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                                    BASKET: DISASTRO UNIEURO

 

 

 

 

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MICROCHIP SOTTOCUTANEO

Sorveglianza terrificante o soluzione pratica al Covid-19? In Svezia, un paese all'avanguardia nei microchip sottocutanei, un'azienda ha sviluppato un passaporto sanitario che può essere indossato sotto la pelle. "Penso che sia parte della mia integrità portare un chip e tenere le mie informazioni personali per me", spiega Amanda Back ai media locali, una cittadina di Stoccolma che utilizza il chip sviluppato dalla società DSruptive Subdermals. "Sento di avere un controllo maggiore stando nella mia mano", aggiunge questo responsabile di uno spazio dedicato alle nuove tecnologie. Sebbene non ci siano dati pubblici su questa pratica, diverse migliaia di svedesi hanno impiantato questo dispositivo elettronico sotto la pelle negli ultimi anni per sostituire chiavi, biglietti da visita, biglietti del treno ... e, nel caso di alcuni, il loro certificato di vaccinazione. Il Paese scandinavo è uno dei baluardi dei "biohacker", che considerano questo tipo di soluzioni il futuro dell'umanità nonostante le perplessità che suscitano in molte altre persone. Più vantaggi, secondo i suoi difensori: "Un microchip impiantato costa circa 100 euro nel caso delle versioni più avanzate, rispetto ai braccialetti intelligenti, che generalmente costano il doppio; un impianto può durare 30 o 40 anni, mentre un bracciale dura 3 o 4 anni", sostiene Hannes Sjoblad, capo di DSruptive Subdermals, per il quale il passaporto sanitario è solo uno degli esempi di possibili applicazioni di questo dispositivo. L'uomo d'affari osserva tuttavia che molte persone vedono gli impianti con paura, "come una tecnologia di sorveglianza". I microchip "non hanno batteria e non possono trasmettere segnali da soli, non possono dire dove ci si trova e si attivano solo a contatto con uno smartphone, ad uso esclusivamente volontario".

 

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ALIENI SULLA LUNA?

Una foto scattata dal rover cinese Yutu 2 sul lato nascosto della Luna mostra un misterioso oggetto cubico in lontananza scatenando molteplici ipotesi. Lo riporta il sito web “space.com” che tratta notizie di spazio e astronomia, basato sul diario di Yutu 2 sul canale scientifico cinese "Our Space". Si tratta di un oggetto di forma cubica. Andrew Jones, giornalista scientifico, lo ha notato per primo nel nuovo aggiornamento del rover e ha mostrato lo scatto su Twitter: il cubo, soprannominato ‘casa del mistero’, si trova ad un’ottantina di metri dal rover, nel cratere Von Kármán. Ciò non significa necessariamente che ci sia vita aliena, osserva il giornalista Andrew Jones. "Ma è qualcosa da esplorare" scrive Andrew Jones su Twitter. Ora, secondo Jones, dobbiamo aspettare gli aggiornamenti che il rover Yutu 2 probabilmente raccoglierà nei prossimi due o tre giorni lunari (due o tre mesi terrestri) mentre si avvicina all'oggetto. “Non è un obelisco o (un oggetto estraneo), ma sicuramente è qualcosa a cui dare un’occhiata,”. Secondo lui potrebbe trattarsi di una roccia tagliata in modo pressochè perfetto in seguito all’impatto di un asteroide. A riprova di questa ipotesi ha pubblicato anche una foto di un masso che era già stato precedentemente osservato sulla superficie lunare. Il rover cinese ha, al momento, percorso 900 metri sul lato nascosto della Luna: ci si muove molto lentamente allo scopo di evitare che il veicolo rimanga bloccato nel terreno. Il media “Our Space” parla di una “misteriosa capanna”. Il lander lunare Chang'e 4 ha portato il robot Yutu 2 in viaggio sulla luna quasi tre anni fa. I due dispositivi sono atterrati per la prima volta nella storia umana il 3 gennaio 2019 sul lato opposto della luna, che non potremo mai vedere dalla Terra. Da allora, lo Yutu 2, a energia solare, ha esplorato il fondo del cratere Von Kármán, largo circa 186 chilometri. Chang'e 4 è già la quarta missione cinese sulla luna, la seconda con un rover. La prima missione con un robot del genere è stata durante la missione Change'3. gli esperti stanno già pensando, per il futuro, di organizzare una spedizione dell’equipaggio del rover per raggiungere l’oggetto cubico e osservarlo più da vicino. Gli scienziati hanno ricordato che la prospettiva potrebbe trarre in inganno e che soltanto avvicinandosi di più la vera natura di questo oggetto dovrebbe diventare più evidente.

 

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ASTEROIDE CONTRO LA TERRA

Un enorme asteroide grande quasi il doppio della Grande Piramide di Giza si sta dirigendo verso l'orbita terrestre alla fine di dicembre, secondo il tracker di asteroidi della NASA, anche se è improbabile che colpisca il pianeta. Conosciuto come 2017 AE3, l'asteroide ha un diametro stimato compreso tra 120 metri e 260 metri. Per fare un confronto, alla sua dimensione massima stimata, sarebbe quasi il doppio della Grande Piramide di Giza in Egitto ed è circa 1,15 volte l'altezza del Golden Gate Bridge di San Francisco. Dirigendosi verso l'orbita del pianeta il 29 dicembre, nell'ultimo grande sorvolo di asteroidi del 2021, l'asteroide passerà vicino alla Terra a una distanza di circa 354 milioni di chilometri. Per fare un confronto, la distanza tra la Terra e la Luna è di circa 384.000 chilometri, quindi AE3 2017 passerà ancora a distanza di sicurezza. Se la Terra non si trovasse nel percorso di AE3 del 2017, il risultato potrebbe essere disastroso. Secondo la NASA, qualsiasi asteroide di diametro pari o superiore a 140 metri potrebbe avere un impatto potenzialmente catastrofico se si schiantasse sulla Terra. Secondo una ricerca del Davidson Institute of Science dellla Weizmann Institute of Science israeliano, un asteroide di oltre 140 metri rilascerebbe una quantità di energia almeno mille volte maggiore dell'energia rilasciata dalla prima bomba atomica se fosse colpita la Terra. Qualcosa di ancora più grande, oltre 300 metri di larghezza come l'asteroide Apophis, potrebbe distruggere un intero continente. Un asteroide di oltre un chilometro potrebbe innescare cataclismi in tutto il mondo. L'ultima volta che un asteroide ha colpito il pianeta è stato nel 2013 in Russia, quando un asteroide di 17 metri è esploso nell'atmosfera. L'ultimo impatto di un asteroide di queste dimensioni avvenne nel 1908 sopra il fiume Podkamennaya Tunguska in Russia, in quello che oggi è noto come l'evento Tunguska. Quando l'asteroide è esploso in aria diversi chilometri sopra l'area, ha prodotto un'enorme esplosione di 12 megatoni, causando una distruzione diffusa per migliaia di chilometri. Ciò lo renderebbe circa 800 volte più potente di "Little Boy", la bomba atomica da circa 15 kilotoni fatta esplodere durante la seconda guerra mondiale su Hiroshima, e 600 volte più di "Fat Man", quella da 20 kilotoni fatta esplodere su Nagasaki per tre giorni dopo. Il bilancio delle vittime dell'evento di Tunguska è stato estremamente basso, tuttavia, con solo tre persone che si pensa siano state uccise, a causa di quanto remota e scarsamente popolata fosse la regione. Ma i danni erano ancora evidenti, con circa 80 milioni di alberi completamente appiattiti, venti di circa 27 km., un secondo scoppiato e un forte rumore sentito in lungo e in largo. Tremori e onde radio sono state avvertite fino a Washington e in Indonesia. I pochi testimoni oculari che ancora vivono, hanno raccontato di una terrificante esplosione, forti venti, tremori e rumori incredibilmente forti. L'evento di Tunguska è il più grande della storia registrata, sebbene siano avvenuti più grandi eventi preistorici, ed è una delle più grandi esplosioni mai registrate, molto più potente di molte bombe nucleari. Un impatto del 2017 AE3 sarebbe probabilmente molto più devastante. La natura distruttiva degli asteroidi, anche di piccole dimensioni, è ben nota agli esperti, con le agenzie spaziali di tutto il mondo che monitorano potenziali impatti catastrofici e ricercano potenziali mezzi per fermarli. Un metodo per fermare l'impatto di un asteroide è attraverso l'uso della deflessione, che significherebbe lanciare qualcosa per alterare leggermente il suo percorso. Il più importante di questi sforzi è la missione Double Asteroid Redirection Test (DART) attualmente in corso, il risultato degli sforzi della NASA e dell'Applied Physics Laboratory. Questo sarebbe l'equivalente di prendere a pugni un asteroide con un razzo con una velocità sufficiente per cambiare la sua direzione di una frazione di punto percentuale. La missione DART è il primo vero tentativo dell'umanità di testare una difesa contro l'impatto di un asteroide ed è stata lanciata verso il sistema di asteroidi binari Didymos.

