivide "pienamente" il messaggio lanciato dai Capigruppo di Pdl e Lega sulla questione di fiducia. Conversando a Montecitorio con alcuni parlamentari della maggioranza, Tremonti avrebbe confidato, riferiscono gli stessi, di "riconoscersi pienamente ed esclusivamente nel testo della nota congiunta dei capigruppo di maggioranza". Nella nota Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota hanno sottolineato che la questione di fiducia appartiene "alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza" tanto da essere una scelta "certamente del tutto fisiologica e naturale".

 

TERREMOTO A PERUGIA

Una scossa di magnitudo 4.2 della scala Richter è stata registrata alle 14.11 tra Umbria e Toscana. L'epicentro è tra i comuni di Deruta, Marsciano e Perugia, ad una profondità di 9,2 km nella valle del Tevere. Il terremoto è stato nettamente avvertito dalla popolazione. I danni, di modesta entità, si concentrano nelle zone di Spina di Marsciano, di San Biagio della Valle e di Castiglione della Valle. È stato chiuso per consentire verifiche più approfondite sugli edifici il centro di Spina, la frazione di Marsciano tra le più colpite dal terremoto di oggi pomeriggio. La protezione civile regionale ha allestito nella zona tra Spina e Mercatello, un centro di accoglienza per la popolazione con 500 posti letto e servizi. La presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, ha intanto già predisposto l'ordinanza che consente l'apertura straordinaria della sala operativa regionale di protezione civile per le prossime 48 ore e dispone l'impiego delle organizzazioni di volontariato per far fronte ad eventuali necessità. Nella struttura, si legge in un comunicato della Regione stessa, si lavora a pieno ritmo per valutare gli effetti del terremoto. Sono stati già contattati tutti i comuni maggiormente colpiti dal sisma: Collazzone, Corciano, Deruta, Fratta Todina, Montecastello di Vibio, Magione, Torgiano, San Venanzo, Perugia, Città della Pieve e Marsciano, dove si sono registrati i danni più consistenti nelle frazioni di San Biagio, Castiglione della Valle e Spina. A Spina la popolazione ha avvertito distintamente il sisma: in molti si sono riversati in strada spaventati e due persone, un italiano e uno straniero, sono rimasti leggermente contusi mentre si allontanavano dalle rispettive abitazioni. Vigili del fuoco e carabinieri sono intervenuti anche per portare all'esterno di abitazioni e case di riposo anziani spaventati. "Il problema principale, in questo momento, è quello di tranquillizzare la popolazione che, naturalmente, è spaventata, teme il ripetersi del sisma e diffida dal rientrare nelle abitazioni per la notte", dichiara l'assessore alla Protezione civile della Regione Umbria Vincenzo Riommi. "I tecnici della protezione civile - ha detto Riommi - stanno procedendo ad una verifica e ricognizione dei danni che, però appaiono, per fortuna, molto lievi. Al momento si può prevedere che gli edifici dichiarati inagibili saranno limitati a poche unità. Lavoreremo per convincere il numero più alto di cittadini a rientrare per la notte nelle abitazioni pur essendo pronti a predisporre sistemazioni per coloro che intendessero non raccogliere questo invito".

 

IL MALTEMPO IN ITALIA

Nevica sulle regioni centrosettentrionali tra Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo e Marche. Maltempo anche al Sud, con grandinate e nevicate in Calabria. Lo rende noto l'Anas, che assicura che mezzi e personale sono impegnati incessantemente su più fronti per garantire la percorribilità delle strade e la sicurezza degli automobilisti. Non si registrano particolari disagi, se non dei rallentamenti in Toscana sulla statale 12, nelle Marche rallentamenti per ghiaccio sulla statale 73bis, e per neve sulle statali 685 e 77, in Abruzzo rallentamenti per neve sulla statale 17 e sulla statale 80. Forti grandinate e maltempo in Calabria sulla statale 108bis. sulla statale 179dir, nevica sulla statale 177. L'Anas ricorda che in caso di nevicata in corso, è sempre obbligatorio, su tutta la rete, il transito con catene montate o pneumatici da neve, raccomanda agli automobilisti prudenza nella guida e ricorda che l'informazione sulla viabilità e sul traffico è assicurata attraverso il sito Anas www.stradeanas.it e tramite il numero unico 'Pronto Anas' 841.148. Raffiche di bora a Trieste, fino a 155 kmh, secondo le rilevazioni dell'Istituto Nautico del capoluogo giuliano, e temperature polari fino -15 sul monte Lussari, caratterizzano l'ondata di maltempo che da ieri investe il Friuli Venezia Giulia. La raffica di bora a 155 kmh è stata registrata dall'Istituto Nautico alle 9:01 di stamani, ma è da ieri che il vento spazza la città con disagi per la caduta di rami, insegne e tabelle; oltre una trentina le richieste d'intervento ai Vigili del fuoco. Secondo le previsioni dell'Osmer, la bora comincerà ad attenuarsi solo a partire da domani, mentre le temperature resteranno basse per tutta la settimana. Sono riprese le attività ai terminal Sech e Vte in porto a Genova, chiusi stamani a causa delle forti raffiche di vento. Le direzioni dei due terminal si riservano comunque di chiudere di nuovo, anche in modo temporaneo, a seconda delle condizioni del vento. I terminal Sech e Vte era stati chiusi stamani causando disagi alla circolazione stradale vengono segnalati nel ponente cittadino dalla polizia municipale a causa dei camion incolonnati diretti ai due terminal chiusi. Il fenomeno dell'acqua alta si è ripresentato, stamane, a Venezia quando la punta massima di marea ha toccato i 100 centimetri sul medio mare. Secondo il centro maree del Comune di Venezia si tratta di una "mare sostenuta" definita codice "giallo" quarto valore su una scala fino a sei. Con la massima a 100 centimetri sul medio mare l'acqua alta ha interessato circa il 5,17% della città storica, quindi le parti più basse a cominciare da Piazza San Marco.

 

AZIENDE DI PASTA PERQUISITE

Le maggiori aziende della pasta in Italia sono state perquisite oggi da militari della guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla procura di Roma sul rincaro di questo alimento. Sono state perquisite la sede della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, il pastificio Garofalo a Gragnano in provincia di Napoli, il pastificio Amato a Salerno, la sede della Divella a Bari e la sede dell'Unione pastai italiani a Roma (Unipi). Al centro dell'inchiesta c'é l'aumento ingiustificato dal 2007 ad oggi di circa il 50 per cento del prezzo della pasta. L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Pesci e l'ipotesi è quella della creazione di un "cartello" organizzato dai maggiori produttori della pasta per aumentare i prezzi e superare la concorrenza. La procura procede per l'ipotesi di reato prevista dall' articolo 501 bis del codice penale, vale a dire manovra speculativa sul prezzo delle merci. Secondo quanto si è appreso vi sarebbe una persona iscritta sul registro degli indagati, ma ben presto gli indagati potrebbero aumentare di numero. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma ha sequestrato documenti e verbali, anche redatti in sede di riunioni dell'associazione di categoria, atte a dimostrare la prova della manovra speculativa e la formazione del "cartello". Il reato prevede una pena fino a tre anni di reclusione. L'indagine era stata avviata nell'ottobre del 2007 dopo una indagine dell'Antitrust che nel dicembre del 2007 aveva messo sotto inchiesta ventinove tra i principali marchi della pasta italiana, tra cui Barilla, De Cecco, Di Vella, gli stessi finiti nel mirino delle Fiamme Gialle. Una denuncia all'autorità giudiziaria era stata fatta da Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons. L'Unione degli industriali della pasta Unipi, per voce del suo presidente Massimo Menna, titolare della pasta 'Garofalo', assicura massima collaborazione ma non commenta gli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza in merito all'inchiesta sul caro pasta. Si trincera dietro un no comment anche la  Barilla, interessata dagli acceramenti. Dall'azienda confermano comunque la massima disponibilita' e collaborazione alle indagini. Stessa linea alla De Cecco. Fonti dell'azienda, anch'essa interessata dall'inchiesta, hanno riferito che "la dirigenza e' serena e collabora con la Guardia di Finanza" ed hanno ricordato che "é in atto un ricorso al Consiglio di Stato contro la multa dell'Antitrust alle aziende ritenendo che gli aumenti fossero ritenuti frutto di un accordo". Massima collaborazione e nessun commento dopo gli accertamenti effettuati dalla guardia di finanza da parte dell'Unipi in merito all'inchiesta sul caro pasta. L'Unipi, l'organizzazione degli industriali della pasta, preferisce - fa sapere il suo presidente Massimo Menna, titolare della pasta Garofalo - non commentare l'indagine. Il grano duro viene pagato agli agricoltori 18 centesimi al chilo, mentre la pasta viene venduta in media a 1,4 euro al chilo, con un ricarico del 400% considerando le rese di trasformazione. È quanto afferma la Coldiretti, sulla base del servizio sms consumatori, in riferimento alle indagini in corso da parte della Guardia di Finanza presso le sedi di alcune importanti industrie pastarie, dopo che il Tar del Lazio ha confermato la sentenza dell'Antitrust sul cartello dei pastifici. Secondo la Coldiretti si tratta di un comportamento che ha pesanti conseguenze se si considera che la pasta è il piatto preferito dagli italiani, i cui consumi lo scorso anno sono stati pari a 1,5 milioni di tonnellate, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro. L'organizzazione sottolinea come il prezzo della pasta sia rimasto pressoché stabile rispetto al 2008 e questo nonostante le quotazioni del grano siano scese del 30%. Una crisi, continua la Coldiretti, che non è giustificata dal consumo di pasta di semola che in Italia è cresciuto in valore del 2,8% nel primo semestre 2009, rafforzando il primato degli italiani che ne mangiano 26 chili a persona, tre volte di più rispetto ad uno statunitense, a un greco o a un francese. Nell'ottobre scorso il Tar del Lazio confermò le multe inflitte dall'Antitrust alla fine dello scorso febbraio a 22 società alimentari e due associazioni per aver creato un 'cartello' per i prezzi della pasta. Le multe inflitte dall'Antitrust variavano dai 5 milioni di euro circa (la più alta, inflitta a Barilla) ai 1.000 euro, (la più bassa, inflitta a Unionalimentare); in totale superarono i 12 milioni di euro complessivamente. Secondo l'Autorità garante per la concorrenza, le aziende avevano creato un'intesa restrittiva della concorrenza - tra ottobre 2006 e marzo 2008 -per concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo. I giudici amministrativi confermarono le multe inflitte a: Pastificio Gaetano Di Martini, Rummo, Pastificio Fabianelli, Pastificio Mennucci, De Matteis Agroalimentari, Pastificio Fratelli Cellino, Del Verde industrie alimentari, Fratelli De Cecco, Divella, Pastificio La Molisana, Tandoi Filippo e Adalberto, Colussi, Nestlé italiana, Barilla, Pasta Zara, Pastificio Riscossa, Luguori Pastificio, Chirico Molini, Pastificio Lucio Garofalo, Pastificio Attilio Mastromauro Granoro e Pasta Berruto. Confermate anche le multe inflitte a l'Unipi (Unione industriale pastai italiani) e Unionalimentari (Unione nazionale della piccola e media industria alimentare). Dopo la "batosta della giustizia amministrativa" ora è il turno di quella penale con le perquisizioni di oggi.

 

CONFINDUSTRIA

Confindustria appoggia le richieste di riforma fiscale avanzate da Cisl e Uil e soprattutto chiede una "riforma violenta della semplificazione". Così il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, interviene all'iniziativa delle due organizzazioni sindacali sul fisco, e sostiene che il federalismo fiscale sia "una grande opportunità" per evitare sprechi della spesa pubblica, e rilancia la necessità di una riforma "che si basi anche sulla lotta all'evasione" e sull'abbassamento della pressione fiscale, che "sulle imprese che pagano arriva anche al 68%". Soprattutto, ha sostenuto Marcegaglia, "la semplificazione é un tema fondamentale: dobbiamo fare una riforma violenta della semplificazione". Conto alla rovescia per lo scudo fiscale: Oggi è infatti l'ultimo giorno per regolarizzare i capitali illegalmente detenuti all'estero. I risultati, secondo quanto si apprende, sarebbero superiori alle aspettative. Sarebbero infatti rientrati oltre 100 miliardi di euro e la cifra sarebbe vicina, anzi, ai 110 miliardi, con un gettito fiscale dunque superiore a 5 miliardi di euro. Al momento, invece, ufficialmente erano attesi incassi per l'erario pari a 3,7 miliardi. Questo almeno è l'ammontare delle risorse attualmente indicato in Finanziaria e già ripartito per alcune voci di spesa. Un quadro più preciso della situazione sugli incassi da scudo si saprà solo nei prossimi giorni, perché si sta verificando, come accaduto già nelle due precedenti edizioni di rimpatri di capitali agevolati, un "intasamento" dell'ultima ora dei clienti alle filiali delle banche, anche a causa di oggettive difficoltà tecniche delle operazioni. Questa situazione, riferiscono fonti parlamentari di maggioranza, potrebbe anche portare a una riapertura dei termini, auspicata dagli operatori, ma con un'aliquota più alta rispetto all'attuale 5%, tra il 6 e il 7%. Secondo alcune stime che circolano nel settore bancario, una proroga (l'ipotesi che circola parla di fine aprile 2010), potrebbe raccogliere capitali ulteriori per circa 30 miliardi di euro, in prevalenza quote di società e non più fondi liquidi. Gli operatori del settore si dicono soddisfatti dell'esito dello scudo "che è andato al di là delle attese", spiega un responsabile del settore privato di una banca italiana, che l'attribuisce "a un mutato clima in ambito internazionale, alla forte pressione dell'Agenzia delle Entrate e, in misura minore, all'esigenza di liquidità delle imprese cui andrà solo una parte minima dei flussi che verranno indirizzati alla gestione del risparmio". Per un operatore di un istituto milanese "i flussi resteranno in Italia anche perché moltissimi clienti sono rimasti scottati da pesanti minusvalenze quando hanno smobilizzato i fondi in banche estere, scoprendo che li avevano investiti in costruzioni finanziarie complesse fatta da derivati, hedge fund. A volte i risparmi di pensionati erano in società alle Cayman". "Le difficoltà maggiori - aggiunge un operatore di una banca media radicata sul territorio - sono arrivate dalle banche svizzere, che hanno cercato di usare la forma del rimpatrio giuridico o anche di dissuadere il cliente paventando il rischio Italia, che ora non esiste più, per poter chiudere l'anno senza crolli delle masse amministrate". Per San Marino invece, aggiunge "si è avuta una certa resistenza a causa della mancanza di liquidità delle banche di quel Paese". Una proroga ora è necessaria, riconoscono un poco tutti i banchieri contattati, "perché negli ultimi giorni il flusso di richieste dei ritardatari è stato notevole e le difficoltà tecniche hanno reso a volte impossibile rispettare i termini previsti"; una proroga, stimano alcuni "porterebbe risorse ulteriori per 30 miliardi provenienti principalmente da quote di società e non più liquidità".

 

L’AGGRESSIONE AL PREMIER

Si è svegliato e ha chiesto subito di poter leggere i giornali. Silvio Berlusconi, ricoverato da ieri sera al settimo piano dell'Ospedale San Raffaele di Milano a causa dell'aggressione subita in piazza Duomo, secondo quanto si è appreso ha passato una nottata tranquilla e la sua prima richiesta stamattina è stata quella di poter vedere subito i quotidiani. Il presidente del Consiglio ha passato la notte con un forte mal di testa ma stamane, come suo solito, ha chiesto i giornali e la rassegna stampa che gli preparano a Palazzo Chigi. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, parlando a 'Mattno 5', ha parlato della notte passata all'Ospedale San Raffaele dopo l'aggressione di ieri. Massimo Tartaglia, l'uomo di 42 anni arrestato ieri dopo aver colpito al volto con un souvenir del Duomo il presidente Silvio Berlusconi al termine del comizio a Milano, è stato trasferito nella notte dalla Questura al carcere di San Vittore. All'uomo sono state contestate le accuse di lesioni pluriaggravate dalla premeditazione e dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa. A Tartaglia, che è stato interrogato dal procuratore aggiunto Armando Spataro, sono stati trovati in tasca un altro souvenir, un piccolo crocifisso, e una bomboletta di spray urticante al peperoncino. L'uomo si trova in una cella singola ed è sorvegliato a vista da un agente di polizia penitenziaria. Tartaglia è stato arrestato ieri in tarda serata dopo un interrogatorio davanti al procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro e nella notte è stato trasferito nel carcere milanese. Il Procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro inoltrerà oggi al Gip la richiesta di convalida dell'arresto di Massimo Tartaglia. Spataro ha contestato a Tartaglia l'accusa di lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. Dunque sarà il Gip a decidere o meno se tenere in carcere l'uomo. Il padre del feritore del premier Silvio Berlusconi ha telefonato ieri sera al S.Raffaele di Milano, dove il Presidente del Consiglio è ricoverato. Secondo fonti vicine all'ospedale, riferite nel corso di uno Speciale Tg1, si sarebbe detto "costernato" per il gesto del figlio. "Sentimenti di vicinanza e solidarietà" sono stati rivolti al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola dal forum Italia-India in corso a New Delhi. "Desidero portare un saluto al presidente del Consiglio e esprimere a lui in questo momento a nome di tutti sentimenti di vicinanza e solidarietà per l'aggressione di cui è stato vittima, insieme - ha detto Scajola nel suo discorso conclusivo del forum - all'augurio di una pronta guarigione. Non si può non constatare - ha affermato Scajola - che quando si semina odio verso l'avversario, si giustifica intolleranza, quando si passa dalla critica politica all'aggressione personale, si finisce inevitabilmente per seminare violenza". "Presidente Berlusconi una pronta guarigione. Gli italiani veri sono con te sempre": è quanto è scritto su un cartello, accompagnato da una bandiera italiana, apparso nella notte sulle recinzioni esterne del pronto soccorso dell'ospedale San Raffaele di Milano, dove da ieri il presidente del Consiglio, dopo l'aggressione al termine del comizio di piazza Duomo, è ricoverato. Il punto clinico sullo stato di salute del premier verrà comunicato intorno alle ore 12 dal personale medico. All' esterno della struttura è massiccia la presenza delle forze dell'ordine. "Oggi alle 11.00 il ministro Maroni sarà in prefettura a Milano e con il prefetto e i vertici delle forze di polizia punterà ad una esatta ricostruzione di quanto accaduto, frazione di secondo per frazione di secondo ed è evidente che se c'é necessità, come credo ci sia, di stringere ancora di più le maglie, si andrà in questa direzione". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, a “La telefonata” di Maurizio Belpietro, durante Mattino Cinque. Il sottosegretario ha ricordato che "qualche settimana fa ci furono precise segnalazioni da parte dei nostri servizi che individuavano come fonte principale di pericolo per il premier proprio l'attività di soggetti singoli che si inserivano in questo clima più acceso nei confronti del capo del Governo. Questo ha portato a un innalzamento delle misure sicurezza", ha detto Mantovano, aggiungendo però che non si può negare a Berlusconi di "stringere le mani, abbracciare le persone, prendere in braccio bambini: questi - ha detto il sottosegretario - sono i momenti più delicati per i quali mi sembra difficile adesso dare giudizi. Aspettiamo le indicazioni dei tecnici per avere un quadro più completo". Il fatto che l'aggressione di ieri a Silvio Berlusconi sia stata compiuta da uno psicolabile non tranquillizza il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano,  che non ha escluso che altri squilibrati possano ora ripetere il gesto, in "un clima di violenza, non soltanto verbale, che viene sollevato e che costituisce lo sfondo". "Credo non ci si debba porre l'animo in pace - ha detto Mantovano - dicendo è uno psicolabile. Anzi, questa è una fonte di maggiore preoccupazione che rende l'opera di prevenzione molto più complicata e difficile, perché purtroppo soggetti poco equilibrati e più o meno psicolabili sono tanti e se cresce questo condizionamento esterno che porta a individuare in una persona, in questo caso nel capo del Governo, non un avversario ma un nemico, possibilmente da abbattere, non è da escludere che altri psicolabili possano ripetere il gesto compiuto ieri sera immaginando di essere i vendicatori".

