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VISITA:

EURISPES
Italia
fanalino di coda tra i Paesi dell'Ocse per salari percepiti e nella top ten per
il cuneo fiscale. È quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Eurispes 'Italia 2010', in cui si riprende la classifica 2008 dei
trenta paesi industrializzati dell'organizzazione parigina. Infatti, dice il
rapporto, ammonta a poco più di 14.700 euro (21.374 dollari) il salario medio
netto annuo percepito da un cittadino italiano. Una cifra che pone il Paese al
ventitreesimo posto; in coda dopo gli altri paesi europei dove le retribuzioni
nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, tra i quali
Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632) e superando, invece, solo
Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010),
Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716). I lavoratori italiani
incassano dunque ogni anno retribuzioni pari al 17% in media della media Ocse.
Al contrario, il cosiddetto cuneo fiscale (la differenza tra costo del lavoro e
retribuzione netta) arriva a pesare - nel caso di un lavoratore dal salario
medio single e senza figli - per il 46,5%, che determina la sesta posizione
dell'Italia tra i 30 paesi Ocse. La crisi continua a influire negativamente
sugli italiani, per i quali la situazione economica del Paese è di molto
peggiorata, ma allo stesso tempo le prospettive di ripresa spingono verso una
maggiore fiducia per il futuro. Insomma, l'oggi preoccupa ma il domani si profila migliore. Anche se quasi quattro su dieci vedono
ancora nero. Rispetto ai risultati del medesimo sondaggio realizzato nel 2008,
si registra, infatti, una crescita dei pessimisti: la percentuale degli
italiani che considera la situazione economica del nostro Paese
"nettamente peggiorata" è del 47,1% nel 2010 contro il 37,6% di due
anni prima. Però, dallo stesso confronto emerge come sia quasi raddoppiata la
percentuale di quanti si dicono convinti di un futuro economico migliore per il
Paese: il 18,3% rispetto al 10,9% del 2008. Di conseguenza, viene sottolineato,
si riduce al 36,3% la quota di quanti prevedono che la situazione peggiori nei
prossimi dodici mesi. Per il 37,5% degli italiani, infine, la situazione
economica resterà sostanzialmente invariata. I prezzi dei beni di prima
necessità salgono e, per far quadrare i conti, si taglia sul resto. A partire
dalla stretta su regali e ristoranti, attuata in sette casi su dieci, mentre la
spesa si fa low cost. Secondo il rapporto dell'Eurispes, il 48,4% del campione
di indagine confessa che, "ad un certo punto del mese", incontra
"difficoltà" a far quadrare il proprio bilancio familiare. Un dato
che risulta comunque in calo rispetto al 2009 quando raggiungeva il 53,4%
(-5%). Interpellati sull'andamento dei prezzi, più della metà degli italiani
(56,8%) sostiene che nel corso dell'anno appena passato questi siano aumentati.
Un dato in netta diminuzione rispetto alla scorsa rilevazione, quando si
attestava all'83,4%, ma che comunque ha determinato un cambiamento dei consumi.
Tra tutti, il settore più colpito dall'aumento dei prezzi è considerato
quello alimentare: 88,9%. Aumenti significativi anche sul fronte del
costo del carburante (86,3%), dell'abbigliamento e delle calzature (74,9%) come
delle spese per la salute (74,3%) e degli affitti (66,7%). Sei italiani su 10
pensano che la presenza degli immigrati aumenti la criminalità (64,7%; il 51,2%
fra le persone di sinistra, il 75% fra quelle di destra e centro-destra).
Tuttavia per il 60,4%, gli stranieri contribuiscono alla crescita economica del
paese. Emerge da un sondaggio dell'Eurispes sugli atteggiamenti degli italiani
nei confronti degli immigrati contenuto nel rapporto Italia 2010. Quasi la metà
degli italiani (46,1%) dice che un atteggiamento di diffidenza verso gli
immigrati sia giustificabile; il 22,8% definisce questo atteggiamento
pericoloso, il 17,7% riprovevole, il 10,4% condivisibile. L'opinione più
diffusa è che gli immigrati svolgono lavori che gli italiani non vogliono fare
(86,4%). Per molti, gli stranieri permettono un arricchimento culturale (59,1%)
ma aumentano anche il rischio di malattie (35,6%) e minacciano la nostra
identità culturale (29,9%). Quasi un italiano su quattro pensa che gli
immigrati tolgono lavoro agli italiani (24,8%);
posizione più diffusa a destra (33,3% contro il 17,3% delle persone di sinistra).
Per il 58,9%, la presenza di immigrati è superiore alla ricettiva del
territorio e dell'economia. Sugli interventi di contrasto che dovrebbe adottare
il governo, un terzo dei cittadini (33,6%) individua l'inasprimento dei
controlli; un quarto (25,5%) una regolarizzazione più agevole. E' opinione
condivisa che lo Stato dovrebbe favorire l' integrazione
culturale (36,5%). Mentre sulle responsabilità dell'ondata xenofoba, il 31,7%
individua i media, il 24,7% il comportamento degli immigrati, il 17,2% le
politiche del Governo.

CEI SU IMMIGRATI
"Le
nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e
stranieri sono analoghe, se non identiche". È quanto ha affermato il
segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, rispondendo ad una
domanda dei giornalisti sulle affermazioni del premier Berlusconi riguardanti
la partecipazione degli immigrati alle attività delle organizzazioni criminali.
Nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio episcopale permanente, riunitosi
a Roma, mons. Crociata ha anche invitato al rispetto della "dignità di
ogni persona umana, che - ha detto - non può essere oggetto di pregiudizio o
discriminazione". "Il compito dei cittadini è eleggere le persone che
meglio perseguono l'obiettivo del bene comune i cui valori e criteri sono la
difesa della vita umana comunque si presenti, la difesa della famiglia fondata
sul matrimonio tra uomo e donna, la promozione della solidarietà verso glia altri, in particolare i più deboli e il lavoro".
Lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata
rispondendo, in una conferenza stampa presso la radio vaticana, alle domande
dei giornalisti su quali siano le indicazioni di voto per le prossime elezioni
regionali che la Cei dà ai cattolici. Sulla scadenza delle elezioni regionali
di marzo, "noi vescovi diciamo - ha spiegato mons. Crociata - che si
tratta di un momento di espressione alta della partecipazione dei cittadini
alla vita pubblica e rivolgiamo in questo senso un appello alla responsabilità
dei cittadini". "Nel far questo - ha proseguito sollecitato in
particolare sul confronto che nel Lazio vedrà opposte la candidata del Pdl
Renata Polverini e l'esponente dei Radicali, Emma Bonino - evidentemente l' indicazione che viene da parte nostra è quella di
guardare alle esigenze generali più importanti e seguire quindi i criteri che
permettono di realizzare il bene comune". Mons. Crociata ha quindi
ricordato i criteri già indicati dal presidente della Cei, il card. Angelo
Bagnasco, nella prolusione introduttiva ai lavori del consiglio permanente Cei
di lunedì scorso. I valori che meglio perseguono l'obiettivo del bene comune
sono: la difesa della vita umana "comunque si presenti", della
famiglia "fondata sul matrimonio tra uomo e donna", della promozione
della "solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli" e
del lavoro. Questi criteri, ha aggiunto il segretario Cei, "devono essere
tenuti presenti: non possiamo contrapporre i valori e le responsabilità
sociali". A questo proposito, Crociata ha citato anche quanto già
affermato da Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate: "La
questione antropologica - ha detto - e la responsabilità sociale non possono
essere separati".

ANNO GIUDIZIARIO
Stop ai
contrasti "non più tollerabili, tra foro e magistratura e tra magistratura
e classe politica". È questo il richiamo contenuto nella relazione del
procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, all'apertura
dell'anno giudiziario. "È necessario - ha ricordato
Esposito, usando le parole del capo dello Stato - che si fermi la spirale delle
tensioni, non solo tra le parti politiche ma tra le istituzioni. E ha ritenuto indispensabile che vi sia autocontrollo delle parti
politiche nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono
all'istituzione giudiziaria si attengano rigorosamente alla loro funzione".
Via libera ai provvedimenti legislativi che introducono tempi certi nel
processo, a condizione che siano "adeguatamente potenziate" le
risorse umane e materiali per realizzare i tempi brevi. Lo sottolinea, nella
sua relazione alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, il procuratore
generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. Devono essere "accolte con
favore tutte le iniziative - ha detto Esposito - volte a contenere la durata
del processo entro termini ragionevoli, secondo i parametri indicati dalla
Corte di Strasburgo". Il Pg ha ricordato iniziative parlamentari sia
nell'attuale legislatura che nella precedente. "Senza entrare nelle
soluzioni tecniche elaborate si deve affermare che ogni intervento in tale
direzione, se non vuol restare sul piano di una mera enunciazione d'intenti e
produrre guasti maggiori dei benefici auspicati, deve essere necessariamente
preceduto da una radicale riforma strutturale dei sistemi sostanziali e
processuali, oltre che da un adeguato potenziamento delle risorse umane e
materiali". "Soprattutto in talune realtà territoriali si ha la
sensazione che taluni magistrati impegnino le loro energie a contrastarsi
reciprocamente più che a contrastare la criminalità. Si
tratta di esigue minoranze che, tuttavia, destano preoccupazione, anche perché
la loro esistenza è sintomo di una negativa evoluzione di costume e
mentalità". Questo il richiamo del procuratore generale della
Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione per la cerimonia di
inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, nel capitolo dedicato
all'azione disciplinare nei confronti dei magistrati 'scorretti'. La
"quasi totalità" dei giudici è costituita "da persone
perbene, che esercitano le loro delicate funzioni con scrupolo,
dedizione, spirito di abnegazione, con correttezza e disinteresse
assoluti". Lo sottolinea il procuratore generale della Cassazione,
Vitaliano Esposito, in un passaggio della sua relazione per l'apertura
dell'anno giudiziario in Cassazione. Per quanto riguarda i comportamenti dei
magistrati 'scorretti', il Pg invita a denunciarli, nella convinzione che così
sia meglio per consentire alla stessa magistratura di "marginalizzare e,
nei casi più gravi, espellere dal suo seno chi non è degno di svolgere
l'altissima funzione della quale è investito". Nel 2009 la Procura della
Cassazione - ricorda il Pg - ha formulato richiesta di nove misure cautelari
nei confronti di giudici e Pm, dal Csm ne sono state accolte otto. "Occorre riconoscere che è il sistema nel suo complesso a non
essere più in grado di rispondere alla domanda di giustizia. E ciò sia
nel settore civile sia in quello penale. La pretesa punitiva dello Stato è
vulnerata dall'intollerabile numero delle declaratorie di estinzione del reato
per prescrizione. E la situazione civile è ancora più
grave". Questo il grido d'allarme lanciato dal procuratore generale
della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione per l'inaugurazione
dell'anno giudiziario in Cassazione. "L'imputato diventa vittima e la
collettività paga i danni" osserva il Pg. E a ben vedere, prosegue,
"oggi il problema della non ragionevole durata dei singoli procedimenti ha
già ceduto il passo a quello, ben più radicale, del diniego di giustizia".
Per questo il Pg chiede riforme urgenti per snellire i tempi della giustizia e
assicurarla ai cittadini. Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono
"certamente invasive e tuttavia utili per il contrasto a diversi fenomeni
criminali", specie in un periodo "in cui il contributo dei
collaboratori di giustizia si è sensibilmente ridotto". Lo sottolinea il
procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione
per l'apertura dell'anno giudiziario in Cassazione. Il Pg segnala anche che le
Procure hanno in modo "sostanzialmente convergente" abbattuto i
relativi costi "previa assicurazioni di contratti
con ditte private". Questi costi, aggiunge il Pg, si potrebbero ridurre
"in modo consistente se le Procure disponessero di impianti
adeguati". Il 'pacchetto sicurezza' crea problemi
"di particolare criticità" nella sua attuazione in alcune zone del
Paese, come la Sicilia, la Calabria e la Puglia. Lo sottolinea il procuratore
generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione alla
cerimonia di apertura dell'anno giudiziario. Questa misura ha delle
"ricadute sull'organizzazione del lavoro" per "l'introduzione di
nuovi reati e nuove aggravanti, per l'aumento delle pene per determinate condotte
e l'ampliamento dei casi di arresto, che si traducono in un maggior impegno,
soprattutto per gli uffici requirenti, anche se é ancora da valutarne
l'effettivo impatto". "È proseguito nel 2009 il costante, progressivo
aumento dei decreti di accoglimento della domanda di equa riparazione per
violazione dei termini di ragionevole durata del processo". Questo
l'allarme lanciato dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano
Esposito, nella sua relazione alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario
in Cassazione. I decreti "sono stati ben 6.816, con un
incremento di oltre il 9% rispetto ai 6.177 pervenuti nel

SCUOLA
Greco al
liceo classico, matematica al liceo scientifico, lingua straniera al liceo linguistico:
sono alcune delle materie scelte dal ministero dell'Istruzione per la seconda
prova scritta all'esame di maturità

DISOCCUPAZIONE
Il tasso di
disoccupazione a dicembre é salito all'8,5% dall'8,3% di novembre. Lo rileva
l'Istat, precisando che è il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie
storiche. I senza lavoro sono 2.138.000, 57mila in più
rispetto a novembre e 392mila in più rispetto a dicembre

SCUOLA
Dal prossimo
anno scolastico scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle
classi. Lo prevede una nota inviata dal ministero dell'Istruzione a tutte le
scuole. Il limite previsto entrerà in vigore in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della
scuola primaria sia della scuola secondaria, di primo e di secondo grado.
"Stabilire un tetto - ha spiegato Mariastella Gelmini - è un modo utile
per favorire l'integrazione, perché grazie a questo limite si evita la
formazione di 'classi ghetto' con soli alunni stranieri". La presenza di
alunni stranieri nella scuola italiana ''non e' certo un problema di razzismo
ma un problema soprattutto didattico'' sottolinea il ministro, aggiungendo come
spesso nel dibattito sul tema ci si è divisi ''agitando una ingiustificata
polemica di tipo ideologico''. ''La scuola deve essere il luogo
dell'integrazione. I nostri istituti - assicura il ministro - sono pronti ad
accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla
stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie
tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L'inserimento, ad esempio, dell' educazione alla cittadinanza va proprio in
questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare
contemporaneamente l'importanza delle regole civili, della storia, delle leggi
e della lingua italiana. Una indispensabile condizione
questa per realizzare una vera integrazione''. La presenza di stranieri in
classe ha risvolti prevalentemente didattici. ''Lo sanno - osserva Mariastella
Gelmini - le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due
velocità, con alcuni studenti che rimangono indietro e altri che riescono ad
andare avanti meglio''. ''I bambini stranieri devono essere
inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte
città - prosegue - che si formino scuole e classi composte solo da stranieri.
Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi
integrare al meglio. Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano
d'accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali''.
Oltre al tetto, secondo il ministro, è fondamentale prevedere ''classi di
inserimento'' di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è
appena arrivato in Italia. ''Questi momenti di inserimento - spiega il ministro
- si svolgeranno sia la mattina sia il pomeriggio, mentre nella scuola media
una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio
dell'italiano''. ''È necessario aiutare gli studenti
stranieri a imparare bene la nostra lingua, perché questa - conclude
Mariastella Gelmini – è l'elemento fondamentale che consente ai ragazzi
stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di
realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione''.

DURA CONDANNA
Condanna a
16 anni di carcere per i quattro romeni accusati di avere stuprato a Guidonia
(Roma) una giovane di 21 anni e picchiato il fidanzato, di 24, appartatisi in
una stradina di campagna, il 22 gennaio dello scorso anno. Le condanne sono
state inflitte dal Gup del Tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli al termine
del rito abbreviato. Il giudice ha accolto le richieste del pm di Tivoli
Filippo Guerra. Le condanne sono state inflitte a Mirel Huma, Marcel Cristinel
Coada e ai fratelli Lucian e Ciprian Trinca. Gli imputati, solo uno dei quali
ha confessato, rispondevano di violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni
e rapina. Nella vicenda sono coinvolti, con l'accusa di favoreggiamento, altri
due romeni: Mugurel Goia e Anton Barbu. Il primo ha chiesto di essere giudicato
con il rito ordinario, ed analoga iniziativa sarà presa anche dal secondo, la
cui posizione è stata oggi stralciata dalle altre per un difetto di notifica.
Goia e Barbu sono accusati di aver coperto il branco, fornendo alla banda
alloggio e protezione subito dopo lo stupro, quando è scattata la caccia
all'uomo. Alla lettura della sentenza da parte del gup di Tivoli, Elvira
Tamburelli, era presente il fidanzato della ragazza stuprata - la quale invece
non ha mai presenziato al dibattimento svoltosi a porte chiuse - che venne
chiuso nel bagagliaio dal branco dei quattro romeni mentre era in atto la
violenza sessuale. Il giovane si è trovato faccia a faccia con i quattro
imputati, ma non ha mai mostrato rabbia ascoltando in silenzio le parole del
giudice Ai suoi legali, gli avvocato Ludovica Ludovici
e Antonio Todero, al termine dell'udienza ha spiegato di essere soddisfatto
della sentenza emessa dal Gup. ''Ora lo abbiamo mandato a casa - spiega
l'avvocato Ludovici - va dalla sua ragazza a raccontare l'esito del processo. È
stato dignitosissimo ha guardato in faccia quelle quattro belve senza tensione,
né rabbia. È stata una sentenza esemplare: temevamo una Caffarella bis ed
invece devo dire che la condanna è stata giusta e oggi si è fatta giustizia.
Naturalmente nessuno restituirà a quei due ragazzi la spensieratezza di prima,
nessuno potrà cancellare l'orrore subito''. Lo stesso giudice, oltre alle
quattro condanne inflitte ai romeni, ha rinviato a giudizio per favoreggiamento
e resistenza Goia Mugurel fissando il processo al 22 giugno prossimo. Il Gup
Tamburelli ha inoltre fissato una provvisionale di 30 mila euro per la ragazza
e 20 mila euro per il fidanzato. I quattro romeni condannati dovranno risarcire
in sede civile anche il comune di Guidonia Montecelio, costituitosi parte
civile nel processo con l'avvocato Pietro Nicotera.

L’ATTENTATO DI REGGIO
CALABRIA
C'è un filmato
della videosorveglianza al palazzo di Giustizia di Reggio Calabria (mostrato
ieri sera in esclusiva ad Anno Zero in onda su Raidue), fornito ora dai
carabinieri, che mostra due attentatori che piazzano una bomba il 3 gennaio
scorso. Il filmato è a disposizione degli inquirenti i quali avevano parlato in
un primo tempo di due uomini. In realtà dalle immagini mostrate si vedono due
persone a bordo di una moto. Ma a guidarla sarebbe una donna. È quanto si
evince dalle scarpe con il tacco e dai lunghi capelli che spuntano fuori dal
casco.