 

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LA MOLESTIA ALLA GIORNALISTA

Un brutto gesto, quello messo in atto da un tifoso della Fiorentina, di 45 anni, all'uscita dello stadio di Empoli. L'uomo, individuato dalla Polizia grazie allo stesso filmato, passando a fianco della pseudo giornalista Greta Beccaglia (non risulta iscritta all'Ordine Nazionale dei Giornalisti), che in telecronaca diretta commentava la sconfitta della Fiorentina per l'emittente privata Toscana TV, allungava una mano toccando il sedere della ragazza. È evidente che siamo davanti ad un atto di cattiva educazione, un atto maschilista. La molestia però è qualcosa di perdurante, mentre qui si tratta di un tocco volante a cui la stessa telecronista sul momento non sembra dare molta importanza, lamentando solo un timido "Questo non puoi farlo" rivolto al molestatore che prosegue camminando. Una cosa è ora certa: questa sconosciuta collaboratrice dell'emittente privata fiorentina è oggi diventata la più famosa giornalista italiana. Il suo nome appare su tutti i quotidiani nazionali, sui telegiornali televisivi e sulle trasmissioni di informazione. Una pubblicità inaspettata che apre la strada ad una brillante futura carriera giornalistica della giovane cronista. Intere trasmissioni dedicate alla giovane e bella inviata della tv toscana. Un dato appare oggi chiaro: chi non ha  notato che tutte le telecroniste sportive, tutte le addette alle previsioni meteo televisive, sono delle giovani e bellissime ragazze. Non ce ne è una di brutto aspetto, eppure la bellezza è un dono, non un merito né una colpa, non ha certamente nessuna relazione con l'intelligenza, la bravura o il talento. Nel giornalismo televisivo la ricorrenza di conduttrici e croniste con fisico da pin up è una casuale ricorrenza statistica, un criterio di selezione adottato da chi ha il potere di scegliere, editori e direttori, probabilmente con la speranza di sollevare l'audience. Un gesto cafone e pessimo, da condannare, quello del tifoso, ma come ha scritto Vittorio Feltri, più che un procedimento per molestie sessuali l'uomo si meriterebbe una bella pedata nel sedere.  Stranamente anche molte donne, forse femministe, sono insorte sul web inveendo contro il vittimismo della giornalista di Toscana TV, rivendicando l'effimero e ridicolo valore del gesto messo in atto dal tifoso.    

 

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NUOVA VARIANTE OMICRON

"La nuova variante Omicron del coronavirus provoca una malattia leggera senza sintomi importanti". Lo ha dichiarato, sul Telegraph e poi ripresa da diversi media, Angelique Coetzee, presidente della Associazione dei medici del Sudafrica, Paese da cui proviene la variante e che l'ha isolata. La dottoressa Coetzee ha però precisato che le persone anziane e affette da malattie sono comunque a rischio. Coetzee è stata la prima ad allertare le autorità del Paese dopo aver trattato e individuato la nuova variante. Si è accorta che qualcosa stava cambiando quando i pazienti del suo affollato studio privato nella capitale Pretoria hanno iniziato ad arrivare all'inizio di novembre con sintomi del Covid-19 piuttosto inusuali. Si sono presentate persone di tutte le etnie con senso di affaticamento, bambini con battito accelerato, senza che nessuno presentasse uno dei sintomi più tipici dell'infezione da nuovo coronavirus, in particolare la perdita di gusto e olfatto. "I loro sintomi erano molto diversi e lievi rispetto a quelli che avevo curato in precedenza", racconta la presidente dei medici sudafricani, che esercita la professione da 33 anni. Il 18 novembre, quando quattro membri di una stessa famiglia con questi sintomi sono risultati positivi al test, Coetzee racconta di aver avvisato il comitato scientifico che coordina le politiche vaccinali e terapeutiche. Una trentina di suoi pazienti sono risultati positivi, almeno la metà senza essere stati vaccinati. Coetzee ha spiegato che i suoi pazienti non hanno avuto sintomi gravi, che stavano bene, esprimendo però preoccupazione nei confronti delle persone anziane, più vulnerabili specie se affette da malattie cardiocircolatorie o diabete. "Ciò di cui ci dobbiamo preoccupare è che le persone più anziane e senza vaccino si infettino con la nuova variante. E se non sono vaccinate, vedremo molte persone con forme gravi della malattia", ha detto Coetzee, ricordando però come la situazione in Sudafrica sia molto diversa da quella britannica o europea, per la scarsa incidenza della campagna vaccinale e per l'irrilevante porzione della popolazione sopra i 65 anni, pari solo al 6%. Al momento non ci sono elementi per dire se sia più cattiva anche perché di questa variante si sappia poco o nulla, e che prima di parlare, quindi, bisognerebbe aspettare i risultati degli studi. Tuttavia è doveroso mantenere la massima allerta perché non si diffondano i contagi, dall’altro lato è doveroso, da parte dei media e degli esperti, di evitare allarmismi.

 

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IN GIAPPONE IL COVID  È SCOMPARSO