 

BERLUSCONI AGGREDITO A MILANO

Silvio Berlusconi colpito da un oggetto, probabilmente una miniatura del Duomo, dopo il comizio a Milano. Fermato, e successivamente arrestato, l'autore del gesto. Dopo l'aggressione subita al termine del comizio alla manifestazione del Pdl, Berlusconi è stato portato all'ospedale San Raffaele. Sono stati interamente ripercorsi, durante l'interrogatorio in Questura, i momenti dell'aggressione al premier Silvio Berlusconi ad opera di Massimo Tartaglia (nella foto a destra), il quarantenne con problemi psicologici che è stato dichiarato in stato di arresto. Dalle prime notizie sulla ricostruzione è emerso che Tartaglia si trovava dietro le transenne, un paio di file indietro rispetto alla gente che si accalcava per salutare il presidente del Consiglio. Quando Berlusconi, circondato dalla scorta, si è avvicinato, in particolare a un sostenitore con una bandiera di Forza Italia per stringergli la mano, da dietro la gente è saltato fuori Tartaglia, che si è praticamente inerpicato sulle spalle di quelli che aveva davanti e lanciato il souvenir che ha colpito il premier tra il naso e il labbro. Al momento del lancio, grazie al suo salto, Tartaglia si è trovato quasi faccia a faccia con Berlusconi anche se a una distanza di due-tre metri. Immediatamente dopo è stato bloccato da un uomo della scorta del presidente del Consiglio e da due agenti in borghese del Commissariato Centro, immobilizzato e portato via a forza tra i molti sostenitori di Berlusconi che volevano aggredirlo. Era al fianco di Silvio Berlusconi quando il premier è stato colpito da un oggetto scagliato da un aggressore al termine del comizio a Milano, Gabriele Cartasegna, dirigente del movimento giovanile del Pdl Giovane Italia. "Ero al suo fianco - ha raccontato - e ho visto un uomo che, senza dire nulla, da dietro le transenne gli ha scagliato contro, da vicinissimo, un souvenir del Duomo di Milano. Non so se l'oggetto fosse di pietra o ferro". L'oggetto, poi recuperato dalle forze dell'ordine, ha colpito il presidente del Consiglio "sul naso e la bocca - ha spiegato il giovane - nella parte destra del volto. Ha iniziato a perdere molto sangue". L'aggressore, Massimo Tartaglia, "non ha detto nulla, né prima, né dopo, - ha aggiunto Cartasegna – è stato immediatamente aggredito verbalmente dalla folla e placcato dagli agenti della scorta e dalle forze dell'ordine". Si chiama Massimo Tartaglia ed ha 42 anni l'uomo che ha ferito il premier Silvio Berlusconi dopo il comizio in piazza Duomo. Come precedenti risulta alla polizia solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Dopo il fatto è stato portato via dalla polizia, che lo ha sottratto alla rabbia della gente, senza profferire parola. Tartaglia risulta sconosciuto alla Digos. Risiede nell'hinterland milanese. L'uomo è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano. Lo si apprende da fonti investigative. Tartaglia è stato formalmente arrestato durante l'interrogatorio tenuto in questura dal procuratore aggiunto Armando Spataro. Le accuse sono di lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. Tartaglia, infatti, aveva in tasca un altro souvenir, un piccolo crocifisso, ma soprattutto una bomboletta di spray urticante al peperoncino. Secondo quanto risulta in Questura, Massimo Tartaglia non sarebbe legato a nessuna organizzazione antagonista conosciuta. La dinamica dei fatti, peraltro, agli investigatori appare al momento più vicina ad un gesto isolato che ad un tentativo di aggressione organizzato. L'uomo si trova in questura, sentito dai funzionari della Digos che hanno contemporaneamente avviato una perquisizione nella sua abitazione a Cesano Boscone (Milano). Massimo Tartaglia lavora come grafico nella ditta del padre e, secondo quanto si è appreso, conduce una vita sociale normale. È stato lui stesso a dire agli investigatori, che lo sentivano in questura, di essere in cura al Policlinico. Ora l'interrogatorio dovrebbe essere condotto direttamente dal procuratore aggiunto Armando Spataro capo del pool antiterrorismo. "Io, mio figlio, la mia famiglia, abbiamo sempre votato Pd, ma nessuno di noi ha mai avuto odio per Berlusconi". Così ha detto Alessandro Tartaglia, il padre di Massimo, ai cronisti che gli hanno rivolto alcune domande attraverso il citofono. Massimo Tartaglia vive infatti ancora con i genitori in una elegante palazzina nel centro di Cesano Boscone. Il padre ha accettato di parlare brevemente, dopo che carabinieri e digos hanno terminato la perquisizione in casa. "Massimo è una psicolabile, ma non ha mai fatto del male a nessuno. - ha mormorato il padre sconvolto - Anzi lui non ha mai fatto neppure politica attiva, è un volontario del Wwf". Alessandro Tartaglia ha raccontato che il figlio è uscito da casa la mattina verso le 11.00. "Ciao a tutti - ha salutato i genitori - vado a trovare un amica non so quando torno". In casa nessuno ha sospettato nulla. "Se avessi saputo cosa sarebbe accaduto avrei provato a farlo desistere - ha detto il padre - Penso che questo episodio sia maturato dal clima negativo che sta montando in Italia". "In casa nostra abbiamo sempre commentato quello che succede in politica - ha detto ancora Alessandro Tartaglia - ma nessuno, e tanto meno mio figlio, ha mai mostrato un'esasperazione particolare". Perdita copiosa di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di cui uno superiore fratturato. È questa la prima diagnosi, che, secondo fonti mediche, è stata fatta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all'ospedale san Raffaele dopo l'aggressione subita al termine del comizio di Milano. Le stesse fonti riferiscono che il premier, rimasto sempre cosciente, è stato sottoposto ad una tac precauzionale e per decisione dei medici sarà tenuto sotto osservazione per 24 ore. Secondo quanto hanno riferito agenti della polizia di stato davanti al pronto soccorso del San Raffaele, il premier è stato portato all'interno sdraiato su una barella. "Berlusconi aveva - hanno riferito i testimoni - una borsa di ghiaccio sul volto ed appariva cosciente". Il premier ha una prognosi di 20 giorni, secondo quanto riferito dal primario del reparto di anestesia e rianimazione del San Raffele, Alberto Zangrillo. Zangrillo è il medico di fiducia del presidente ed era con lui al momento dell'aggressione. Il premier secondo quanto emerso da una tac, ha riportato anche una frattura del setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. Paolo Klun, il direttore della comunicazione della Fondazione San Raffaele-Monte Tabor. "Il presidente del Consiglio - è stato spiegato - ha subito un trauma contusivo importante al massiccio facciale con una ferita interna ed esterna al labbro superiore. Due denti, uno dei quali in modo serio, sono fratturati". "Il prof. Alberto Zangrillo - continuano dall'ospedale - ha ritenuto opportuno effettuare una tac al presidente che ha evidenziato una infrazione dell'elemento osseo del setto nasale (piccola frattura al naso). Questo ha portato i sanitari del San Raffaele a trattenere cautelativamente il presidente per la notte. La prognosi è di 20 giorni". "Il presidente - hanno concluso dal San Raffaele - è apparso ai medici che lo hanno in cura scosso e abbattuto ma sta reagendo con la sua solita tempra". Silvio Berlusconi è ricoverato in una stanza nel reparto solventi che si trova al settimo piano della struttura. Il premier Berlusconi non avrà bisogno di nessuna operazione ma sarà trattenuto in ospedale per almeno 48 ore. Lo ha detto il medico personale del premier Alberto Zangrillo, che è anche primario di anestesia e rianimazione all'ospedale San Raffaele, dove il presidente del Consiglio è ricoverato. "Dal punto di vista clinico - ha spiegato il medico - è tutto tranquillo, ma sarà necessario un periodo di osservazione di uno o due giorni". Il premier, ha proseguito il medico, non ha perso mai conoscenza e non è stato sedato. Dal punto di vista psicologico, ha detto ancora Zangrillo, "mi è parso molto affrancato dall'affetto che l'ha circondato. Lui stesso ha rincuorato i figli che erano molto preoccupati". "Adesso è tranquillo - ha concluso il primario - ma è senz'altro molto amareggiato per quello che è successo". Le visite in ospedale: i suoi figli, Marina accompagnata dal marito, Piersilvio, Barbara con il compagno ed Eleonora. E ancora Adriano Galliani, Emilio Fede, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, quello del Turismo, Vittoria Brambilla e quello della Cultura Sandro Bondi, il sottosegretario Paolo Bonaiuti e il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. Insomma, oltre ai suoi figli, un via vai di amici e politici a lui molto legati per esprimergli il calore del loro affetto e la loro solidarietà. "Sono miracolato": così ha detto Silvio Berlusconi al direttore del Tg4 Emilio Fede che lo è andato a trovare all'ospedale. "Mi ha detto di sentirsi miracolato - dice Fede - perché un centimetro più su e avrebbe perso l'occhio. Naturalmente è dolorante, gli sono stati somministrati analgesici e non credo proprio - sottolinea Fede - che si tratterà di una cosa di sole 24 ore perché ha la frattura del setto nasale, due denti fratturati, ferite alle labbra". Ma, riferisce il direttore del Tg4 il premier si è detto soprattutto "preoccupato perché c'é una eccessiva atmosfera di violenza. Non è spaventato - precisa Fede - ma preoccupato. Faccio questo mestiere da cinquant'anni ma una cosa del genere, con un capo del governo fatto oggetto di un'aggressione non l'avevo mai vista". Poi l'affondo di Fede sui nemici politici: "D'altra parte - dice Fede - se ecciti alla violenza le piazze... e naturalmente faccio riferimento a Di Pietro mi chiedo come faccia a dire quello che ha detto oggi". Secondo Fede si tratta di un "atto di delinquenza che dovrebbe far riflettere tutti quelli, politici e giornalisti, che a vario titolo hanno fatto certi interventi. Credo che bisognerebbe smetterla e spero che dal male possa magari nascere qualcosa di positivo cioè un rapporto più civile all'interno del confronto politico". "L'ho trovato fisicamente provato ma sereno. Certo la botta è stata seria": lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni in visita al premier all'ospedale San Raffaele.

 

LA CONDANNA DEI POLITICI

Condanna da parte delle forze politiche dell'aggressione a Silvio Berlusconi dopo il comizio in Piazza Duomo a Milano. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha espresso la 'più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio' al quale ha manifestato la sua personale solidarietà. Napolitano ha poi rivolto il "più netto, rinnovato appello perché ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza". Quello che hanno fatto a Berlusconi è un atto di terrorismo": lo ha detto il ministro Umberto Bossi. "Si sentiva un clima pesante da tempo - ha detto Bossi - e quello che è accaduto oggi é un segnale preoccupante". "Silvio è un amico - ha aggiunto il leader del Carroccio - e mi aveva appena espresso in pubblico, nel suo discorso in piazza Duomo, ancora una volta la sua stima". "Dopo quel che è accaduto oggi - ha concluso Bossi - bisogna alzare la guardia. Ci sono in giro troppe persone pronte a gesti delinquenziali. La Lega si mobilita e si prepara per combattere contro ogni rischio di terrorismo". "Può anche essere il gesto di un matto ma è il clima che preoccupa e il clima è quello del terrorismo". Bossi ha spiegato di essersi tenuto informato sulle condizioni del premier attraverso il telefono e parlando con il ministro Maroni che è andato a far visita a Berlusconi in ospedale. “Un gesto inqualificabile che va fermamente condannato". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenta l'episodio di violenza di cui è stato vittima il presidente del Consiglio a Milano. "La violenza anche in politica è intollerabile e lo è tanto di più quando sono in corso manifestazioni pacifiche. Berlusconi ha la nostra solidarietà senza se e senza ma". Lo ha affermato il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. "È un brutto giorno per l'Italia e tutte le forze politiche hanno il dovere di fare in modo che il Paese non riviva gli anni di violenza": è quanto afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini in collegamento telefonico con il tg1 commentando l'aggressione subita dal premier. Fini esprime la propria "condanna" per quanto accaduto, "un gesto di violenza - dice - che non può essere giustificato". "La violenta aggressione subita dal presidente del Consiglio costituisce un episodio di singolare ed esecrabile gravità". Lo afferma la presidenza della Conferenza episcopale italiana in un comunicato diffuso in serata. "Mentre esprimiamo sincera vicinanza al presidente Berlusconi - prosegue la nota - auspichiamo per il nostro Paese un clima culturale più sereno e rispettoso al fine di realizzare nella coesione sociale e nella responsabilità politica il bene di tutti e di ciascuno". Il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha inviato un messaggio al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi augurandogli "una rapida guarigione" dopo l'aggressione subita.

 

IL COMIZIO IN PIAZZA DUOMO

La maggioranza è forte e coesa e il governo sta lavorando benissimo. A voi che siete qui dico che non dovete credere alla disinformazione, alle fabbriche dell'invidia, dell'odio, a chi tifa per la crisi e per il catastrofismo". Lo ha detto Silvio Berlusconi all’inizio del suo comizio in piazza Duomo a Milano dove si è svolta la manifestazione del Pdl per l'avvio del tesseramento. In uno dei passaggi chiave del suo discorso, il premier ha sottolineato che "il Pdl è un partito democratico, tutte le decisioni vengono prese dagli organi preposti, non siamo un'oligarchia in cui decidono una o due persone". La piazza però non era del tutto allineata e sono partite le contestazioni con grida e fischi. Il premier si è bloccato ma poi ha reagito: ''Vergogna, vergogna, vergogna, sapete solo insultare''. “Queste - ha rimarcato - sono cose che noi non faremmo mai, noi siamo liberali, noi abbiamo la cultura del rispetto delle altre opinioni”. Nel corso del suo intervento Berlusconi ha affrontato diverse questioni. Riguardo alle elezioni regionali il premier ha annunciato che il movimento di Daniela Santanchè e La Destra di Francesco Storace saranno alleati del Popolo della Libertà. “Nella nostra regione c'è un candidato sicuro per le elezioni. Questo candidato è Roberto Formigoni e su questo c'è il consenso della Lega" ha poi aggiunto, ufficializzando così la candidatura di Formigoni a presidente della Regione Lombardia. Sulla crisi il premier ha sfoderato il suo proverbiale ottimismo, rivendicando che “ne stiamo uscendo meglio di molti altri Paesi europei”. La rivendicazione dell’impegno del governo è arrivata anche per la lotta alla mafia. “Stiamo facendo una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, siamo il governo che ha fatto di più negli ultimi decenni - è tornato a ribadire - Abbiamo sequestrato i beni della mafia e arrestato moltissimi latitanti. Questa è la nostra antimafia dei fatti contro la loro antimafia delle calunnie. Questa è la verità". Quindi ha confermato la volontà di proseguire nell'azione di governo. "Noi andiamo avanti sereni e sicuri, sereni - ha spiegato - perché abbiamo un governo forte che sta facendo benissimo e sicuri perché abbiamo la maggioranza degli italiani con noi". Il governo, ha affermato infatti Berlusconi, ha il gradimento del 55% degli italiani, il presidente del Consiglio del 63% e il Pdl è vicino al 40%. Il premier ha poi avuto parole di apprezzamento per Bossi, ''un alleato leale''. “Siamo legati da amicizia e affetto”, sono state le sue parole e anche per questo “dobbiamo essere sereni e sicuri”. Diverse le considerazioni sull'Udc: ''Sta un po' di qua e un po' di là, noi speriamo che stia di qua ma se sta di là non piangiamo". Berlusconi ha quindi chiuso il suo comizio augurando buone feste: "Auguri, auguri a tutti di buon Natale perché possiate realizzare i sogni che avete nel cuore". Il Cavaliere ha consegnato due tessere del Pdl a due ragazzi, Pamela e Carlo. Sul palco sono saliti anche Letizia Moratti e Roberto Formigoni. Poi, al termine del comizio, sono partite le note di 'Meno male che Silvio c’è.