ARRESTATI
Sette immigrati sono stati arrestati da
Carabinieri e Polizia nell'ambito delle indagini sugli incidenti di Rosarno,
che hanno coinvolto immigrati e abitanti del Paese. Gli immigrati
arrestati sono accusati di devastazione, danneggiamento e resistenza a pubblico
ufficiale. Arrestati anche due italiani, fermato anche un giovane di Rosarno
che ha tentato di aggredire un immigrato. Negli scontri sono stati feriti 14
immigrati, 18 i feriti tra le forze di polizia impegnate nei servizi di ordine
pubblico. Un appello e' stato rivolto ai cittadini dal Prefetto di Reggio
Calabria Luigi Varratta affinché non si alimenti la tensione. Sull'episodio c'è
stato un vertice al Viminale convocato dal ministro dell'Interno Maroni:
costituita una task force di cui Interno-Welfare-Regione
Calabria. Stamane intanto alcune centinaia di immigrati hanno sfilato per la
statale 18 e si sono concentrati arrivando a duemila circa davanti al
Municipio, tenuti sotto controllo dalle forze dell'ordine. Gli immigrati si
sono abbandonati ad atti di vandalismo danneggiando vetrine e rovesciando
cassonetti dell'immondizia e suscitando la protesta degli abitanti. Un
cittadino rosarnese ha sparato in aria per disperdere un assembramento che si
era formato davanti all'abitazione dove c'erano anche la moglie e i
figli. Aggredite alcune troupe televisive, giunte a Rosarno per
documentare la situazione. Al termine della protesta davanti alla sede del
Comune gli immigrati hanno fatto rientro nei centri di ricovero e proprio in
questa circostanza alcuni abitanti di Rosarno si sono scontrati con le forze di
polizia. "Abbiamo bisogno di protezione - ha detto Sidiki, un immigrato
africano di 25 anni - perché contro di noi ci sono continue violenze che sono frutto
di razzismo". In una dichiarazione il commissario
prefettizio di Rosarno, Bagnato ha invitato gli immigrati alla calma
assicurando loro protezione". Il segretario del Pd, Pierluigi
Bersani, a Reggio Calabria per incontrare i vertici delle Procure dopo
l'attentato dinamitardo di ieri ha detto che il ministro Maroni "non perde
occasione per lo scaricabarile sull'immigrazione clandestina". Per il
presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, "a pagare non può essere
la popolazione incolpevole". Secondo Loiero, "e' lo stato che si fa
carico dei richiedenti asilo, di quelli che entrano in
forma clandestina in Italia. Lo Stato non si è fatto carico della Calabria. Si era stabilito con il ministero degli Interni che avrebbero
mandato dei fondi per questo problema di Rosarno di cui poi non si fece
nulla". La rivolta degli extracomunitari a Rosarno (Reggio
Calabria) è "una situazione difficile, così come in altre realtà",
determinata dal fatto che "in tutti questi anni è stata tollerata, senza
fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina
che da un lato ha alimentato la criminalità e dall'altro ha generato situazioni
di forte degrado come quella di Rosarno". Lo ha detto il ministro
dell'interno, Roberto Maroni, nel corso della trasmissione Mattino 5. "A
Rosarno - ha spiegato Maroni - stiamo intervenendo con i mezzi e i tempi
necessari. Inoltre, abbiamo per ora posto fine agli sbarchi di clandestini a
Lampedusa e a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni".
"Il prioritario obiettivo dell'azione di governo deve essere quello di
bonificare tutte le sacche di illegalità che si sono prodotte da Padova a
Rosarno perché in un contesto di sistematica e diffusa violazione delle leggi
si realizzano fenomeni di disintegrazione di vario genere". Lo ha detto il
ministro del Welfare Maurizio Sacconi. A questo scopo - ha
aggiunto il ministro - "concorrono tutti i Servizi ispettivi del Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali e degli enti vigilati con lo scopo di
reprimere tutte le forme di sfruttamento del lavoro irregolare. Le stesse politiche di integrazione hanno quindi come presupposto
un quadro di effettività delle regole". L'episodio di Rosarno
rappresenta "un segno di sofferenza e di degrado umano" che spinge
"da un lato a condannare la violenza e dall'altro a considerare l'estremo
disagio e la difficoltà di questa gente che non ha sostegno né umano né
economico". Lo ha detto all'ANSA mons. Bruno Schettino, presidente della
commissione episcopale per le Migrazioni della Cei. Mons. Schettino ha quindi
lanciato un appello "alla calma e alla collaborazione nel tentativo di
ricomporre il tutto in una dimensione di maggiore umanità e servizio ai
poveri". "Noi - ha aggiunto - stiamo sempre dalla parte dei
poveri".

TROPPA TOLLERANZA
La rivolta degli
extracomunitari a Rosarno (Reggio Calabria) è "una situazione difficile,
così come in altre realtà", determinata dal fatto che "in tutti
questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una
immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalità e
dall'altro ha generato situazioni di forte degrado come quella di
Rosarno". Lo ha detto il ministro dell'interno, Roberto Maroni, nel corso
della trasmissione Mattino 5. "A Rosarno - ha spiegato Maroni - stiamo
intervenendo con i mezzi e i tempi necessari. Inoltre, abbiamo per ora posto
fine agli sbarchi di clandestini a Lampedusa e a poco a poco riporteremo alla
normalità le situazioni". "Il prioritario obiettivo dell'azione di
governo deve essere quello di bonificare tutte le sacche di illegalità che si
sono prodotte da Padova a Rosarno perché in un contesto di sistematica e
diffusa violazione delle leggi si realizzano fenomeni di disintegrazione di
vario genere". Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. A questo scopo - ha aggiunto il ministro - "concorrono tutti i
Servizi ispettivi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e degli
enti vigilati con lo scopo di reprimere tutte le forme di sfruttamento del
lavoro irregolare. Le stesse politiche di integrazione
hanno quindi come presupposto un quadro di effettività delle regole".

DISOCCUPAZIONE
Il tasso di
disoccupazione a novembre ha raggiunto l'8,3%, il dato più alto da aprile 2004.
Lo comunica l'Istat, ricordando che a novembre 2008 il tasso di disoccupazione
si era attestato al 7,1%. Le persone in cerca di occupazione nel mese erano
2.079.000, cioè

TERRORISMO
Due arresti sono stati effettuati dalle
forze speciali antiterrorismo dell'Fbi in collegamento
con il caso di Najibullah Zazi, l'afghano arrestato con l'accusa di complotto
per attentati a New York lo scorso settembre in occasione dell'ottavo
anniversario degli attacchi alle torri gemelle. I due fermati sono Adis
Medunjanin e Zarein Ahmedzay. Ad Adis Medunjanin, bosniaco di 25 anni, ieri era
stato ritirato il passaporto. Lo stesso cittadino bosniaco era stato
precedentemente interrogato in connessione con il caso Zazi. Najibullah Zazi,
afghano di 24 anni, sospettato di aver coordinato una cellula di al Qaida per attentati a New York, si é dichiarato non
colpevole. Il giudice ha ordinato che Zazi resti in carcere senza possibilità
di chiedere la libertà sulla parola. Il presidente Barack Obama si è assunto
oggi piena responsabilità per i fallimenti del sistema di sicurezza emersi
nella mancata strage di Natale e ha ordinato una profonda revisione dei
meccanismi che non hanno funzionato. ''L'intelligence Usa aveva tutte le
informazioni necessarie per prevenire l'attentato - ha detto Obama dopo avere
ricevuto un primo rapporto sul tentato attacco terroristico - ma è mancato il
coordinamento dell'intelligence: non siamo stati in gradi di comprendere e
utilizzare i dati in nostro possesso''. Il presidente Usa ha detto di non
essere interessato in questo momento ad assegnare colpe: ''È
stato un fallimento dell'intero sistema - ha detto - la cosa più importante è
adesso correggere immediatamente le disfunzioni per rendere tutti più sicuri.
La responsabilità finale è solo mia. Come presidente ho la solenne
responsabilità di proteggere la nostra nazione e il nostro popolo e quando il
sistema fallisce la responsabilità è tutta mia''. Il presidente Obama, che ha
stanziato un miliardo di dollari per migliorare la sicurezza, ha sottolineato
che l'America è in guerra: ''siamo in guerra con Al
Qaida'', ha detto rispolverando una espressione raramente usata in passato. Il
presidente Usa ha invitato però nello stesso tempo gli americani ad andare
avanti con la loro vita evitando di ''cadere in una mentalità da paese
assediato''. ''È proprio quello che vogliono i
terroristi'', ha aggiunto. Il rapporto ricevuto da Obama, reso pubblico in
versione non classificata, ha raggiunto la conclusione che ''il governo Usa
aveva sufficienti informazioni per prevenire l'attacco del 25 dicembre da parte
di Al Qaida, per identificare Umar Farouk Abdulmutallab cone membro di Al Qaida
e per impedirgli di salire a bordo dell'aereo diretto negli Usa''. Il rapporto
afferma anche che il sistema di compilazione delle liste di sospetti terroristi
e di 'non volo' ''non è un fallimento ma deve essere
migliorato e rafforzato'' come dimostra la ''omissione dell'inserimento di
Abdulmutallab nella lista di non volo''. Il documento afferma anche che non è
necessaria comunque ''una riorganizzazione della comunità di intelligence e di
contro-terrorismo''. Le informazioni utili sono state raccolte ma non sono
state utilizzate in modo corretto. Il presidente Obama ha elencato una serie di
misure. Ha chiesto al Dipartimento di Stato una revisione del sistema di
concessione e revoca dei visti. Ha chiesto al Dipartimento per la sicurezza
nazionale di migliorare la tecnologia usata ai punti di controllo
(salvaguardando la privacy). Il presidente ha ordinato inoltre una revisione
dei metodi per la compilazione delle liste dei sospetti terroristi. Ed una rafforzamento della cooperazione con i paesi alleati per
rendere più stringenti e omogenei i controlli. Obama ha inoltre chiesto al
ministro per la sicurezza interna Janet Napolitano di recarsi la prossima
settimana in Europa per discutere queste misure con i paesi alleati.
L'intelligence Usa dovrà poi stabilire un sistema per indagare in modo
sistematico sulle informazioni di grave minacce terroristiche
disponibili: ''L'intelligence dovrà; assegnare specifiche responsabilità
per indagare su tutte le possibili minacce intercettate. Chi sbaglierà sarà
chiamato a pagare''. Funzionari Usa avevano rivelato in precedenza che i legami
pericolosi dello studente nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, imbarcatosi su un aereo Usa diretto da Amsterdam a Detroit con una carica
esplosiva nascosta nelle mutande, erano stati scoperti mentre l'aereo era
ancora in volo verso il Michigan e gli addetti alla sicurezza avevano deciso di
interrogare il passeggero sospetto non appena giunto a Detroit. Ma il nigeriano
aveva tentato di innescare l'esplosivo poco prima dell'atterraggio mettendo a
nudo un complotto che poteva concludersi con la morte delle quasi 300 persone a
bordo del volo Delta. Nel mirino delle revisioni è' anche il modo in cui sono
compilate le liste di sospetti terroristi consegnate dagli Usa alle compagnie
aeree. Nel caso dello studente nigeriano il suo nome era finito in una lista di
sospetti (che contiene quasi mezzo milione di nomi) dopo che il padre aveva
manifestato alla ambasciata Usa in Nigeria la sua
preoccupazione per i contatti del figlio con gruppi estremisti nello Yemen. Il
nigeriano non era però stato inserito nella lista di 'non volo' con i nomi
delle persone giudicate dagli Usa troppo pericolose
per essere imbarcati sui voli destinati a raggiungere gli Stati Uniti. Nel
frattempo funzionari yemeniti hanno rivelato che lo studente era stato
reclutato da Al Qaida mentre si trovava a Londra. Successivamente aveva
incontrato nello Yemen un religioso musulmano, Anwar
al-Awlaki, lo stesso che era stato in contatto con l'autore della strage nella
base militare di Fort Hood, in Texas, costata la vita a tredici persone. Un
giornale del New Jersey ha rivelato oggi che l'allarme scattato domenica
all'aeroporto di Newark, dopo che una videocamera aveva mostrato un uomo
entrare in un'area proibita varcando una porta non custodita, è stato causato
da un passeggero che desiderava dare un bacio di addio in più alla donna che aveva
accompagnato all'aeroporto. L'allarme aveva provocato la chiusura per sei ore
dell'importante nodo aereo.

EMMERGENZA
Consiglio
dei ministri, alla prima riunione utile, dichiarerà lo stato d'emergenza
per le regioni colpite della piogge di questi giorni che hanno provocato frane,
esondazioni, centinaia di sfollati e danni per milioni di euro. Lo ha garantito
il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che ha fatto un sopralluogo
nelle aree più colpite di Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, dove ha
incontrato i tre presidenti delle regioni e le autorità locali per predisporre
un piano d'interventi che consenta il ripristino delle situazioni più gravi e
l'assistenza a tutti i cittadini costretti dall'ondata di maltempo a lasciare
le proprie case. Il provvedimento, ha annunciato il capo della Protezione
Civile sarà "unico" e servirà a "sostenere sia opere pubbliche
che interventi privati nelle aree colpite dal maltempo". "Ho comunque
già invitato i presidenti delle Province di Pisa e Lucca - ha proseguito
Bertolaso dopo aver sorvolato con il presidente della Toscana Claudio Martini
le aree alluvionate - ad agire come se lo stato di emergenza già ci fosse e ad
adottare tutte le misure necessarie per il sostegno alle famiglie e alle
imprese che hanno subito danni a causa delle frane e dell'esondazione del
Serchio". Parole ribadite al presidente della Liguria Claudio Burlando -
nello spezzino la situazione sta migliorando ma vi sono ancora nella zona del
fiume Magra decine di sfollati e intere aree invase dal fango - e a quello
dell'Emilia Romagna, dove è rientrato l'allarme per le piene del Secchia e del
Panaro, Vasco Errani. I problemi più gravi restano in Toscana, con centinaia di
sfollati e intere zone sommerse dall'acqua. Non è infatti
ancora rientrato l'allarme provocato dall'esondazione del fiume Serchio, che ha
rotto gli argini in tre punti il giorno di Natale tra le provincie di Pisa e
Lucca. Soccorritori e tecnici stanno facendo una corsa contro il tempo per
evitare che la massa d'acqua raggiunga il lago Massacciuccoli, mettendo a
rischio le case circostanti. "E' la situazione più critica - ammette
Bertolaso - Per cercare di tenerlo in sicurezza stiamo lavorando per
ripristinare gli argini del fiume Serchio ed evitare così che l'acqua allaghi
ancora l'area a ridosso del lago". "Molto complicata" è anche la
situazione a Santa Maria del Colle, in provincia di Lucca e in tutta

VALANGHE
All'ennesima
tragedia di questo 2009, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso non ce
la fa più e dice: "sono stufo che i nostri
soccorritori perdano la vita per colpa degli sprovveduti che non tengono conto
degli allarmi e degli appelli delle istituzioni. Basta morire
per gli errori di altri". Uno sfogo che ha un motivo preciso,
perché è chiaro a tutti che se i due turisti friulani avessero dato ascolto ai
bollettini meteorologici che parlavano di un rischio massimo di valanghe in
Trentino, avrebbero avuto salva la vita e soprattutto non avrebbero costretto i
quattro soccorritori del Soccorso Alpino ad andare a cercarli, trovando la
morte. Parole, quelle di Bertolaso, condivise dal ministro Calderoli. "Per
gli irresponsabili c'é poco bastone e troppa carota - dice l'esponente leghista
- Ci vuole un minimo di rispetto, perché quello che abbiamo visto è un episodio
che grida vendetta a Dio". Dunque nei confronti degli
irresponsabili serve "lo stesso rigore" utilizzato "nei
confronti di chi guida sotto l'effetto dell'alcol o di droghe, mettendo a
rischio la vita degli altri". "Le vittime - dice ancora Bertolaso -
potevano essere evitate. C'é gente che non ascolta gli appelli che arrivano
dalle istituzioni; i rischi erano stati indicati ma la gente va a fare le
escursioni come se nulla fosse". È andata esattamente così e oggi l'Italia
è di nuovo lì a contare i morti e a confrontarsi con un dato evidente: buona
parte delle tragedie che investono il paese è dovuta alla poca prevenzione o a
comportamenti scorretti e disonesti di cittadini. E in qualche caso anche delle
istituzioni. Il 2009 lo ha dimostrato chiaramente: se a L'Aquila si fosse
costruito seguendo regole e norme, il numero delle vittime sarebbe stato
inferiore; se a Messina non si fosse abusato del territorio in maniera così
palese, oggi non si conterebbero 32 vittime ma soltanto danni. "Manca la
prevenzione, non c'é rispetto per il territorio" ripete da otto anni il
capo della Protezione Civile. E la mancanza di una cultura di prevenzione, che
consentirebbe la realizzazione di un vero piano di interventi di messa in
sicurezza del paese, è la battaglia che Bertolaso non è riuscito ancora a
portare a termine. Anche a Natale, due giorni prima della tragedia della Val di
Fassa, lo aveva detto chiaramente. "In questo 2009 il susseguirsi degli
eventi ha messo in evidenza la fragilità del nostro paese - ha scritto sul sito
del Dipartimento - Un paese fragile perché abbiamo lasciato innalzare oltre il
necessario le soglie di pericolosità legate ai tanti rischi con i quali
conviviamo, fragile per i nostri errori passati e per i cambiamenti che
verifichiamo sul territorio e nelle condizioni meteo, fragile perché troppe
volte abbiamo fatto affidamento più sulla buona sorte che sulla nostra capacità
di gestire la realtà e il suo divenire". Dunque, proseguiva, "nel
prossimo anno dovremo lavorare molto di più sul fronte della prevenzione, per
cominciare finalmente a ridurre i livelli di pericolo più evidenti ed
incombenti". Ma nel 2010 bisognerà lavorare anche per cercare di cambiare
certi comportamenti dannosi e spesso illegali di cittadini, istituzioni o enti.
Lo disse Bertolaso già nel 2003, quando l'Italia si bloccò per il maltempo,
accusando i gestori delle autostrade di non aver fatto tutto il necessario per
evitarlo e gli automobilisti di non essersi informati. Da quell'emergenza
nacque il Centro di coordinamento in materia di viabilità del Viminale, un
organismo presieduto dalla polizia stradale cui spetta la gestione e il
coordinamento in caso di criticità. Ma sette anni dopo, se è vero che
l'organizzazione dei soccorsi è migliorata, resta ancora molto da fare. E
restano gli atteggiamenti sbagliati dei cittadini. Lo ha ripetuto anche il capo
della polizia stradale, Roberto Sgalla, nei giorni scorsi quando l'Italia era
sommersa dalla neve e dal gelo. "Abbiamo riscontrato comportamenti abnormi
da parte degli automobilisti - spiegò - come il non avere le catene nei tratti
in cui nevicava pesantemente. E questo nonostante l'informazione fosse stata
capillare". A Milano, una settimana fa, si è avuta l'ennesima prova:
l'abbondante nevicata era stata annunciata con 24 ore di anticipo e il Comune
aveva invitato gli abitanti a lasciare l'auto a casa: risultato
migliaia di cittadini bloccati nelle vetture. E ieri sera è toccato al
Club Alpino Italiano ripetere, tra la rabbia e la frustrazione, che davanti a
certi comportamenti c'é poco da fare. "Quando c'é un allarme, purtroppo
noi dobbiamo intervenire anche se le condizioni sono
proibitive e i rischi massimi. Ed è quello che è accaduto,
nonostante il rischio di valanghe fosse al livello più alto e soprattutto fosse
stato indicato nei bollettini fin dalla mattina".