In Giappone, secondo un team di ricercatori, l'agente patogeno si è "autodistrutto" a causa di una mutazione fatale. Come riporta l’agenzia di stampa Sputnik che ha esplorato le possibili cause di questo "miracolo giapponese", che rilancia per la fondatezza dell’analisi,  “la quinta e più grave ondata della pandemia, causata dall’altamente contagiosa variante delta, si è improvvisamente conclusa. Tre mesi fa, al picco della distribuzione della variante Delta, i contagi giornalieri in Giappone si attestavano a 26.000 unità, mentre oggi sono meno di 200. Il tasso di mortalità è sceso a zero. Gli alti livelli di vaccinazione e la disciplina sono solitamente citati come i principali fattori che hanno invertito la tendenza. Tuttavia, l'Istituto Nazionale di Genetica e l'Università di Niigata, guidato dal professor Itsuro Inoue, crede che sia tutta una questione di variazione genetica nel coronavirus. Analizzando le diverse varianti di SARS-CoV-2, gli scienziati hanno stabilito che la versione Alfa, che ha dominato la quarta ondata di COVID-19 in Giappone da marzo a giugno, era geneticamente molto diversa: infatti, era composta da 5 gruppi principali, con molte mutazioni ramificate. I ricercatori hanno ipotizzato che la delta, più contagiosa e aggressiva, sarebbe stata ancor più varia. Ma, stranamente, i ricercatori hanno appurato l’esatto contrario: all'inizio, le mutazioni si accumulavano rapidamente e poi improvvisamente si fermavano. Gran parte delle mutazioni si è verificata nel sito A394V della proteina non strutturale nsp14, responsabile della correzione degli errori che si verificano durante la replicazione. Secondo i ricercatori, a un certo punto il virus, cercando di correggere gli errori, ha semplicemente perso la sua capacità di replicarsi. "Siamo rimasti scioccati", ha ammesso il professor Inoue in un'intervista al Japan Times. “Sembra che con l'accumularsi delle mutazioni, il virus sia diventato difettoso e abbia perso la sua capacità di replicarsi". Il fatto che la proteina nsp14 sia estremamente importante nella protezione degli acidi nucleici è stato sottolineato anche dal professor Takeshi Urano della Shimane University School of Medicine. "Nsp14 interagisce con altre proteine virali - ha osservato lo scienziato - gli studi hanno dimostrato che un virus con nsp14 danneggiata presenta performance di replicazione significativamente peggiori. Questo può essere uno dei fattori della rapida riduzione dell'incidenza della malattia". È avvenuto lo stesso anche in passato. Nel 2003, per esempio, è improvvisamente scomparsa l'epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Gli esperimenti di laboratorio hanno confermato che le mutazioni nella proteina nsp14 hanno fermato la replicazione del virus. In Giappone, tutte le restrizioni sono state eliminate, ma l'incidenza della malattia non è aumentata. Il professor Inoue crede che in questo caso siano diversi i fattori ad aver inciso. In primo luogo, la vaccinazione di massa (più del 75% della popolazione era completamente vaccinata) e la profilassi rigorosa. In secondo luogo, il Giappone è stato fortunato, in quanto la Delta aveva già sostituito tutte le altre varianti alla fine di agosto. L'evoluzione del virus è stata limitata a un solo ceppo, che alla fine è degenerato. Questo è il motivo per cui la Russia, dominata dalla Delta, ha migliori possibilità di ripetere il "miracolo giapponese", rispetto all'India o all'Indonesia, dove invece dominano Alfa e Delta, a parità di adozione delle necessarie misure vaccinali. C'è però un altro elemento da considerare. Sempre gli scienziati dell'Istituto Nazionale di Genetica e dell'Università di Niigata hanno appurato che gli asiatici presentano un enzima protettivo, APOBEC3A, che attacca i virus RNA, compreso il SARS-CoV-2. Gli europei e gli africani, invece, non ce l'hanno. Quanto questo sia significativo e come APOBEC3A interagisca con la proteina nsp14 non è ancora completamente chiaro, poiché lo studio non è ancora stato completato. E comunque, almeno in Corea del Sud, Paese geneticamente vicino al Giappone, la pandemia continua. E il professor Testuo Fukawa, del Future Social Welfare Institute di Tokyo, ritiene che la situazione del COVID-19 sia aggravata dall’obesità. In Giappone, solo il 3,6% della popolazione è obesa, uno dei tassi più bassi del mondo."E il nostro tasso di mortalità è davvero basso - ha detto Fukawa alla BBC - l'obesità è un fattore di rischio per COVID-19, ma comunque non il più importante". Tuttavia, è troppo presto per celebrare la vittoria sul virus, anche su scala nazionale. "Stiamo facendo bene finora, perché in Giappone c’era la Delta. Altre varianti si stavano avvicinando, ma Delta le ha trattenute. Ora si è aperta la strada a nuovi ceppi. I vaccini da soli non risolveranno il problema. Abbiamo bisogno di controlli sull’immigrazione, perché non sappiamo cosa può arrivare da altri Paesi", sottolinea Itsuro Inoue. Gli scienziati invitano a rimanere vigili e a prepararsi per la prossima ondata. E soprattutto, a continuare la vaccinazione.

 

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CINQUE FIALE DI VAIOLO

L’annuncio del CDC è quindi di quelli da lasciare sconcertati, se confermato. Cinque fiale etichettate ‘Vaiolo’ e 10 etichettate ‘Vaccinia’ sono state scoperte in un congelatore in un sobborgo di Philadelfia martedì. La scoperta ha portato al blocco della struttura, che è di proprietà del colosso farmaceutico Merck e si trova nel Galles del nord, a circa 50 chilometri a nord-ovest di Philadelfia, in Pennsylvania, secondo quanto riportato da notizie locali. Il Vaccinia è il virus del vaccino, quello da cui deriva il termine più generico vaccino, cioè un virus a DNA che presenta immunità crociata col Variola virus, l’agente responsabile del vaiolo umano. L'agenzia sanitaria federale ha aggiunto che le fiale congelate con l'etichetta 'Vaiolo' sono state scoperte casualmente da un addetto al laboratorio mentre puliva un congelatore in una struttura che conduce ricerche sui vaccini in Pennsylvania. CDC, i suoi partner amministrativi e le forze dell'ordine stanno indagando sulla questione e il contenuto delle fiale appare intatto. La presenza combinata di entrambi i tipi di fiale fa pensare che non possa trattarsi di uno scherzo o un caso, ma, se veramente le fiale contengono ciò che promettono, il vero mistero è come possa essere stata possibile una violazione del genere degli accordi, sia bilaterali che con l’OMS, i quali prevedevano che solo ed esclusivamente i due laboratori accreditati in tutto il mondo possano conservare i pericolosissimi campioni. Il vaiolo è stata una delle malattie epidemiche più mortali conosciute dall'uomo. Il virus, che si diffonde inalando goccioline infette o attraverso il tatto, uccide circa un terzo delle persone che lo contraggono. I sopravvissuti, nella maggior parte dei casi, portano i segni sul corpo delle cicatrici causate dalle bolle piene di pus che si formano sulla pelle e nel 2-5% dei casi può manifestarsi cecità. Solo nel XX secolo si stima che le epidemie di vaiolo abbiano ucciso almeno 300 milioni di persone. Con 15 milioni di infetti nel solo 1967, ultimo anno di picco, e 2 milioni di morti. Nel XVIII secolo si valuta che la malattia viaggiasse al ritmo di 400mila morti all’anno solo in Europa. Dopo una massiccia campagna di vaccinazione, portata avanti a partire dal XIX secolo e implementata con un imponente sforzo congiunto tra il 1958 e il 1977, l'OMS finalmente, nel 1979, dichiarò la malattia eradicata, di fatto l’unica malattia completamente eradicata nella storia dell’umanità, a parte la peste bovina nel 2011. Gli ultimi due casi di vaiolo al mondo si verificarono a Birmingham, nel Regno Unito, nel 1978, quando due dipendenti della Facoltà di Medicina dell'Università contrassero il virus e uno dei due morì. Dopo tale incidente, tutte le riserve conosciute di vaiolo furono distrutte, per lo meno così si credeva, o trasferite in uno dei due laboratori di riferimento dell'OMS, dotati di un livello di sicurezza adeguato: il CDC di Atlanta e il Centro nazionale di ricerca in virologia e biotecnologie VEKTOR di Koltsovo, in Russia.

 