 

MALTEMPO IN ITALIA

L'Aquila si è svegliata sotto un manto di neve, la prima di stagione, a seguito di precipitazioni iniziate dopo le 2. Nel capoluogo le condizioni stradali non causano particolari difficoltà, anche se non tutte le strade principali sono state servite dai mezzi spargisale e si registrano dei rallentamenti a ridosso delle arterie più trafficate, in una situazione stradale già condizionata dal terremoto. La neve ha ricoperto le piazze e anche tutti i terreni che solo fino a qualche settimana fa ospitavano i campi di assistenza per gli sfollati. Campi, che sono stati tutti definitivamente smantellati alla fine del mese di novembre. Maggiori disagi si registrano nei comuni limitrofi e nelle frazioni più alte dove, già da dopo la mezzanotte, molti veicoli avevano registrato difficoltà nel percorrere le strade di montagna. La situazione è sotto controllo nel tratto autostradale che circoscrive l'Aquila, dove i mezzi stanno lavorando già da alcune ore. A causa del protrarsi delle precipitazioni nevose sull'Aquilano il comune del capoluogo ha deciso che tutte le scuole resteranno chiuse per la giornata di oggi. La rete viaria del centro-nord dalla nottata di ieri è interessata da nevicate di moderata intensità. Al momento - assicura il Viminale in una nota - non si registrano situazioni di criticità - così come nella giornata di ieri - grazie alle misure preventive attuate tempestivamente da polizia stradale, Anas e concessionarie autostradali. Le operazioni di pulizia e salatura del manto stradale sono in corso dalla giornata di ieri. Nella giornata di oggi sono previste nevicate: deboli, sulle zone alpine e prealpine occidentali e in Pianura Padana centro-occidentale; moderate al di sopra dei 200-500 metri sull'Appennino settentrionale e Romagna; da moderate ad elevate su Marche, Umbria e Toscana orientale con quota neve di 400-600 metri; deboli sul resto dell'Appennino centrale con quota neve al di sopra dei 600-800 m e 1000-1200 su quello meridionale. L'evolversi della situazione meteo e le sue ripercussioni sulla viabilità viene costantemente monitorata dalla polizia stradale, la quale consiglia a chi è in viaggio di tenersi informato sulla evoluzione della situazione e di verificare le condizioni del veicolo prima di mettersi in viaggio, assicurandosi, in caso di neve, di essere equipaggiato con pneumatici invernali ovvero di avere a bordo catene da neve. Notizie aggiornate sulla percorribilità di autostrade e viabilità ordinaria sono disponibili tramite il Cciss (numero gratuito 1518 e sito web www.cciss.it ), le trasmissioni di Isoradio ed i notiziari di Onda Verde sulle tre reti Radio-Rai. Dalle prime ore di ieri sera nevica su queste tratte del gruppo di Autostrade per l'Italia: sull'A6 Torino-Savona; sull'A1 Milano-Napoli, nel tratto tra Sasso Marconi e Barberino e sull'A24 Roma L'Aquila. I piani operativi di Autostrade per l'Italia - informa il gruppo - sono già attivi dal pomeriggio di oggi e non si segnalano disagi per la circolazione. Autostrade prevede l'intensificazione delle nevicate durante la notte e per la mattina di domani, sull'appennino settentrionale tosco-eminliano e tra Liguria e Piemonte, con quote neve sino in pianura sull'Emilia occidentale. Autostrade per l'Italia consiglia di viaggiare con i mezzi equipaggiati per la viabilità invernale e di tenersi informati sulle condizioni di viabilità su Isoradio 103.3 FM ed attraverso i pannelli a messaggio variabile. Per ulteriori informazioni, chiamare il call center Autostrade al numero 840-04.21.21. È proseguita per tutta la notte e la mattinata la nevicata che da ieri ha investito tutta l'Emilia-Romagna, ma la precipitazione è di modesta entità e non ha creato disagi o problemi alla circolazione stradale. Gli interventi dei mezzi spazzaneve, spiega la Polstrada, hanno consentito il transito stradale anche in quota.

 

TELETHON

La maratona televisiva Telethon per la ricerca scientifica a favore delle malattie genetiche si e chiusa con l'incasso record di 31 milioni 210mila euro. Ne da notizia un comunicato. L'assegno è stato consegnato al presidente di Telethon, Luca Cordero di Montezemolo, dai conduttori della maratona televisiva, Milly Carlucci e Fabrizio Frizzi, dal presidente Rai Paolo Garimberti e dal direttore di Raiuno, Mauro Mazza. Il gruppo Bnp Paribas è stato il principale donatore privato, consegnando un assegno da 13 milioni. Molto attiva anche la raccolta sulle ottocento piazze interessate dove erano presenti gruppi di volontari, dell'Avis e della Uildm. La raccolta fondi comunque prosegue fino al 16 dicembre - informano gli organizzatori - chiamando il numero 48548 dal cellulare o dal telefono fisso o tramite carta di credito all'800113377 fino alla fine del mese. Il presidente di Telethon Luca di Montezemolo ha dichiarato: "E' il successo di un Paese straordinario fatto di persone straordinarie, che guardano al bene comune più che al bene personale. Gli Italiani ci sono sempre in momenti decisivi come questo, perché il passaggio che Telethon sta affrontando dalla ricerca di base alle terapie è molto costoso. Di questo successo va reso merito alla Rai, da vent'anni la voce di Telethon, a tutte le aziende partner, prima tra tutte Bnl e alla grande squadra dei volontari. ". Al gran finale di Telethon hanno partecipato il Presidente della Rai Paolo Garimberti, il direttore di Rai Uno Mauro Mazza e i conduttori di Telethon, Milly Carlucci e Fabrizio Frizzi.

 

RIBASSA IL PREZZO DELLA BENZINA

Ondata di ribassi per la benzina durante il fine settimana, con Agip ed Erg che scendono sotto la soglia di 1,3 euro al litro. Secondo le rilevazioni della Staffetta quotidiana, a dare il via è stata sabato la Erg, che con un taglio di un cent ha portato il prezzo della verde a 1,299 euro al litro e il diesel a 1,139. Domenica si è mossa l'Agip con un ribasso di 3 cent su benzina(a 1,283 euro) e di due sul gasolio(a 1,133 euro). Ribassi più contenuti per Esso, Q8, Shell e Total.

 

DUBAI

Le autorità di Dubai hanno annunciato che pagheranno il debito di 4,1 miliardi di dollari del gigante immobiliare in difficoltà Nakheel, dopo aver ottenuto un aiuto di 10 miliardi di dollari da Abu Dhabi, il ricco emirato vicino. "Il governo di Abu Dhabi ha accettato di finanziare fino a 10 miliardi di dollari i fondi di sostengo finanziario a Dubai, somma che sarà utilizzata per assolvere a una serie di obbligazioni di Dubai World" la holding pubblica in difficoltà. Lo ha annunciato un comunicato ufficiale. Il colosso immobiliare di Dubai Nakheel, al centro delle ultime turbolenze finanziarie per l'avanzata richiesta di ristrutturazione del debito, rispetterà gli obblighi in scadenza oggi con il saldo di 4,1 miliardi di dollari. Lo ha annunciato lo sceicco Ahmad Bin Said al Maktum, presidente della Commissione fiscale di Dubai (Sfc), in una nota in cui spiega la serie di azioni adottate da Abu Dhabi e dalla Banca centrale per sostenere Dubai. "Il governo di Abu Dhabi ha accordato 10 miliardi di dollari al Fondo finanziario di sostegno per Dubai, somma che sarà impiegata per onorare le obbligazioni di Dubai World. La prima operazione del nuovo fondo sarà il saldo di 4,1 miliardi di dollari in sukuk (certificati di investimento conformi alla legge islamica.) in scadenza oggi". "Il fondo servirà inoltre a coprire spese di interessi e capitale d'esercizio fino al 30 aprile 2010, a condizione che la società abbia avviato trattative positive per la ristrutturazione del debito", puntualizza il comunicato. "Inoltre il governo di Dubai presterà particolare attenzione nel rispondere alle preoccupazioni dei creditori del Dubai World. Il resto del fondo sarà impiegato per soddisfare pendenze con creditori ed imprenditori", ha assicurato lo sceicco Al Maktum. "Anche la Banca Centrale è pronta a fornire il necessario supporto agli istituti di credito che operano negli Emirati Arabi Uniti" prosegue il comunicato, che conclude anticipando un'imminente revisione del quadro legale, per soddisfare i requisiti di trasparenza internazionale.

 

NUOVI ORARI E TARIFFE  DEI TRENI

Avvio tra le polemiche oggi per il nuovo orario delle Ferrovie, il primo con la linea alta velocità completata, da Torino a Salerno. Taglio dei tempi di percorrenza e corse più frequenti, evidenziano le Ferrovie: Roma-Milano in meno di tre ore, 37 minuti Firenze-Bologna. Ma nel mirino dei consumatori ci sono i rincari dei biglietti, dal 10 al 15%, secondo Adiconsum, che dice: "Ok se legati al miglioramento del servizio, deciso no invece se ricadranno anche sul resto dell'offerta". L'aumento medio "in seconda classe sarà del 17,8% - denuncia l'Adoc - circa 17 euro in più. Penalizzate le fasce più povere e i cittadini del Sud, che subiscono i rincari maggiori pur non usufruendo di migliori e più efficienti servizi". "Si tratta di aumenti relativi al miglioramento del servizio Alta velocità, con un forte taglio ai tempi di percorrenza e con un aumento della frequenza di corse - è la replica di Fs - Con il nuovo orario cresce e si velocizza l'offerta Frecciarossa". Dal 13 dicembre, un biglietto di seconda classe Milano-Roma passa da 75,10 euro a 89 euro. In prima invece lo stesso viaggio costerà 109 euro invece degli attuali 103,60. Milano-Bologna 41 euro in seconda classe, invece di 37,10 euro costo attuale: in prima 56 euro (da 53,20). Bologna-Firenze, 24 euro in seconda classe invece di 18,10 euro se si parte entro il 12 dicembre, 26 euro in prima, invece delle 24,70 attuali. Lecce-Milano in prima 122 (da 110,20), in seconda 88 euro (da 79,80). Roma-Venezia in seconda 73 euro (invece di 61,80); in prima 94 (invece di 89,30). Napoli-Torino in seconda 137 (da 107,40), in prima classe 168 (da 149,20). Tra Roma e Milano le corse giornaliere diventano 72. Di queste, 28 uniranno la Capitale al capoluogo lombardo in 2 ore e 59 minuti. Sei Frecciarossa al giorno correrann tra Milano Rogoredo e Roma Tiburtina in 2 ore e 45. I collegamenti diretti tra Milano e Napoli diventano 36 al giorno. Roma-Torino con il Frecciarossa in 4 ore e 10 minuti, con un taglio di 1 ora e 30 minuti. I treni Frecciarossa e Frecciargento uniranno Bologna e Firenze in 37 minuti con 70 collegamenti giornalieri. Scenderà invece a un'ora e 10 il tempo di viaggio tra Roma e Napoli mentre tra Roma e Venezia i Frecciargento passeranno da 24 a 26, le due nuove corse Fast (4 in totale) porteranno un recupero di ben 44 minuti (3 ore e 15) tra Mestre e il Colosseo. Cresce anche l'offerta di Frecciargento per la Puglia e, a primavera, per la Calabria. Secondo Trenitalia, i benefici del nuovo orario, "grazie a un sistema di collegamenti Eurostar City, Intercity e Regionali sempre più integrati con la rete Av e con i suoi hub ferroviari, saranno estesi anche alle aree non direttamente toccate dal sistema veloce". Il nuovo orario 2010, che restera valido fino al 12 giugno 2010, è consultabile sul sito web www.ferroviedellostato.it e telefonando ai call center di Trenitalia 892021 e 199. 892021.

 

“PRESEPI SOTT’ACQUA” ALL’ACQUARIO DI CATTOLICA

“Presepi sott’acqua” è la nuova rassegna che l’Acquario di Cattolica  ha voluto dedicare all'arte condivisa, al valore del luogo e dei sentimenti nella tradizione del Natale. Nell’insolita cornice delle vasche e degli spazi più suggestivi,i fondali del Mar Mediterraneo, dell’ Oceano Indiano e  del Pacifico, diventano piccole gallerie d’arte sottomarine  e  cornici per preziose sculture naturali perfettamente integrate nelle profondità. Ciò permette al visitatore di cimentarsi in un appassionante viaggio tra la bellezza delle specie marine (oltre 3.000 sono gli esemplari presenti di 400 differenti specie marine) integrata con la creatività umana espressa nell’ arte dei presepi. Tra posidonia, coralli, madrepore e pareti rocciose, si nascondono angeli, bassorilievi, presepi di terracotta e di vetro creati da scultori e artigiani romagnoli, marchigiani e toscani realizzati con materiali e fibre naturali per salvaguardare la salute dei pesci. Natività di vetro soffiato nell’habitat delle meduse, opera del maestro vetraio Mauro Puccitelli di Matelica, quest’anno diverse raffigurazioni della Sacra  Famiglia in terracotta, sono state realizzate del noto scultore toscano Romano Dini perfettamente in sintonia tra i grandi squali toro e nutrice, tra i gattucci e le murene;  piccole miniature artigianali create dai ceramisti  Daniele Foschi di Gradara (PU) e da Geo Cenci di S. Maria del Piano (RN) si intravedono tra i  cavallucci marini, le razze e i tropicali. Il benvenuto più dolce alle festività natalizie resta sempre il Presepe in cioccolato, torrone e meringhe che accoglie i visitatori all’ entrata dei percorsi realizzato per l’occasione dal maestro cioccolataio, Paolo Staccoli della nota Pasticceria e Cioccolateria Staccoli di Cattolica. La Natività più suggestiva resta comunque quella immersa nella grande vasca degli squali toro,  circondata da 700.000 litri di acqua marina, custodita da 11 grandi squali toro e nutrice e vegliata da una miriade di carangidi argentatati che curiosamente nuotano attorno ad un opera inedita in terracotta naturale creata quest’anno dallo scultore toscano Romano Dini. L’artista di Montevarchi, famoso per le sue particolari sacre famiglie in ceramica e bronzo, che ha esposto in numerose rassegne italiane ed europee dedicate all’ arte sacra. I Presepi sott’acqua sono realizzati da: Katiuscia Capitani* Montefiore Conca (RN); Geo Casadei di S.Maria del Piano (RN);Romano Dini di Montevarchi (AR); Daniele Foschi di Gradara (PU); Mauro Puccitelli di Matelica (MC);Paolo Staccoli Cioccolaterie e Pasticcerie di  Cattolica (RN); Artisti di Vetroerre  di Cesena (FC). *Un particolare ringraziamento alla Famiglia dell’ artista Katiuscia Capitani, “la ragazza dalle mani forti e dagli occhi pieni di sole”, prematuramente scomparsa, per aver concesso l’autorizzazione all’esposizione di una delle  sue ultime e straordinarie creazioni artistiche, un bassorilievo di terracotta  appositamente realizzato per la rassegna dell’ Acquario che sarà esposto anche quest’anno. Per osservare il Presepe sott’acqua, ma soprattutto per regalarsi un emozione unica e indimenticabile cosa c’è di meglio di un’immersione nella grande vasca degli squali ?  All’Acquario di Cattolica- unico a livello europeo - è possibile scendere nella vasca con gli squali, protetti da una gabbia in acciaio e muniti di uno speciale respiratore con in testa uno scafandro idrodinamico ( bully system)  e indosso la muta idrorepellente. Un modo insolito ed esclusivo di incontrare da molto vicino i maestosi sovrani del mare. Il “faccia a faccia” con gli squali, infatti, permette di esorcizzare la paura atavica di queste creature e di motivare al desiderio di conoscerle  meglio. Definiti i terribili predatori del mare gli squali oggi sono anche tra le specie ad alto rischio d’estinzione, dovuta alla massiccia e indiscriminata pesca chiamata finning, molto diffusa nei paesi orientali e molto retribuita economicamente. L’immersione con loro si effettua su prenotazione durante le domeniche e per tutto il periodo natalizio ad eccezione del giorno di Natale. Orari e tariffe festività: Nel mese di Dicembre l’Acquario resta aperto nei seguenti giorni:  6/7/8,  13, 20,  e dal 26 al 6 Gennaio 2010, tutti i giorni. Orario: dalle 9:30 alle 18:30, le biglietterie chiudono alle ore 16:30. Tariffe : adulti 15€. Ridotti 12€ - bambini fino a un metro di altezza entrata gratuita. Informazioni tel  0541.8371. www.acquariodicattolica.it

 

COMPENSI CONDUTTORI TV

"Sto cercando di fare inserire nei titoli di testa e di coda i compensi dei giornalisti e dei conduttori. Non è giusto che in Rai ci siano figli e figliastri, contratti milionari e contrattini". Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, ospite della trasmissione 'Cominciamo bene', in onda su Rai Tre. E il ministro ha annunciato che già ne ha parlato al direttore generale della Rai, Mauro Masi: "stiamo lavorando insieme per questo", ha affermato. "I compensi devono essere attribuiti a prescindere dall'audience", ha spiegato. Per Brunetta è una questione di "trasparenza": è un'iniziativa che serve perché si tratta di "soldi pubblici", visto che "la Rai è pubblica". "Bisogna dare il giudizio nelle mani dei cittadini", ha aggiunto. Il ministro si è detto sicuro di portare a compimento il progetto: "ci riuscirò", ha concluso.