ITALIANI RAPITI
Al Qaida ha rivendicato la
responsabilità per il rapimento della coppia di italiani in Mauritania attraverso
un messaggio audio datato 27 dicembre e diffuso oggi dalla tv satellitare al Arabya. Sono due gli italiani rapiti in
Mauritania: Sergio Cicala di 65 anni e la moglie Filomen Kabouree, originaria
del Burkina Faso di 39, che erano in viaggio nella parte sudorientale del
paese: il loro minibus è stato trovato abbandonato, la carrozzeria e le gomme
crivellate di proiettili, a pochi chilometri di distanza dal confine con il
Mali occidentale. I due vivono a Carini, in provincia di Palermo. La
figlia Alexia ha detto di aver avuto conferma del rapimento dall'Unità di crisi
della Farnesina ''dopo numerose insistenze'' ed ha rivolto un toccante appello
al ministro degli esteri Franco Frattini perché ''avvii urgentemente i contatti
con i sequestratori'' e per avere ''notizie sulle condizioni di salute - ha
detto - di mio padre e di sua moglie''. Quindici anni fa, il 3 gennaio 1994,
Sergio Cicala era stato ferito in modo lieve dall'esplosione di una mina
mentre, a bordo di una jeep e con altri turisti, era in viaggio tra il Ciad e
il Niger. In quell'occasione era morta una turista finlandese. Secondo fonti della sicurezza mauritane che hanno voluto restare anonime,
è più che probabile i due ''siamo stati sequestrati'' da un gruppo armato
collegato ad al Qaida. Il minibus su cui viaggiava la coppia era sul ciglio
della strada che collega Aioun (Mauritania) a Kayes (Mali), abbandonato a una
ventina di chilometri dal confine con il Mali, nel dipartimento mauritano di
Kobenni, a pochi chilometri dalla località di N'Eissira. In tutta l'area le
forze di sicurezza della Mauritania sono state messe in stato di massima
allerta. Secondo alcuni osservatori locali, si tratta senza dubbio di un
sequestro compiuto da uomini dell'organizzazione al Qaida nel Maghreb islamico.
Gli stessi, si pensa, che il mese scorso hanno rivendicato
il rapimento di tre cooperanti spagnoli, presi in ostaggio in Mauritania
ed ora prigionieri in Mali, insieme a un francese che era stato sequestrato a
fine novembre nella città di Menaka, nel nord del Mali.

TENSIONE
IN IRAN
Ventiquattro ore dopo i gravi incidenti
avvenuti ieri in Iran tra decine di migliaia di oppositori e forze di
sicurezza, la confusione continua a regnare sul numero dei morti. La
televisione di Stato in lingua persiana ha detto stamane che almeno 15 persone
sono rimaste uccise a Teheran. Successivamente l'emittente in lingua inglese
PressTv ha parlato di otto morti in tutto il Paese. Da parte loro, i siti
dell'opposizione ribadiscono che cinque manifestanti sono stati uccisi nella sola
Teheran, e ne forniscono i nomi. Si tratterebbe di Ali Habibi Mussavi, 43 anni,
nipote del leader dell'opposizione Mir Hossein Mussavi, di Mehdi Faradinia,
Mohammad Ali Rasekhinia, Amir Arshadi e Shahram Faraji. Il leader dissidente
iraniano Ebrahim Yazdi è stato arrestato stamani dalle forze di sicurezza della
Repubblica islamica. Lo riferisce il sito web iraniano Jaras, vicino
all'opposizione.

OBAMA
CHIEDE REGOLE
La rete tv americana Cnn ha detto oggi
che l'esplosivo che il nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab portava addosso era
sufficiente a distruggere l'aereo se fosse deflagrato. L'emittente ha citato
''fonti a conoscenza delle indagini'', senza precisare ulteriormente. - Sono al
vaglio della polizia militare olandese indicazioni secondo cui il giovane
nigeriano accusato di aver tentato di far esplodere il volo Delta-Northwest da
Amsterdam per Detroit il giorno di Natale potrebbe aver avuto un complice. Una
coppia di passeggeri americani, Kurt and Lori Haskell, ha detto ad alcuni media
di aver visto un uomo di circa 50 anni con Umar Farouk Abdulmutallab, il
sospetto attentatore, il 25 mattina all'aeroporto
Schiphol di Amsterdam. Questi, hanno riferito ancora gli Haskell, sembrava
parlasse al posto del giovane nigeriano e che ad un certo punto tentasse di
farlo salire a bordo del volo senza mostrare il passaporto. ''Al momento non
abbiamo informazioni sulla presenza di una seconda persona - ha detto il
portavoce della polizia militare olandese - stiamo verificando tutte le
indicazioni che riceviamo''. Tra le altre cose la polizia sta esaminando le
immagini girate dal sistema a circuito chiuso dell'aeroporto.

IL
PAPA ALLA MENSA DEI POVERI
Un appello
perché nessuno in Italia "sia emarginato, abbandonato o solo" è stato
lanciato da papa Benedetto XVI al termine della sua visita alla mensa dei
poveri di Sant'Egidio. "Impegnatevi perché nessuno sia solo, sia
emarginato, sia abbandonato", ha esortato papa Ratzinger nell'accomiatarsi
dal centro per i poveri, dove oggi ha pranzato. Pur tra misure di sicurezza
elevate, il pontefice ha salutato la folla, stringendo mani e fermandosi a
chiacchierare, all'interno della mensa, con mamme e bambini di vari paesi del
mondo. Benedetto XVI, parlando al termine del pranzo a Sant'Egidio, ha
paragonato le difficoltà e i disagi patiti dalla Santa famiglia di Nazareth,
con quelle di poveri, immigrati e senzatetto di oggi. Nel
giorno che la chiesa cattolica dedica proprio alla festività della Santa
famiglia, il papa ha detto rivolgendosi ai bisognosi con i quali oggi ha condiviso
il pranzo che "in un certo senso vi assomiglia. Anche loro - ha
affermato - hanno vissuto la difficoltà e il disagio di non trovare ospitalità,
l'essere costretti ad emigrare in Egitto. Voi sapete cosa
vuol dire", ha poi sottolineato. Il papa ha poi elogiato l'attività
di quanti offrono il loro aiuto a queste persone, affermando che "così
diventa visibile che Dio per primo ci ha amati" e che sta ora a noi
rispondere con l'amore per il prossimo. "In questo momento di particolari
difficoltà economiche - ha esortato il pontefice - tutti siano testimoni di
speranza", rifuggendo le tentazioni di un egoismo che "dà solo
tristezza e gioia effimera e che lascia il cuore vuoto". Pranzo alla mensa
dei poveri per Benedetto XVI ospite della Comunita' di Sant'Egidio. "E' la
prima volta nei tempi moderni che un papa si reca a mangiare in un ambiente
dove vanno le persone con cui non condividono la mensa i ricchi, gli
importanti, i televisivi, i sapienti", ha sottolineato il fondatore della
Comunità, Andrea Riccardi, nel suo saluto al Pontefice prima dell'inizio del
pranzo con centocinquanta bisognosi assistiti dalla Comunità. Il Papa, accolto
da un lunghissimo applauso al suo arrivo, ha preso posto accanto allo stesso
Riccardi ad un afghano di 34 anni, Qorbanali Esmaili, musulmano sciita che vive
in Italia da dieci anni come rifugiato politico. Al tavolo, a ferro di cavallo,
siedeva anche Giuseppe Pisu, ex inserviente in un circo. Nato a Cagliari 66
anni fa, si trovò nel 1980 con il circo a Teheran e fu costretto a lasciare il
territorio iraniano. Al ritorno in Italia, anche lui ha avuto a lungo per casa
la strada. Boban Trajckovic, un giovane zingaro di 24 anni, cristiano
ortodosso, è venuto al pranzo con tutta la famiglia: la moglie Dragana e le due
figlie di 3 e 6 anni. Nato in Italia, ha ottenuto la cittadinanza un mese fa e
vive in campo di zingari di Roma. Il più anziano dei commensali di Benedetto
XVI ha 90 anni, una casa ce l'ha, al quartiere Tiburtino, ma con la pensione
non ce la fa ad andare avanti e Sant'Egidio lo aiuta con pacchi alimentari. Si
chiama Peppino Scarsella e per una vita ha fatto il barbiere. Poco più giovane,
82 anni, Marisa Saulle, nata a Testaccio da una famiglia disagiata, testimone
diretta della Roma della guerra e della difficile vita nelle borgate romane. Al
tavolo del papa sedevano poi un nigeriano cattolico di 35 anni, Caius Cajetan
Onjema, arrivato 4 anni fa in Italia dopo avere attraversato il deserto libico
e solo da un anno con regolare permesso di soggiorno. Roukia Daud Abdullé, donna
somala di 63 anni, musulmana, è in Italia da 20 anni. Il figlio disabile, che
voleva far curare in Italia, è morto qualche anno fa. Ora è cittadina italiana
e lavora come operatrice domiciliare e assistente. Ma la sfortuna tocca
pesantemente anche chi in Italia ci è nato, come Antonino Siracusa, siciliano
di 52 anni, che vende popcorn nei cinema di Roma e vive in una roulotte, o come
Aniello Bosco, disabile di 25 anni. In carrozzella dalla nascita, è stato
abbandonato dalla famiglia e vive in una casa alloggio della Comunità di
Sant'Egidio. Antipasto, lasagne, polpettine, lenticchie e puré: questo il menù
del pranzo offerto oggi dalla Comunità di Sant'Egidio a 150 persone bisognose o
senza dimora, alla presenza di Papa Benedetto XVI. Al termine del pranzo sono
stati distribuiti dolci offerti dal Papa ed è stato fatto un brindisi a base di
spumante. Alla fine del pranzo Papa Ratzinger ha consegnato alcuni regali ai 31
bambini presenti. Prima della visita a Sant'Egidio Benedetto XVI aveva
celebrato l'Angelus domenicale di piazza San Pietro, durante il quale aveva
offerto una sua "speciale preghiera" per tutte le famiglie italiane
in difficoltà. "''In questa domenica della Santa Famiglia (la festività
della liturgia cattolica odierna ndr.) , rivolgo - ha
detto Ratzinger - un caloroso salutoa tutte le famiglie di Roma e dell'Italia
con una preghiera speciale per quelle che attraversano maggiori
difficoltà". Alla famiglia il Papa aveva dedicato anche il messaggio
inviato alla Chiesa spagnola che ha organizzato una manifestazione a Madrid
contro coppie di fatto e matrimoni omosessuali: Benedetto XVI ha ribadito
l'impegno a salvaguardare e proteggere la famiglia basata sul matrimonio tra
uomo e donna contro tutte le insidie.

SALDI ALLE PORTE
Ufficialmente
si parte tra pochi giorni, il 2 gennaio, ma la corsa ai saldi invernali è già
scattata come ogni anno con settimane di anticipo. Molti gli esercizi
commerciali che ormai da anni praticano 'sconti' reali ai clienti abituali
avvisandoli via sms, email o telefono, della partenza
delle prevendite. Il 2 gennaio comunque saldi al via in quasi tutti le regioni, Lombardia e Lazio in testa. Si parte il 5
invece in Abruzzo, Liguria, Puglia, il

GRANDE
FREDDO IN ITALIA
L'Italia gela. Temperature ancora in
discesa, neve anche al mare e rischio ghiaccio sulle strade. E ancora
previsioni pessime per il fine settimana: una
perturbazione artica è in arrivo sull'Italia portando ancora neve, anche in
pianura, con rischio di gelate. Tanto che

FALSI
DENTISTI
Sono circa

AMORE
VINCE SU ODIO
Capi di
Stato e di governo di tutto il mondo, informa una nota di Palazzo Chigi, hanno
espresso la loro solidarietà e rivolto i loro auguri al presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi. Oltre ai numerosi messaggi scritti - tra i quali
spiccano quelli del primo ministro olandese Jan Peter Balkenende, del
presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, del presidente del Vietnam
Nguyen Minh Triet, del presidente algerino Abdulaziz Bouteflika,
dei Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino Francesco Mussoni e
Stefano Palmieri e dell'American Jewish Committee David A. Harris e Richard J.
Sideman - il premier ha parlato con il presidente della Repubblica francese
Nicolas Sarkozy, il premier russo Vladimir Putin, il premier turco Recep Tayyip
Erdogan, il premier francese François Fillon, il premier spagnolo José Luis
Zapatero, il leader libico Muammar Gheddafi, il presidente del partito popolare
spagnolo Mariano Rajoy, il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Joseph
Daul, il presidente del Ppe Wilfred Martens. Sono attese nelle prossime ore,
conclude la nota del governo, le telefonate della Cancelliera tedesca Angela
Merkel e del presidente dell'Egitto Hosni Mubarak. difesa di Massimo Tartaglia,
l'uomo che ha aggredito il premier Silvio Berlusconi, ha chiesto al Gip il ricovero
del proprio assistito in un ospedale psichiatrico, in attesa che sia
disponibile un posto in una comunita' terapeutica, gia' individuati. Gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino hanno spiegato di
aver avuto la disponibilità del ricovero in una comunità terapeutica per il
loro assistito "perché riteniamo necessario che venga curato. La comunità terapeutica - hanno proseguito - ci ha dato però la
disponibilità dal 4 gennaio". Per questo i legali
hanno chiesto al gip "il ricovero del nostro assistito presso un ospedale
psichiatrico. Restiamo in attesa dell'ordinanza del
gip". Il gip di Milano Cristina Di Censo deciderà domani sulla
convalida dell'arresto e sull'eventuale applicazione di una misura cautelare
per Massimo Tartaglia, l'uomo che domenica scorsa ha aggredito il premier
Silvio Berlusconi. Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha chiesto
per Tartaglia la custodia cautelare in carcere, mentre i difensori dell'uomo
che si trova in carcere a San Vittore hanno chiesto per lui la detenzione in un
ospedale psichiatrico, in attesa di un ricovero in una comunità terapeutica. Il
gip non ha ancora sciolto la riserva e la decisione, a quanto si è saputo,
verrà presa domani. "Grazie di cuore ai tantissimi che
mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di
stare sereni e sicuri. L'amore vince sempre sull'invidia e
sull'odio": questo il messaggio del presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, che appare sulla prima pagina del sito ufficiale del Pdl
(www.pdl.it). Il messaggio è datato 15 dicembre. Sul grande banner che
contiene il messaggio del premier si alternano anche altri 'messaggi' (come
quello di Bondi o quello che invita all'iscrizione al Pdl) insieme all'invito
ad andare sul sito www.forzasilvio.it dove è possibile registrarsi e inviare un
messaggio di solidarietà per il premier. È un pomeriggio tranquillo quello che
sta trascorrendo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi nella sua stanza
dell'ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverato da domenica sera. Dopo quella del ministro della giustizia Angelino Alfano, il
premier non ha ricevuto altre visite istituzionali e ha riposato fino all'ora
di pranzo. Nel primo pomeriggio lo ha raggiunto la figlia Marina che è tuttora
con lui in ospedale. Non sono previsti altri bollettini medici né per oggi né
per domani quando verrà dimesso probabilmente attorno all'ora di pranzo. Il
premier Silvio Berlusconi dovrebbe essere dimesso domani, "con la
raccomandazione di astenersi da impegnative attività pubbliche per almeno due
settimane". Lo ha detto il medico personale del presidente del Consiglio,
Alberto Zangrillo, che è anche primario di anestesia e rianimazione
all'ospedale San Raffaele di Milano dove Berlusconi è ricoverato, diffondendo
il bollettino medico questa mattina. "Non sappiamo con precisione - ha
aggiunto Zangrillo - ma il premier dovrebbe essere dimesso nel primo pomeriggio
di domani". Esiste un rischio stress, ha aggiunto, per le continue visite
"e questo un po' ci preoccupa ma lo aiutano a rimanere informato".
"Sta riprendendo - ha anche detto - con gradualità le sue normali
condizioni e non abbiamo preoccupazioni". Alla domanda se rimarrano
cicatrici, Zangrillo ha risposto "no, non credo" e "i denti
verranno ricostruiti". Per quanto riguarda l'alimentazione, il premier si
nutre ancora "con un po' di fatica ma c'é una evoluzione
positiva del quadro di questo aspetto". "Il suo umore è preoccupante
perché è sempre piuttosto abbacchiato ma dà segni di ripresa" ha
proseguito Zangrillo. "E' sereno per il ripristino della condizione fisica
- ha aggiunto - ma ha una coda di profonda amarezza per quanto é capitato e per
alcune cose successive". Silvio Berlusconi stamani si è svegliato molto
presto anche stamani nella sua stanza al settimo piano dell' ospedale
San Raffaele di Milano, dove ha passato la sua seconda notte di ricovero dopo
l'aggressione subita domenica in Piazza Duomo. Secondo quanto si è appreso, il
presidente del Consiglio, si é svegliato all'incirca alle 6 e 30 e, esattamente
come ieri, la sua prima richiesta è stata quella di poter leggere i giornali.
L'aggressione di Massimo Tartaglia a Silvio Berlusconi è stato un gesto
''isolato'' e ''scollegato'' da qualunque altro soggetto o volontà politica, ma
il premier deve essere ''più prudente'' nei contatti con la folla; la sua
sicurezza ''è bene nazionale'' e il rischio che da un episodio così grave possa
derivare una crescita del pericolo di emulazione esiste''. Il sottosegretario
alla presidenza del consiglio Gianni Letta e il direttore del DIS (l'organismo
di controllo degli 007), Gianni de Gennaro, sono stati ascoltati oggi dal
Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, guidato da Francesco
Rutelli, dove è stato fatto il punto sulla protezione e tutela della sicurezza
del capo del governo ferito domenica scorsa a Milano. E anche il ministro
dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso dell'informativa del governo al
Parlamento, ha avvertito: ''la progressiva, crescente
campagna contro la persona del presidente del consiglio, finisce spesso per
innescare una pericolosa spirale emulativa''. ''Temiamo altre aggressioni'',
aveva ammesso Paolo Bonaiuti,sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e
Rutelli ha confermato che ''una maggiore prudenza sarà necessaria da oggi in
poi''. Insomma nei contatti del premier si dovrà mettere maggior attenzione, e
da parte di chi gestisce la sua sicurezza ''qualche volta si dovrà dire di no,
che certe cose non le può fare perché ora il pericolo è più alto di prima e in qualche momento va posto lo sbarramento''.
Quanto alle critiche sulla gestione della sicurezza attorno al premier al
termine del suo comizio a Milano, Rutelli, come Maroni, ha confermato che tutto
è stato fatto nel miglior modo possibile. Il titolare del Viminale nel corso
dell'informativa ha così ricostruito tutti gli interventi ''preventivi'' che
vengono effettuati in vista di una visita del premier: ''vengono
effettuati preventivamente sopralluoghi da parte delle forze dell'ordine in
stretta collaborazione con il personale dell'Aisi''. Quando Silvio Berlusconi
''va in luoghi pubblici la competenza dell'Aisi si incrocia con quella delle
forze dell'ordine sul territorio''. Lo stesso ha puntualizzato il presidente
del Copasir. Rutelli, riferendo alcuni contenuti dell'audizione di Letta e De
Gennaro, ha argomentato: ''Prevenzione e vigilanza
devono essere molto alte perché' il rischio che da un episodio così grave possa
derivare una crescita del pericolo e l'emulazione è un rischio che esiste''.
Anche perché, ha sostenuto il presidente del Comitato, ''da
tutte le analisi fatte dai servizi nell'ultimo periodo è emersa una crescente
preoccupazione sul fatto che ormai sono molti i punti di tensione nel nostro
Paese''. E ricostruendo l'aggressione in piazza Duomo, Rutelli ha ricordato che
attorno a Berlusconi ''c'era un tale numero di guardie del corpo e addetti alla
sicurezza che è da considerarsi quasi un evento accidentale che possa essere
filtrato e passato l'oggetto che lo ha colpito''. Tutti i componenti del
Comitato parlamentare per la sicurezza hanno invitato il premier a una maggiore
prudenza durante i suoi contatti con la folla in occasione di manifestazioni
pubbliche. Il presidente del Consiglio, ha rilevato Rutelli, ha ''modalità e
volontà di stare in mezzo alla gente, che rende di fatto impossibile impedirgli
dei contatti fisici con il pubblico, lasciando in questo modo aperte sempre
delle falle nella sua sicurezza personale tale da non potersene far carico né
ai servizi interni né alle forze dell'ordine competenti per territorio''.
L'agenzia per la sicurezza interna che ''gestisce'' la protezione del capo del
governo dopo le vicende legate alla violazione fotografica della residenza
sarda del premier e la ripresa di filmati da parte di privati a palazzo
Grazioli hanno messo in campo una serie di misure che prevedono la ''messa in
sicurezza'' in qualsiasi condizione di Berlusconi, considerando anche le
difficoltà che devono affrontare gli uomini della scorta, la maggior parte
carabinieri, quando incontra gruppi di persone.