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TORNA POSTALMARKET

Reazione oltre ogni aspettativa dei fan, i cataloghi messi in vendita con il voucher scontato andati a ruba, la promozione è sospesa dieci giorni prima della sua fine. In ottobre torna in edicola il catalogo più amato dagli italiani. L’azienda: “Non ci aspettavamo tanto affetto”. Si sapeva che il ritorno di Postalmarket era atteso. Ma nessuno immaginava quanto. Ebbene, in pochi giorni sono andati letteralmente a ruba le copie che la società aveva posto in vendita con uno sconto speciale e in preordine (il costo di copertina ridotto da 9,9 euro a 6,9; in aggiunta un voucher da 10 euro per il primo acquisto). Di qui, la decisione di annunciare sui social network il sold out con oltre 20.000 persone che si sono registrate alla newsletter. “Non ci aspettavamo tanto affetto dai nostri fan storici”, fanno sapere dall’azienda. “Sapevamo dell’amore che c’era verso il catalogo che ha rappresentato la storia dell’Italia e dei suoi consumi. Ma adesso ne abbiamo la prova concreta. Le aspettative sono alte, saremo in edicola ad ottobre con il catalogo suddiviso in sei mondi, dentro ai quali ci sarà la bellezza dei prodotti italiani. Non vediamo l’ora che questa avventura inizi davvero”. Il modello di business di Postalmarket è totalmente innovativo. In era di e-commerce e di vendite on line, infatti, il catalogo propone una selezione di prodotti autorevole, dà la garanzia del proprio marchio e dei prodotti posti in vendita. E per questo raggiunge il target delle persone meno giovani, o quantomeno quelle che non amano gli acquisti on line. Ma in questa rinascita di Postalmarket (il tema della “rinascita” sarà centrale in tutta la comunicazione) ci saranno anche le tecnologie più avanzate. L’ecommerce di supporto, che ovviamente ammicca a chi, invece, preferisce fare acquisti solo on line, è sviluppato con tecnologia Storeden e di supporto ci sarà anche una app con tanto di realtà aumentata (inquadrando il catalogo sarà possibile vedere dei video sui prodotti). In copertina confermata la scelta di Diletta Leotta, volto che andrà ad aggiungersi alle icone di stile e di moda che negli anni hanno occupato la copertina della rivista, come Ornella Muti, Romina Power, Carla Bruni, Cindy Crawford, Claudia Schiffer e molte altre. La versione cartacea accoglierà una selezione accurata di prodotti degli oltre 150 marchi italiani divisi in sei categorie: abbigliamento donna/uomo e accessori, intimo, casa, salute e bellezza, cibo e bevande, tempo libero. Ma il catalogo avrà anche contenuti giornalistici con firme autorevoli, curiosità e consigli sullo shopping. “Per questa prima edizione è stato scelto il filone conduttore della rinascita”, concludono dalla società proprietaria del marchio. “La storia italiana di Postalmarket si identifica con l’italianità e quindi saranno presenti solo ed esclusivamente aziende italiane e che rappresentano perfettamente l’identità del nostro territorio, che sta lavorando in questi mesi per rinascere e ritornare alla normalità”.

 

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“DO YOU KNOW AI?”

Fino a che punto le nuove tecnologie possono influenzare le nostre scelte e quali sono i limiti nella relazione uomo-macchina? Questi interrogativi verranno affrontati e approfonditi durante il quinto e ultimo appuntamento di e-Talk@BOSCH, organizzato dalla scuola di formazione BOSCH TEC.Giovedì 7 ottobre, alle ore 18:00 in diretta streaming, si svolgerà Do you know AI?, l’incontro per scoprire insieme agli esperti delle nuove tecnologie le sorprendenti connessioni tra Essere Umano e Intelligenza Artificiale, con un focus particolare all’aspetto etico. L’obiettivo, come negli appuntamenti precedenti, è quello di voler approfondire le competenze che sono necessarie in questo delicato e complesso momento storico. In particolare, l'intelligenza artificiale sta entrando sempre più a far parte della nostra vita quotidiana: cambierà il modo in cui viviamo, lavoriamo, facciamo acquisti, viaggiamo e interagiamo gli uni con gli altri, aiuterà a creare prodotti e soluzioni più intelligenti. La nostra responsabilità sarà dunque quella di perseguire una tecnologia che sia al fianco e migliori il benessere della società. La partecipazione all’e-Talk@BOSCH è gratuita e aperta al pubblico; per seguire l’evento in diretta streaming, basta registrarsi al seguente LINK. L’iscrizione è valida e unica per tutti gli eventi del ciclo “Smart Learning Experience” - approfondimento sulle competenze del futuro della scuola di formazione BOSCH TEC.

 

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34° FESTIVAL LISZT

A 210 anni dalla nascita di Liszt, nei luoghi italiani del Romanticismo Europeo tornano musica e spettacoli, fra l’omaggio al centenario della nascita del pianista György Cziffra e la celebrazione di Dante con le incisioni di Gustave Dorè e la voce narrante di Manuela Mandracchia. Dal 10 ottobre al 28 novembre, nella cornice dello storico palazzo nobiliare Palazzo Savelli, Albano (Piazza della Costituente, 1) – Albano (RM), torna con la sua 34° edizione il Festival Liszt Albano, il festival lisztiano più longevo e di eccellenza in Italia già inserito nel 2018 fra le manifestazioni dell’Anno Europeo Del Patrimonio Culturale. Nel 210° anniversario della nascita di Franz Liszt, un ritorno di Liszt nei luoghi di Liszt e di tutti gli artisti ed intellettuali che hanno animato il Romanticismo Europeo lasciandosi ispirare dalle meraviglie del Centro Italia. Un alternarsi di grandi nomi per cinque appuntamenti domenicali con János Balázs, Marco Scolastra, la Roma Tre Orchestra, Maurizio D’Alessandro, Gabriele Pieranunzi, Massimo Giuseppe Bianchi e Manuela Mandracchia. Si parte il 10 ottobrealle ore 21:00 presso Palazzo Savelli con il pianista ungherese János Balázs considerato uno dei maggiori virtuosi della scena internazionaleed erede del maggiore interprete lisztiano del ‘900 il pianista György Cziffra del quale si festeggia il centenario della nascita. Il concerto viene infatti organizzato in collaborazione con il György Cziffra Memorial Year. Nel programma che verrà eseguito, oltre alla Fantasia dopo una lettura di Dante di Liszt e alla Ballata op. 23 e alcuni valzer di Chopin e Liszt, si metteranno in risalto anche le capacità virtuosistiche di rielaborazione e improvvisazione dello stesso János Balázs (con le Danze ungheresi n. 5 e 6 di Brahms o le reminiscenze parafrasi da Johann Strauss) secondo la tradizione iniziata da Liszt e continuata nel ‘900 appunto da Cziffra del quale János Balázs ne è l’erede. Si prosegue il 31 ottobre ore 18:00 con Chopin, un ritratto, con Marco Scolastra nel duplice ruolo di pianista e narratore, e poi il 7 novembre, ore 18:00 con Ottocento/Novecento ovvero Liszt incontra il Novecento, con la Roma Tre Orchestra (direzione del giovane Sieva Borzak) che presenterà Mahler (il celebre Adagetto dalla 5° sinfonia) la Wanderer Fantasie di Schubert-Liszt e la Maledition di Liszt nelle versioni per pianoforte e orchestra nell’interpretazione del giovanissimo e talentuoso pianista Francesco Maria Navelli, per terminare con Aaron Coplande il suo Concerto per clarinetto interpretato da Maurizio D’Alessandro. In ambito cameristico, il 14 novembre alle ore 18:00, il festival incontra Gabriele Pieranunzi - 1° violino solista dell’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli - con il pianista Massimo Giuseppe Bianchi che eseguiranno un programma di impronta romantica con musiche di Beethoven (sonata n. 4 op. 25 “La primavera”) Schumann (Sonata n. 1) erari brani dello stesso Liszt (La lugubre gondola, Elegia e Romance oubliee). Il festival chiude il 28 novembre con Il Viaggio di Dante, il sogno di Liszt, a Palazzo Savelli alle ore 17 con replica alle ore 19.30. Verrà eseguita la Sinfonia Dante nella versione cameristica per due pianoforti (Vincenzo Maltempo e Michelangelo Carbonara) e coro femminile, con la proiezione delle incisioni di Gustave Dore e la voce narrante dell’attrice Manuela Mandracchia. Una composizione per la quale lo stesso Liszt aveva pensato non solo ad un’esecuzione in forma di concerto ma ad una vera e propria messa in scena spettacolare. In questo senso le terrificanti proiezioni delle incisioni di Gustave Dorè con l’intreccio della recitazione costituiscono una immersione nel flusso della musica immaginativa di Liszt confermando quell’idea di multimedialità ante litteram da lui intuita. Il festival propone inoltre due mostre a ingresso libero: dal 30 ottobre al 14 novembre presso il Museo Civico di Albano, la mostra fotografica L’occhio di Liszt. Immagine di un festival, con scatti significativi dei tanti anni del festival. Presso Palazzo Lercari (Museo Diocesano), dal 24 novembre all’11 dicembre, invece, la mostra documentaria sul tema di Liszt e Dante svolta in collaborazione con il Museo Liszt di Budapest e l’Accademia d’Ungheria in Roma. Per i concerti è previsto un biglietto unico d’ingresso € 12. Il Festival Liszt Albano sostenuto dal Comune di Albano (Ass.to alla Cultura) è ideato e organizzato dall’Ass. Amici della Musica Cesare De Sanctis con la direzione artistica di Maurizio D’Alessandro. Partner istituzionali sono l’Accademia Ferenc Liszt e il Museo Liszt di Budapest, l’Accademia d’Ungheria in Roma.