 

NULLA DA CHIARIRE

"Sul filmato 'rubato' non ho nulla da chiarire, non debbo dare alcuna spiegazione". Lo ha detto Gianfranco Fini intervenendo telefonicamente in diretta a Ballarò. Il presidente della Camera ha confermato di aver detto in privato al procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Tafuoggi quello che ha sempre detto anche in pubblico. Fini ha sottolineato di essere 'convintissimo che Berlusconi non c'entra nulla con la Mafia' e di averlo 'detto in pubblico e ripetuto in privato nella registrazione 'rubata'. Il presidente della Camera ha aggiunto che "la magistratura deve esprimere il massimo impegno e il massimo scrupolo per verificare le dichiarazioni dei pentiti che chiamano in causa il premier". La terza carica dello stato ha però anche sottolineato: "non perdo fiducia nella magistratura. Penso a Falcone e Borsellino e a tutti gli altri giudici caduti sotto i colpi della mafia con tutti gli errori che possono commettere meritano la nostra totale fiducia, perché altrimenti dovrei perdere fiducia nella nostra democrazia". Silvio Berlusconi - ha continuato Fini - deve governare perché ha un ampio mandato popolare, ma deve rispettare il Parlamento e le toghe. "Sono - ha detto Fini - un presidenzialista convinto. Ma in ogni democrazia si presuppone che da parte di chi detiene il potere esecutivo ci sia rispetto per gli altri poteri e per i contrappesi istituzionali". Alla trasmissione era presente anche il ministro dei beni culturali Sandro Bondi. "Gianfranco Fini non è affatto fuori dal Pdl, ci mancherebbe altro" ha ribadito Bondi sottolineato che "alcune cose dette da Fini sono sacrosante ed erano già state dette più volte". Subito dopo il ministro ha sottolineato come la terza carica dello Stato, parlando con il procuratore di Pescara, abbia sottolineato che "le dichiarazioni dei pentiti devono essere sottoposte rigorosamente al riscontro delle prove". Bondi si è detto infine non d'accordo con Fini sul fatto che Berlusconi confonderebbe il consenso democratico a lui dato dall'elettorato come elemento che lo pone al di sopra della legalità. "Se le dichiarazioni di ieri di Fini, dimostrano qualcosa, dimostrano una volontà e un'azione che è diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della Libertà". Così il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, in margine a un convegno dell'Ispi ha commentato il fuori onda del presidente della Camera Gianfranco Fini. "Credo che ognuno debba mantenere la propria coerenza fino in fondo", ha aggiunto Scajola precisando che "si discute, si ragiona, si decide, ma la linea deve valere per tutti". "Da troppo tempo - ha aggiunto - ci sono dei distinguo fuori dalla linea del programma del Popolo della Libertà".

 

AUTOGOL

La convocazione dei sindacati ci sarà la prossima settimana. Lo ha detto il ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta, a margine di una audizione che si è tenuta a San Macuto. Il ministro ha precisato che la convocazione interesserà "tutti i sindacati che hanno firmato il nuovo modello contrattuale" (che non è stato sottoscritto, invece, dalla Cgil, ndr). "Un gravissimo autogol del ministro". Questo il commento del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, in risposta all'annuncio della convocazione da parte del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, dei sindacati degli statali, ad eccezione della Cgil. "Se si parla di contratti, Brunetta ha il dovere di convocare tutti. In tutti i tavoli contrattuali - ha detto Epifani a margine di un convegno sul trasporto aereo della Cgil - sia dove abbiamo firmato sia no, è sempre stata convocata la Cgil. Quella di Brunetta, quindi - ha proseguito il segretario - mi pare una scelta sbagliata, potrei dire molto scortese, per un ministro che chiede ai dipendenti di essere cortesi. Ed é una scortesia istituzionale, politica, e quindi anche un gravissimo autogol".

 

AFGHANISTAN

Sì alla strategia di Barack Obama sull'Afghanistan, l'Italia "farà la sua parte" perché in gioco c'é anche la lotta al terrorismo e "la nostra stessa sicurezza". È quanto afferma in una dichiarazione il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Abbiamo avuto, in questi giorni, strette consultazioni con gli Stati Uniti sull'Afghanistan. Io stesso - afferma Berlusconi nella nota - ne ho parlato con il presidente Obama la scorsa settimana e, quindi, condivido la strategia annunciata ieri sera: un approccio regionale, a partire dal ruolo fondamentale del Pakistan; un rafforzamento delle attività civili nel Paese, che salvaguardi i progressi già compiuti in diversi settori; uno sforzo militare supplementare adesso, per porre le premesse di un più agevole disimpegno domani". "L'Italia farà la sua parte - conclude il presidente del Consiglio - nella consapevolezza che nel conflitto in Afghanistan è in gioco non solo il futuro della popolazione afgana, ma anche la credibilità della NATO, della lotta contro il terrorismo e, quindi, la nostra stessa sicurezza". "Pensiamo che il 2013 sia l'obiettivo massimo e non l'obiettivo minimo" per il "graduale disimpegno dall'Afghanistan". Lo ha precisato il ministro degli Esteri Franco Frattini a margine di un convegno organizzato dall'Ispi. Ci sarà, ha detto Frattini, un graduale disimpegno "via via che l'Afghanistan sarà in grado di garantire la sua sicurezza. E questo non potrà avvenire in un tempo lungo". Frattini ha ribadito di condividere le affermazioni di Obama anche per il riferimento ad un "graduale disimpegno" dall'Afghanistan e di condividerle anche per "la parte relativa alla caratteristica onnicomprensiva di una strategia non anzitutto militare, ma anzitutto politica". Secondo Frattini le regole di ingaggio "non devono essere modificate, perché abbiamo già eliminato i caveat strutturali". I 30 mila soldati in più promessi dal presidente Usa Barack Obama non faranno che rafforzare la resistenza degli insorti in Afghanistan. Lo ha detto oggi da Kandahar un portavoce dei talebani.

 

RU486

La delibera del 30 luglio scorso che autorizza l'arrivo in Italia della pillola Ru486 "é pienamente coerente con l'esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero" come raccomandato dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi. E' quanto il Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia Italiana del Farmaco, riunito oggi in seduta straordinaria, ha espresso, confermando la validità della decisione precedente e quindi del provvedimento di autorizzazione del farmaco. L'Aifa ha espresso anche "condivisione e apprezzamento" per la lettera inviata dal Ministro Sacconi al Presidente del CDA Sergio Pecorelli la scorsa settimana. Il provvedimento, spiega l'Aifa in una nota, infatti, "oltre a definire il regime di dispensazione in esclusivo ambito ospedaliero specifica che in particolare deve essere garantito il ricovero in una delle strutture sanitarie individuate dall'art 8 della Legge 194/78 dal momento dell'assunzione del farmaco fino alla verifica dell'espulsione del prodotto del concepimento" e questo in sintonia con quanto richiamato dal Ministro sulla necessità che l'aborto avvenga in ambito ospedaliero, in strutture sanitarie abilitate, con medici del servizio ostetrico ginecologico e sotto la sorveglianza del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo. Il Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia del Farmaco, "rimette al Ministro ed alle autorità competenti l'emanazione dei provvedimenti applicativi o specificativi" della Delibera del 30 luglio scorso "per garantire il pieno rispetto della legge 194/78" e per l'osservanza sul territorio delle modalità di somministrazione del farmaco in regime ospedaliero. È quanto ha reso noto l'Aifa al termine della riunione del Cda per esaminare la compatibilità della delibera di autorizzazione della pillola abortiva Ru486 con le richieste del ministro Maurizio Sacconi della scorsa settimana sulla compatibilità con il regime di ricovero.

 

SCANDALO ALL’ASILO

Due maestre di un asilo nido privato di Pistoia sono state arrestate dagli agenti della squadra mobile per presunti maltrattamenti su fanciulli. Tra i maltrattamenti a cui venivano sottoposti i piccoli dell'asilo 'Cip-Ciop' c'é anche quello di "mangiare il loro vomito", come ha rivelato il procuratore di Pistoia, Renzo Dell'Anno. Le arrestate sono la responsabile dell'asilo nido, 41 anni, di Pistoia, e l'insegnante, 28 anni, residente a Pistoia. Gli arresti delle due donne, secondo quanto reso noto dalla polizia, sono stati eseguiti dopo "una complessa attività di indagine", iniziata nell'agosto scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini che in passato avevano frequentato l'asilo nido. I riscontri sono stati possibili anche grazie all'utilizzo di di telecamere di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell'asilo. Un bambino di otto-dieci mesi che vomita, gli schiaffi sulla sua nuca da parte di una educatrice, il piccolo che cade sul vomito e la donna che lo solleva da terra prendendolo per un braccio con violenza. E' questo l'episodio, avvenuto questa mattina, che ha portato la polizia a compiere l'arresto in flagranza delle due donne. "Davanti a questa immagine ripresa dalle telecamere che avevamo installato nella scuola - ha detto il procuratore Renzo Dell'Anno - non potevamo attendere oltre. Dovevamo tutelare i bambini e non potevamo permettere altri maltrattamenti". Maltrattamenti il cui elenco e'  lungo,  secondo i genitori dei bambini iscritti all'asilo nido Cip-Ciop di Pistoia che hanno denunciato alla questura gli episodi facendo scattare indagini che hanno portato all'arresto delle due educatrici. Oltre a costringere i piccoli a mangiare il loro vomito, secondo le accuse, i piccoli subivano vari castighi. Sarebbero stati tenuti chiusi al buio nei bagni, non veniva dato loro da bere, venivano fuori dalle aule al freddo, venivano strattonati con forza tanto che spesso alcuni sarebbero tornati a casa con arrossamenti. Tempo fa un bambino tornò a casa con una spalla lussata ma all'episodio non venne dato particolare peso in quanto i genitori pensavano potesse essere stato un episodio banale durante il gioco tra bimbi. "Ora, alla luce di quanto registrato dai filmati, rivaluteremo tutte le segnalazioni avute anche in passato", ha detto il procuratore Renzo dell'Anno. Tra i maltrattamenti che i filmati della questura hanno registrato ci sono anche scappellotti ai bambini e pressione sulla bocca al momento dei pasti per costringere i piccoli a mangiare. Questi particolari sono stati rivelati dal procuratore. Questa mattina, dopo aver visionato il filmato, gli agenti si sono presentati a scuola e, intorno alle 11, hanno arrestato la prima donna. Gli agenti della Mobile si sono presentati ai cancelli della struttura ed hanno invitato l'educatrice a seguirli in questura. Più tardi, alle 11.40, è avvenuto il secondo arresto. Il procuratore ha immediatamente avvertito il sindaco di Pistoia Renzo Berti della situazione, che ha provveduto con l'invio di personale specializzato, a gestire la scuola. Stupore, sorpresa, solidarietà alle maestre. Davanti all'asilo nido Cip e Ciop di Pistoia tra i genitori regna l'incredulità e c'é anche chi, come la signora Greta Mazzei, madre di un bimbo di due anni, che manifesta solidarietà alle maestre. "Prima di iscrivere mio figlio all'asilo nido avevo raccolte tutte le informazioni sulla scuola. La maestra Laura era descritta come una persona rigida, ma tutti mi avevano detto che i suoi metodi educativi erano validi. In questi mesi mai mi sono accorta che qualcosa non andava e mio figlio è sempre stato sereno. Voglio esprimere solidarietà alle maestre. Qualche volta mio figlio mi raccontava che la maestra Laura lo aveva brontolato, ma niente di più". Davanti alla scuola ci sono anche mamme che hanno i figli da tre anni iscritti alla scuola tutte concordano nel manifestare stupore e meraviglia per quanto accaduto. "I bambini non si sono mai lamentati. Sapevamo di alcune denunce ma per noi non avevano senso siamo confuse. Abbiamo appreso la notizia dalla tv, mentre il Comune aveva cominciato a contattarci. Un papà, invece per dimostrare la bontà delle insegnanti ha detto: "Quando mio figlio, a casa, piangeva per una bizza gli dicevo che se non avesse smetto il giorno dopo non lo avrei mandato all'asilo". Dal portone dell'asilo nido esce una mamma visibilmente adirata e grida più volte vergogna verso i poliziotti che da tempo sostano davanti al cancello del nido. "Si, ho gridato vergogna verso i poliziotti perché non si compiono azioni di questo genere davanti a bambini piccoli nel pieno dell'attività, potevano usare altri metodi".

 

L’IRAN LIBERA I 5 VELISTI

L'Iran ha rilasciato i cinque velisti britannici arrestati per aver sconfinato nelle sue acque territoriali. Lo ha reso noto la radio di stato. I cinque velisti erano stati arrestati dai Pasdaran il 25 novembre scorso dopo essere entrati con la loro imbarcazione nelle acque territoriali della Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha avuto un colloquio telefonico ieri sera con il collega iraniano, Manouchehr Mottaki, durante il quale ha chiesto informazioni chiare sull'accaduto e il rilascio immediato dei cinque velisti. "Dopo aver preso le garanzie necessarie l'Iran ha rilasciato i cinque", si legge in un comunicato della radio di stato reso noto dalle Guardie rivoluzionarie. "Siamo giunti alla conclusione che i cinque velisti sono entrati nelle acque territoriali per errore", si legge ancora nel comunicato. Il ministero degli Esteri britannico ha detto di aver avuto la conferma che i cinque velisti fermati dall'Iran il 25 novembre, dopo essere finiti nelle acque territoriali iraniane, sono stati liberati. Secondo il Foreign Office, che ha emesso un breve comunicato, i cinque e la loro barca vengono al momento trainati verso acque internazionali. La conferma ufficiale della liberazione è stata data al ministero britannico da quello iraniano.

 

IL PROCESSO DI PERUGIA

"Ridate la vita ad Amanda Knox assolvendola dai reati che le sono stati contestati, nel ricordo di Meredith": l'avvocato Luciano Ghirga, difensore di Amanda Knox, ha chiuso così la sua arringa davanti alla corte d'assise di Perugia. Il legale ha chiesto per Amanda Knox l'assoluzione "per non aver commesso il fatto dall'accusa di omicidio". "Ve la chiedono - ha detto ancora Ghirga - i genitori di Amanda (che ha quindi indicato con un gesto della mano ndr). Non il partito di Seattle e non il clan Knox, ma due genitori disperati, Curt Knox e Edda Mellas". Il processo proseguirà nel pomeriggio con l' inizio delle repliche da parte dei pm. Gli interventi proseguiranno anche domani mattina e l'inizio della camera di consiglio è previsto - ha annunciato il presidente della corte - venerdì mattina intorno alle 10. La notte del 5 novembre del 2007, quella dell'arresto, Amanda Knox "fece tilt" in questura "al termine di quattro giorni di stress". Lo ha detto l'avvocato Luciano Ghirga, uno dei difensori della giovane americana, nella sua arringa davanti alla Corte d'assise di Perugia. Il legale ha parlato delle dichiarazioni rese dalla giovane di Seattle che riferì inizialmente di essersi trovata nella casa del delitto insieme a Patrick Lumumba, poi prosciolto e ora costituito parte civile nei suoi confronti per il reato di calunnia. Secondo Ghirga non c'era però "l'intenzione diretta" di accusare il musicista congolese e quindi manca volontà. Ghirga ha così chiesto l'assoluzione su questo capo d'imputazione "perché il fatto non costituisce reato". Il legale ha parlato di "coartazione morale non fisica" subita dalla Knox. Riguardo all'ipotesi di movente sessuale del delitto avanzata dagli investigatori, Ghirga ha parlato di "scontro tra le donne della squadra mobile e Amanda". "Noi non abbiamo sfidato nessuno - ha aggiunto - ma Amanda è stata vittima di un meccanismo che l'ha stritolata". È stato un "fallo da cartellino rosso" avere sentito Amanda Knox in questura senza legale la notte dell'arresto secondo il difensore della giovane americana Luciano Ghirga. Dopo essere ricorso a un paragone calcistico, il legale ha parlato di "omissione gravissima che non riusciamo a sopportare". "Perché - ha aggiunto - dobbiamo spiegarla ad Amanda e ai genitori. Altro che partito di Seattle". "Soffriamo per quello che è successo a Meredith - ha sottolineato Ghirga - ma anche per il futuro di Amanda". Il difensore dell'americana ha poi sottolineato di "non avere mai creduto" che il coltello indicato dall'accusa come arma del delitto sia stato effettivamente usato per uccidere la Kercher. "Non ci credevamo prima - ha detto Ghirga - e non ci crediamo ora dopo quanto sentito nel processo". Il legale ha poi parlato di "involontaria contaminazione" delle tracce di Dna della Knox e della vittima trovato sulla lama e ricavato da quantità "estremamente esigue" di materiale.

 

DE BENEDETTI SPIATO

"L'Ing. Carlo De Benedetti ha presentato alla Procura della Repubblica di Roma denuncia contro ignoti per un'intrusiva e dolosa manomissione rilevata all'interno dell'autovettura da lui utilizzata per i suoi spostamenti a Roma". Ne dà notizia un portavoce del Gruppo Espresso di cui De Benedetti è presidente. Danneggiamento. Per ora è questa l'ipotesi di reato formalizzata dalla procura di Roma in seguito alla denuncia presentata da Carlo De Benedetti dopo la manomissione della automobile di cui si serve per gli spostamenti a Roma. Tuttavia le ipotesi di reato potrebbero mutare in quanto nei confronti dell'imprenditore ed editore potrebbe essere stato messo in atto un tentativo di spionaggio. Infatti all'interno della sua automobile sarebbe stato ricavato una sorta di nicchia utile per la collocazione di un oggetto per ora non identificato. Il fascicolo è stato affidato al pool dei reati contro la pirateria informatica.

 

BIMBO MORTO A LECCE

Sarebbero sette, compresa la pediatra di famiglia, i medici indagati nell'inchiesta aperta dalla Procura di Brindisi sulla morte del piccolo Cosimo, il bimbo di due anni di San Pancrazio Salentino (Brindisi) deceduto ieri mattina nell'ospedale Vito Fazzi di Lecce per sospetta encefalite e che era risultato positivo ad un primo tampone per accertare la presenza del virus H1N1. Oltre alla pediatra di famiglia, gli indagati sarebbero sei medici dell'ospedale di Manduria (Taranto) nel quale il bimbo fu ricoverato prima di essere trasferito, in gravissime condizioni, nell'ospedale leccese, dove poi è morto. Agli indagati il Pm inquirente del tribunale di Brindisi, Silvia Nastasia, sta facendo notificare avvisi di garanzia per dar loro la possibilità di nominare consulenti che avranno la facoltà di assistere all'autopsia che sarà compiuta nel pomeriggio, a Lecce, da un medico legale e da un infettivologo. Gli avvisi di garanzia - evidenziano fonti giudiziarie - "sono un atto dovuto a garanzia dell'indagato". Secondo quanto si è appreso dall'assessorato pugliese alle Politiche della salute, il piccolo non era stato infettato dal virus A/H1N1. Che il piccolo fosse stato infettato dal virus dell'influenza A era stato reso noto ieri dall'Ausl di Lecce. Nella nota si affermava che era morto nel "Centro di Rianimazione del Presidio Ospedaliero 'V.Fazzi' di Lecce il piccolo Brancasi Cosimo, di anni due". "Il bambino - si aggiungeva - era ricoverato in Rianimazione dal 27 novembre, proveniente dall'Ospedale di Manduria in stato di coma". "Il piccolo - concludeva la nota - è risultato positivo al virus influenzale AH1N1".