FINANZIARIA
Il governo
pone la questione di fiducia alla Camera sulla legge Finanziaria. Il presidente
della Camera la definisce una decisione "deprecabile perché di fatto impedisce all'Aula di pronunciarsi sulla
Manovra". E scoppia la bagarre. Fini ha ricordato che "l'iter in
commissione della finanziaria non ha registrato da parte dell'opposizione alcun
atteggiamento ostruzionistico". Il presidente della Camera ha inoltre
ricordato che "i tempi per l'esame del testo in aula sono contingentati,
ed avrebbero consentito anche senza la fiducia di approvare il testo nei tempi
previsti compatibilmente con il passaggio al Senato". "Per la
presidenza della Camera - ha puntualizzato - l'apposizione della fiducia, che è
prerogativa legittima del governo in quanto prevista dalla Costituzione, non
può essere un alcun modo considerata come una
decisione tecnica non essendo giustificabile con la necessità di superare
ostacoli procedurali inesistenti da parte delle opposizioni". "Come
dimostra la storia dei lavori parlamentari la questione di fiducia è sempre
stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle
valutazioni del governo e della maggioranza, che ha oggi dimostrato la propria
compattezza con il voto sull'articolo 1, per cui essa è una scelta per nulla
straordinaria e, come tutte le scelte, suscettibile di discussione nel
dibattito politico-parlamentare, ma certamente del tutto fisiologica e
naturale", affermano in una nota congiunta i
capogruppo del Pdl e della Lega Fabrizio
Cicchitto e Roberto Cota. "Il confronto di merito - aggiungono - è
avvenuto in commissione, con un iter intenso e proficuo. La scelta della
fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del
governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla commissione
Bilancio, che contiene tagli agli sprechi ed interventi economici importanti su
welfare, sviluppo e pubblica amministrazione". "La decisione e
soprattutto la valutazione espressa dal presidente della Camera rischiano di
rinfocolare immediatamente le polemiche", commenta Sandro Bondi, coordinatore del Pdl. ''Il
presidente Fini ha svolto il suo compito nel segnalare che non si puo'
procedere con le fiducie come fosse un modo ordinario. Se vogliamo andare
avanti a 25 voti di fiducia all'anno, la legislatura potrebbe non reggere''.
Cosi' il segretario del Pd Pier Luigi
Bersani, conversando con i giornalisti in Transatlantico, apprezza le
critiche rivolte dal presidente della Camera sulla decisione del governo di
mettere la fiducia sulla finanziaria. ''Non piu' tardi di qualche ora prima -
sostiene Bersani - avevo segnalato l'esigenza che il Parlamento possa essere il
luogo in cui si espongono gli elementi di disagio del paese, si propongono
alternative alle proposte della maggioranza e aggiustamenti all'azione di
governo. Dopo qualche ora si e' messa la fiducia ma cosi' la legislatura
potrebbe non reggere''. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti condivide "pienamente" il messaggio
lanciato dai Capigruppo di Pdl e Lega sulla questione di fiducia. Conversando a
Montecitorio con alcuni parlamentari della maggioranza, Tremonti avrebbe
confidato, riferiscono gli stessi, di "riconoscersi pienamente ed
esclusivamente nel testo della nota congiunta dei capigruppo di
maggioranza". Nella nota Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota hanno
sottolineato che la questione di fiducia appartiene "alla competenza e
alle valutazioni del governo e della maggioranza" tanto da essere una
scelta "certamente del tutto fisiologica e naturale".

TERREMOTO A PERUGIA
Una scossa di
magnitudo 4.2 della scala Richter è stata registrata alle 14.11 tra Umbria e
Toscana. L'epicentro è tra i comuni di Deruta, Marsciano e Perugia, ad una
profondità di

IL MALTEMPO IN ITALIA
Nevica sulle
regioni centrosettentrionali tra Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria,
Abruzzo e Marche. Maltempo anche al Sud, con grandinate e nevicate in Calabria.
Lo rende noto l'Anas, che assicura che mezzi e personale sono impegnati
incessantemente su più fronti per garantire la percorribilità delle strade e la
sicurezza degli automobilisti. Non si registrano particolari disagi, se non dei
rallentamenti in Toscana sulla statale 12, nelle Marche rallentamenti per
ghiaccio sulla statale 73bis, e per neve sulle statali 685 e

AZIENDE DI PASTA
PERQUISITE
Le maggiori aziende
della pasta in Italia sono state perquisite oggi da militari della guardia di
finanza nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla procura di Roma sul rincaro di
questo alimento. Sono state perquisite la sede della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, il pastificio Garofalo a
Gragnano in provincia di Napoli, il pastificio Amato a Salerno, la sede della
Divella a Bari e la sede dell'Unione pastai italiani a Roma (Unipi). Al centro
dell'inchiesta c'é l'aumento ingiustificato dal 2007 ad oggi di circa il 50 per
cento del prezzo della pasta. L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto
Nello Rossi e dal sostituto Stefano Pesci e l'ipotesi è quella della creazione
di un "cartello" organizzato dai maggiori produttori della pasta per
aumentare i prezzi e superare la concorrenza. La procura procede per l'ipotesi
di reato prevista dall' articolo 501 bis del codice
penale, vale a dire manovra speculativa sul prezzo delle merci. Secondo quanto
si è appreso vi sarebbe una persona iscritta sul registro degli indagati, ma
ben presto gli indagati potrebbero aumentare di numero. Il nucleo di polizia
tributaria della Guardia di finanza di Roma ha sequestrato documenti e verbali,
anche redatti in sede di riunioni dell'associazione di categoria, atte a dimostrare
la prova della manovra speculativa e la formazione del "cartello". Il
reato prevede una pena fino a tre anni di reclusione. L'indagine era stata
avviata nell'ottobre del 2007 dopo una indagine
dell'Antitrust che nel dicembre del 2007 aveva messo sotto inchiesta ventinove
tra i principali marchi della pasta italiana, tra cui Barilla, De Cecco, Di
Vella, gli stessi finiti nel mirino delle Fiamme Gialle. Una denuncia
all'autorità giudiziaria era stata fatta da Adoc, Adusbef, Federconsumatori e
Codacons. L'Unione degli industriali della pasta Unipi, per voce del suo
presidente Massimo Menna, titolare della pasta 'Garofalo', assicura massima
collaborazione ma non commenta gli accertamenti effettuati dalla Guardia di
Finanza in merito all'inchiesta sul caro pasta. Si
trincera dietro un no comment anche la Barilla,
interessata dagli acceramenti. Dall'azienda confermano comunque la massima
disponibilita' e collaborazione alle indagini. Stessa linea alla
De Cecco. Fonti dell'azienda, anch'essa interessata dall'inchiesta, hanno
riferito che "la dirigenza e' serena e collabora con

CONFINDUSTRIA
Confindustria
appoggia le richieste di riforma fiscale avanzate da Cisl e Uil e soprattutto
chiede una "riforma violenta della semplificazione". Così il
presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, interviene all'iniziativa delle
due organizzazioni sindacali sul fisco, e sostiene che il federalismo fiscale
sia "una grande opportunità" per evitare sprechi della spesa
pubblica, e rilancia la necessità di una riforma "che si basi anche sulla
lotta all'evasione" e sull'abbassamento della pressione fiscale, che
"sulle imprese che pagano arriva anche al 68%". Soprattutto, ha
sostenuto Marcegaglia, "la semplificazione é un tema fondamentale:
dobbiamo fare una riforma violenta della semplificazione". Conto alla
rovescia per lo scudo fiscale: Oggi è infatti l'ultimo
giorno per regolarizzare i capitali illegalmente detenuti all'estero. I
risultati, secondo quanto si apprende, sarebbero superiori alle aspettative.
Sarebbero infatti rientrati oltre 100 miliardi di euro
e la cifra sarebbe vicina, anzi, ai 110 miliardi, con un gettito fiscale dunque
superiore a 5 miliardi di euro. Al momento, invece, ufficialmente erano attesi
incassi per l'erario pari a 3,7 miliardi. Questo almeno è l'ammontare delle
risorse attualmente indicato in Finanziaria e già ripartito per alcune voci di
spesa. Un quadro più preciso della situazione sugli incassi da scudo si saprà
solo nei prossimi giorni, perché si sta verificando, come accaduto già nelle
due precedenti edizioni di rimpatri di capitali agevolati, un
"intasamento" dell'ultima ora dei clienti alle filiali delle banche,
anche a causa di oggettive difficoltà tecniche delle operazioni. Questa
situazione, riferiscono fonti parlamentari di maggioranza, potrebbe anche
portare a una riapertura dei termini, auspicata dagli operatori, ma con
un'aliquota più alta rispetto all'attuale 5%, tra il 6 e il 7%. Secondo alcune
stime che circolano nel settore bancario, una proroga (l'ipotesi che circola
parla di fine aprile 2010), potrebbe raccogliere capitali ulteriori per circa
30 miliardi di euro, in prevalenza quote di società e non più fondi liquidi.
Gli operatori del settore si dicono soddisfatti dell'esito dello scudo
"che è andato al di là delle attese", spiega un responsabile del
settore privato di una banca italiana, che l'attribuisce "a un mutato
clima in ambito internazionale, alla forte pressione dell'Agenzia delle Entrate
e, in misura minore, all'esigenza di liquidità delle imprese cui andrà solo una
parte minima dei flussi che verranno indirizzati alla gestione del
risparmio". Per un operatore di un istituto milanese "i flussi
resteranno in Italia anche perché moltissimi clienti sono rimasti scottati da
pesanti minusvalenze quando hanno smobilizzato i fondi in banche estere,
scoprendo che li avevano investiti in costruzioni finanziarie
complesse fatta da derivati, hedge fund. A volte i
risparmi di pensionati erano in società alle Cayman". "Le
difficoltà maggiori - aggiunge un operatore di una banca media radicata sul
territorio - sono arrivate dalle banche svizzere, che hanno cercato di usare la
forma del rimpatrio giuridico o anche di dissuadere il cliente paventando il
rischio Italia, che ora non esiste più, per poter chiudere l'anno senza crolli
delle masse amministrate". Per San Marino invece, aggiunge "si è
avuta una certa resistenza a causa della mancanza di liquidità delle banche di
quel Paese". Una proroga ora è necessaria, riconoscono un
poco tutti i banchieri contattati, "perché negli ultimi giorni il
flusso di richieste dei ritardatari è stato notevole e le difficoltà tecniche
hanno reso a volte impossibile rispettare i termini previsti"; una
proroga, stimano alcuni "porterebbe risorse ulteriori per 30 miliardi
provenienti principalmente da quote di società e non più liquidità".

L’AGGRESSIONE
AL PREMIER
Si è
svegliato e ha chiesto subito di poter leggere i giornali. Silvio Berlusconi,
ricoverato da ieri sera al settimo piano dell'Ospedale San Raffaele di Milano a
causa dell'aggressione subita in piazza Duomo, secondo quanto si è appreso ha
passato una nottata tranquilla e la sua prima richiesta stamattina è stata
quella di poter vedere subito i quotidiani. Il presidente del Consiglio ha
passato la notte con un forte mal di testa ma stamane, come suo solito, ha
chiesto i giornali e la rassegna stampa che gli preparano a Palazzo Chigi. Così
il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, parlando a
'Mattno 5', ha parlato della notte passata all'Ospedale San Raffaele dopo
l'aggressione di ieri. Massimo Tartaglia, l'uomo di 42 anni arrestato ieri dopo
aver colpito al volto con un souvenir del Duomo il presidente Silvio Berlusconi
al termine del comizio a Milano, è stato trasferito nella notte dalla Questura
al carcere di San Vittore. All'uomo sono state contestate le accuse di lesioni
pluriaggravate dalla premeditazione e dalla qualifica di pubblico ufficiale
della parte offesa. A Tartaglia, che è stato interrogato dal procuratore
aggiunto Armando Spataro, sono stati trovati in tasca un altro souvenir, un
piccolo crocifisso, e una bomboletta di spray urticante al peperoncino. L'uomo
si trova in una cella singola ed è sorvegliato a vista da un agente di polizia
penitenziaria. Tartaglia è stato arrestato ieri in tarda serata dopo un
interrogatorio davanti al procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro e
nella notte è stato trasferito nel carcere milanese. Il Procuratore aggiunto di
Milano Armando Spataro inoltrerà oggi al Gip la richiesta di convalida
dell'arresto di Massimo Tartaglia. Spataro ha contestato a Tartaglia l'accusa
di lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte
offesa e dalla premeditazione. Dunque sarà il Gip a decidere o
meno se tenere in carcere l'uomo. Il padre del feritore del premier
Silvio Berlusconi ha telefonato ieri sera al
S.Raffaele di Milano, dove il Presidente del Consiglio è ricoverato. Secondo fonti vicine all'ospedale, riferite nel corso di uno
Speciale Tg1, si sarebbe detto "costernato" per il gesto del figlio.
"Sentimenti di vicinanza e solidarietà" sono stati rivolti al
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal ministro per lo Sviluppo
economico Claudio Scajola dal forum Italia-India in corso a New Delhi.
"Desidero portare un saluto al presidente del Consiglio e esprimere a lui
in questo momento a nome di tutti sentimenti di
vicinanza e solidarietà per l'aggressione di cui è stato vittima, insieme - ha
detto Scajola nel suo discorso conclusivo del forum - all'augurio di una pronta
guarigione. Non si può non constatare - ha affermato Scajola
- che quando si semina odio verso l'avversario, si giustifica intolleranza,
quando si passa dalla critica politica all'aggressione personale, si finisce
inevitabilmente per seminare violenza". "Presidente Berlusconi
una pronta guarigione. Gli italiani veri sono con te sempre": è quanto è
scritto su un cartello, accompagnato da una bandiera italiana, apparso nella
notte sulle recinzioni esterne del pronto soccorso dell'ospedale San Raffaele
di Milano, dove da ieri il presidente del Consiglio, dopo l'aggressione al
termine del comizio di piazza Duomo, è ricoverato. Il punto clinico sullo stato
di salute del premier verrà comunicato intorno alle ore 12 dal personale
medico. All' esterno della struttura è massiccia la
presenza delle forze dell'ordine. "Oggi alle 11.00 il ministro Maroni sarà
in prefettura a Milano e con il prefetto e i vertici delle forze di polizia
punterà ad una esatta ricostruzione di quanto
accaduto, frazione di secondo per frazione di secondo ed è evidente che se c'é
necessità, come credo ci sia, di stringere ancora di più le maglie, si andrà in
questa direzione". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Alfredo
Mantovano, a “La telefonata” di Maurizio Belpietro, durante Mattino Cinque. Il sottosegretario ha ricordato che "qualche settimana fa ci
furono precise segnalazioni da parte dei nostri servizi che individuavano come
fonte principale di pericolo per il premier proprio l'attività di soggetti
singoli che si inserivano in questo clima più acceso nei confronti del capo del
Governo. Questo ha portato a un innalzamento delle misure
sicurezza", ha detto Mantovano, aggiungendo però che non si può negare a
Berlusconi di "stringere le mani, abbracciare le persone, prendere in
braccio bambini: questi - ha detto il sottosegretario - sono i momenti più
delicati per i quali mi sembra difficile adesso dare giudizi. Aspettiamo le indicazioni dei tecnici per avere un quadro più
completo". Il fatto che l'aggressione di ieri a Silvio Berlusconi
sia stata compiuta da uno psicolabile non tranquillizza il sottosegretario
all'Interno, Alfredo Mantovano, che non ha escluso che altri
squilibrati possano ora ripetere il gesto, in "un clima di violenza, non
soltanto verbale, che viene sollevato e che costituisce lo sfondo".
"Credo non ci si debba porre l'animo in pace - ha detto Mantovano -
dicendo è uno psicolabile. Anzi, questa è una fonte di maggiore preoccupazione
che rende l'opera di prevenzione molto più complicata e difficile, perché
purtroppo soggetti poco equilibrati e più o meno psicolabili sono tanti e se
cresce questo condizionamento esterno che porta a individuare in una persona,
in questo caso nel capo del Governo, non un avversario ma un nemico,
possibilmente da abbattere, non è da escludere che altri psicolabili possano
ripetere il gesto compiuto ieri sera immaginando di essere i vendicatori".