 

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PROGETTO BMW

I primi veicoli della fase sperimentale sono stati consegnati al BMW Welt il 9 luglio. Ciò significa che i clienti sono ora in possesso di 20 BMW i3 dotate della nuova tecnologia, mentre altre 30 saranno consegnate agli utenti aziendali nelle prossime settimane. Il progetto di ricerca del consorzio "Bidirectional Charging Management - BCM" lanciato a maggio 2019 riunisce aziende e istituzioni del settore automobilistico, delle infrastrutture di ricarica, dell'ambito energetico e scientifico per sviluppare soluzioni tecnologiche che rendano la mobilità elettrica ancora più semplice ed economica per gli utenti, con emissioni ancora più basse. Adottando un approccio olistico, il progetto mira a collegare per la prima volta i veicoli, le infrastrutture di ricarica e le reti elettriche per facilitare l'utilizzo dell'energia rinnovabile - e allo stesso tempo aumentare l'affidabilità della fornitura di energia. Il progetto di ricerca durerà tre anni sotto la guida del Centro aerospaziale tedesco e con il finanziamento del Ministero della Repubblica Federale Tedesca per l'economia e l'energia. I veicoli elettrici con capacità di ricarica bidirezionale non saranno solo in grado di prelevare energia elettrica per la batteria ad alta tensione quando sono collegati a una stazione di ricarica compatibile o a una wallbox, ma avranno anche la capacità di invertire il processo e immettere nuovamente energia nella rete elettrica dell'operatore della rete di distribuzione. Questo trasformerà concretamente le batterie dei veicoli elettrici in dispositivi mobili di stoccaggio energetico, in grado di fornire elettricità quando necessario. Integrare il maggior numero possibile di veicoli elettrici nella rete elettrica attraverso questa metodologia richiede una moltitudine di innovazioni in termini di tecnologia dei veicoli, hardware e gestione della ricarica, interfacce di comunicazione con gli operatori del settore energetico e requisiti legali. Realizzare questi progressi è il compito del progetto di ricerca, all’interno del quale il BMW Group agisce come leader del consorzio, affiancato da: KOSTAL Industrie Elektrik GmbH (sviluppo dell'hardware di ricarica), KEO GmbH (fornitore di software per la connessione dei sistemi degli utenti con i fornitori di energia), l'operatore della rete di trasmissione TenneT e l'operatore della rete di distribuzione Bayernwerk Netz GmbH (entrambi i servizi del sistema energetico), l'Istituto di ricerca per l'energia e la Research Association for Energy e.V. (sia la ricerca FfE sul sistema energetico e le ripercussioni sulla rete, sia la valutazione dei dati di misurazione), l'Istituto di tecnologia di Karlsruhe (KIT; ricerca sul mercato dell'elettricità e ripercussioni sulla rete) e l'Università di Passau (ricerca sugli utenti). I clienti che hanno partecipato al progetto pilota saranno ora i primi a beneficiare di questo nuovo pacchetto tecnologico. Esso consiste essenzialmente nella tecnologia in-vehicle e backend (BMW), nella wallbox intelligente (KOSTAL) e nel collegamento per l’interconnessione dell'auto elettrica, della wallbox e dell'impianto elettrico nell'edificio del cliente con la rete elettrica (Bayernwerk, KEO e TenneT). Il primo effetto diretto per i clienti sarà la massimizzazione dell'energia generata dal proprio impianto fotovoltaico nei consumi, con una conseguente notevole riduzione dei costi dell'elettricità. Ciò verrà integrato in una seconda fase dalla funzionalità vehicle-to-grid (V2G), il che significa che i clienti saranno coinvolti in nuovi modelli di business per il commercio energetico e la stabilizzazione della rete elettrica. La terza fase estenderà la sperimentazione ai clienti con flotte elettriche, che useranno i loro veicoli come dispositivi di stoccaggio a breve termine per eliminare i picchi di consumo energetico nel ciclo di carico giornaliero. Il compito di armonizzare l'interazione tra i singoli componenti e gli standard di collegamento esistenti e futuri - per garantire un funzionamento complessivo senza interruzioni - si è rivelato la principale sfida tecnica durante la progettazione del pacchetto. I metodi e i processi di sviluppo del veicolo costruiti dal BMW Group e l'impegno incrollabile di tutti i partner del progetto hanno permesso l'integrazione di successo di un sistema così complesso e multi-stakeholder, compresi i test e la validazione. 

 

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IL SOLE E INTERNET

Secondo i ricercatori dell'Università della California a Irvine, negli Stati Uniti, una potente tempesta solare potrebbe minacciare Internet. E il blackout diffuso potrebbe durare mesi. Il vento solare è un flusso di plasma composto principalmente da ioni ed elettroni che vengono espulsi dall'atmosfera superiore del Sole. Queste particelle cariche sono il più delle volte bloccate dal campo magnetico che circonda il nostro pianeta. Tuttavia, capita che questo vento sia più potente, si parla quindi di tempesta solare. Le particelle riescono poi a passare attraverso le fessure della nostra rete magnetica, scivolano nella nostra atmosfera passando attraverso i poli, minacciando i nostri sistemi di navigazione e le nostre reti elettriche e di comunicazione. Fortunatamente, un tale fenomeno è piuttosto raro. Pertanto, la possibilità che una tempesta solare di tale magnitudo si verifichi in un decennio è compresa tra l'1,6% e il 12%. L'ultima volta è stata nel 1859, quando una tempesta solare conosciuta come l'evento di Carrington, tra le altre cose, ha messo fuori uso il Telegrafo. L'autrice dello studio Sangeetha Abdu Jyothi ha detto a  Wired di  aver avuto l'idea di approfondire l'argomento dopo aver visto quanto l'umanità fosse impreparata alla pandemia di coronavirus. "Non esisteva un protocollo per gestirlo in modo efficace, ed è lo stesso con la resilienza di Internet", afferma. L'infrastruttura non è assolutamente preparata per un simile disastro. E mentre Internet ci è stato di grande aiuto nell'affrontare i molteplici blocchi, non è chiaro chi potrebbe salvarci in questo caso. Secondo i ricercatori le migliaia di chilometri di cavi ottici sottomarini che collegano i continenti sarebbero le prime a subire le conseguenze di una tempesta solare. Ma anche i satelliti potrebbero essere colpiti. I collegamenti locali dovrebbero però resistere meglio, perché i cavi in ​​fibra ottica non risentono delle correnti geomagnetiche. Secondo le stime dei ricercatori, un solo giorno di chiusura di Internet negli Stati Uniti costerebbe più di 7 miliardi di dollari. Pertanto, prevenire è meglio che curare.