 

TROPPE PRESCRIZIONI

Con il ddl sul processo breve, sarà prescritto il 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l'estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30. La stima è stata fatta dall'Associazione nazionale magistrati. "Eccoli, i numeri che il ministro ritiene che l'Anm non possieda" afferma il sindacato delle toghe in una nota. "Roma, Bologna e Torino oltre il 50%, Firenze, Napoli e Palermo tra il 20 ed il 30%: sono queste le percentuali dei procedimenti in fase di udienza preliminare e dei dibattimenti in primo grado già prescritti, o dei quali sarebbe imminente la prescrizione, in caso di entrata in vigore del disegno di legge sul 'processo breve''. Dati con i quali "vengono smentite clamorosamente le rosee previsioni" del ministro Alfano, che alla Camera aveva parlato della prescrizione dell'1% dei procedimenti pendenti. La rilevazione è stata compiuta nei tribunali capoluogo dei maggiori distretti. E "sebbene si tratti dei primi dati comunicati dagli uffici giudiziari, essi sono calcolati su un campione particolarmente significativo e rappresentativo, perché provengono dai tribunali delle grandi città". "Ma stiamo scherzando?" Così il ministro della giustizia, Angelino Alfano, contattato dall'Ansa commenta a caldo la stima dell'Anm che indica in un 50% i processi che cadrebbero in prescrizione con il ddl sul processo breve. Il guardasigilli invita l'Anm a "non giocare con le parole e neanche con i numeri" e dunque a "chiarire bene i termini della questione". "Se non precisa bene i termini della questione - aggiunge Alfano - credo che l'Anm sia incorsa in un clamoroso abbaglio: i procedimenti pendenti in Italia sono circa 3 milioni e 300 mila e il 50% fa oltre un milione e 600 mila. Appunto - conclude Alfano - un clamoroso abbaglio". "Ora ci aspettiamo una discussione serena ma informata, che si estenda anche alla legge Finanziaria e alle residue possibilità di prevedere risorse e stanziamenti adeguati al rilancio della giustizia" affermano il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. "Nei prossimi giorni, e anche in occasione del Salone di Rimini, dove saranno presenti tutte le componenti della giustizia -annunciano- potremo fornire dati più completi e confrontarci con gli altri protagonisti del processo, senza dimenticare le vittime del reato". "Quel che non è possibile immaginare è che giudici e pubblici ministeri, ma anche gli organi di polizia giudiziaria, possano continuare a svolgere serenamente e con impegno il proprio lavoro, sapendo che la metà della loro attività sfumerà certamente entro il primo grado di giudizio. Né si pensi che le percentuali, aritmeticamente inferiori, che risulterebbero tenendo conto di tutti i procedimenti per i quali sia stata esercitata l'azione penale, potrebbero tranquillizzare: la prescrizione, evidentemente, matura in corso di giudizio, e la sorte è quella che emerge dai primi numeri sia nei dibattimenti sia nei procedimenti in fase di udienza preliminare". "Non voglio parlare di queste cose, ci sarà il momento più opportuno per spiegare agli italiani qual è la situazione in cui siamo", aveva detto il premier Silvio Berlusconi a Doha ai cronisti che gli chiedono del dossier relativo alla riforma della giustizia ed al processo breve. Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone interviene: "Anm da' i numeri, e sembra di stare alle estrazioni del superanalotto. Se non parlassimo di un comportamento grave e irrituale, ci sarebbe perfino da sorridere di questa ennesima sortita, che avrà un solo effetto: quello di rendere ancora più scarsa la credibilità della magistratura presso i cittadini. E' davvero avvilente - sottolinea Capezzone - che ci si trovi dinanzi a comportamenti di questo genere: ancora deve iniziare l'iter parlamentare di un provvedimento, e le Camere (e gli italiani) devono assistere a queste performances politiche di un pugno di magistrati".

 

PRECIPITA C130

Un aereo militare C130 è caduto nei pressi dell'aeroporto di Pisa durante un'attività addestrativa. Morti tutti e cinque i militari a bordo, tutti in servizio alla 46esima brigata aerea di Pisa. Si tratta - rende noto l'Aeronautica Militare - del maggiore pilota Bruno Cavezzana, 40 anni, di Trieste, del tenente pilota Gianluca Minichino, 28 anni, di Napoli, del tenente pilota Salvatore Bidello, 30 anni, di Sorrento (Napoli), del maresciallo Maurizio Ton, 44 anni, di Pisa e del maresciallo Gianluca Larice, 39 anni, di Mestre (Venezia). L'Aeronautica Militare, afferma una nota della forza armata, "esprime il proprio cordoglio ai familiari delle cinque vittime". È caduto da un'altezza che i responsabili dell'Aeronautica militare ipotizzano possa essere stata di 100-150 metri e dopo il primo decollo l'aereo precipitato oggi pomeriggio a Pisa. Il generale Stefano Fort, comandante della 46/a Brigata Aerea, ha spiegato che a differenza di quanto ipotizzato in un primo momento, l'incidente non è avvenuto durante una manovra 'touch and go'. Dopo essersi alzato in volo l'aereo ha virato verso sinistra poi si è inclinato sulla destra ed è precipitato. Fort ha detto che al momento non è possibile fare ipotesi sulle cause dell'incidente, spiegando che l'aereo era "ineccepibile dal punto di vista manutentivo e perfetto in tutti i suoi componenti". A comandare il volo era il pilota Bruno Cavezzana ma è ancora da chiarire se ai comandi ci fosse lui o uno dei due allievi, Gianluca Minichino o Salvatore Bidello. Fort ha poi aggiunto che sono ancora in corso le fasi di recupero dei corpi (che saranno portati nella camera mortuaria della base aerea) e delle due scatole nere. Secondo il comandante della base, un testimone non avrebbe visto fuoco sprigionarsi prima dell'impatto a terra, ma ha poi aggiunto che altre testimonianze sono al vaglio. Il C-130 è stato visto da alcuni testimoni avvitarsi e precipitare. Lo riferisce il sindaco di Pisa Marco Filippeschi. L'incidente è avvenuto in località Le Rene, vicino a Coltano. L'aereo, sempre secondo quanto saputo dal sindaco, è caduto sulla linea ferroviaria Pisa-Collesalvetti-Cecina, una tratta secondaria.

 

PAUSA PRANZO DANNOSA

La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia": ha provocato non poche polemiche questa frase di Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma di governo, a 'KlausCondicio'. Tanto che il ministro ha dovuto precisare: "Non ho proposto di abolire la pausa pranzo, ho solo detto che io l'ho abolita da vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera, perché quella è l'ora in cui si lavora meglio. Si capisce che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare". "Ma Rotondi ha mai lavorato? A furia di frequentare gli amici degli imprenditori anche Rotondi adesso ragiona come loro. Il Pdl ha così poca considerazione dei lavoratori che tutto ciò che è un loro diritto diventa un fastidio. Rotondi capisca che chi blocca l'Italia è il suo Governo e non la pausa pranzo dei lavoratori", afferma Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI"Non è vero che i parlamentari non lavorano. Anzi, lavorano tantissimo. Svolgono un'attività un po' particolare che non comprende solo il voto in Aula, ma tanti altri compiti come relazioni politiche e rapporti col territorio", ci tiene a precisare Rotondi. Rotondi propone di "chiudere la buvette" che "costa troppo e fa ingrassare i parlamentari. Sarebbe interessante capire perché gravi in modo così pesante sul bilancio della Camera - spiega - Si parla di 5 milioni di euro". Se il ministro Rotondi avesse lavorato in ufficio o in fabbrica saprebbe che la pausa pranzo é ineliminabile, sottolinea il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. "La gente non può lavorare per otto ore senza interruzioni -dice - la pausa pranzo si fa dappertutto". "La pausa pranzo dove, nei cantieri edili? Nei campi? I lavoratori quando pranzano, lo fanno in maniera molto frugale, quasi sempre un panino o qualcosa del genere. Se Rotondi vuole dare il buon esempio, non vada alla buvette e i lavoratori italiani ne seguiranno l'esempio", commenta il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. "Il paragone con gli altri paesi è fuorviante - continua Bonanni - qui in Italia non ci sono le mense. "Una nuova teoria economica da fastfood o una antica ricetta della cucina dello sfruttamento? A certe proposte fatte solo allo scopo di non parlare dei problemi reali e concreti del Paese forse sarebbe bene non fare troppa pubblicità poiché si commentano da sole", dice il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni.

 

IL GIALLO DEL TRANS BRENDA

Uno dei tre mazzi di chiavi in possesso di Brenda sparì subito dopo l'aggressione e la rapina subita l'otto novembre scorso dalla stessa trans a Roma dopo una rissa con alcuni romeni. Le chiavi potrebbero essere state usate da qualcuno per introdursi venerdì scorso nell'appartamento di via Due Ponti 180 dove Brenda venne trovata morta. Ma agli investigatori risulta sparito un secondo dei tre mazzi di chiavi dell'appartamento della trans. Intanto gli inquirenti attendono l'esito delle consulenze tecniche e biologiche disposte dopo la morte del trans. In primo luogo l'accertamento della esistenza o meno di sostanze chimiche sul trolley o nella valigia, che abbiano innescato l'incendio. Al lavoro anche i tecnici sul personal computer trovato nel lavandino sotto un getto di acqua corrente nel monolocale. Tra stasera e domani potrebbero giungere i primi risultati sul lavoro fatto sull'hard disk del pc. Oggi in procura si sono recati i legali della famiglia del trans: gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile hanno annunciato che nei prossimi giorni verrà in Italia la madre di Brenda che risiede in una cittadina del Nord del Brasile per poter riportare a casa le spoglie del trans. Alcuni vigili del fuoco, che all'alba di venerdì scorso sono intervenuti nell'appartamento del transessuale Brenda, saranno ascoltati nel tardo pomeriggio in questura a Roma. Gli inquirenti vogliono ricostruire in modo dettagliato quanto avvenuto intorno alle 4.30 del mattino in via dei Due Ponti a cominciare dalle operazioni svolte dai vigili del fuoco per domare l'incendio scoppiato all'interno del piccolo monolocale del civico 180. Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori un incendio a 'bassa intensita'' sarebbe nato intorno ad una delle due valigie che Brenda aveva già pronte, in particolare il trolley più vicino alla porta d'ingresso. Secondo i primi risultati dell'autopsia il transessuale sarebbe morto per asfissia da ossido di carbonio. Potrebbe essere rubricato a breve con l'ipotesi di omicidio volontario, il fascicolo sulla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher del caso Marrazzo, indicato dai carabinieri infedeli come colui che girò loro il video che ritraeva l'ex presidente della Regione Lazio in compagnia del trans Natalie. La procura della Repubblica di Roma aveva per ora rubricato il fascicolo sulla morte del trentaseienne di origine salernitana, avvenuta per arresto cardiaco dopo una presunta overdose di cocaina, come "atti relativi". Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, in relazione anche alle indagini sulla morte del trans Brenda, e dei legami tra Cafasso e la stessa trans, ha ordinato un approfondimento degli esami tossicologici eseguiti dopo l'autopsia svolta dopo il 12 settembre scorso data del decesso di Cafasso che nell'inchiesta Marrazzo contattò una giornalista del quotidiano "Libero" per commercializzare il video di Marrazzo. Un primo esito della consulenza tossicologica, e soprattutto, riferiscono fonti giudiziarie sulle "modalità" dell'assunzione della dose che fu fatale al pusher e 'protettore' di molti trans a Roma, è già in possesso degli inquirenti. Nei prossimi giorni la fine misteriosa di Cafasso sarà più chiara a chi indaga dopo la consegna della consulenza. La procura ha risentito ancora una volta Jennifer, il trans che aveva un legame con Cafasso e che fu testimone della sua morte avvenuta in un albergo ad ore sulla Salaria. Un compenso importante, da 28 mila euro, è quanto Piero Marrazzo avrebbe dato a Brenda. A dirlo il transessuale China amico di Brenda durante la puntata di Porta a Porta che andrà in onda questa sera. "Una sera Brenda mi ha chiamato e mi ha detto di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i soldi - ha aggiunto China - e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi". Il legale dell'ex presidente della Regione, Luca Petrucci, ha replicato: "Per le rare volte che Marrazzo è andato da questi trans, la cifra pagata è stata di mille euro. Questi 30 mila euro mi sembrano una cifra sproporzionata per qualsiasi prestazione". "Brenda era una grande esperta di computer. Nessuno sa cosa avesse nel suo pc", ha aggiunto China. Alla domanda di Bruno Vespa su quanti cellulari avesse Brenda, l'amica ha risposto che nell'ultimo periodo ne aveva avuti diversi, di cui uno regalatole da lei. "Quindici giorni dopo che ero tornata dal Brasile incontrai Marrazzo. In quella occasione mi disse: guarda due trans mi hanno fatto un video e delle foto ma subito dopo l'hanno cancellato". Lo ha detto il transessuale Natalie in un'intervista che andrà in onda questa sera nella puntata di Porta a Porta. "Tutti sanno che nel telefono resta la memoria e lui era preoccupato che non l'avessero cancellato. Brenda - ha aggiunto Natalie - non voleva andare in Brasile. Io penso che se la sua morte fosse collegata a questa faccenda, la prima persona che doveva morire ero io". "Lanciamo un appello ai trans, chi sa e parla deve stare tranquillo, non deve temere. Devono collaborare con la giustizia perché su questa vicenda sono state dette troppe bugie". Lo ha affermato Leila Daianis, presidentessa dell'associazione dei trans Libellula al termine dell'incontro avuto questa mattina in Questura con i dirigenti della Squadra Mobile sulla vicenda della morte del transessuale Brenda. La Daianis ha proseguito affermando che "parlare così senza conoscere le cose è più pericoloso e crea confusione. La legge prevede che quando denunci lo sfruttamento si può ottenere il permesso di soggiorno per ragioni di giustizia. Dico - ha insistito - alla comunità dei trans brasiliani di non avere paura. Bisogna essere sinceri non contraddicendosi l'una con l'altra, non parlare per ottenere un momento di celebrità". Per la presidentessa dell'associazione questa vicenda "é una cosa seria, una persona è morta e non sappiamo per quale motivo".

 

EQUILIBRI ISTITUZIONALI

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio De Tilla, in occasione del sesto Convegno dell'Oua, dedicato all'avvocatura e alla riforma della giustizia, sottolineando l'auspicio che le riforme della giustizia avvengano nel "rispetto di corretti equilibri istituzionali". Il convegno - è scritto nel messaggio del Quirinale - "potrà offrire significativi, sereni contributi al delicato confronto in atto su come migliorare per rendere efficiente un servizio pubblico fondamentale, quale è quello della giustizia, nel rispetto di corretti equilibri istituzionali". "In più occasioni - prosegue il messaggio al convegno dell'Oua del presidente della Repubblica - ho ricordato l'insostenibile ruolo che l'avvocatura svolge a tale riguardo come protagonista essenziale del sistema giustizia e come 'filtro naturale' tra cittadini e tribunali". "In questo spirito di comune appartenenza e di apertura al dialogo - ricorda il presidente Napolitano - si colloca il 'Patto per la giustizia' stipulato con l'Associazione nazionale magistrati e gli altri operatori del settore. Con questo stesso spirito, pragmatico e costruttivo, saranno certamente esaminate, nelle varie sessioni della conferenza, anche le problematiche connesse al riconoscimento della rilevanza costituzionale del ruolo dell'Avvocatura, nonché alla revisione dell'ordinamento forense e della regolamentazione della magistratura 'laica". Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini ha inviato un messaggio nel quale auspica che i lavori "possano costituire una fruttuosa opportunità di valorizzazione del ruolo e della professionalità degli appartenenti all'organismo unitario dell'Avvocatura italiana, nonché di confronto e di riflessione sulla delicata attività svolta nel rispetto dei valori indicati dalla nostra Costituzione". "Riformare la giustizia è compito alto e difficile, non dobbiamo e non possiamo arroccarci su posizioni precostituite", questo l'appello del Presidente del Senato Renato Schifani che ha aperto la sesta conferenza nazionale dell'avvocatura esortando tutte le parti alla cooperazione e dialogo. "Non servono - sostiene Schifani - e non possono essere eretti muri che impediscono il libero confronto che potrà anche essere aspro e fortemente dialettico, ma che dovrà essere connotato da volontà costruttive da parte di tutti". "Quello che serve - sottolinea il presidente del Senato - è umiltà nell'approccio alle complesse problematiche che si presenteranno, intenzione ferma e decisa di trovare adeguate soluzioni, con un vero intento di raggiunger e l'obiettivo che ci accomuna tutti: il bene dei cittadini, il bene del nostro stato". "In questa ottica, dinanzi al raggiungimento di quanto più alto e nobile racchiuse nel fine ultimo da perseguire - aggiunge Schifani - a ciascuno verrà chiesto di fare la propria parte e tutti siamo pronti a farlo". Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha inviato un messaggio alla VI conferenza nazionale dell'Avvocatura - in corso a Roma nella sala congressi dell'hotel Cavalieri Hilton - nel quale ricorda che "la riforma della giustizia occupa un posto prioritario nel programma politico sulla base del quale gli elettori hanno ritenuto di affidare alla maggioranza che mi onoro di guidare il compito di governare". "La fiducia di quegli elettori ci impone di portare a termine gli impegni presi per una giustizia veramente imparziale, più giusta ed efficiente. Abbiamo già varato importanti provvedimenti di riforma del codice di procedura civile e per la digitalizzazione della giustizia, mentre sono in discussione in parlamento la riforma del processo penale e la riforma dell'Avvocatura". "Ad essi seguirà, a coronamento dei nostri sforzi - prosegue Berlusconi nel suo messaggio - l'indispensabile riforma costituzionale della giustizia che porrà in condizione di effettiva parità l'accusa e la difesa nel processo. C'é un grande lavoro da fare ma sappiamo di avere accanto in questo percorso l'Avvocatura italiana, alla quale la nostra Costituzione affida l'essenziale funzione di tutela delle garanzie di libertà dei cittadini, e che costituisce pertanto una protagonista indispensabile dell'ammodernamento del sistema giudiziario". Infine Berlusconi - che esprime rammarico per non poter essere presente per concomitanti impegni istituzionali - sottolinea che "il governo guarda con grande attenzione" ai lavori della VI conferenza nazionale dell'Avvocatura.