BERLUSCONI AGGREDITO A
MILANO
Silvio Berlusconi
colpito da un oggetto, probabilmente una miniatura del Duomo, dopo il comizio a
Milano. Fermato, e successivamente arrestato, l'autore del gesto. Dopo
l'aggressione subita al termine del comizio alla manifestazione del Pdl,
Berlusconi è stato portato all'ospedale San Raffaele. Sono stati interamente
ripercorsi, durante l'interrogatorio in Questura, i momenti dell'aggressione al
premier Silvio Berlusconi ad opera di Massimo
Tartaglia (nella foto a destra), il quarantenne con problemi psicologici che è
stato dichiarato in stato di arresto. Dalle prime notizie sulla ricostruzione è
emerso che Tartaglia si trovava dietro le transenne, un paio di file indietro
rispetto alla gente che si accalcava per salutare il presidente del Consiglio.
Quando Berlusconi, circondato dalla scorta, si è avvicinato, in particolare a
un sostenitore con una bandiera di Forza Italia per stringergli la mano, da
dietro la gente è saltato fuori Tartaglia, che si è praticamente inerpicato
sulle spalle di quelli che aveva davanti e lanciato il souvenir che ha colpito
il premier tra il naso e il labbro. Al momento del lancio, grazie al suo salto,
Tartaglia si è trovato quasi faccia a faccia con Berlusconi anche se a una
distanza di due-tre metri. Immediatamente dopo è stato bloccato da un uomo
della scorta del presidente del Consiglio e da due agenti in borghese del
Commissariato Centro, immobilizzato e portato via a forza tra i molti
sostenitori di Berlusconi che volevano aggredirlo. Era al fianco di Silvio
Berlusconi quando il premier è stato colpito da un oggetto scagliato da un
aggressore al termine del comizio a Milano, Gabriele Cartasegna, dirigente del
movimento giovanile del Pdl Giovane Italia. "Ero al suo
fianco - ha raccontato - e ho visto un uomo che, senza dire nulla, da dietro le
transenne gli ha scagliato contro, da vicinissimo, un souvenir del Duomo di
Milano. Non so se l'oggetto fosse di pietra o
ferro". L'oggetto, poi recuperato dalle forze
dell'ordine, ha colpito il presidente del Consiglio "sul naso e la bocca -
ha spiegato il giovane - nella parte destra del volto. Ha iniziato a perdere molto sangue". L'aggressore,
Massimo Tartaglia, "non ha detto nulla, né prima, né dopo, - ha aggiunto
Cartasegna – è stato immediatamente aggredito verbalmente dalla folla e
placcato dagli agenti della scorta e dalle forze dell'ordine". Si chiama
Massimo Tartaglia ed ha 42 anni l'uomo che ha ferito il premier Silvio
Berlusconi dopo il comizio in piazza Duomo. Come precedenti risulta alla
polizia solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Dopo il fatto è
stato portato via dalla polizia, che lo ha sottratto alla rabbia della gente,
senza profferire parola. Tartaglia risulta sconosciuto alla Digos. Risiede
nell'hinterland milanese. L'uomo è in cura da 10 anni per problemi mentali al
Policlinico di Milano. Lo si apprende da fonti investigative. Tartaglia è stato
formalmente arrestato durante
l'interrogatorio tenuto in questura dal procuratore aggiunto Armando Spataro.
Le accuse sono di lesioni
pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla
premeditazione. Tartaglia, infatti, aveva in tasca un altro souvenir, un
piccolo crocifisso, ma soprattutto una bomboletta di spray urticante al
peperoncino. Secondo quanto risulta in Questura, Massimo Tartaglia non sarebbe
legato a nessuna organizzazione antagonista conosciuta. La dinamica dei fatti,
peraltro, agli investigatori appare al momento più vicina ad un gesto isolato
che ad un tentativo di aggressione organizzato. L'uomo si trova in questura,
sentito dai funzionari della Digos che hanno contemporaneamente avviato una
perquisizione nella sua abitazione a Cesano Boscone (Milano). Massimo Tartaglia
lavora come grafico nella ditta del padre e, secondo quanto si è appreso,
conduce una vita sociale normale. È stato lui stesso a dire agli investigatori,
che lo sentivano in questura, di essere in cura al Policlinico. Ora
l'interrogatorio dovrebbe essere condotto direttamente dal procuratore aggiunto
Armando Spataro capo del pool antiterrorismo. "Io, mio figlio, la mia
famiglia, abbiamo sempre votato Pd, ma nessuno di noi ha mai avuto odio per
Berlusconi". Così ha detto Alessandro Tartaglia, il padre di Massimo, ai
cronisti che gli hanno rivolto alcune domande attraverso il citofono. Massimo
Tartaglia vive infatti ancora con i genitori in una
elegante palazzina nel centro di Cesano Boscone. Il padre ha accettato di
parlare brevemente, dopo che carabinieri e digos hanno terminato la
perquisizione in casa. "Massimo è una psicolabile, ma
non ha mai fatto del male a nessuno. - ha mormorato il
padre sconvolto - Anzi lui non ha mai fatto neppure politica attiva, è un
volontario del Wwf". Alessandro Tartaglia ha raccontato che il
figlio è uscito da casa la mattina verso le 11.00. "Ciao a tutti - ha
salutato i genitori - vado a trovare un amica non so
quando torno". In casa nessuno ha sospettato nulla. "Se avessi saputo
cosa sarebbe accaduto avrei provato a farlo desistere - ha detto il padre -
Penso che questo episodio sia maturato dal clima negativo che sta montando in
Italia". "In casa nostra abbiamo sempre commentato quello che succede
in politica - ha detto ancora Alessandro Tartaglia - ma nessuno, e tanto meno
mio figlio, ha mai mostrato un'esasperazione particolare". Perdita copiosa
di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di
cui uno superiore fratturato. È questa la prima
diagnosi, che, secondo fonti mediche, è stata fatta al
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all'ospedale san Raffaele dopo
l'aggressione subita al termine del comizio di Milano. Le stesse fonti
riferiscono che il premier, rimasto sempre cosciente, è stato sottoposto ad una
tac precauzionale e per decisione dei medici sarà tenuto sotto osservazione per
24 ore. Secondo quanto hanno riferito agenti della polizia di stato davanti al
pronto soccorso del San Raffaele, il premier è stato portato all'interno
sdraiato su una barella. "Berlusconi aveva - hanno riferito i testimoni -
una borsa di ghiaccio sul volto ed appariva cosciente". Il premier ha una
prognosi di 20 giorni, secondo quanto riferito dal primario del reparto di
anestesia e rianimazione del San Raffele, Alberto Zangrillo. Zangrillo è il
medico di fiducia del presidente ed era con lui al momento dell'aggressione. Il
premier secondo quanto emerso da una tac, ha riportato anche una frattura del
setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di
sutura al labbro inferiore. Paolo Klun, il direttore della comunicazione della
Fondazione San Raffaele-Monte Tabor. "Il presidente del
Consiglio - è stato spiegato - ha subito un trauma contusivo importante al
massiccio facciale con una ferita interna ed esterna al labbro superiore.
Due denti, uno dei quali in modo serio, sono fratturati".
"Il prof. Alberto Zangrillo - continuano dall'ospedale - ha ritenuto
opportuno effettuare una tac al presidente che ha evidenziato una infrazione dell'elemento osseo del setto nasale (piccola
frattura al naso). Questo ha portato i sanitari del San Raffaele a trattenere
cautelativamente il presidente per la notte. La prognosi è di
20 giorni". "Il presidente - hanno concluso dal San Raffaele -
è apparso ai medici che lo hanno in cura scosso e abbattuto
ma sta reagendo con la sua solita tempra". Silvio Berlusconi è ricoverato
in una stanza nel reparto solventi che si trova al
settimo piano della struttura. Il premier Berlusconi non avrà bisogno di
nessuna operazione ma sarà trattenuto in ospedale per almeno 48 ore. Lo ha
detto il medico personale del premier Alberto Zangrillo, che è anche primario
di anestesia e rianimazione all'ospedale San Raffaele, dove il presidente del
Consiglio è ricoverato. "Dal punto di vista clinico - ha spiegato il
medico - è tutto tranquillo, ma sarà necessario un periodo di osservazione di
uno o due giorni". Il premier, ha proseguito il medico, non ha perso mai
conoscenza e non è stato sedato. Dal punto di vista
psicologico, ha detto ancora Zangrillo, "mi è parso molto affrancato
dall'affetto che l'ha circondato. Lui stesso ha
rincuorato i figli che erano molto preoccupati". "Adesso è
tranquillo - ha concluso il primario - ma è senz'altro molto amareggiato per
quello che è successo". Le visite in ospedale: i suoi figli, Marina
accompagnata dal marito, Piersilvio, Barbara con il compagno ed Eleonora. E
ancora Adriano Galliani, Emilio Fede, il ministro dell'Interno Roberto Maroni,
quello del Turismo, Vittoria Brambilla e quello della Cultura Sandro Bondi, il
sottosegretario Paolo Bonaiuti e il presidente della Provincia di Milano, Guido
Podestà. Insomma, oltre ai suoi figli, un via vai di amici e politici a lui
molto legati per esprimergli il calore del loro affetto e la loro solidarietà.
"Sono miracolato": così ha detto Silvio Berlusconi al direttore del
Tg4 Emilio Fede che lo è andato a trovare all'ospedale. "Mi
ha detto di sentirsi miracolato - dice Fede - perché un centimetro più su e
avrebbe perso l'occhio. Naturalmente è dolorante, gli
sono stati somministrati analgesici e non credo proprio - sottolinea Fede - che
si tratterà di una cosa di sole 24 ore perché ha la frattura del setto nasale,
due denti fratturati, ferite alle labbra". Ma, riferisce il
direttore del Tg4 il premier si è detto soprattutto "preoccupato perché
c'é una eccessiva atmosfera di violenza. Non è
spaventato - precisa Fede - ma preoccupato. Faccio questo
mestiere da cinquant'anni ma una cosa del genere, con un capo del governo fatto
oggetto di un'aggressione non l'avevo mai vista". Poi l'affondo di
Fede sui nemici politici: "D'altra parte - dice Fede - se ecciti alla
violenza le piazze... e naturalmente faccio riferimento a Di Pietro mi chiedo
come faccia a dire quello che ha detto oggi". Secondo
Fede si tratta di un "atto di delinquenza che dovrebbe far riflettere
tutti quelli, politici e giornalisti, che a vario titolo hanno fatto certi
interventi. Credo che bisognerebbe smetterla e spero
che dal male possa magari nascere qualcosa di positivo cioè un rapporto più
civile all'interno del confronto politico". "L'ho
trovato fisicamente provato ma sereno. Certo la botta
è stata seria": lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni in
visita al premier all'ospedale San Raffaele.

Condanna da
parte delle forze politiche dell'aggressione a Silvio Berlusconi dopo il
comizio in Piazza Duomo a Milano. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha
espresso la 'più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei
confronti del Presidente del Consiglio' al quale ha manifestato la sua
personale solidarietà. Napolitano ha poi rivolto il "più netto, rinnovato
appello perché ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro
limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e
stroncando ogni impulso e spirale di violenza". Quello
che hanno fatto a Berlusconi è un atto di terrorismo": lo ha detto il
ministro Umberto Bossi. "Si sentiva un clima pesante da tempo - ha
detto Bossi - e quello che è accaduto oggi é un segnale preoccupante".
"Silvio è un amico - ha aggiunto il leader del Carroccio - e mi aveva
appena espresso in pubblico, nel suo discorso in piazza Duomo, ancora una volta
la sua stima". "Dopo quel che è accaduto oggi - ha
concluso Bossi - bisogna alzare la guardia. Ci sono in giro troppe
persone pronte a gesti delinquenziali.

IL
COMIZIO IN PIAZZA DUOMO
La maggioranza è forte e coesa e il
governo sta lavorando benissimo. A voi che siete qui
dico che non dovete credere alla disinformazione, alle fabbriche dell'invidia,
dell'odio, a chi tifa per la crisi e per il catastrofismo". Lo ha
detto Silvio Berlusconi all’inizio del suo comizio in piazza Duomo a Milano
dove si è svolta la manifestazione del Pdl per l'avvio del tesseramento. In uno
dei passaggi chiave del suo discorso, il premier ha sottolineato che "il Pdl è un partito democratico,
tutte le decisioni vengono prese dagli organi preposti, non siamo un'oligarchia
in cui decidono una o due persone". La piazza però non era del tutto
allineata e sono partite le contestazioni con grida e fischi. Il premier si è bloccato ma poi ha reagito: ''Vergogna, vergogna, vergogna, sapete solo insultare''.
“Queste - ha rimarcato - sono cose che noi non faremmo mai, noi siamo liberali,
noi abbiamo la cultura del rispetto delle altre opinioni”. Nel corso del suo
intervento Berlusconi ha affrontato diverse questioni. Riguardo alle elezioni regionali il premier ha
annunciato che il movimento di Daniela Santanchè e

MALTEMPO
IN ITALIA
L'Aquila si
è svegliata sotto un manto di neve, la prima di stagione, a seguito di
precipitazioni iniziate dopo le 2. Nel capoluogo le condizioni stradali non causano
particolari difficoltà, anche se non tutte le strade principali sono state
servite dai mezzi spargisale e si registrano dei rallentamenti a ridosso delle
arterie più trafficate, in una situazione stradale già condizionata dal
terremoto. La neve ha ricoperto le piazze e anche tutti i terreni che solo fino
a qualche settimana fa ospitavano i campi di assistenza per gli sfollati.
Campi, che sono stati tutti definitivamente smantellati alla fine del mese di
novembre. Maggiori disagi si registrano nei comuni limitrofi e nelle frazioni
più alte dove, già da dopo la mezzanotte, molti veicoli avevano registrato
difficoltà nel percorrere le strade di montagna. La situazione è sotto
controllo nel tratto autostradale che circoscrive l'Aquila, dove i mezzi stanno
lavorando già da alcune ore. A causa del protrarsi delle precipitazioni nevose
sull'Aquilano il comune del capoluogo ha deciso che tutte le scuole resteranno
chiuse per la giornata di oggi. La rete viaria del centro-nord dalla nottata di
ieri è interessata da nevicate di moderata intensità. Al momento - assicura il
Viminale in una nota - non si registrano situazioni di criticità - così come
nella giornata di ieri - grazie alle misure preventive attuate tempestivamente
da polizia stradale, Anas e concessionarie autostradali. Le operazioni di
pulizia e salatura del manto stradale sono in corso dalla giornata di ieri.
Nella giornata di oggi sono previste nevicate: deboli, sulle zone alpine e
prealpine occidentali e in Pianura Padana centro-occidentale; moderate al di
sopra dei 200-

TELETHON
La maratona
televisiva Telethon per la ricerca scientifica a favore delle malattie
genetiche si e chiusa con l'incasso record di 31 milioni
210mila euro. Ne da notizia un comunicato. L'assegno è
stato consegnato al presidente di Telethon, Luca Cordero di Montezemolo, dai
conduttori della maratona televisiva, Milly Carlucci e Fabrizio Frizzi, dal
presidente Rai Paolo Garimberti e dal direttore di Raiuno, Mauro Mazza. Il
gruppo Bnp Paribas è stato il principale donatore privato, consegnando un
assegno da 13 milioni. Molto attiva anche la raccolta sulle ottocento piazze
interessate dove erano presenti gruppi di volontari, dell'Avis e della Uildm. La raccolta fondi comunque prosegue fino al 16
dicembre - informano gli organizzatori - chiamando il numero 48548 dal
cellulare o dal telefono fisso o tramite carta di credito all'800113377 fino
alla fine del mese. Il presidente di Telethon Luca di Montezemolo
ha dichiarato: "E' il successo di un Paese straordinario fatto di persone
straordinarie, che guardano al bene comune più che al bene personale.
Gli Italiani ci sono sempre in momenti decisivi come questo, perché il
passaggio che Telethon sta affrontando dalla ricerca di base alle terapie è
molto costoso. Di questo successo va reso merito alla Rai, da vent'anni la voce
di Telethon, a tutte le aziende partner, prima tra tutte Bnl e alla grande
squadra dei volontari. ". Al gran finale di
Telethon hanno partecipato il Presidente della Rai Paolo Garimberti, il
direttore di Rai Uno Mauro Mazza e i conduttori di Telethon, Milly Carlucci e
Fabrizio Frizzi.

RIBASSA IL PREZZO DELLA
BENZINA
Ondata di
ribassi per la benzina durante il fine settimana, con Agip ed Erg che scendono
sotto la soglia di 1,3 euro al litro. Secondo le rilevazioni della Staffetta
quotidiana, a dare il via è stata sabato

DUBAI
Le autorità
di Dubai hanno annunciato che pagheranno il debito di 4,1 miliardi di dollari
del gigante immobiliare in difficoltà Nakheel, dopo aver ottenuto un aiuto di
10 miliardi di dollari da Abu Dhabi, il ricco emirato vicino. "Il governo
di Abu Dhabi ha accettato di finanziare fino a 10 miliardi di dollari i fondi
di sostengo finanziario a Dubai, somma che sarà
utilizzata per assolvere a una serie di obbligazioni di Dubai World" la
holding pubblica in difficoltà. Lo ha annunciato un comunicato ufficiale. Il
colosso immobiliare di Dubai Nakheel, al centro delle ultime turbolenze finanziarie
per l'avanzata richiesta di ristrutturazione del debito, rispetterà gli
obblighi in scadenza oggi con il saldo di 4,1 miliardi di dollari. Lo ha
annunciato lo sceicco Ahmad Bin Said al Maktum, presidente della Commissione
fiscale di Dubai (Sfc), in una nota in cui spiega la serie di azioni adottate
da Abu Dhabi e dalla Banca centrale per sostenere Dubai. "Il
governo di Abu Dhabi ha accordato 10 miliardi di dollari al Fondo finanziario
di sostegno per Dubai, somma che sarà impiegata per onorare le obbligazioni di
Dubai World. La prima operazione del nuovo fondo sarà
il saldo di 4,1 miliardi di dollari in sukuk (certificati di investimento
conformi alla legge islamica.) in scadenza oggi". "Il fondo
servirà inoltre a coprire spese di interessi e capitale d'esercizio fino al 30
aprile

NUOVI ORARI E TARIFFE DEI TRENI
Avvio tra le
polemiche oggi per il nuovo orario delle Ferrovie, il primo con la linea alta
velocità completata, da Torino a Salerno. Taglio dei tempi di percorrenza e
corse più frequenti, evidenziano le Ferrovie:
Roma-Milano in meno di tre ore, 37 minuti Firenze-Bologna. Ma nel mirino dei
consumatori ci sono i rincari dei biglietti, dal 10 al 15%, secondo Adiconsum,
che dice: "Ok se legati al miglioramento del servizio, deciso no invece se
ricadranno anche sul resto dell'offerta". L'aumento
medio "in seconda classe sarà del 17,8% - denuncia l'Adoc - circa 17 euro
in più. Penalizzate le fasce più povere e i cittadini
del Sud, che subiscono i rincari maggiori pur non usufruendo di migliori e più
efficienti servizi". "Si tratta di aumenti relativi al
miglioramento del servizio Alta velocità, con un forte taglio ai tempi di
percorrenza e con un aumento della frequenza di corse - è la replica di Fs -
Con il nuovo orario cresce e si velocizza l'offerta Frecciarossa". Dal 13
dicembre, un biglietto di seconda classe Milano-Roma passa da 75,10 euro a 89
euro. In prima invece lo stesso viaggio costerà 109 euro invece degli attuali
103,60. Milano-Bologna 41 euro in seconda classe, invece di 37,10 euro costo
attuale: in prima 56 euro (da 53,20). Bologna-Firenze, 24 euro in seconda
classe invece di 18,10 euro se si parte entro il 12 dicembre, 26 euro in prima,
invece delle 24,70 attuali. Lecce-Milano in prima 122 (da 110,20), in seconda
88 euro (da 79,80). Roma-Venezia in seconda 73 euro (invece di 61,80); in prima
94 (invece di 89,30). Napoli-Torino in seconda 137 (da
107,40), in prima classe 168 (da 149,20). Tra Roma e Milano le corse
giornaliere diventano 72. Di queste, 28 uniranno

“Presepi sott’acqua” è la nuova rassegna che l’Acquario di
Cattolica ha
voluto dedicare all'arte condivisa, al valore del luogo e dei sentimenti nella
tradizione del Natale. Nell’insolita cornice delle vasche e degli spazi più
suggestivi,i fondali del Mar Mediterraneo, dell’
Oceano Indiano e del Pacifico, diventano
piccole gallerie d’arte sottomarine
e cornici per preziose sculture
naturali perfettamente integrate nelle profondità. Ciò permette al visitatore
di cimentarsi in un appassionante viaggio tra la bellezza delle specie marine
(oltre 3.000 sono gli esemplari presenti di 400 differenti specie marine)
integrata con la creatività umana espressa nell’ arte
dei presepi. Tra posidonia, coralli, madrepore e pareti rocciose, si
nascondono angeli, bassorilievi, presepi di terracotta e di vetro creati da
scultori e artigiani romagnoli, marchigiani e toscani realizzati con materiali
e fibre naturali per salvaguardare la salute dei pesci. Natività di vetro soffiato nell’habitat delle meduse, opera del
maestro vetraio Mauro Puccitelli
di Matelica, quest’anno diverse raffigurazioni della Sacra Famiglia in terracotta, sono state realizzate
del noto scultore toscano Romano Dini
perfettamente in sintonia tra i grandi
squali toro e nutrice, tra i gattucci e
le murene; piccole
miniature artigianali create dai ceramisti
Daniele Foschi di Gradara
(PU) e da Geo Cenci di S. Maria
del Piano (RN) si intravedono tra i cavallucci marini, le razze e i tropicali. Il benvenuto
più dolce alle festività natalizie resta sempre il Presepe in cioccolato,
torrone e meringhe che accoglie i visitatori all’ entrata
dei percorsi realizzato per l’occasione dal maestro cioccolataio, Paolo Staccoli della nota Pasticceria
e Cioccolateria Staccoli di Cattolica.