 

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BIENNALE DI VENEZIA

Inizia mercoledì primo settembre la 78° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, che terminerà sabato 11 settembre, al Lido di Venezia. Il festival cinematografico si svolge annualmente nello storico Palazzo del Cinema sul Lungomare Marconi, e in altri edifici al Lido di Venezia. È l'avvenimento cinematografico più antico del mondo, dopo l'Oscar americano, la prima edizione si svolse nell'agosto del 1932, mentre l'Academy Award si effettua dal 1930. La mostra si inquadra nella più vasta attività della Biennale di Venezia, istituzione culturale fondata nel 1895, che dallo stesso anno organizzava la famosa Esposizione Internazionale d'arte contemporanea e dal 1930 il Festival internazionale di musica contemporanea. Il premio principale che viene assegnato (assieme a diversi altri) è il Leone d'oro, che deve il suo nome al simbolo della città di Venezia, il Leone di San Marco. Tale riconoscimento è considerato uno dei più importanti dal punto di vista della critica cinematografica, al pari di quelli assegnati nelle altre due principali rassegne cinematografiche europee, la Palma d'oro del Festival di Cannes e l'Orso d'oro del Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Di seguito l'intervento del direttore della 78° edizione Alberto Barbera. Come in un ennesimo e deprecabile remake del film Ricomincio da capo, la pandemia che credevamo debellata dal tempo e dai vaccini sembra ripresentarsi ad ondate periodiche, dissimulate sotto mentite spoglie (le varianti), e inanellate l’una all’altra a formare una catena che resiste ai nostri sforzi e desideri di vederla finire. Nelle previsioni di tutti, l’autunno 2021 dovrebbe essere il momento della tanto desiderata ripartenza, più volte rinviata tra lo sconcerto generale. Non ne siamo più così sicuri, pur se ci sostiene una grande fiducia nella scienza e nella capacità umana di reagire anche alle peggiori disgrazie. Da qui la decisione di realizzare in presenza e con ancora maggior convinzione dell’annus horribilis che ci ha preceduto, la prossima Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, declinando la 78.a edizione che precede di un solo anno la celebrazione del novantesimo anniversario della sua nascita, che risale all’agosto 1932. Lo faremo all’insegna, ancora una volta, di una calcolata prudenza, affrettandoci lentamente, come suggeriva il sommo imperatore Augusto. Cioè, senza indugi, ma con cautela. E senza perderci d’animo, secondo la chiosa del poeta Nicolas Boileau. Consapevoli della responsabilità che ci attende e delle aspettative di tanti riposte sul primo festival destinato ad aprire la nuova stagione di quel calendario non scritto che scandisce la vita dei cinematografari (detto senza la sfumatura spregiativa che talvolta accompagna l’uso del termine). Alle nostre spalle, premono per tornare a vedere la luce dei proiettori i film di due stagioni: quelli terminati poco prima o durante il confinamento della primavera 2020, e quelli che hanno trovato la forza e il coraggio per essere realizzati durante il secondo, inatteso (e assai più lungo) periodo di lockdown.  Molto numerosi - più del consueto: come se la pandemia fosse servita a stimolare la creatività e far salire il livello della qualità - quelli che avevano le carte in regola per aspirare ad un posto nel nostro limitato programma, e molti quelli che non sono riusciti ad entrarvi per assoluta mancanza di spazio. Ancora più del solito, la configurazione assunta dalla formazione di questa edizione (perdonate la metafora calcistica, nell’anno dell’Europeo vinto meritatamente dall’Italia) corrisponde alla vocazione di dar voce alla moltitudine di prospettive, generi e aree cinematografiche che da sempre caratterizza il programma della Mostra. Poche le assenze di rilievo (la Cina forse, che però è presente con due corti e alcune coproduzioni – senza contare che c’è pur sempre un film da Taiwan), mentre il resto dei continenti è ben rappresentato. Un accenno a parte merita la presenza italiana, più consistente del solito: non per ossequio nei confronti della produzione nazionale, né per aderire a un trattamento di favore inteso a sostenere i nostri colori in un momento di difficoltà. Al contrario, la selezione italiana è la fotografia di un momento di grazia, nel quale cineasti già affermati sembrano in grado esprimersi al meglio delle loro capacità, mentre altri si confermano punti di riferimento imprescindibili per il cinema di oggi e di domani. La ricomparsa in forze del cinema americano, con il consueto contorno di star e beniamine/beniamini del pubblico, è un altro segnale della volontà di tutti di mettere fine al lungo periodo di astinenza cui ci aveva costretti sinora la pandemia, mentre il ritorno a percentuali pre-pandemiche della presenza di donne registe (cinque nel concorso principale, contro le otto dell’anno precedente, con il 26% sul complesso dei cineasti in selezione ufficiale alla Mostra – era il 28% l’anno scorso, e il 25% nel 2019), è purtroppo la conferma - di cui avevamo già avuto sentore - che il lungo periodo di rallentamento produttivo ha pesato maggiormente sulla componente femminile dell’universo cinematografico, imponendo una battuta d’arresto temporanea al processo di parificazione di genere da tutti invocato e auspicato. Accanto ai nomi molto attesi e molto annunciati, poi, non mancano le scoperte e le scommesse, affidate ad autori  (spesso giovani, e provenienti da cinematografie relegate ai margini di quell’universo produttivo, che sembra voler perpetuare il predominio dei paesi di più lunga e comprovata tradizione filmica): non di rado, sono proprio loro i portatori delle più significative esperienze di rinnovamento di forme, linguaggi ed estetiche destinate a contribuire all’incessante processo di trasformazione del cinema e delle sue molteplici narrazioni di cui avvertiamo il costante bisogno. C’è, infine, la novità di una sezione, Orizzonti Extra, che per la prima volta assegnerà un Premio degli Spettatori: non del Pubblico, ch’è un’entità astratta, ma proprio e soltanto tutti coloro che avranno assistito alle proiezioni degli otto film in corsa per un riconoscimento che si vuole di buon auspicio per la loro uscita commerciale. Nell’insieme, mi sento di poter affermare che il programma di questa 78.a Mostra sia la prova della straordinaria vitalità del cinema contemporaneo. Lungi dall’essere stato messo al tappeto dal Coronavirus e dalla rivoluzione tecnologica destinata a cambiare radicalmente le regole del gioco con le quali abbiamo convissuto per tutto il suo primo secolo di vita, il cinema continuerà a stupire, meravigliare, coinvolgere e commuovere. Sappiamo di dover fare i conti con nuove modalità di produzione e, soprattutto, con inediti modelli distributivi, destinati ad avere non poche ripercussioni nelle nostre abitudini di spettatori e in quelle di chi opera in un settore così importante e decisivo. Memori della canzone di Bob Dylan, guardiamo al futuro del cinema con rinnovata fiducia e interesse. Non saremo smentiti.

 

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GUGGENHEIM VENEZIA

Al mare, in montagna, o, perché no, in una delle tantissime città d’arte che arricchiscono il patrimonio artistico del nostro Paese. Per molti sarà anche un’estate dedicata alla scoperta, o riscoperta, delle bellezze e dei capolavori italiani. Perché dunque non fare tappa a Venezia, culla di tesori medievali, rinascimentali, moderni e contemporanei? Tra chiese e Scuole Grandi, teatri e palazzi storici, calli e campielli, una meta da non perdere è la Collezione Peggy Guggenheim che ad agosto è regolarmente aperta tutti i giorni, eccetto il martedì, dalle 10 alle 18. Nel fine settimana, o anche infrasettimanalmente, il nostro consiglio è di trascorrere qualche ora immersi nella quiete del giardino delle sculture e tra le opere dei grandi maestri che hanno scritto la storia dell’arte del Novecento: da Umberto Boccioni, ad Alexander Calder, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Leonor Fini, Alberto Giacometti, René Magritte, Pablo Picasso, Jackson Pollock, Gino Severini, solo per citarne alcuni. Per chi desidera approfondire alcuni dei capolavori in collezione, insieme alla vita della mecenate americana e alla storia di Palazzo Venier dei Leoni, c’è Easyguide, innovativa audioguida, disponibile presso la biglietteria del museo, fruibile direttamente sul proprio cellulare, in totale sicurezza e nel rispetto delle normative di contenimento del Covid-19. In seguito alle recenti decisioni governative, a partire dal 6 agosto per accedere al museo sarà obbligatorio esibire il Green Pass, che dovrà attestare una delle seguenti casistiche: la vaccinazione completa, la somministrazione della prima dose, nei casi in cui il vaccino ne preveda due, l’avvenuta guarigione, il risultato negativo di un tampone molecolare o rapido antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti la visita. Una volta terminata la visita alla Collezione Peggy Guggenheim, il nostro suggerimento è di rimanere nel sestiere di Dorsoduro e percorrere il così detto “miglio dell’arte”. Insieme alle Gallerie dell’Accademia, Galleria di Palazzo Cini e Punta della Dogana, il museo ha infatti ideato il Dorsoduro Museum Mile, uno straordinario percorso culturale attraverso otto secoli di arte, dal medioevo ai giorni nostri, che offre una speciale riduzione ai visitatori e ai soci delle diverse istituzioni che vi aderiscono. Perché dunque non approfittarne? La Collezione Peggy Guggenheim augura a tutti un agosto che sia (anche) all’insegna dell’arte!