 

ACCORDO SU NOMINE UE

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è congratulato con il nuovo presidente dell'Unione europea Herman Van Rompuy e la nuova responsabile per la diplomazia Ue Catherine Ashton (insieme nella foto), ricordando che gli Usa vedono nell'Unione europea il partner ''più forte per far progredire la sicurezza e la prosperità nel mondo''. In una dichiarazione diffusa dal suo portavoce Robert Gibbs poco dopo il suo ritorno da un lungo viaggio in Asia, Obama aggiunge che il Trattato di Lisbona, che entrerà in vigore il primo dicembre, ''rafforzerà l'Ue e le permetterà di essere un partner ancora più forte degli Stati Uniti''. La nuova Europa disegnata dal Trattato di Lisbona avrà nel mondo l'immagine del premier Herman Van Rompuy e di Catherine Ashton, nominati dai leader europei rispettivamente primo presidente stabile della Ue e primo nuovo Alto rappresentante della politica estera, sorta di ministro unico degli esteri della Ue. Contro le previsioni pessimistiche della vigilia, su maratone notturne e divisioni incolmabili tra i troppi interessi da far quadrare, la presidenza svedese di turno della Ue ha imposto il proprio ticket, emerso come vincente, dopo una breve consultazione tra i leader. L'esito positivo del vertice è apparso quasi scontato dopo la decisione a sorpresa degli otto governi socialisti della Ue di candidare la britannica laburista Catherine Asthon, 53 anni, commissaria al commercio estero nella Commissione di José Manuel Durao Barroso, titolata baronessa, che ha di fatto scalzato l'ex premier italiano Massimo D'Alema nel ruolo di ministro degli esteri. Una mossa con la quale si sono neutralizzate due potenziali mine. La prima, rappresentata dall'insistenza del primo ministro britannico Gordon Brown sul nome dell'ex premier Tony Blair, temuto da diversi paesi (inclusi Francia e Germania) perché considerato una guida "troppo forte", che poteva fare ombra agli stati nazionali. E rifiutato da altri per la sua scelta di affiancare George W.Bush nella guerra contro l'Iraq, nel 2003. La seconda, temutissima da Barroso, che deve passare al vaglio del Parlamento europeo, rappresentata dalla lobby rosa: le eurodeputate dei cinque più grandi parlamentari e molte eurovip hanno condotto una campagna di pressione a favore di candidature femminili, che alla fine è stata ascoltata: da oggi l'Europa ha la sua Madame Pesc, la sua Hillary Clinton. Il risultato è un ticket che non entusiasma nessuno, ma che neppure scontenta troppo: molto 'politically correct' e sufficientemente europeista. Un basso profilo, non pericoloso, che consente alla nuova Europa di decollare senza troppi traumi, a piccoli passi, come sempre. I grandi sostenitori di Van Rompuy, cristiano democratico fiammingo, di 62 anni, sono stati il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma il merito di avere chiuso in modo indolore una partita che poteva essere molto controproducente per l'immagine dell'Europa nel mondo, è del premier svedese Fredrik Reinfeldt che con la tenacia e la pazienza di un 'diesel', ha portato a sintesi i tanti interessi e i diversi equilibri. E pazienza se il risultato è lontano alle grandi aspettative del dibattito lanciato otto anni fa per riformare le istituzioni europee e che puntava a dare all'Europa un suo George Washington. Al termine del vertice-lampo Reinfeldt ha parlato di "momento storico" per l'Europa, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta convinta che oggi "in Europa si siano poste le premesse per avviare una nuova era". E ha respinto le perplessità di chi sostiene la debolezza del duo Van Rompuy-Ashton, che non avrebbe "nemmeno l'agenda telefonica per chiamare Obama" o altri leader mondiali: "Sono persone capaci e io ho grande fiducia in loro", ha detto. Il premier britannico Brown ha ammesso che avrebbe voluto Blair per il ruolo di presidente "ma i popolari, che sono la maggioranza, hanno chiesto quel posto e quindi ho dovuto rinunciare", ha detto. Ma ha anche incassato la "grande vittoria" della nomina della Ashton che dà alla Gran Bretagna "una posizione al centro nell'Europa". Mentre il premier italiano Silvio Berlusconi ha lasciato il vertice senza commentare una nomina, quella a ministro degli esteri Ue, che ha messo d'accordo tutti, lasciando però fuori il candidato italiano. I cittadini europei dovranno ora accontentarsi di Van Rompuy il cui più grande merito - secondo diversi osservatori - è di non essere stato premier abbastanza per farsi nemici. Ornitologo e appassionato compositore di haiku (una brevissima poesia formata solo da tre versi), Van Rompuy è riuscito a far fare la pace alle comunità fiamminga e francofona, guadagnandosi la fama di bravo negoziatore. Le diplomazie mondiali - alla ricerca di un numero di telefono unico per parlare con i 27 - dovranno accontentarsi di quello della baronessa Ashton, una lunga carriera politica nelle file e nel governo britannico laburista, ma senza alcuna esperienza di Foreign Office. Lei, che ha ricevuto un forte abbraccio di incoraggiamento dal rappresentante Ue Javier Solana, ha immediatamente respinto le critiche, invitando piuttosto a giudicarla da quello che saprà fare. Attualmente commissaria al commercio estero della Ue, come Alto rappresentante, diventerà anche vice presidente dell'esecutivo e capo del nuovo servizio diplomatico europeo.

 

TROVATA MORTA LA TRANS BRENDA

Questa mattina il corpo della transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stato trovato carbonizzato all'interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma. Sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 hanno trovato il corpo della viado ormai carbonizzato all'interno del suo appartamento. Immediato l'intervento della polizia scientifica. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. La procura indagherà per omicidio volontario nel quadro degli accertamenti sulla morte della transessuale Brenda. Nell'abitazione di via Due Ponti c'é stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno. Gli agenti della polizia scientifica della Questura di Roma sono al lavoro all'interno dell'appartamento di via Due Ponti. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte. La trans potrebbe essere morta per soffocamento da fumo. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, l'appartamento sarebbe composto da un unico locale, con un soppalco. E proprio sopra il soppalco, riversa in terra, sarebbe stata rinvenuta Brenda, seminuda. Nella piccola casa, invasa dal fumo, gli investigatori avrebbero trovato tutto in ordine. "L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo". Visibilmente scossa, Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda, parla della trans trovata morta questa mattina in un incendio nella sua abitazione di Via Due Ponti a Roma. "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynés, poi la abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione", dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che "né Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla" spiegando che "tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni". Brenda era stata coinvolta il 9 novembre scorso in una rissa con alcuni stranieri dell'est Europa avvenuta in una strada della zona Cassia. Brenda fu trovata in terra con alcune escoriazioni e in forte stato di alterazione emotiva da una pattuglia dei carabinieri chiamata da un passante. Il transessuale, che urlava frasi sconnesse ed era ubriaco, denunciò di essere stato derubato di borsa e cellulare. I militari dopo che il transessuale cercò di procurarsi delle lesioni battendo la testa ripetutamente contro un'auto, l'accompagnarono in ospedale, a Villa San Pietro per essere medicato. Anche lì Brenda diede in escandescenza e cercò di ferire un medico con una forbice. Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel corso del tempo, annunciato propositi suicidi. Dai primi rilievi effettuati dalla scientifica emergerebbe la presenza di una sostanza usata per appiccare il fuoco. Le tracce sarebbero state trovate non lontano dal cadavere di Brenda. Secondo quanto si apprende, l'incendio avrebbe causato solo qualche danno all'appartamento. L'abitazione si trova al piano ammezzato di un palazzo con ingresso in comune con altri appartamenti. La porta d'ingresso, al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco, era chiusa. "Sono tranquilla. Non ho paura perché non ho fatto nulla". Lo ha affermato il transessuale Natalie, coinvolto nella vicenda Marrazzo, lasciando la sua abitazione in via Gradoli a Roma. "Non ero amica di Brenda - ha aggiunto - non l'ho mai conosciuta. Non so se l'hanno uccisa". A chi gli chiedeva se stesse andando in questura, la trans ha risposto: "No, mi sto recando dal mio avvocato". Se credo al suicidio di Brenda? Non lo so. Se è successo quello che è successo a lei, può darsi che sia perché ha fatto qualcosa. Io non posso dirlo. Nessuno sa la verità e io non posso dire una cosa che non so". È quanto ha affermato il transessuale Natalie nel corso di un'intervista al Tg2 delle 13.00 in merito alla morte del viado coinvolto nel caso Marrazzo. "Può darsi che si è ammazzata, può darsi che qualcuno... - si è interrotta - Ma questa non è una cosa che mi riguarda, io non c'entro niente, bisogna vedere la perizia". Alla domanda di un giornalista se avesse visto o meno il secondo video di Marrazzo, Natalie ha risposto di no: "Non l'ho visto, sono cose che si dicono in giro, però nessuno sa la verità. Se il secondo video era sul computer di Brenda? Dicono di si". Due morti però sono una cosa un po' strana, le suggerisce il giornalista: "Strano è strano - ha aggiunto - però io non posso dire... Non è che ho rapporti di amicizia con quelli... che abitano là sopra, sono di qua, conosco qualche mia compaesana. Mi dispiace veramente perché quello che è successo non si augura a nessuno. Io non ho amicizia con lei, la conosco perché è mia compaesana. Se lei si ubriaca come hanno detto la prima volta i giornali quando la polizia l'ha presa è una sua cosa privata. Se lei si droga o se lei è malata sono cose sue. A me non me ne frega - ha concluso allontanandosi dalle telecamere - A me importa di me stessa". Una quindicina di persone sono state ascoltate, fino a questo momento, dalla polizia nell'ambito delle indagini sulla morte del transessuale Brenda. Secondo quanto si è appreso tra le persone sentite ci sarebbero alcuni transessuali e poi amici e vicini di casa. Obiettivo degli investigatori è quello di cercare di ricostruire le ultime ore di vita di Brenda, chi avesse visto o sentito ieri sera o in nottata, prima di morire asfissiata nell'incendio del suo appartamento. Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Il computer è stato portato via dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Roma. Verranno effettuati accertamenti su eventuali file contenuti nel personal computer di Brenda. La procura di Roma ha disposto l'autopsia sul transessuale. Gli inquirenti che procedono per omicidio volontario hanno anche disposto gli esami tossicologici. Sembra che nell'appartamento di via due Ponti Brenda non ricevesse i clienti. ''Non si può morire di gossip, anche se il gossip oggi è diventata un'arma molto pesante''. È l'opinione dell'agente fotografico Fabrizio Corona, sulla morte del transessuale Brenda, legato alla vicenda Marrazzo, trovato carbonizzato la notte scorsa a Roma. All'uscita dall'aula dove si svolge il processo che lo vede imputato per estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni Vip, Corona ha sostenuto con i cronisti che ''sotto il caso Marrazzo ci sono cose molto pesanti''. Secondo Corona, nel mondo del gossip oggi ''c’è del materiale che può fare molto male''.

 

IL PROCESSO DI PERUGIA

Amanda Knox "ha covato odio per Meredith" e la sera del 2 novembre del 2007 per la giovane americana "era venuto il momento di vendicarsi di quella smorfiosa". È il quadro delineato dal pm Giuliano Mignini nella sua requisitoria. Secondo il pm, che ha accusato la ragazza di aver 'consapevolmente accusato un innocente' in riferimento a Patrick Lumunba, la Knox doveva incontrare Rudy Guede, inizialmente da sola, forse per questioni legate alla droga di cui entrambi - ha spiegato - facevano uso. Poi però a loro si unì anche Raffaele Sollecito e tutti e tre insieme andarono nella casa di via della Pergola dove già si trovava Meredith. "A quel punto - ha detto Mignini – c’è stata una discussione per soldi o forse perché Meredith era contrariata dalla presenza di Rudy. A quel punto c’è stato il tentativo di coinvolgere Meredith in un pesante gioco sessuale, quella sera che era la prima in cui la giovane inglese era sola in casa. Amanda aveva il modo di vendicarsi di quella ragazza che stava solo con le amiche inglesi e la rimproverava per la sua mancanza di pulizia. E' cominciato allora - ha sottolineato Mignini - il calvario di Meredith". Secondo il pm, Rudy Guede è stato il "convitato di pietra" nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. "In qualche modo è stato sempre presente" ha detto il magistrato riferendosi all'ivoriano, già condannato a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato per il concorso nell'omicidio di Meredith Kercher con i due i due giovani. "Perché Sollecito e la Knox - ha sottolineato Mignini - non si limitano a proclamare la loro innocenza ma lo accusano. Dicono di non essere stati nella casa del delitto ma dicono anche che l'assassino è uno ed è Guede. Gli imputati hanno voluto fare un processo parallelo senza che lui potesse difendersi". Il pm ha quindi sostenuto che l'effrazione di una finestra nella camera di una delle coinquiline italiane della Knox e di Meredith Kercher, messa in atto secondo la procura per sviare le indagini, "é il particolare chiave della vicenda e del mistero". "Se è stata simulata, come è evidente, gli autori - ha affermato Mignini - sono la Knox e Sollecito che la seguiva sempre. E l'obiettivo era di allontanare i sospetti". Il magistrato ha definito l'effrazione "il chiodo al quale sono appese le difese degli imputati". "Un chiodo - ha affermato - caduto fragorosamente e con esso le difese". Per Mignini il furto venne simulato "dall'interno da chi voleva allontanare i sospetti e magari indirizzarli su Rudy". Durante la requisitoria Raffaele Sollecito ha letto in silenzio la memoria preparata dai suoi difensori; Amanda Knox ha ascoltato attentamente la requisitoria senza distogliere quasi mai lo sguardo dal magistrato. Seduti entrambi accanto ai loro difensori, i due ex fidanzati non sono sembrati scambiarsi alcuno sguardo durante la mattinata. Seduta vicino alla Knox anche l'interprete che l'ha assistita fin dall'inizio del processo ma la giovane di Seattle sta ascoltando il magistrato senza ricorrere alla traduzione. Prendendo qualche appunto nei passaggi della requisitoria che più la riguardano direttamente. In aula anche il padre di Sollecito, Francesco, con accanto la seconda moglie e l'attuale marito della madre della Knox.

 

IL CASO ORLANDI

"Un prestito della Banda della Magliana per la causa di Solidarnosc". È, secondo il magistrato Rosario Priore, il movente più plausibile dietro la vicenda di Emanuela Orlandi. Il giudice, nel corso di un'intervista al Tg2, ha parlato di "15-20 miliardi di lire, per cui c'era un'istanza di restituzione". La banda della Magliana, insomma, "probabilmente voleva rientrare in possesso delle somme, che non erano state restituite". Alla domanda del giornalista se, a suo avviso, si trattasse di un ricatto al Vaticano, il giudice ha risposto: "Vista la cittadinanza della Orlandi, è probabile". Le dichiarazioni di Priore seguono la svolta nel caso, annunciata ieri con l'identificazione dell'uomo che telefonò a casa Orlandi pochi giorni dopo la scomparsa di Emanuela. E dopo 26 anni il suo nome è finito sul registro degli indagati. ''Mario'', il telefonista, è  un pregiudicato affiliato alla banda della Magliana e in particolare agli ordini di Enrico De Pedis. ''Mario'', nome usato per qualificarsi durante a telefonata alla famiglia Orlandi il 28 giugno 1983 pochi giorni dopo la scomparsa della ragazza, è stato identificato dalla Procura di Roma. A riconoscerlo Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, il 'Renatino' della Banda della Magliana. La Minardi ha confermato ieri sera durante la testimonianza al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che Emanuela Orlandi è morta. La donna ha ripercorso con i magistrati il suo racconto fatto un anno fa in cui spiegava di aver incontrato la ragazza alcune volte e di essere stata con Enrico De Pedis in macchina sul litorale di Torvaianica a Roma. De Pedis si sarebbe fermato in prossimità di un cantiere e qui Renatino le avrebbe fatto vedere due sacchi contenenti presumibilmente due cadaveri poi gettati all'interno di una betoniera. Secondo la Minardi, uno di quei corpi sarebbe stato di Emanuela Orlandi. Il racconto fatto ieri dalla donna viene ritenuto attendibile dagli inquirenti che nei mesi scorsi hanno già effettuato riscontri sia sulla identità del telefonista, sia alle circostanze spiegate dalla ex amante di De Pedis. La donna, con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ha anche corretto alcune incongruenze temporali fatte nel suo primo racconto come quella che si riferisce alla sparizione del figlio di un boss della banda della Magliana, Domenico Nicitra, figlio di Salvatore. Il bambino, 11 anni, sparisce il 21 giugno del 1993 insieme allo zio Francesco, una decina di anni dopo la vicenda Orlandi. ''È una vicenda di cui ho appreso successivamente - ha detto Sabrina Minardi ai Pm - e ho confuso temporalmente le date''. Nei confronti di 'Mario' la Procura procede per il reato di omicidio pluriaggravato e sequestro di persona a scopa di estorsione. È presumibile che l'uomo venga raggiunto da un provvedimento cautelare per chiarire la sua posizione nell'ambito della vicenda.