COMPENSI
CONDUTTORI TV
"Sto
cercando di fare inserire nei titoli di testa e di coda i compensi dei
giornalisti e dei conduttori. Non è giusto che in
Rai ci siano figli e figliastri, contratti milionari e contrattini".
Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato
Brunetta, ospite della trasmissione 'Cominciamo bene', in onda su Rai Tre. E il
ministro ha annunciato che già ne ha parlato al direttore generale della Rai,
Mauro Masi: "stiamo lavorando insieme per
questo", ha affermato. "I compensi devono essere attribuiti a
prescindere dall'audience", ha spiegato. Per Brunetta è una questione di
"trasparenza": è un'iniziativa che serve perché si tratta di
"soldi pubblici", visto che "

NULLA
DA CHIARIRE
"Sul
filmato 'rubato' non ho nulla da chiarire, non debbo dare alcuna
spiegazione". Lo ha detto Gianfranco Fini intervenendo telefonicamente in
diretta a Ballarò. Il presidente della Camera ha confermato di aver detto in
privato al procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Tafuoggi quello che
ha sempre detto anche in pubblico. Fini ha sottolineato di essere
'convintissimo che Berlusconi non c'entra nulla con

AUTOGOL
La
convocazione dei sindacati ci sarà la prossima settimana. Lo ha detto il
ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta, a margine di una audizione che si è tenuta a San Macuto. Il ministro ha
precisato che la convocazione interesserà "tutti i sindacati che hanno
firmato il nuovo modello contrattuale" (che non è stato sottoscritto,
invece, dalla Cgil, ndr). "Un gravissimo autogol del ministro".
Questo il commento del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, in risposta
all'annuncio della convocazione da parte del ministro della Pubblica
amministrazione Renato Brunetta, dei sindacati degli statali, ad eccezione
della Cgil. "Se si parla di contratti, Brunetta ha il dovere di convocare
tutti. In tutti i tavoli contrattuali - ha detto Epifani a margine di un
convegno sul trasporto aereo della Cgil - sia dove abbiamo firmato sia no, è
sempre stata convocata

AFGHANISTAN
Sì alla
strategia di Barack Obama sull'Afghanistan, l'Italia "farà la sua
parte" perché in gioco c'é anche la lotta al terrorismo e "la nostra
stessa sicurezza". È quanto afferma in una dichiarazione il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi. "Abbiamo avuto, in questi
giorni, strette consultazioni con gli Stati Uniti sull'Afghanistan. Io stesso - afferma Berlusconi nella nota - ne ho parlato con il
presidente Obama la scorsa settimana e, quindi, condivido la strategia
annunciata ieri sera: un approccio regionale, a partire dal ruolo fondamentale
del Pakistan; un rafforzamento delle attività civili nel Paese, che salvaguardi
i progressi già compiuti in diversi settori; uno sforzo militare supplementare
adesso, per porre le premesse di un più agevole disimpegno domani".
"L'Italia farà la sua parte - conclude il presidente del Consiglio - nella
consapevolezza che nel conflitto in Afghanistan è in gioco non solo il futuro
della popolazione afgana, ma anche la credibilità della NATO, della lotta
contro il terrorismo e, quindi, la nostra stessa sicurezza". "Pensiamo
che il 2013 sia l'obiettivo massimo e non l'obiettivo minimo" per il
"graduale disimpegno dall'Afghanistan". Lo ha precisato il ministro
degli Esteri Franco Frattini a margine di un convegno organizzato dall'Ispi. Ci sarà, ha detto Frattini, un graduale disimpegno "via via
che l'Afghanistan sarà in grado di garantire la sua sicurezza. E questo non potrà avvenire in un tempo lungo".
Frattini ha ribadito di condividere le affermazioni di Obama anche per il
riferimento ad un "graduale disimpegno" dall'Afghanistan e di
condividerle anche per "la parte relativa alla caratteristica
onnicomprensiva di una strategia non anzitutto militare, ma anzitutto
politica". Secondo Frattini le regole di ingaggio "non devono essere
modificate, perché abbiamo già eliminato i caveat strutturali". I 30 mila
soldati in più promessi dal presidente Usa Barack Obama non faranno che
rafforzare la resistenza degli insorti in Afghanistan. Lo ha detto oggi da
Kandahar un portavoce dei talebani.

RU486
La delibera del
30 luglio scorso che autorizza l'arrivo in Italia della pillola Ru486 "é
pienamente coerente con l'esigenza di garantire che il percorso abortivo
avvenga in ambito ospedaliero" come raccomandato dal Ministro del Welfare
Maurizio Sacconi. E' quanto il Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia
Italiana del Farmaco, riunito oggi in seduta straordinaria, ha espresso,
confermando la validità della decisione precedente e quindi del provvedimento
di autorizzazione del farmaco. L'Aifa ha espresso anche "condivisione e
apprezzamento" per la lettera inviata dal Ministro Sacconi al Presidente
del CDA Sergio Pecorelli la scorsa settimana. Il provvedimento, spiega l'Aifa
in una nota, infatti, "oltre a definire il regime di dispensazione in
esclusivo ambito ospedaliero specifica che in particolare deve essere garantito
il ricovero in una delle strutture sanitarie individuate dall'art 8 della Legge
194/78 dal momento dell'assunzione del farmaco fino alla verifica
dell'espulsione del prodotto del concepimento" e questo in sintonia con
quanto richiamato dal Ministro sulla necessità che l'aborto avvenga in ambito
ospedaliero, in strutture sanitarie abilitate, con medici del servizio
ostetrico ginecologico e sotto la sorveglianza del personale sanitario cui è
demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare,
sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo. Il
Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia del Farmaco, "rimette al
Ministro ed alle autorità competenti l'emanazione dei provvedimenti applicativi
o specificativi" della Delibera del 30 luglio scorso "per garantire
il pieno rispetto della legge 194/78" e per l'osservanza sul territorio
delle modalità di somministrazione del farmaco in regime ospedaliero. È quanto
ha reso noto l'Aifa al termine della riunione del Cda per esaminare la
compatibilità della delibera di autorizzazione della pillola abortiva Ru486 con
le richieste del ministro Maurizio Sacconi della scorsa settimana sulla
compatibilità con il regime di ricovero.

SCANDALO ALL’ASILO
Due maestre
di un asilo nido privato di Pistoia sono state arrestate dagli agenti della
squadra mobile per presunti maltrattamenti su fanciulli. Tra i maltrattamenti a
cui venivano sottoposti i piccoli dell'asilo 'Cip-Ciop' c'é anche quello di
"mangiare il loro vomito", come ha rivelato il procuratore di
Pistoia, Renzo Dell'Anno. Le arrestate sono la responsabile dell'asilo nido, 41
anni, di Pistoia, e l'insegnante, 28 anni, residente a Pistoia. Gli arresti
delle due donne, secondo quanto reso noto dalla polizia, sono stati eseguiti
dopo "una complessa attività di indagine", iniziata nell'agosto
scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni
bambini che in passato avevano frequentato l'asilo nido. I riscontri sono stati
possibili anche grazie all'utilizzo di di telecamere
di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell'asilo. Un
bambino di otto-dieci mesi che vomita, gli schiaffi sulla sua nuca da parte di una educatrice, il piccolo che cade sul vomito e la donna
che lo solleva da terra prendendolo per un braccio con violenza. E' questo
l'episodio, avvenuto questa mattina, che ha portato la polizia a compiere
l'arresto in flagranza delle due donne. "Davanti a questa immagine ripresa
dalle telecamere che avevamo installato nella scuola - ha detto il procuratore
Renzo Dell'Anno - non potevamo attendere oltre. Dovevamo tutelare i bambini e
non potevamo permettere altri maltrattamenti". Maltrattamenti il cui
elenco e' lungo, secondo i genitori dei
bambini iscritti all'asilo nido Cip-Ciop di Pistoia che hanno denunciato alla
questura gli episodi facendo scattare indagini che hanno portato all'arresto
delle due educatrici. Oltre a costringere i piccoli a mangiare il loro vomito,
secondo le accuse, i piccoli subivano vari castighi. Sarebbero stati tenuti
chiusi al buio nei bagni, non veniva dato loro da bere, venivano fuori dalle
aule al freddo, venivano strattonati con forza tanto che spesso alcuni
sarebbero tornati a casa con arrossamenti. Tempo fa un bambino tornò a casa con
una spalla lussata ma all'episodio non venne dato particolare peso in quanto i
genitori pensavano potesse essere stato un episodio banale durante il gioco tra
bimbi. "Ora, alla luce di quanto registrato dai filmati, rivaluteremo
tutte le segnalazioni avute anche in passato", ha detto il procuratore
Renzo dell'Anno. Tra i maltrattamenti che i filmati della questura hanno
registrato ci sono anche scappellotti ai bambini e pressione sulla bocca al
momento dei pasti per costringere i piccoli a mangiare. Questi particolari sono
stati rivelati dal procuratore. Questa mattina, dopo aver visionato il filmato,
gli agenti si sono presentati a scuola e, intorno alle 11, hanno arrestato la
prima donna. Gli agenti della Mobile si sono presentati ai cancelli della
struttura ed hanno invitato l'educatrice a seguirli in questura. Più tardi,
alle 11.40, è avvenuto il secondo arresto. Il procuratore ha immediatamente
avvertito il sindaco di Pistoia Renzo Berti della situazione, che ha provveduto
con l'invio di personale specializzato, a gestire la scuola. Stupore, sorpresa,
solidarietà alle maestre. Davanti all'asilo nido Cip e Ciop di Pistoia tra i
genitori regna l'incredulità e c'é anche chi, come la signora Greta Mazzei,
madre di un bimbo di due anni, che manifesta solidarietà alle maestre.
"Prima di iscrivere mio figlio all'asilo nido avevo raccolte tutte le
informazioni sulla scuola. La maestra Laura era descritta come una persona
rigida, ma tutti mi avevano detto che i suoi metodi educativi erano validi. In
questi mesi mai mi sono accorta che qualcosa non andava e mio figlio è sempre
stato sereno. Voglio esprimere solidarietà alle maestre. Qualche
volta mio figlio mi raccontava che la maestra Laura lo aveva brontolato, ma
niente di più". Davanti alla scuola ci sono anche mamme che hanno i
figli da tre anni iscritti alla scuola tutte concordano nel manifestare stupore
e meraviglia per quanto accaduto. "I bambini non si sono mai lamentati.
Sapevamo di alcune denunce ma per noi non avevano senso siamo confuse. Abbiamo
appreso la notizia dalla tv, mentre il Comune aveva cominciato a contattarci.
Un papà, invece per dimostrare la bontà delle insegnanti ha detto: "Quando
mio figlio, a casa, piangeva per una bizza gli dicevo che se non avesse smetto
il giorno dopo non lo avrei mandato all'asilo". Dal portone dell'asilo
nido esce una mamma visibilmente adirata e grida più volte vergogna verso i
poliziotti che da tempo sostano davanti al cancello del nido. "Si, ho gridato vergogna verso i poliziotti perché non si
compiono azioni di questo genere davanti a bambini piccoli nel pieno
dell'attività, potevano usare altri metodi".

L’IRAN LIBERA I 5
VELISTI
L'Iran ha
rilasciato i cinque velisti britannici arrestati per aver sconfinato nelle sue
acque territoriali. Lo ha reso noto la radio di stato. I cinque velisti erano
stati arrestati dai Pasdaran il 25 novembre scorso dopo essere entrati con la
loro imbarcazione nelle acque territoriali della Repubblica islamica. Il
ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha avuto un colloquio
telefonico ieri sera con il collega iraniano, Manouchehr Mottaki, durante il
quale ha chiesto informazioni chiare sull'accaduto e il rilascio immediato dei
cinque velisti. "Dopo aver preso le garanzie necessarie l'Iran ha rilasciato
i cinque", si legge in un comunicato della radio di stato reso noto dalle
Guardie rivoluzionarie. "Siamo giunti alla conclusione che i cinque
velisti sono entrati nelle acque territoriali per errore", si legge ancora
nel comunicato. Il ministero degli Esteri britannico ha detto di aver avuto la
conferma che i cinque velisti fermati dall'Iran il 25 novembre, dopo essere
finiti nelle acque territoriali iraniane, sono stati liberati. Secondo il
Foreign Office, che ha emesso un breve comunicato, i cinque e la loro barca
vengono al momento trainati verso acque internazionali. La conferma ufficiale
della liberazione è stata data al ministero britannico da quello iraniano.

IL PROCESSO DI PERUGIA
"Ridate
la vita ad Amanda Knox assolvendola dai reati che le sono stati contestati, nel
ricordo di Meredith": l'avvocato Luciano Ghirga, difensore di Amanda Knox,
ha chiuso così la sua arringa davanti alla corte d'assise di Perugia. Il legale
ha chiesto per Amanda Knox l'assoluzione "per non aver commesso il fatto
dall'accusa di omicidio". "Ve la chiedono - ha
detto ancora Ghirga - i genitori di Amanda (che ha quindi indicato con un gesto
della mano ndr). Non il partito di Seattle e non il clan Knox, ma due genitori disperati, Curt Knox e Edda
Mellas". Il processo proseguirà nel pomeriggio con l' inizio
delle repliche da parte dei pm. Gli interventi proseguiranno anche domani
mattina e l'inizio della camera di consiglio è previsto - ha annunciato il
presidente della corte - venerdì mattina intorno alle 10. La notte del 5
novembre del 2007, quella dell'arresto, Amanda Knox "fece tilt" in
questura "al termine di quattro giorni di stress". Lo ha detto
l'avvocato Luciano Ghirga, uno dei difensori della giovane americana, nella sua
arringa davanti alla Corte d'assise di Perugia. Il legale ha parlato delle
dichiarazioni rese dalla giovane di Seattle che riferì inizialmente di essersi
trovata nella casa del delitto insieme a Patrick Lumumba, poi prosciolto e ora costituito parte civile nei suoi confronti per il reato di
calunnia. Secondo Ghirga non c'era però "l'intenzione diretta" di
accusare il musicista congolese e quindi manca volontà. Ghirga ha così chiesto
l'assoluzione su questo capo d'imputazione "perché il fatto non costituisce
reato". Il legale ha parlato di "coartazione morale non fisica"
subita dalla Knox. Riguardo all'ipotesi di movente sessuale del delitto
avanzata dagli investigatori, Ghirga ha parlato di "scontro tra le donne
della squadra mobile e Amanda". "Noi non abbiamo sfidato nessuno - ha
aggiunto - ma Amanda è stata vittima di un meccanismo che l'ha
stritolata". È stato un "fallo da cartellino rosso" avere
sentito Amanda Knox in questura senza legale la notte dell'arresto secondo il
difensore della giovane americana Luciano Ghirga. Dopo essere ricorso a un
paragone calcistico, il legale ha parlato di "omissione gravissima che non
riusciamo a sopportare". "Perché - ha aggiunto -
dobbiamo spiegarla ad Amanda e ai genitori. Altro che
partito di Seattle". "Soffriamo per quello che è successo a
Meredith - ha sottolineato Ghirga - ma anche per il futuro di Amanda". Il
difensore dell'americana ha poi sottolineato di "non avere mai
creduto" che il coltello indicato dall'accusa come arma del delitto sia
stato effettivamente usato per uccidere

DE BENEDETTI SPIATO
"L'Ing.
Carlo De Benedetti ha presentato alla Procura della Repubblica di Roma denuncia
contro ignoti per un'intrusiva e dolosa manomissione rilevata all'interno
dell'autovettura da lui utilizzata per i suoi spostamenti a Roma". Ne dà
notizia un portavoce del Gruppo Espresso di cui De Benedetti è presidente.
Danneggiamento. Per ora è questa l'ipotesi di reato formalizzata dalla procura
di Roma in seguito alla denuncia presentata da Carlo De Benedetti dopo la
manomissione della automobile di cui si serve per gli
spostamenti a Roma. Tuttavia le ipotesi di reato potrebbero mutare in quanto
nei confronti dell'imprenditore ed editore potrebbe essere stato messo in atto
un tentativo di spionaggio. Infatti all'interno della
sua automobile sarebbe stato ricavato una sorta di nicchia utile per la
collocazione di un oggetto per ora non identificato. Il fascicolo è stato
affidato al pool dei reati contro la pirateria informatica.