 

CONVEGNO MAGGIOLI

“Le Giornate di Polizia Locale e Sicurezza Urbana”, organizzate dal Gruppo Maggioli, rappresentano un appuntamento fisso per gli operatori del settore, una ‘tre giorni’ di incontri, confronti e formazione, per dibattere sulle novità ed i temi d’interesse che coinvolgono principalmente Comandanti, Ufficiali e Agenti della Polizia Locale, provenienti da tutto il territorio nazionale, ma anche Dirigenti, Amministratori e Funzionari degli Enti accompagnati da un panel sempre più numeroso di esperti e fornitori del mercato. Un’edizione, la 40ª, che mantiene il suo focus sull’innovazione, intesa come ricerca e divulgazione di contenuti specialistici e best practice e presentazione di prodotti di ultima generazione; con un occhio particolare alla selezione dei temi di maggiore attualità. “Le Giornate di Polizia Locale e Sicurezza Urbana” è il più grande Convegno Nazionale dedicato alla Polizia Locale, che si terrà, anche quest’anno, presso il Palazzo dei Congressi di Riccione, uno spazio che si associa all’evento stesso per storicità e familiarità. PNRR e Riforma della PA, Sicurezza Stradale, Contrasto al degrado e all’illegalità, Modalità operative e nuovi Strumenti per il Controllo del Territorio, Ambiente e Protezione Civile sono alcuni dei temi e ambiti di approfondimento del programma 2021, che prevede una parte convegnistica ricca di esperienze e contenuti. Interverranno, in merito, alcuni illustri esperti tra i quali: Carlo Cottarelli, Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano e Luca Ramacci, Consigliere della Corte di Cassazione; tra gli invitati Carlo Sibilia, Sottosegretario Ministero degli Interni ed altri rappresentanti delle Istituzioni. Amalia Maggioli - Consigliere Delegato Commerciale, Marketing, Estero commenta: “Questo è un convegno storico per il nostro Gruppo e questa 40ª edizione rappresenta l’evoluzione che l’evento stesso ha acquisito negli anni, confermandosi il punto d’incontro per tutti i referenti del settore che desiderano condividere esperienze e restare aggiornati. In questi anni ci siamo impegnati a garantire la diffusione di conoscenze con contenuti studiati e dedicati, con l’obiettivo di valorizzare come opportunità le sfide che nell’ambito della sicurezza urbana si sono susseguite. L’intento di cerare un’agorà di confronto tra Polizia Locale, Istituzioni, esperti e fornitori di soluzioni, partito 40 anni fa da una prima idea condivisa, è oggi una certezza per tutti gli attori coinvolti. Un ringraziamento in questo percorso va anche alle principali Associazioni di Categoria del settore ed alle Istituzioni tra cui il Comune di Riccione, U.P.I. Unione Province d'Italia, Provincia di Rimini, Regione Emilia Romagna, Anci, che ci hanno sempre supportato”. 

 

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ARS PACE PER L'EUROPA

Sabato 31 luglio 2021 ad Assisi, Ars Pace e Assisi Suono Sacro, in collaborazione con il Parlamento europeo in Italia, organizzano l’evento “Ars Pace per l’Europa”. Tra gli ospiti: il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo, il presidente della Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo Antonio Tajani, l’europarlamentare Domènec Ruiz Devesa, la vicepresidente di European Parliament Former Members Association e promotrice dell’iniziativa Monica Baldi e l’ex presidente del Parlamento europeo Enrique Barón Crespo. La giornata intende promuovere il contributo attivo dei diversi settori della società civile nella “Conferenza sul futuro dell’Europa”, il grande esercizio di partecipazione democratica che fino al prossimo anno raccoglierà idee e proposte dei cittadini sull’Unione europea. Vuole inoltre incoraggiare il dialogo fra i giovani europei attraverso il linguaggio universale di Pace nella Cultura, Arte e Musica. A partire dalle 16 sono previsti: l’inaugurazione dell’esposizione del quadro “Un colpo alle civiltà”, dell’artista basca Sofia Gandarias, un panel sulla Conferenza sul futuro dell’Europa e un concerto finale intorno ai temi della pace e della solidarietà. l’evento sarà visibile in streaming, in diretta sui social e in differita su Youtube, dei canali di Ars Pace: Facebook: https://www.facebook.com/ARS-PACE-103557834994333 Instagram: https://www.instagram.com/ars.pace/?hl=fr - @ars.pace Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCGCObPYPoRUVnB514vgO8rQ

 

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PROGETTO BMW

I primi veicoli della fase sperimentale sono stati consegnati al BMW Welt il 9 luglio. Ciò significa che i clienti sono ora in possesso di 20 BMW i3 dotate della nuova tecnologia, mentre altre 30 saranno consegnate agli utenti aziendali nelle prossime settimane. Il progetto di ricerca del consorzio "Bidirectional Charging Management - BCM" lanciato a maggio 2019 riunisce aziende e istituzioni del settore automobilistico, delle infrastrutture di ricarica, dell'ambito energetico e scientifico per sviluppare soluzioni tecnologiche che rendano la mobilità elettrica ancora più semplice ed economica per gli utenti, con emissioni ancora più basse. Adottando un approccio olistico, il progetto mira a collegare per la prima volta i veicoli, le infrastrutture di ricarica e le reti elettriche per facilitare l'utilizzo dell'energia rinnovabile - e allo stesso tempo aumentare l'affidabilità della fornitura di energia. Il progetto di ricerca durerà tre anni sotto la guida del Centro aerospaziale tedesco e con il finanziamento del Ministero della Repubblica Federale Tedesca per l'economia e l'energia. I veicoli elettrici con capacità di ricarica bidirezionale non saranno solo in grado di prelevare energia elettrica per la batteria ad alta tensione quando sono collegati a una stazione di ricarica compatibile o a una wallbox, ma avranno anche la capacità di invertire il processo e immettere nuovamente energia nella rete elettrica dell'operatore della rete di distribuzione. Questo trasformerà concretamente le batterie dei veicoli elettrici in dispositivi mobili di stoccaggio energetico, in grado di fornire elettricità quando necessario. Integrare il maggior numero possibile di veicoli elettrici nella rete elettrica attraverso questa metodologia richiede una moltitudine di innovazioni in termini di tecnologia dei veicoli, hardware e gestione della ricarica, interfacce di comunicazione con gli operatori del settore energetico e requisiti legali. Realizzare questi progressi è il compito del progetto di ricerca, all’interno del quale il BMW Group agisce come leader del consorzio, affiancato da: KOSTAL Industrie Elektrik GmbH (sviluppo dell'hardware di ricarica), KEO GmbH (fornitore di software per la connessione dei sistemi degli utenti con i fornitori di energia), l'operatore della rete di trasmissione TenneT e l'operatore della rete di distribuzione Bayernwerk Netz GmbH (entrambi i servizi del sistema energetico), l'Istituto di ricerca per l'energia e la Research Association for Energy e.V. (sia la ricerca FfE sul sistema energetico e le ripercussioni sulla rete, sia la valutazione dei dati di misurazione), l'Istituto di tecnologia di Karlsruhe (KIT; ricerca sul mercato dell'elettricità e ripercussioni sulla rete) e l'Università di Passau (ricerca sugli utenti). I clienti che hanno partecipato al progetto pilota saranno ora i primi a beneficiare di questo nuovo pacchetto tecnologico. Esso consiste essenzialmente nella tecnologia in-vehicle e backend (BMW), nella wallbox intelligente (KOSTAL) e nel collegamento per l’interconnessione dell'auto elettrica, della wallbox e dell'impianto elettrico nell'edificio del cliente con la rete elettrica (Bayernwerk, KEO e TenneT). Il primo effetto diretto per i clienti sarà la massimizzazione dell'energia generata dal proprio impianto fotovoltaico nei consumi, con una conseguente notevole riduzione dei costi dell'elettricità. Ciò verrà integrato in una seconda fase dalla funzionalità vehicle-to-grid (V2G), il che significa che i clienti saranno coinvolti in nuovi modelli di business per il commercio energetico e la stabilizzazione della rete elettrica. La terza fase estenderà la sperimentazione ai clienti con flotte elettriche, che useranno i loro veicoli come dispositivi di stoccaggio a breve termine per eliminare i picchi di consumo energetico nel ciclo di carico giornaliero. Il compito di armonizzare l'interazione tra i singoli componenti e gli standard di collegamento esistenti e futuri - per garantire un funzionamento complessivo senza interruzioni - si è rivelato la principale sfida tecnica durante la progettazione del pacchetto. I metodi e i processi di sviluppo del veicolo costruiti dal BMW Group e l'impegno incrollabile di tutti i partner del progetto hanno permesso l'integrazione di successo di un sistema così complesso e multi-stakeholder, compresi i test e la validazione. 