 

MARONI A PALERMO

''L'azione contro la criminalità organizzata che stiamo portando avanti non ha precedenti". È soddisfatto il ministro dell'Interno Maroni, che si è recato in Questura a Palermo per congratularsi con la polizia per la cattura del boss Domenico Raccuglia. Maroni ha fatto anche riferimento al fermo del presunto killer di Mariano Bacio Terracino, preso dopo la diffusione del video choc dell'omicidio. È un risultato positivo, dobbiamo continuare così, ha detto Maroni ricordando poi che negli ultimi 18 mesi sono stati sequestrati 5,6 miliardi di euro ed arrestati 18 dei 30 latitanti più pericolosi. 'C’è una media di otto mafiosi arrestati al giorno', ha sottolineato il ministro. 'Questi risultati - ha proseguito - sono stati resi possibili anche grazie agli strumenti che sono stati messi a disposizione delle forze dell'ordine. Se non è il massimo, ci impegneremo per recuperare tutte le risorse che servono. Il sistema comunque funziona e funziona bene. Quello che è stato fatto è straordinario. Chiederò al governo di trovare tutti i fondi per fare ancora meglio'. Maroni ha poi parlato di intercettazioni. 'Che vadano limitate l'ho letto sui giornali, ma non è nostra intenzione farlo. 'Le intercettazioni - ha aggiunto - sono fondamentali, bisogna però evitare gli abusi evidenti che sono stati fatti finora. E per questo vanno riviste, proprio per evitare gli eccessi ma senza che ciò porti ad intralciare le indagini'. 'Non ho mai litigato con i sindacati di polizia', ha detto infine, rispondendo a una domanda se avesse fatto pace con le organizzazioni sindacali che hanno lamentato la mancanza di risorse per gli agenti della Catturandi di Palermo. 'I problemi sono risolti', ha aggiunto Maroni, che sulla questione non ha voluto dire altro anche se incalzato da più domande. 'Oggi ho incontrato uomini e donne della polizia - ha spiegato il ministro nella conferenza stampa in Questura - e mi sono reso conto della passione che mettono nel loro lavoro. Quella di Palermo è una Questura a cinque stelle'. ''Un affettuoso grazie per l'impegno che negli anni permane e si consolida e rappresenta la professionalità straordinaria della polizia''. Lo ha detto il capo della polizia, Antonio Manganelli, a Palermo insieme al ministro dell'Interno Roberto Maroni per complimentarsi con i suoi uomini dopo la cattura del boss Domenico Raccuglia. Assieme a Manganelli il suo vice e direttore della Criminalpol, Francesco Cirillo, e il direttore dell'Anticrimine, Franco Gratteri. Gli uomini della squadra mobile di Palermo si sono raccolti attorno a Manganelli e con lui hanno ricordato le operazioni condotte insieme, quando era allo Sco e quando ha ricoperto l'incarico di questore a Palermo. Attraverso il suono di un campanaccio, che evoca la cattura dei latitanti, Manganelli e i suoi uomini hanno ripercorso le fasi dell'arresto di Raccuglia e di altri boss come Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca. Importanti successi nella lotta a Cosa Nostra che sono state rivissuti in una salone della squadra mobile, anche con l'ausilio di alcuni filmati che ''raccontano'' in presa diretta le operazioni che hanno portato alla cattura dei capimafia latitanti.

 

TERRORISTA ANCHE IN BRASILE

Durante la sua clandestinità in Brasile, Cesare Battisti era coinvolto in "attività terroristiche", ha rivelato la polizia federale brasiliana. Il maggior quotidiano brasiliano, la Folha de S.Paulo, riporta oggi dichiarazioni del commissario Cleberson Alminhana, secondo il quale "investigazioni realizzate dalla polizia federale sulle attività illecite di Battisti durante il suo soggiorno illegale, in Brasile, hanno portato alla luce il suo coinvolgimento in attività terroristiche". Le prove sarebbero emerse dal disco rigido di un computer e alcuni CD sequestrati nell'appartamento di Copacabana a Rio de Janeiro dove abitava l'ex terrorista rosso prima di essere arrestato nell'aprile del 2007. Nell'appartamento vennero sequestrati anche due passaporti falsi francesi entrambi con la foto di Battisti. Alminhana ha avviato le pratiche per ripassare il materiale al servizio antiterrorismo della polizia federale brasiliana e all'Interpol.

 

LA CRISI È FINITA O NO

È troppo presto per dichiarare che la crisi è superata. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, a una conferenza a Francoforte, secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg. Trichet ha aggiunto che le condizioni del settore finanziario sono più favorevoli. Il ritiro delle misure straordinarie adottate dalla Bce per contrastare la crisi sarà ''tempestivo e graduale'' e le banche devono tenersi pronte a questa eventualità . Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet a una conferenza a Francoforte, sottolineando che il supporto al credito ''non è per l'eternità'' e che non può durare ''indefinitivamente''. Trichet - riferisce Bloomberg - ha quindi rilevato che gli standard del credito sono ancora ''significativamente elevati'' e che le banche devono sforzarsi di aumentare la concessione di prestiti una volta che l'economia sarà in ripresa. Il governatore della Bce ha poi puntato il dito sulla fragilità del sistema finanziario e ha sottolineato che servirebbe un cambio di mentalità dal momento che il settore finanziario deve essere al servizio dell'economia reale e non il contrario.  L'attuale livello dei tassi di interesse è ''molto basso'' e la Bce è determinata a riassorbire la liquidità per garantire la stabilità dei prezzi. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, nel corso della conferenza a Francoforte, spiegando che ''non tutte le misure per rafforzare la liquidità saranno necessarie come in passato'' - riferisce Bloomberg - e che ''ogni misura straordinaria che dovesse minacciare la stabilità dei prezzi deve essere eliminata tempestivamente e inequivocabilmente''.  Le banche devono rafforzare il proprio capitale e le proprie riserve anziché pagare bonus e dividendi''. Lo ha dichiarato il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, a una conferenza a Francoforte sottolineando che le indennità e i bonus devono essere ''contenuti'' e che le misure straordinarie anti-crisi sono state adottate per ''il ruolo che le banche svolgono all'interno dell'economia e non per loro stesse''.

 

RIPARTE LHC

Questa notte partirà il primo fascio di particelle all'interno del più grande acceleratore del mondo, il Large Hadron Colliser (Lhc) del Cern di Ginevra. Secondo quanto appreso, la macchina destinata ad esplorare i segreti della materia e forse a rivelare una nuova fisica tornerà, alle 3:00 di questa notte, nelle stesse condizioni in cui si trovava il 10 settembre 2008, giorno in cui si "accese" per la prima volta. Allora venne percorsa dai primi fasci di particelle per pochi giorni, insufficienti perché si verificassero le collisioni: il 19 settembre un guasto costrinse il super acceleratore ad una lunghissima pausa. Questa notte si tornerà al punto di partenza ma, dicono gli esperti, con un patrimonio di conoscenze che permetterà di conoscere e controllare meglio la macchina. Questa notte prenderanno il via le operazioni necessarie a posizionare in modo corretto, nel grande anello da 27 chilometri, i due fasci di particelle destinati a percorrere completamente la circonferenza e poi a scontrarsi generando le prime collisioni. Queste ultime, secondo gli esperti, non potranno avvenire prima di 10 o 12 giorni.

 

TROPPE EMISSIONI SULLA TERRA

Le riserve naturali di anidride carbonica presenti nel terreno e negli oceani non riescono più a compensare le emissioni del principale gas serra prodotte dalle attività umane. Se in tanti lo prevedevano, adesso per la prima volta una ricerca internazionale lo dimostra e pubblica i dati che testimoniano la rottura dell'equilibrio. La ricerca, condotta da 31 ricercatori di 7 Paesi (Gran Bretagna, Australia, Stati Uniti, Francia, Brasile, Norvegia e Olanda), è nell'edizione online della rivista Nature Geoscience. È stata condotta nell'ambito del Global Carbon Project, l'organizzazione fondata nel 2001 per quantificare le emissioni globali di CO2 e individuarne le cause. I dati escono a meno di un mese dalla conferenza internazionale sul clima e contengono la risposta ad una delle domande più urgenti sul tavolo delle trattative: poter misurare se e quanto i serbatoi naturali sono ancora in grado di catturare e compensare le emissioni di CO2. Lo studio dimostra che negli ultimi 50 anni la media delle emissioni di CO2 rimasta nell'atmosfera ogni anno è stata pari all 43%, mentre il resto è stato assorbito dalle riserve naturali di CO2 nel terreno e negli oceani. In particolare, dal 1959 al 2008 la frazione rimasta nell'atmosfera é aumentata dal 40% al 45%: segno, rilevano gli autori dello studio, di una perdita di efficienza delle riserve naturali. "E' la prima evidenza - osservano - di come le riserve naturali stiano rispondendo ai cambiamenti climatici. Secondo i ricercatori, coordinati da Corinne Le Quere, dell'università britannica dell'East Anglia, la capacità della biosfera di catturare la CO2 rilasciata nell'atmosfera potrebbe essere cruciale per stabilizzare la situazione. Le emissioni di combustibili fossili sono aumentate del 41% fra il 1990 e il 2008. Fra il 2000 e il 2008 l'aumento è stato del 29%. e non ha fatto eccezione il 2008, quando nonostante la crisi economica globale le emissioni sono complessivamente aumentate del 2%. Per il 2009 si prevede un ritorno ai livelli del 2007 e poi una nuova crescita nel 2010. L'uso del carbone ha superato quello del petrolio e attualmente i Paesi in via di sviluppo emettono più gas serra rispetto ai Paesi industrializzati. In particolare le emissioni da parte di Cina e India si sono più che raddoppiate dal 1959. Complessivamente le emissioni di CO2 da combustibili fossili sono aumentate in media del 3,4% l'anno fra il 2000 e il 2008, contro l'1% annuale degli anni '90. La coordinatrice dello studio, Corinne Le Quere, dell'università britannica dell'East Anglia, non ha dubbi sul fatto che "l'unico modo per controllare i cambiamenti climatici è una drastica riduzione nelle emissioni globali di CO2".

 

PELLE USA E GETTA

Con cellule staminali embrionali umane è stata creata la prima pelle "usa e getta". Potrebbe essere usata sui grandi ustionati in attesa di trapianto autologo come pelle temporanea. Reso noto sulla rivista Lancet, lo studio dimostra che i grandi ustionati potrebbero utilizzare questa pelle al posto delle bende per coprire le ustioni fin quando lembi della loro pelle non siano stati fatti crescere in laboratorio per il trapianto. La pelle usa e getta è stata creata da Christine Baldeschi dell'INSERM e Institute for Stem Cell Therapy and Exploration of Monogenic Diseases presso Evry Cedex in Francia. I grandi ustionati di solito vengono curati con trapianto autologo, cioè i medici prendono dei lembi di pelle da parti non ustionate del loro corpo e le fanno crescere in provetta per formare dei lembi più estesi da trapiantare sulle ustioni. Si tratta di un trapianto autologo nel senso che vengono trapiantati tessuti dello stesso paziente, quindi non c'è pericolo di rigetto. L'unico problema è che i cheratinociti (cellule di pelle) presi dal paziente per creare la pelle da trapiantare impiegano alcune settimane a crescere, e in questo lasso di tempo il paziente corre un serio rischio di disidratazione e infezioni. Si ovvia parzialmente al problema con bende artificiali o biotech di pelle bovina ma queste soluzioni possono dare rigetto o reazioni di altro genere. La pelle umana usa e getta sarebbe dunque la soluzione perfetta per superare questa finestra di tempo in attesa di trapianto. Gli esperti francesi hanno creato la pelle temporanea mettendo staminali embrionali umane in provetta con cellule nutrici e sostanze farmacologiche, che nel giro di alcune settimane hanno indotto lo stesso processo di formazione della pelle che normalmente avviene nel feto. La pelle temporanea è stata poi trapiantata con successo sui topi e ha formato un tessuto cutaneo di consistenza del tutto simile a quello umano.

 

L’UOMO PIÙ SEXY

Johnny Depp è l'uomo più sexy del mondo secondo un sondaggio tra i suoi lettori condotto dalla rivista di spettacolo americana People. L'attore Usa, 46 anni, protagonista di personaggi diversissimi tra loro in film come 'I Pirati dei Caraibi', 'Chocolat', 'Edward mani di forbice', è stato premiato dalla rivista non tanto per le sue prestazioni cinematografiche quanto per l'attenzione che lui dedica alla famiglia come padre e marito. ''Le donne impallidiscono davanti a lui - ha scritto People -ma è la sua devozione alla famiglia che lo rende così attraente''. Sposato con la cantante francese Vanessa Paradis, dalla quale ha avuto due bambini, Depp succede tra gli uomini sexy dell'anno all'attore australiano Hugh Jackman. In passato avevano ricevuto lo stesso riconoscimento anche attori come Brad Pitt e George Clooney.

 

NOMINE UE

Un portavoce della presidenza svedese dell'Unione europea ha reso noto che le nomine di presidente e responsabile della politica estera della Ue saranno decise nel corso di un summit straordinario il 19 novembre prossimo a Bruxelles. "Un summit si terrà il 19 novembre a Bruxelles" con all'ordine del giorno le nuove cariche create dal Trattato di Lisbona, ha detto Roberta Alenius, portavoce del premier svedese Fredrik Reinfeldt. "Il mio primo ministro sta per cominciare un secondo turno di consultazioni - ha aggiunto la Alenius - e spera di essere in grado di presentare i candidati giovedì prossimo". Il premier Reinfeldt aveva dichiarato in una intervista apparsa stamani sul Financial Times di aver scelto il 19 novembre come data per le nomine e Bruxelles come luogo per l'incontro. Reinfeldt aveva specificato che il primo presidente stabile dell'Unione europea sarà quasi certamente un attuale o ex capo di governo.

 

DDL SUL PROCESSO BREVE

''Io credo che un accordo sul processo breve entro sei anni sia un accordo che vale per tutti i cittadini. Il ddl dovrebbe essere presentato oggi in Senato perché so che ci lavoravano stanotte''. Lo afferma Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a Sky Tg24. ''La candidatura di Nicola Cosentino? - aggiunge Bonaiuti - Lo decideranno gli organi del partito. Io vengo dalle fila socialiste dove si è sempre stati garantisti: aspettiamo i tre gradi del processo prima di giudicare''.

 

LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA DI MILLS

David Mills è stato condannato dai giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano per corruzione in atti giudiziari "susseguente" e non "antecedente" alle testimonianze, ritenute false e reticenti, che rese nell'intento di favorire Silvio Berlusconi. Lo spiegano le motivazioni della sentenza depositata oggi dal relatore Rosario Spina. Secondo i consiglieri di Corte d'appello di Milano l'accordo illecito tra Mills e un emissario di Berlusconi si e' concluso alla fine del 1999: dunque, non prima (come era stato ritenuto con la condanna di primo grado), ma dopo le testimonianze rese da Mills nei processi All Iberian e Arces. Gli elementi certi sono ''un compenso di 600mila dollari e la promessa di tale compenso nell'autunno 1999. Elementi che - si legge nella sentenza - si collocano temporalmente in epoca successiva rispetto alle deposizioni testimoniali di Mills, e da essi non si può pertanto prescindere per valutare la qualificazione del tipo di corruzione''. Nella sentenza si parla di una ''promessa di Carlo Bernasconi (amico di Mills e figura manageriale del gruppo Fininvest ndr) che sicuramente e' avvenuta nell'autunno 1999 e di un compenso che è disponibile successivamente a tale data''. Il momento in cui si consuma il reato è il 29 febbraio 2000, ''data in cui Mills si fa intestare le quote del Torrey Global Fund - rilevano i giudici - Di contro non vi è alcun dato che indichi che l'accordo sia intervenuto in epoca precedente alle dichiarazioni rese da Mills come teste''. Il 29 febbraio del 2000 è quindi la data in cui la promessa fatta a Mills nel 1999 si realizza. ''A ben vedere la data può non essere un caso - scrive il giudice Spina - La data del 29 febbraio 2000 è immediatamente successiva al momento in cui si è celebrata la fase di appello del processo, in cui Mills è stato assunto come teste, e proprio successivamente a tale celebrazione, quando la Corte ha deciso di non rinnovare il dibattimento, si ha la certezza che lo stesso non dovrà essere più sentito come teste, e quindi la vicenda si può considerare conclusa''. I consiglieri d'Appello non hanno accolto neanche la tesi della difesa secondo cui Mills non potrebbe essere condannato, perché la sua testimonianza non avrebbe prodotto alcun vantaggio a Silvio Berlusconi. ''È necessario - conclude la sentenza - che la condotta sia stata semplicemente finalizzata a produrre un vantaggio indipendentemente dal fatto che questo si sia prodotto. Il fatto che Berlusconi non sia stato assolto non ha rilievo. Mills stesso ha ammesso apertis verbis di avere comunque evitato a Berlusconi un mare di guai con la sua deposizione''.

 

ALLEANZA PER L’ITALIA

Alleanza per l'Italia: è questo il nome del movimento di Francesco Rutelli presentato oggi in una conferenza stampa. Lo ha annunciato Enzo Dellai precisando che l'11 e 12 dicembre si svolgerà a Parma la prima convenzione nazionale. ''Il Pd è andato a sinistra. Io lo rispetto, ma noi abbiamo creato un movimento in grado di unificare le forze democratiche, riformiste e liberali per migliorare questo nostro Paese''. Lo dice Francesco Rutelli a margine della conferenza stampa di presentazione del movimento ''Alleanza per l'Italia''. Alla domanda su quale sarà il rapporto con Casini, Rutelli risponde: ''ci sarà una collaborazione molto presto''.