BIMBO MORTO A LECCE
Sarebbero
sette, compresa la pediatra di famiglia, i medici indagati nell'inchiesta
aperta dalla Procura di Brindisi sulla morte del piccolo Cosimo, il bimbo di
due anni di San Pancrazio Salentino (Brindisi) deceduto ieri mattina
nell'ospedale Vito Fazzi di Lecce per sospetta encefalite e che era risultato
positivo ad un primo tampone per accertare la presenza del virus H1N1. Oltre
alla pediatra di famiglia, gli indagati sarebbero sei medici dell'ospedale di
Manduria (Taranto) nel quale il bimbo fu ricoverato prima di essere trasferito,
in gravissime condizioni, nell'ospedale leccese, dove poi è morto. Agli
indagati il Pm inquirente del tribunale di Brindisi, Silvia Nastasia, sta
facendo notificare avvisi di garanzia per dar loro la possibilità di nominare consulenti
che avranno la facoltà di assistere all'autopsia che sarà compiuta nel
pomeriggio, a Lecce, da un medico legale e da un infettivologo. Gli avvisi di
garanzia - evidenziano fonti giudiziarie - "sono un atto dovuto a garanzia
dell'indagato". Secondo quanto si è appreso dall'assessorato pugliese alle
Politiche della salute, il piccolo non era stato infettato dal virus A/H1N1.
Che il piccolo fosse stato infettato dal virus dell'influenza A era stato reso
noto ieri dall'Ausl di Lecce. Nella nota si affermava che era morto nel
"Centro di Rianimazione del Presidio Ospedaliero 'V.Fazzi' di Lecce il
piccolo Brancasi Cosimo, di anni due". "Il
bambino - si aggiungeva - era ricoverato in Rianimazione dal 27 novembre,
proveniente dall'Ospedale di Manduria in stato di coma". "Il piccolo
- concludeva la nota - è risultato positivo al virus influenzale AH1N1".

TROPPE
PRESCRIZIONI
Con il ddl
sul processo breve, sarà prescritto il 50% dei procedimenti pendenti a Roma,
Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l'estinzione riguarderà
una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30. La stima è stata
fatta dall'Associazione nazionale magistrati. "Eccoli,
i numeri che il ministro ritiene che l'Anm non possieda" afferma il
sindacato delle toghe in una nota. "Roma, Bologna e Torino oltre il 50%,
Firenze, Napoli e Palermo tra il 20 ed il 30%: sono queste le percentuali dei
procedimenti in fase di udienza preliminare e dei dibattimenti in primo grado
già prescritti, o dei quali sarebbe imminente la prescrizione, in caso di
entrata in vigore del disegno di legge sul 'processo
breve''. Dati con i quali "vengono smentite clamorosamente le rosee
previsioni" del ministro Alfano, che alla Camera aveva parlato della
prescrizione dell'1% dei procedimenti pendenti. La rilevazione è stata compiuta
nei tribunali capoluogo dei maggiori distretti. E "sebbene si tratti dei
primi dati comunicati dagli uffici giudiziari, essi sono calcolati su un
campione particolarmente significativo e rappresentativo, perché provengono dai
tribunali delle grandi città". "Ma stiamo scherzando?" Così il
ministro della giustizia, Angelino Alfano, contattato dall'Ansa commenta a
caldo la stima dell'Anm che indica in un 50% i processi che cadrebbero in
prescrizione con il ddl sul processo breve. Il guardasigilli invita l'Anm a
"non giocare con le parole e neanche con i numeri" e dunque a
"chiarire bene i termini della questione". "Se non precisa bene
i termini della questione - aggiunge Alfano - credo che l'Anm sia incorsa in un
clamoroso abbaglio: i procedimenti pendenti in Italia sono circa 3 milioni e 300 mila e il 50% fa oltre un milione e 600
mila. Appunto - conclude Alfano - un clamoroso abbaglio".
"Ora ci aspettiamo una discussione serena ma informata, che si estenda
anche alla legge Finanziaria e alle residue possibilità di prevedere risorse e
stanziamenti adeguati al rilancio della giustizia" affermano il presidente
Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. "Nei prossimi giorni, e
anche in occasione del Salone di Rimini, dove saranno presenti tutte le
componenti della giustizia -annunciano- potremo
fornire dati più completi e confrontarci con gli altri protagonisti del
processo, senza dimenticare le vittime del reato". "Quel che non è
possibile immaginare è che giudici e pubblici ministeri, ma anche gli organi di
polizia giudiziaria, possano continuare a svolgere serenamente e con impegno il
proprio lavoro, sapendo che la metà della loro attività sfumerà certamente
entro il primo grado di giudizio. Né si pensi che le percentuali,
aritmeticamente inferiori, che risulterebbero tenendo conto di tutti i
procedimenti per i quali sia stata esercitata l'azione penale, potrebbero
tranquillizzare: la prescrizione, evidentemente, matura in corso di giudizio, e
la sorte è quella che emerge dai primi numeri sia nei dibattimenti sia nei
procedimenti in fase di udienza preliminare". "Non voglio parlare di
queste cose, ci sarà il momento più opportuno per spiegare agli italiani qual è
la situazione in cui siamo", aveva detto il premier Silvio Berlusconi a
Doha ai cronisti che gli chiedono del dossier relativo alla riforma della
giustizia ed al processo breve. Il portavoce del Pdl Daniele
Capezzone interviene: "Anm da' i numeri, e sembra di stare alle estrazioni
del superanalotto. Se non parlassimo di un comportamento grave e
irrituale, ci sarebbe perfino da sorridere di questa ennesima sortita, che avrà
un solo effetto: quello di rendere ancora più scarsa la credibilità della
magistratura presso i cittadini. E' davvero avvilente -
sottolinea Capezzone - che ci si trovi dinanzi a comportamenti di questo
genere: ancora deve iniziare l'iter parlamentare di un provvedimento, e le
Camere (e gli italiani) devono assistere a queste performances politiche di un
pugno di magistrati".

PRECIPITA C130
Un aereo
militare C130 è caduto nei pressi dell'aeroporto di Pisa durante un'attività
addestrativa. Morti tutti e cinque i militari a bordo, tutti in servizio alla
46esima brigata aerea di Pisa. Si tratta - rende noto l'Aeronautica Militare -
del maggiore pilota Bruno Cavezzana, 40 anni, di Trieste, del tenente pilota
Gianluca Minichino, 28 anni, di Napoli, del tenente pilota Salvatore Bidello,
30 anni, di Sorrento (Napoli), del maresciallo Maurizio Ton, 44 anni, di Pisa e
del maresciallo Gianluca Larice, 39 anni, di Mestre (Venezia). L'Aeronautica
Militare, afferma una nota della forza armata, "esprime il proprio
cordoglio ai familiari delle cinque vittime". È caduto da un'altezza che i
responsabili dell'Aeronautica militare ipotizzano possa essere stata di 100-

PAUSA PRANZO DANNOSA
La pausa
pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta
l'Italia": ha provocato non poche polemiche questa frase di Gianfranco
Rotondi, ministro per l'attuazione del programma di governo, a 'KlausCondicio'.
Tanto che il ministro ha dovuto precisare: "Non ho
proposto di abolire la pausa pranzo, ho solo detto che io l'ho abolita da
vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera, perché quella è l'ora in cui si
lavora meglio. Si capisce che i lavoratori devono
avere le loro pause e devono mangiare". "Ma
Rotondi ha mai lavorato? A furia di frequentare gli amici degli
imprenditori anche Rotondi adesso ragiona come loro. Il Pdl ha così poca
considerazione dei lavoratori che tutto ciò che è un loro diritto diventa un
fastidio. Rotondi capisca che chi blocca l'Italia è il suo
Governo e non la pausa pranzo dei lavoratori", afferma Gianni Pagliarini,
responsabile Lavoro del PdCI. "Non è vero
che i parlamentari non lavorano. Anzi, lavorano tantissimo. Svolgono
un'attività un po' particolare che non comprende solo il voto in Aula, ma tanti altri compiti come relazioni politiche e
rapporti col territorio", ci tiene a precisare Rotondi. Rotondi
propone di "chiudere la buvette" che "costa troppo e fa
ingrassare i parlamentari. Sarebbe interessante capire
perché gravi in modo così pesante sul bilancio della Camera - spiega - Si parla
di 5 milioni di euro". Se il ministro Rotondi avesse lavorato in
ufficio o in fabbrica saprebbe che la pausa pranzo é ineliminabile, sottolinea
il segretario generale della Uil Luigi Angeletti.
"La gente non può lavorare per otto ore senza interruzioni -dice - la
pausa pranzo si fa dappertutto". "La pausa pranzo
dove, nei cantieri edili? Nei campi? I lavoratori quando pranzano, lo
fanno in maniera molto frugale, quasi sempre un panino o qualcosa del genere. Se Rotondi vuole dare il buon esempio, non vada alla buvette e i
lavoratori italiani ne seguiranno l'esempio", commenta il segretario della
Cisl Raffaele Bonanni. "Il paragone con gli altri
paesi è fuorviante - continua Bonanni - qui in Italia non ci sono le mense.
"Una nuova teoria economica da fastfood o una antica
ricetta della cucina dello sfruttamento? A certe proposte
fatte solo allo scopo di non parlare dei problemi reali e concreti del Paese
forse sarebbe bene non fare troppa pubblicità poiché si commentano da
sole", dice il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni.

IL GIALLO DEL TRANS
BRENDA
Uno dei tre
mazzi di chiavi in possesso di Brenda sparì subito dopo l'aggressione e la
rapina subita l'otto novembre scorso dalla stessa trans a Roma dopo una rissa
con alcuni romeni. Le chiavi potrebbero essere state usate da qualcuno per
introdursi venerdì scorso nell'appartamento di via Due Ponti 180 dove Brenda
venne trovata morta. Ma agli investigatori risulta sparito un secondo dei tre mazzi
di chiavi dell'appartamento della trans. Intanto gli inquirenti attendono
l'esito delle consulenze tecniche e biologiche disposte dopo la morte del
trans. In primo luogo l'accertamento della esistenza o
meno di sostanze chimiche sul trolley o nella valigia, che abbiano innescato
l'incendio. Al lavoro anche i tecnici sul personal computer trovato nel
lavandino sotto un getto di acqua corrente nel monolocale. Tra stasera e domani
potrebbero giungere i primi risultati sul lavoro fatto sull'hard disk del pc.
Oggi in procura si sono recati i legali della famiglia del trans: gli avvocati
Valter Biscotti e Nicodemo Gentile hanno annunciato che nei prossimi giorni
verrà in Italia la madre di Brenda che risiede in una
cittadina del Nord del Brasile per poter riportare a casa le spoglie del
trans. Alcuni vigili del fuoco, che all'alba di venerdì scorso sono intervenuti
nell'appartamento del transessuale Brenda, saranno ascoltati nel tardo
pomeriggio in questura a Roma. Gli inquirenti vogliono ricostruire in modo dettagliato
quanto avvenuto intorno alle 4.30 del mattino in via dei Due Ponti a cominciare
dalle operazioni svolte dai vigili del fuoco per domare l'incendio scoppiato
all'interno del piccolo monolocale del civico 180. Secondo quanto ricostruito
finora dagli investigatori un incendio a 'bassa intensita'' sarebbe nato
intorno ad una delle due valigie che Brenda aveva già pronte, in particolare il
trolley più vicino alla porta d'ingresso. Secondo i primi risultati
dell'autopsia il transessuale sarebbe morto per asfissia da ossido di carbonio.
Potrebbe essere rubricato a breve con l'ipotesi di omicidio volontario, il
fascicolo sulla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher del caso Marrazzo,
indicato dai carabinieri infedeli come colui che girò loro il video che ritraeva
l'ex presidente della Regione Lazio in compagnia del trans Natalie. La procura della Repubblica di Roma aveva per ora rubricato il
fascicolo sulla morte del trentaseienne di origine salernitana, avvenuta per
arresto cardiaco dopo una presunta overdose di cocaina, come "atti
relativi". Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, in relazione
anche alle indagini sulla morte del trans Brenda, e dei legami tra Cafasso e la
stessa trans, ha ordinato un approfondimento degli esami tossicologici eseguiti
dopo l'autopsia svolta dopo il 12 settembre scorso data del decesso di Cafasso
che nell'inchiesta Marrazzo contattò una giornalista del quotidiano
"Libero" per commercializzare il video di Marrazzo. Un primo esito
della consulenza tossicologica, e soprattutto, riferiscono fonti giudiziarie
sulle "modalità" dell'assunzione della dose che fu fatale al pusher e
'protettore' di molti trans a Roma, è già in possesso degli inquirenti. Nei
prossimi giorni la fine misteriosa di Cafasso sarà più chiara a chi indaga dopo
la consegna della consulenza. La procura ha risentito ancora una volta
Jennifer, il trans che aveva un legame con Cafasso e che fu testimone della sua
morte avvenuta in un albergo ad ore sulla Salaria. Un compenso importante, da
28 mila euro, è quanto Piero Marrazzo avrebbe dato a Brenda. A dirlo il
transessuale China amico di Brenda durante la puntata di Porta a Porta che
andrà in onda questa sera. "Una sera Brenda mi ha chiamato e mi ha detto
di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i
soldi - ha aggiunto China - e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi". Il legale dell'ex presidente della Regione, Luca Petrucci, ha
replicato: "Per le rare volte che Marrazzo è andato da questi trans, la
cifra pagata è stata di mille euro. Questi 30 mila
euro mi sembrano una cifra sproporzionata per qualsiasi prestazione".
"Brenda era una grande esperta di computer. Nessuno sa cosa avesse nel suo
pc", ha aggiunto China. Alla domanda di Bruno Vespa su quanti cellulari
avesse Brenda, l'amica ha risposto che nell'ultimo periodo ne aveva avuti
diversi, di cui uno regalatole da lei. "Quindici giorni dopo che ero
tornata dal Brasile incontrai Marrazzo. In quella occasione
mi disse: guarda due trans mi hanno fatto un video e delle foto ma subito dopo
l'hanno cancellato". Lo ha detto il transessuale Natalie in
un'intervista che andrà in onda questa sera nella puntata di Porta a Porta.
"Tutti sanno che nel telefono resta la memoria e lui era preoccupato che
non l'avessero cancellato. Brenda - ha aggiunto Natalie - non voleva andare in
Brasile. Io penso che se la sua morte fosse collegata a
questa faccenda, la prima persona che doveva morire ero io".
"Lanciamo un appello ai trans, chi sa e parla deve stare tranquillo, non
deve temere. Devono collaborare con la giustizia perché su questa vicenda sono
state dette troppe bugie". Lo ha affermato Leila Daianis, presidentessa
dell'associazione dei trans Libellula al termine dell'incontro avuto questa
mattina in Questura con i dirigenti della Squadra Mobile sulla vicenda della
morte del transessuale Brenda.

EQUILIBRI
ISTITUZIONALI
Il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al
presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio De Tilla, in
occasione del sesto Convegno dell'Oua, dedicato all'avvocatura e alla riforma
della giustizia, sottolineando l'auspicio che le riforme della giustizia
avvengano nel "rispetto di corretti equilibri istituzionali". Il
convegno - è scritto nel messaggio del Quirinale - "potrà offrire
significativi, sereni contributi al delicato confronto in atto su come
migliorare per rendere efficiente un servizio pubblico fondamentale, quale è
quello della giustizia, nel rispetto di corretti equilibri istituzionali".
"In più occasioni - prosegue il messaggio al convegno dell'Oua del
presidente della Repubblica - ho ricordato l'insostenibile ruolo che
l'avvocatura svolge a tale riguardo come protagonista essenziale del sistema
giustizia e come 'filtro naturale' tra cittadini e tribunali". "In
questo spirito di comune appartenenza e di apertura al dialogo - ricorda il
presidente Napolitano - si colloca il 'Patto per la
giustizia' stipulato con l'Associazione nazionale magistrati e gli altri
operatori del settore. Con questo stesso spirito, pragmatico
e costruttivo, saranno certamente esaminate, nelle varie sessioni della
conferenza, anche le problematiche connesse al riconoscimento della rilevanza
costituzionale del ruolo dell'Avvocatura, nonché alla revisione
dell'ordinamento forense e della regolamentazione della magistratura
'laica". Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini ha
inviato un messaggio nel quale auspica che i lavori "possano costituire
una fruttuosa opportunità di valorizzazione del ruolo e della professionalità
degli appartenenti all'organismo unitario dell'Avvocatura italiana, nonché di
confronto e di riflessione sulla delicata attività svolta nel rispetto dei
valori indicati dalla nostra Costituzione". "Riformare la giustizia è
compito alto e difficile, non dobbiamo e non possiamo arroccarci su posizioni
precostituite", questo l'appello del Presidente del Senato Renato Schifani
che ha aperto la sesta conferenza nazionale dell'avvocatura esortando tutte le
parti alla cooperazione e dialogo. "Non servono - sostiene Schifani - e
non possono essere eretti muri che impediscono il libero confronto che potrà
anche essere aspro e fortemente dialettico, ma che dovrà essere connotato da
volontà costruttive da parte di tutti". "Quello che serve -
sottolinea il presidente del Senato - è umiltà nell'approccio alle complesse
problematiche che si presenteranno, intenzione ferma e decisa di trovare
adeguate soluzioni, con un vero intento di raggiunger e l'obiettivo che ci
accomuna tutti: il bene dei cittadini, il bene del nostro stato". "In
questa ottica, dinanzi al raggiungimento di quanto più alto e nobile racchiuse
nel fine ultimo da perseguire - aggiunge Schifani - a ciascuno verrà chiesto di
fare la propria parte e tutti siamo pronti a farlo". Il presidente del
consiglio Silvio Berlusconi ha inviato un messaggio alla VI conferenza
nazionale dell'Avvocatura - in corso a Roma nella sala congressi dell'hotel
Cavalieri Hilton - nel quale ricorda che "la riforma della giustizia
occupa un posto prioritario nel programma politico sulla base del quale gli
elettori hanno ritenuto di affidare alla maggioranza che mi onoro di guidare il
compito di governare". "La fiducia di quegli
elettori ci impone di portare a termine gli impegni presi per una giustizia
veramente imparziale, più giusta ed efficiente. Abbiamo
già varato importanti provvedimenti di riforma del codice di procedura civile e
per la digitalizzazione della giustizia, mentre sono in discussione in
parlamento la riforma del processo penale e la riforma dell'Avvocatura".
"Ad essi seguirà, a coronamento dei nostri sforzi -
prosegue Berlusconi nel suo messaggio - l'indispensabile riforma costituzionale
della giustizia che porrà in condizione di effettiva parità l'accusa e la
difesa nel processo. C'é un grande lavoro da fare ma
sappiamo di avere accanto in questo percorso l'Avvocatura italiana, alla quale
la nostra Costituzione affida l'essenziale funzione di tutela delle garanzie di
libertà dei cittadini, e che costituisce pertanto una protagonista
indispensabile dell'ammodernamento del sistema giudiziario". Infine
Berlusconi - che esprime rammarico per non poter essere presente per
concomitanti impegni istituzionali - sottolinea che "il governo guarda con
grande attenzione" ai lavori della VI conferenza nazionale
dell'Avvocatura.