 

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LE CONDIZIONI DI ZANARDI

È trascorso un anno da quando Alessandro Zanardi ha riportato gravi ferite in seguito ad un incidente in handbike accaduto in Italia nel giugno 2020. È stato un anno in cui il brand ambassador BMW ha dimostrato ancora una volta il suo spirito combattivo e si sta impegnando per recuperare, anche se la strada è lunga. In questa intervista, la moglie Daniela Zanardi ci riferisce in merito al suo processo di recupero. "Daniela, come sta Alex oggi". Daniela Zanardi: “A un anno dall’incidente le condizioni di Alex sono essenzialmente stabili. Al momento è ricoverato in una clinica specializzata, dove sta seguendo un programma di riabilitazione. Questo include stimoli multimodali e farmacologici sotto il controllo di medici, fisioterapisti, neuropsicologi e logopedisti per cercare di facilitare il suo recupero”. "È passato diverso tempo dallo scorso aggiornamento sulle condizioni di salute di Alex. C’è un motivo particolare per questo comunicato". Zanardi: “Abbiamo ricevuto così tanti messaggi di auguri per la sua guarigione, e vorrei cogliere l'occasione per fare un grande ringraziamento, da parte di Alex, per ogni singolo messaggio. Seguendo il consiglio dei medici, questo ci sembrava il momento giusto per dare qualche informazione sul processo di recupero di Alex con questa intervista. Vorrei dire a tutte le persone che pensano e pregano per Alex che lui sta combattendo, come ha sempre fatto. L’affetto che abbiamo ricevuto da amici, fan, conoscenti, atleti e tutte le persone del motorsport nello scorso anno è stato a dir poco commovente e travolgente ed è stato di enorme supporto per noi nell'affrontare tutto questo. In particolare, un ringraziamento speciale va al personale medico”. "Come puoi descrivere i progressi di Alex dopo l’incidente". Zanardi: “È stato un processo molto complesso che ha richiesto diversi interventi neurochirurgici ed è stato caratterizzato da alcune battute d’arresto. Alex è in una condizione stabile, che significa che è in grado di affrontare un programma di terapia sia neurologico che fisico. Riesce a comunicare con noi, ma non è ancora in grado di parlare. Dopo molto tempo in coma, le corde vocali hanno bisogno di recuperare la loro elasticità. Questo è possibile solo con esercizio e terapia. Ha ancora molta forza nelle braccia e nelle mani e si allena duramente con le attrezzature”. "Cosa ti aspetti per il futuro". Zanardi: “Certamente si tratta di una nuova grande sfida. È un percorso molto lungo e al momento non facciamo previsioni su quando potrà tornare a casa. Stiamo mettendo tutte le nostre energie nel recupero di Alex. Per questo motivo abbiamo deciso di utilizzare questa intervista come occasione esclusiva per informare il pubblico sul suo stato di salute e rispondere ad alcune domande frequenti. Confidiamo che tutti possano comprendere che per il momento ci limiteremo a questo”.

 

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FESTIVAL DEL GIORNALISMO

Programma del Festival del Giornalismo di Verona. 1 luglio - giornalismo d'inchiesta: Dichiarazione di Paolo Biondani sull'atto vandalico subito da Andrea Tornago a Verona. Nella medesima nota anche una dichiarazione di Monica Zornetta sulle mafie nel Veneto e, in particolare, nella città di Verona. Inoltre, Alessio Lasta, giornalista di "Piazzapulita" per La7, presenterà il suo ultimo libro "La più bella. La Costituzione tradita. Gli italiani che resistono" (Add editore). 2 luglio -  giornalismo sportivo: Nota stampa che anticipa la giornata di domani, 2 luglio, dedicata al giornalismo sportivo, con la partecipazione di Adalberto Scemma, Furio Zara, Anna Chiara Spigarolo e Simone Gambino. Di seguito riepilogo i temi e gli ospiti delle cinque serate: Giovedì 1 luglio - inchiesta giornalistica: Paolo Biondani, Monica Zornetta, Pierpaolo Romani, Alessio Lasta, Gianni Belloni. Venerdì 2 luglio - giornalismo sportivo: Adalberto Scemma, Furio Zara, Anna Chiara Spigarolo, Simone Gambino. Sabato 3 luglio - new media journalism e fake news: Saverio Tommasi, Tonus, Jara Bombana, Emilio Mola, Francesco Specchia. Domenica 4 luglio - emigrazioni e sud del Mondo: Barbara Schiavulli, Laura Silvia Battaglia, Emanuela Zuccalà. Lunedì 5 luglio - giornalismo culturale: Paride Pelli, Massimiliano Tonelli.

 

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FIGLIUOLO DA SANTA RITA

“Ho chiesto a Santa Rita di aiutare l’Italia ad uscire da questa pandemia, far sì che la campagna vaccinale proceda e che tutti gli italiani ne capiscano l’importanza. Confidenti nella scienza ma anche nella spiritualità, auspico che Santa Rita posi la sua santa mano sopra di noi per far in modo che ne usciamo”. Queste le parole pronunciate poco fa davanti al corpo di Santa Rita dal generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. A Cascia per visitare il punto vaccinale straordinario allestito da medici e infermieri dell’Esercito Italiano per la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 dedicata alla popolazione dei comuni colpiti dal sisma del Centro Italia 2016, il Generale, accompagnato dall’amministrazione del Sindaco Mario De Carolis, è stato accolto nella Basilica di Santa Rita da Casciadal RettorePadre Luciano De Michieli. All’interno dell’urna, che custodisce il corpo della santa degli impossibili, il militare ha incontrato Suor Maria Rosa Bernardinis, Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, che ha assicurato le preghiere di tutta la comunità a sostegno della ripresa e del futuro del Paese. “È davvero un grande privilegio aver potuto visitare il Santuario di Santa Rita da Cascia. Che Santa Rita ci illumini e dia a tutti gli italiani la possibilità di superare questa pandemia, che ha già provocato tanti lutti e sofferenze. Sono fiducioso che tutti insieme, agendo con fede e buona volontà vinceremo questa sfida epocale”. Questo il messaggio scritto dal generale Figliuolo sul libro dove le agostiniane raccolgono i pensieri delle autorità che eccezionalmente fanno ingresso all’Urna di Santa Rita.