 

COSENTINO SOTTO ACCUSA

Nicola Cosentino ha contribuito a rafforzare i Casalesi, negli anni '90. E, nella sua carriera politica, ha sempre potuto contare sui voti del clan camorristico: è diventato, così, consigliere provinciale, regionale, e poi deputato. È quello che scrivono gli inquirenti nelle 351 pagine della ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del sottosegretario alla Economia e coordinatore campano del Pdl. Il provvedimento, firmato ieri dal Gip Raffaele Piccirillo su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, è arrivato oggi alla Camera per l'autorizzazione alla esecuzione. Accuse pesanti, secondo le quali l'esponente del Pdl, che sembrava ormai prossimo alla candidatura per la presidenza della Regione Campania, avrebbe "garantito la continuità dei rapporti fra imprenditoria mafiosa e le amministrazioni pubbliche" nel Casertano. Cosentino "contribuiva, sin dagli anni '90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone". È quanto si afferma, tra l'altro, nel capo di imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, che si compone di 351 pagine, è stata trasmessa alla Camera per l'autorizzazione all'esecuzione. Dal sodalizio dei Casalesi, Cosentino "riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione alle elezioni a cui Cosentino partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001". Cosentino avrebbe in particolare "garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali". Cosentino avrebbe esercitato "indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, ndr) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia". Cosentino è anche accusato di aver creato e cogestito "monopoli d'impresa, quali l'Eco4 spa e nella quale Cosentino esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, ndr), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l'assunzione di personale e per diverse utilità". In ampi stralci - riportati nella ordinanza - delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia viene tirato in ballo Cosentino. "I rapporti economici tra i fratelli Orsi e il clan sono stati regolati direttamente da Massimiliano Miele, con modalità che non conosco. Posso dire che la società ECO4 era controllata dall'onorevole Cosentino e anche l'onorevole Landolfi aveva svariati interessi in quella società ". Nell'ordinanza appare anche una dichiarazione 'de relato' di Vassallo: "Bidognetti Raffaele, alla mia presenza e alla presenza di Antonio Di Tella, riferì che gli onorevoli Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Gennaro Coronella e Landolfi facevano parte del 'nostro tessuto camorristico' ". Vassallo parla di una somma di denaro, in una busta gialla, consegnata al sottosegretario: "Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Sergio Orsi all'onorevole Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe". Secondo Vassallo, Cosentino, appoggiò il progetto di realizzazione del termovalorizzatore di S. Maria la Fossa, cui era interessato il suo gruppo, e cambiò i suoi referenti criminali. "Si trattava di un termovalorizzatore differente rispetto a quello della Fisia-Fibe, in quanto avrebbe dovuto essere un termovalorizzatore realizzato con finanziamenti dello stesso consorzio CE4. Era stato individuata un'area del comune di Santa Maria La Fossa. E' per questo che nascono i problemi in quanto, in quel territorio, il gruppo Bidognetti non ha nessun referente, essendo la zona di Santa Maria La Fossa sotto il dominio incontrastato di Francesco Schiavone detto Cicciariello, del gruppo degli Schiavone". "Ne deriva - dichiara Vassallo - che Cosentino, con gli Orsi, per realizzare il progetto economico della costruzione del termovalorizzatore in Santa Maria La Fossa, lasciano il gruppo Bidognetti e 'passano' con gli Schiavone". ''Io sono un garantista e non emetto sentenze prima dei tre gradi di giudizio. Mi sorprende questa sinistra'' che attacca nel tentativo di ''dare dei colpi a Silvio Berlusconi'' per abbatterlo. ''Ma non ce la faranno...''. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti risponde, in collegamento con Mattino5, ad una domanda sulla richiesta di misura cautelare per il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. "Questa indagine della magistratura mi riempie di perplessità: a quanto mi è stato detto si riferisce ad una campagna elettorale del '94 e, per di più, che viene fuori adesso quando Cosentino era il candidato più probabile per la presidenza della Regione Campania". Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, parlando a margine del forum Italia-Brasile. "Conosco Cosentino da anni, lo stimo come ottimo parlamentare, come una persona che si è sempre dedicata tantissimo al territorio", ha detto Scajola.

 

INFLUENZA A

Sale a 37 il bilancio delle vittime in Italia per influenza A. Oggi è infatti deceduto un uomo di Eboli di 42 anni con gravi patologie pregresse. Ed un bambino di 7 anni, risultato positivo al test del virus A-H1N1, è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Siena. Ed a fronte della progressione dell'epidemia, il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, ha ribadito l'importanza del vaccino. Prende posizione in favore della vaccinazione anche il segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) Giacomo Milillo: in una lettera che ha inviato ai 27.000 colleghi iscritti alla Federazione, ha invitato i medici a vaccinare e vaccinarsi contro la pandemia. Indicazioni ulteriori circa le modalità della vaccinazione arrivano inoltre da una circolare del ministero del Welfare alle Regioni, che indica dosi e richiami. : Un uomo di 42 anni colpito dal virus H1N1 è deceduto a Eboli (Salerno). Il paziente era stabilmente ricoverato presso un centro di riabilitazione di Eboli, per diverse e gravi patologie polmonari e cardiache. L'uomo era stato sottoposto a tampone ed è risultato positivo al virus A H1N1. Le vittime salgono così a 37. Ed un bambino di 7 anni, risultato positivo al test del virus A-H1N1, è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale Le Scotte di Siena. È sottoposto a ossigenoterapia. Una donna di 52 anni è morta questa sera all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina per sospetta influenza A. La donna, diabetica, era arrivata al pronto soccorso nel pomeriggio con una grave crisi respiratoria, é stata ricoverata al reparto malattie infettive dove è stata sottoposta a tutti gli esami di rito che hanno accertato una grave forma di polmonite. Nel corso delle ore le sue condizioni si sono aggravate e la paziente è stata trasferita in rianimazione dove è morta poco dopo. Qualche giorno fa il figlio della signora si era ammalato con febbre molto alta ma aveva superato l'influenza. Il sospetto é che si tratti di influenza A, gli esami lo accerteranno nei prossimi giorni. Il segretario Fimmg, Giacomo Milillo, invita i medici a vaccinarsi in una lettera che ha inviato ai 27.000 colleghi iscritti alla Federazione. Per Milillo è fondamentale che il messaggio alla popolazione sia il più chiaro ed omogeneo possibile: "Non è un comportamento professionale corretto e responsabile - sottolinea Milillo - diffondere dubbi sulla sicurezza del vaccino e perplessità che non si basano su attendibili fonti di riferimento e contribuiscono piuttosto a creare un clima di confusione che potrebbe mettere a rischio le fasce vulnerabili della popolazione. La nostra vaccinazione - continua la lettera - serve a contribuire alla protezione della popolazione, in particolare dei malati cronici che assistiamo". Una posizione condivisa dalla Società italiana di medicina generale (Simg): I medici devono vaccinarsi contro il virus A/H1N1 "per favorire il successo della campagna di vaccinazione; devono capire che il mancato successo della vaccinazione può avere conseguenze gravi di cui i medici possono essere chiamati a rispondere. Vaccinarsi é per i medici un atto di responsabilità giuridica", ha dichiarato da Claudio Cricelli, presidente della Simg. "Le epidemie non hanno mai vantaggi ma mi auguro che l'attuale situazione abbia come conseguenza positiva il far capire ai cittadini che le influenze possono fare vittime ma le fanno solo tra i malati cronici che quindi è fondamentale che si vaccinino", ha detto Fazio. Il vaccino, ha aggiunto, "é la prima forma di prevenzione per i malati cronici ma anche per gli anziani, per i quali è importante prendere molto sul serio la vaccinazione". Una dose unica di vaccino pandemico ai soggetti dai 10 ai 64 anni e due dosi di vaccino pandemico, a distanza di tre settimane l'una dall'altra, nei soggetti dai 6 mesi ai 9 anni: è quanto indicato nella circolare diffusa alle Regioni e Province autonome del 6 novembre 'Vaccinazione contro l'influenza pandemica da virus AH1N1'. Lo si apprende dal bollettino quotidiano del ministero del Welfare sull'influenza A nel quale di conferma come, in base al dati del sistema di sorveglianza Influnet basato sui medici sentinella, i casi di influenza settimanali stimati sono circa 540mila. In totale dal 19 ottobre, giorno di avvio della sorveglianza Influnet, al prima novembre, sono stimati 785 mila casi nel nostro Paese.

 

PRIMI INDAGATI PER LA MORTE DI CUCCHI

Stefano Cucchi sarebbe stato picchiato da almeno due agenti di polizia penitenziaria mentre era nella cella del palazzo di Giustizia di Roma, in attesa del suo processo per direttissima. È la testimonianza, secondo quanto riferiscono alcuni quotidiani, resa ai magistrati da un immigrato clandestino di 31 anni, arrestato il 15 ottobre per stupefacenti. Sarebbe lui il testimone che il 3 novembre ha raccontato al Pm Vincenzo Barba il pestaggio di Stefano Cucchi. Secondo il racconto dell'avvocato di S.Y., Francesco Olivieri, il 16 ottobre il suo assistito è in una delle celle del palazzo di Giustizia, in attesa del processo. Di fronte alla sua c'è quella in cui viene rinchiuso Cucchi. È attraverso lo spioncino della sua cella che ''in tarda mattinata'' S.Y., allarmato dalle ''grida'' che sente, si affaccia e vede due agenti di polizia penitenziaria picchiare Cucchi che, uscito di cella per andare in bagno, non voleva più tornare in camera di sicurezza. Secondo il racconto del detenuto, che oggi si trova al Regina Coeli, Cucchi sarebbe stato colpito prima con due manrovesci che l'hanno gettato in terra, poi preso a calci mentre era steso sul pavimento. Infine trascinato in cella dagli agenti. Dopo i processi per direttissima, S.Y. e Stefano Cucchi vengono sistemati nella stessa cella. Qui, S.Y. avrebbe visto i lividi che gonfiano il volto di Cucchi. Infine, entrambi vengono portati al Regina Coeli, i polsi legati con le stesse manette. È in questo momento, sempre secondo quanto riferisce l'avvocato Olivieri, che Cucchi sussurra a S.Y.: ''Hai visto questi bastardi come mi hanno ridotto?''. Arrivano i primi indagati per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nell'ospedale Sandro Pertini, a Roma, sei giorni dopo l'arresto per possesso di droga. Gli indagati, accusati di omicidio preterintenzionale, dovrebbero essere carabinieri, agenti di polizia penitenziaria e detenuti. In tutto circa sei persone, che si sarebbero trovate in contatto con Stefano Cucchi nelle camere di sicurezza del Tribunale di Roma. In quel lasso di tempo e spazio dove sarebbe stato isolato l'attimo dell'aggressione: dopo l'udienza che aveva deciso di lasciare in carcere Stefano e prima del suo trasferimento in cella. Tra gli indagati per ora non comparirebbero medici. E oggi approda on-line tutta la documentazione clinica relativa alla vicenda del geometra di 31 anni. Una documentazione dalla quale si evince che Stefano "non collaborava" col personale sanitario e rifiutava i trattamenti. Non solo: per fare luce la salma di Cucchi sarà probabilmente riesumata per consentire il completamento degli esami disposti. Sul cadavere del geometra è già stata fatta l'autopsia. E dai primi esami degli esami clinici e della documentazione autoptica compiuti dai medici legali incaricati dalla procura la tipologia delle lesioni riscontrate sul detenuto sono compatibili sia con un evento accidentale, come potrebbe essere una caduta, sia con le percosse. Al momento dunque non sarebbero coinvolti nelle indagini dei Pm Vincenzo Barba e Francesca Loy il personale medico dell'ospedale, nei confronti dei quali, se emergessero responsabilità a livello di negligenze, si procederebbe per omicidio colposo. Per i legali della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo e Dario Piccioni "si tratta di uno sviluppo particolarmente significativo e rilevante della delicata indagine in corso". Intanto oggi sono stati pubblicati on line sui siti abuondiritto.it, italiarazzismo.it e innocentievasioni.net, tutta la documentazione clinica a partire dal referto del medico del 118 delle 5.30 del 16 ottobre, fino ai diari sanitari del reparto detentivo del Pertini e al certificato di morte del 22 ottobre. Dalla relazione fatta il 21 ottobre scorso dall'ospedale Sandro Pertini emerge che Cucchi presentava "condizioni generali molto scadute" e aveva "un atteggiamento oppositivo, per nulla collaborante e di fatto rifiuta ogni indagine anche non invasiva". Nella relazione si legge, inoltre, che Cucchi "ha affermato di rifiutare anche di alimentarsi, accettando di bere liquidi e assumere la terapia orale, finché non parlerà con il suo avvocato". Dalla documentazione "emerge come una moltitudine di operatori della polizia giudiziaria, del personale amministrativo e delle strutture sanitarie, abbiano assistito, inerti quando non complici, al declino fisico di Stefano Cucchi e fino alla morte", spiega il presidente di A Buon Diritto, Luigi Manconi. Stefano Cucchi è morto perché era drogato e anoressico. Le parole del sottosegretario Carlo Giovanardi riaccendono la polemica sulla morte del giovane, deceduto nel reparto detenuti dell'ospedale Sandro Pertini 6 giorni dopo l'arresto, con vistosi ematomi in volto e sul corpo. Parole contro le quali si scagliano i familiari di Stefano che dal 22 ottobre chiedono giustizia per Stefano, l'opposizione e anche alcuni esponenti della maggioranza, secondo i quali quello di Giovanardi è uno "scivolone". Critiche alle quali il sottosegretario risponde in serata, parlando di "polemiche strumentali e in malafede". "Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perché pesava 42 chili" dice Giovanardi di primo mattino, sottolineando che la "la droga ha devastato la sua vita, era anoressico e tossicodipendente". Certo, prosegue, "il fatto che in cinque giorni sia peggiorato" dimostra che "bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così". Parole ammorbidite nel pomeriggio. "Sono stato il primo ad esprimere la solidarietà alla famiglia Cucchi per quello che di certo c'é nella sua tragica fine e cioé che nei giorni della degenza ospedaliera si è permesso che arrivasse alla morte nelle terribili condizioni che le foto testimoniano. Ma in tutto questo - ribadisce il sottosegretario - la droga c'entra, perché è stata la causa della fragilità di Stefano, anoressico e tossicodipendente". Immediata la reazione dei familiari. "Sono parole che si commentano da sole, Giovanardi fa dichiarazioni a titolo gratuito" dicono sia il padre Giovanni che la sorella Ilaria, sottolineando che la famiglia "é sempre in attesa di giustizia". E tra l'altro, prosegue Giovanni Cucchi, è stata proprio la famiglia ad ammettere, per prima, che Stefano aveva problemi con la droga, "Non lo abbiamo mai negato - dice - ma non per questo doveva morire così". Accanto alla famiglia si schiera il Pd, l'Idv. l'Udc e anche parte del Pdl, con Benedetto Dalla Vedova che parla di uno "scivolone che contraddice la linea di rigore e prudenza scelta dal governo". "Se Giovanardi intende riferirsi alle precarie condizioni di salute di Cucchi in quanto tossicodipendente, cosa a tutti nota - prosegue -, dovrebbe ricordare che usare violenza nei confronti di una persona particolarmente debole rappresenterebbe, qualora venisse provato l'uso della violenza, un'aggravante per chi l'ha commessa e non una scriminante". Per Livia Turco, del Pd, si tratta invece di parole "inqualificabili" e aggiunge: "é sconcertante che chi esalta il valore della vita in ogni occasione consideri la morte di uno spacciatore un fatto non importante. E' ignobile e inaccettabile arrivare a fare una gerarchia tra vite di serie A e serie B". Il capogruppo dell'Idv alla Camera, Stefano Donati, chiede le dimissioni del sottosegretario, "che si dovrebbe vergognare", mentre per il presidente dei senatori dell'Udc Giampiero D'Alia e per il senatore Stefano Pedica, che dall'inizio della vicenda é vicino ai familiari di Cucchi, "Giovanardi ha perso una buona occasione per tacere". "Non si può fare sterile propaganda politica su un ragazzo morto per circostanze ancora tutte da chiarire". Critiche anche dal presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti - "smentisca quelle frasi disumane - dice - Prima di emettere giudizi finali è assolutamente necessario aspettare i risultati dell'inchiesta" -, dai radicali, che bollano Giovanardi come "ipocrita e proibizionista" e dal segretario dei Verdi Angelo Bonelli, secondo il quali le sue parole "non sono degne di un paese civile". Patrizio Gonnella, di Antigone, chiede invece al sottosegretario "se picchiare chi usa droghe é lecito". "Soprassedere sulle violenze, sui diritti calpestati e su quanto caduto in quei sei giorni e dare tutta la colpa alla droga - conclude - è quanto meno singolare". A tutti replica Giovanardi. "Quando si polemizza - dice - bisogna avere onestà intellettuale e non malafede pregiudiziale. Ho ampiamente illustrato la mia posizione di piena solidarietà alla famiglia Cucchi e di forte critica per la mancata assistenza nelle strutture sanitarie". È dunque "difficile dialogare con chi stravolge maliziosamente il pensiero altrui. Ma mi rendo contro - conclude - che nel nostro Paese c'é sempre qualcuno pronto a sostenere la libertà di drogarsi anche deformando ad arte le posizioni di chi la pensa in maniera diversa da loro".

 

INFARTI E TEMPERATURE

Il freddo rigido e il caldo torrido, nonché l'inquinamento atmosferico aumentano i casi di infarto: in località dove ogni giorno si registrano dieci infarti nei giorni più caldi e in quelli più freddi altre 1-4 persone vanno ad aggiungersi alla lista dei casi di infarto. Lo dimostra uno studio di revisione su decine di ricerche epidemiologiche, diretto da Krishnan Bhaskaran della School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra pubblicato sulla rivista Heart. La disamina effettuata, concentrata solo sui casi di infarto e non sulle malattie cardiovascolari in generale, si è basata sul riesame dei risultati di 19 studi su temperatura e infarti e 26 su inquinamento e infarti. E' emerso che le temperature rigide e quelle torride aumentano il numero di infarti registrati ogni giorno in città; così pure l'inquinamento atmosferico. Per quest'ultimo, ha precisato Bhaskaran, non sembra esserci una soglia di sicurezza al di sotto della quale il cuore non ne risente.