ACCORDO SU NOMINE UE
Il
presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è congratulato con il nuovo
presidente dell'Unione europea Herman Van Rompuy e la nuova responsabile per la
diplomazia Ue Catherine Ashton (insieme nella foto), ricordando che gli Usa
vedono nell'Unione europea il partner ''più forte per
far progredire la sicurezza e la prosperità nel mondo''. In una dichiarazione
diffusa dal suo portavoce Robert Gibbs poco dopo il suo ritorno da un lungo
viaggio in Asia, Obama aggiunge che il Trattato di Lisbona, che entrerà in
vigore il primo dicembre, ''rafforzerà l'Ue e le
permetterà di essere un partner ancora più forte degli Stati Uniti''. La nuova
Europa disegnata dal Trattato di Lisbona avrà nel mondo l'immagine del premier
Herman Van Rompuy e di Catherine Ashton, nominati dai leader europei
rispettivamente primo presidente stabile della Ue e
primo nuovo Alto rappresentante della politica estera, sorta di ministro unico
degli esteri della Ue. Contro le previsioni pessimistiche della vigilia, su
maratone notturne e divisioni incolmabili tra i troppi interessi da far
quadrare, la presidenza svedese di turno della Ue ha
imposto il proprio ticket, emerso come vincente, dopo una breve consultazione
tra i leader. L'esito positivo del vertice è apparso quasi scontato dopo la
decisione a sorpresa degli otto governi socialisti della Ue
di candidare la britannica laburista Catherine Asthon, 53 anni, commissaria al
commercio estero nella Commissione di José Manuel Durao Barroso, titolata
baronessa, che ha di fatto scalzato l'ex premier italiano Massimo D'Alema nel
ruolo di ministro degli esteri. Una mossa con la quale si sono neutralizzate
due potenziali mine. La prima, rappresentata dall'insistenza del primo ministro
britannico Gordon Brown sul nome dell'ex premier Tony Blair, temuto da diversi
paesi (inclusi Francia e Germania) perché considerato una guida "troppo
forte", che poteva fare ombra agli stati nazionali. E rifiutato da altri
per la sua scelta di affiancare George W.Bush nella guerra contro l'Iraq, nel
2003. La seconda, temutissima da Barroso, che deve passare al
vaglio del Parlamento europeo, rappresentata dalla lobby rosa: le eurodeputate
dei cinque più grandi parlamentari e molte eurovip hanno condotto una campagna
di pressione a favore di candidature femminili, che alla fine è stata
ascoltata: da oggi l'Europa ha la sua Madame Pesc, la sua Hillary Clinton.
Il risultato è un ticket che non entusiasma nessuno, ma che neppure scontenta troppo:
molto 'politically correct' e sufficientemente europeista. Un basso profilo,
non pericoloso, che consente alla nuova Europa di decollare senza troppi
traumi, a piccoli passi, come sempre. I grandi sostenitori di Van Rompuy,
cristiano democratico fiammingo, di 62 anni, sono stati il presidente francese
Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma il merito di avere
chiuso in modo indolore una partita che poteva essere molto controproducente
per l'immagine dell'Europa nel mondo, è del premier svedese Fredrik Reinfeldt
che con la tenacia e la pazienza di un 'diesel', ha
portato a sintesi i tanti interessi e i diversi equilibri. E pazienza se il
risultato è lontano alle grandi aspettative del dibattito lanciato otto anni fa
per riformare le istituzioni europee e che puntava a dare all'Europa un suo
George Washington. Al termine del vertice-lampo Reinfeldt ha parlato di
"momento storico" per l'Europa, la cancelliera tedesca Angela Merkel
si è detta convinta che oggi "in Europa si siano poste le premesse per
avviare una nuova era". E ha respinto le perplessità di chi sostiene la
debolezza del duo Van Rompuy-Ashton, che non avrebbe "nemmeno l'agenda
telefonica per chiamare Obama" o altri leader mondiali: "Sono persone
capaci e io ho grande fiducia in loro", ha detto. Il premier britannico
Brown ha ammesso che avrebbe voluto Blair per il ruolo di presidente "ma i
popolari, che sono la maggioranza, hanno chiesto quel posto e quindi ho dovuto
rinunciare", ha detto. Ma ha anche incassato la "grande vittoria"
della nomina della Ashton che dà alla Gran Bretagna
"una posizione al centro nell'Europa". Mentre il premier italiano
Silvio Berlusconi ha lasciato il vertice senza commentare una nomina, quella a
ministro degli esteri Ue, che ha messo d'accordo tutti, lasciando però fuori il
candidato italiano. I cittadini europei dovranno ora accontentarsi di Van
Rompuy il cui più grande merito - secondo diversi osservatori - è di non essere
stato premier abbastanza per farsi nemici. Ornitologo
e appassionato compositore di haiku (una brevissima poesia formata solo da tre
versi), Van Rompuy è riuscito a far fare la pace alle
comunità fiamminga e francofona, guadagnandosi la fama di bravo
negoziatore. Le diplomazie mondiali - alla ricerca di un numero di telefono unico
per parlare con i 27 - dovranno accontentarsi di quello della baronessa Ashton,
una lunga carriera politica nelle file e nel governo britannico laburista, ma
senza alcuna esperienza di Foreign Office. Lei, che ha ricevuto un forte
abbraccio di incoraggiamento dal rappresentante Ue Javier Solana, ha
immediatamente respinto le critiche, invitando piuttosto a giudicarla da quello
che saprà fare. Attualmente commissaria al commercio estero della
Ue, come Alto rappresentante, diventerà anche vice presidente
dell'esecutivo e capo del nuovo servizio diplomatico europeo.

TROVATA MORTA
Questa mattina il corpo della
transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stato trovato
carbonizzato all'interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma. Sul posto
gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. I vigili del fuoco
della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando
all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle 4:16 della
notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 hanno trovato il corpo della viado ormai carbonizzato all'interno del suo
appartamento. Immediato l'intervento della polizia scientifica. La transessuale
brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente
della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui,
era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex
presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado
svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto
Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un
secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni
transessuali. La procura indagherà per omicidio volontario nel quadro degli
accertamenti sulla morte della transessuale Brenda. Nell'abitazione di via Due
Ponti c'é stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore
aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari
dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui
sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato
di turno. Gli agenti della polizia scientifica della Questura di Roma sono al
lavoro all'interno dell'appartamento di via Due Ponti. Da un primo esame
esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era
seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco
distante due valigie già pronte. La trans potrebbe essere morta per
soffocamento da fumo. Secondo quanto si apprende da fonti investigative,
l'appartamento sarebbe composto da un unico locale, con un soppalco. E proprio
sopra il soppalco, riversa in terra, sarebbe stata
rinvenuta Brenda, seminuda. Nella piccola casa, invasa dal fumo, gli
investigatori avrebbero trovato tutto in ordine. "L'hanno
ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente,
voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo".
Visibilmente scossa, Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda, parla
della trans trovata morta questa mattina in un incendio nella sua abitazione di
Via Due Ponti a Roma. "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un
parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynés, poi la abbiamo lasciato
in casa a vedere la televisione", dice Barbara. Il trans brasiliano ha
affermato inoltre che "né Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla" spiegando
che "tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte,
abbiamo molta paura dei romeni". Brenda era stata coinvolta il 9 novembre
scorso in una rissa con alcuni stranieri dell'est Europa avvenuta in una strada
della zona Cassia. Brenda fu trovata in terra con alcune escoriazioni e in
forte stato di alterazione emotiva da una pattuglia dei carabinieri chiamata da
un passante. Il transessuale, che urlava frasi sconnesse ed era ubriaco,
denunciò di essere stato derubato di borsa e cellulare. I militari dopo che il
transessuale cercò di procurarsi delle lesioni battendo la testa ripetutamente
contro un'auto, l'accompagnarono in ospedale, a Villa San Pietro per essere
medicato. Anche lì Brenda diede in escandescenza e cercò di ferire un medico
con una forbice. Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto
la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel
corso del tempo, annunciato propositi suicidi. Dai
primi rilievi effettuati dalla scientifica emergerebbe la presenza di una
sostanza usata per appiccare il fuoco. Le tracce sarebbero state trovate non
lontano dal cadavere di Brenda. Secondo quanto si apprende,
l'incendio avrebbe causato solo qualche danno all'appartamento. L'abitazione si
trova al piano ammezzato di un palazzo con ingresso in comune con altri
appartamenti. La porta d'ingresso, al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco,
era chiusa. "Sono tranquilla. Non
ho paura perché non ho fatto nulla". Lo ha affermato il
transessuale Natalie, coinvolto nella vicenda Marrazzo, lasciando la sua
abitazione in via Gradoli a Roma. "Non ero amica di
Brenda - ha aggiunto - non l'ho mai conosciuta. Non so
se l'hanno uccisa". A chi gli chiedeva se stesse andando in
questura, la trans ha risposto: "No, mi sto recando dal mio
avvocato". Se credo al suicidio di Brenda? Non lo so. Se è successo quello
che è successo a lei, può darsi che sia perché ha fatto qualcosa. Io non posso
dirlo. Nessuno sa la verità e io non posso dire una cosa che
non so". È quanto ha affermato il transessuale Natalie nel corso di
un'intervista al Tg2 delle

IL
PROCESSO DI PERUGIA
Amanda Knox
"ha covato odio per Meredith" e la sera del 2 novembre del 2007 per
la giovane americana "era venuto il momento di vendicarsi di quella
smorfiosa". È il quadro delineato dal pm Giuliano Mignini nella sua
requisitoria. Secondo il pm, che ha accusato la ragazza di aver 'consapevolmente accusato un innocente' in riferimento a
Patrick Lumunba,

IL CASO ORLANDI
"Un
prestito della Banda della Magliana per la causa di Solidarnosc". È,
secondo il magistrato Rosario Priore, il movente più
plausibile dietro la vicenda di Emanuela Orlandi. Il giudice, nel corso di
un'intervista al Tg2, ha parlato di "15-20 miliardi di lire, per cui c'era
un'istanza di restituzione". La banda della Magliana, insomma,
"probabilmente voleva rientrare in possesso delle somme, che non erano
state restituite". Alla domanda del giornalista se, a suo avviso, si
trattasse di un ricatto al Vaticano, il giudice ha risposto: "Vista la
cittadinanza della Orlandi, è probabile". Le
dichiarazioni di Priore seguono la svolta nel caso, annunciata
ieri con l'identificazione dell'uomo che telefonò a casa Orlandi pochi
giorni dopo la scomparsa di Emanuela. E dopo 26 anni il suo nome è finito sul
registro degli indagati. ''Mario'', il telefonista, è un
pregiudicato affiliato alla banda della Magliana e in particolare agli ordini di
Enrico De Pedis. ''Mario'', nome usato per qualificarsi durante a telefonata
alla famiglia Orlandi il 28 giugno 1983 pochi giorni
dopo la scomparsa della ragazza, è stato identificato dalla Procura di Roma. A
riconoscerlo Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, il 'Renatino' della Banda della Magliana.

MARONI A PALERMO
''L'azione contro la
criminalità organizzata che stiamo portando avanti non ha precedenti".
È soddisfatto il ministro dell'Interno Maroni, che si è recato in Questura a
Palermo per congratularsi con la polizia per la cattura del boss Domenico
Raccuglia. Maroni ha fatto anche riferimento al fermo del presunto killer di
Mariano Bacio Terracino, preso dopo la diffusione del video choc dell'omicidio.
È un risultato positivo, dobbiamo continuare così, ha detto Maroni ricordando
poi che negli ultimi 18 mesi sono stati sequestrati 5,6 miliardi di euro ed
arrestati 18 dei 30 latitanti più pericolosi. 'C’è una media di otto mafiosi
arrestati al giorno', ha sottolineato il ministro. 'Questi risultati - ha
proseguito - sono stati resi possibili anche grazie agli strumenti che sono
stati messi a disposizione delle forze dell'ordine. Se non è il massimo, ci impegneremo
per recuperare tutte le risorse che servono. Il sistema comunque funziona e
funziona bene. Quello che è stato fatto è straordinario. Chiederò al governo di
trovare tutti i fondi per fare ancora meglio'. Maroni ha poi parlato di
intercettazioni. 'Che vadano limitate l'ho letto sui giornali, ma non è nostra
intenzione farlo. 'Le intercettazioni - ha aggiunto - sono fondamentali,
bisogna però evitare gli abusi evidenti che sono stati fatti finora. E per
questo vanno riviste, proprio per evitare gli eccessi ma senza che ciò porti ad
intralciare le indagini'. 'Non ho mai litigato con i
sindacati di polizia', ha detto infine, rispondendo a una domanda se avesse
fatto pace con le organizzazioni sindacali che hanno lamentato la mancanza di
risorse per gli agenti della Catturandi di Palermo. 'I problemi sono risolti',
ha aggiunto Maroni, che sulla questione non ha voluto dire altro anche se
incalzato da più domande. 'Oggi ho incontrato uomini e donne della polizia - ha
spiegato il ministro nella conferenza stampa in Questura - e mi sono reso conto
della passione che mettono nel loro lavoro. Quella di Palermo è una Questura a
cinque stelle'. ''Un affettuoso grazie per l'impegno
che negli anni permane e si consolida e rappresenta la professionalità
straordinaria della polizia''. Lo ha detto il capo della polizia, Antonio
Manganelli, a Palermo insieme al ministro dell'Interno Roberto Maroni per
complimentarsi con i suoi uomini dopo la cattura del boss Domenico Raccuglia.
Assieme a Manganelli il suo vice e direttore della Criminalpol, Francesco
Cirillo, e il direttore dell'Anticrimine, Franco Gratteri. Gli uomini della
squadra mobile di Palermo si sono raccolti attorno a Manganelli e con lui hanno
ricordato le operazioni condotte insieme, quando era allo Sco e quando ha
ricoperto l'incarico di questore a Palermo. Attraverso il suono di un
campanaccio, che evoca la cattura dei latitanti, Manganelli e i suoi uomini
hanno ripercorso le fasi dell'arresto di Raccuglia e di altri boss come
Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca. Importanti successi nella lotta a Cosa
Nostra che sono state rivissuti in una salone della
squadra mobile, anche con l'ausilio di alcuni filmati che ''raccontano'' in
presa diretta le operazioni che hanno portato alla cattura dei capimafia
latitanti.

TERRORISTA
ANCHE IN BRASILE
Durante la
sua clandestinità in Brasile, Cesare Battisti era coinvolto in "attività
terroristiche", ha rivelato la polizia federale brasiliana. Il maggior
quotidiano brasiliano,

È troppo presto per dichiarare che la
crisi è superata. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, a
una conferenza a Francoforte, secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg.
Trichet ha aggiunto che le condizioni del settore finanziario sono più
favorevoli. Il ritiro delle misure straordinarie adottate dalla Bce per
contrastare la crisi sarà ''tempestivo e graduale'' e le banche devono tenersi
pronte a questa eventualità . Lo ha detto il
presidente della Bce, Jean-Claude Trichet a una conferenza a Francoforte,
sottolineando che il supporto al credito ''non è per l'eternità'' e che non può
durare ''indefinitivamente''. Trichet - riferisce Bloomberg - ha quindi
rilevato che gli standard del credito sono ancora ''significativamente elevati''
e che le banche devono sforzarsi di aumentare la concessione di prestiti una
volta che l'economia sarà in ripresa. Il governatore della Bce ha poi puntato
il dito sulla fragilità del sistema finanziario e ha sottolineato che
servirebbe un cambio di mentalità dal momento che il settore finanziario deve
essere al servizio dell'economia reale e non il contrario. L'attuale
livello dei tassi di interesse è ''molto basso'' e

RIPARTE
LHC
Questa notte
partirà il primo fascio di particelle all'interno del più grande acceleratore
del mondo, il Large Hadron Colliser (Lhc) del Cern di Ginevra. Secondo quanto
appreso, la macchina destinata ad esplorare i segreti della materia e forse a
rivelare una nuova fisica tornerà, alle 3:00 di questa notte, nelle stesse
condizioni in cui si trovava il 10 settembre 2008, giorno in cui si
"accese" per la prima volta. Allora venne percorsa dai primi
fasci di particelle per pochi giorni, insufficienti perché si verificassero le
collisioni: il 19 settembre un guasto costrinse il super acceleratore ad una
lunghissima pausa. Questa notte si tornerà al punto di partenza ma, dicono gli
esperti, con un patrimonio di conoscenze che permetterà di conoscere e
controllare meglio la macchina. Questa notte prenderanno il via le operazioni
necessarie a posizionare in modo corretto, nel grande anello da

TROPPE EMISSIONI SULLA
TERRA
Le riserve
naturali di anidride carbonica presenti nel terreno e negli oceani non riescono
più a compensare le emissioni del principale gas serra prodotte dalle attività
umane. Se in tanti lo prevedevano, adesso per la prima volta una ricerca
internazionale lo dimostra e pubblica i dati che testimoniano la rottura
dell'equilibrio. La ricerca, condotta da 31 ricercatori di 7 Paesi (Gran
Bretagna, Australia, Stati Uniti, Francia, Brasile, Norvegia e Olanda), è
nell'edizione online della rivista Nature Geoscience. È stata condotta
nell'ambito del Global Carbon Project, l'organizzazione fondata nel 2001 per
quantificare le emissioni globali di CO2 e individuarne le cause. I dati escono
a meno di un mese dalla conferenza internazionale sul clima e contengono la
risposta ad una delle domande più urgenti sul tavolo delle trattative: poter
misurare se e quanto i serbatoi naturali sono ancora in grado di catturare e
compensare le emissioni di CO2. Lo studio dimostra che negli ultimi 50 anni la
media delle emissioni di CO2 rimasta nell'atmosfera ogni anno è stata pari all
43%, mentre il resto è stato assorbito dalle riserve naturali di CO2 nel
terreno e negli oceani. In particolare, dal 1959 al 2008 la frazione rimasta
nell'atmosfera é aumentata dal 40% al 45%: segno, rilevano gli autori dello
studio, di una perdita di efficienza delle riserve naturali. "E' la prima
evidenza - osservano - di come le riserve naturali stiano rispondendo ai
cambiamenti climatici. Secondo i ricercatori, coordinati da Corinne Le Quere,
dell'università britannica dell'East Anglia, la capacità della biosfera di
catturare

PELLE USA E GETTA
Con cellule
staminali embrionali umane è stata creata la prima pelle "usa e
getta". Potrebbe essere usata sui grandi ustionati in attesa di trapianto
autologo come pelle temporanea. Reso noto sulla rivista Lancet, lo studio
dimostra che i grandi ustionati potrebbero utilizzare questa pelle al posto
delle bende per coprire le ustioni fin quando lembi della loro pelle non siano
stati fatti crescere in laboratorio per il trapianto. La pelle usa e getta è
stata creata da Christine Baldeschi dell'INSERM e Institute for Stem Cell
Therapy and Exploration of Monogenic Diseases presso Evry Cedex in Francia. I
grandi ustionati di solito vengono curati con trapianto autologo, cioè i medici
prendono dei lembi di pelle da parti non ustionate del loro corpo e le fanno
crescere in provetta per formare dei lembi più estesi da trapiantare sulle
ustioni. Si tratta di un trapianto autologo nel senso che vengono trapiantati
tessuti dello stesso paziente, quindi non c'è pericolo di rigetto. L'unico
problema è che i cheratinociti (cellule di pelle) presi dal paziente per creare
la pelle da trapiantare impiegano alcune settimane a crescere, e in questo
lasso di tempo il paziente corre un serio rischio di disidratazione e
infezioni. Si ovvia parzialmente al problema con bende artificiali o biotech di
pelle bovina ma queste soluzioni possono dare rigetto o reazioni di altro
genere. La pelle umana usa e getta sarebbe dunque la soluzione perfetta per
superare questa finestra di tempo in attesa di trapianto. Gli esperti francesi
hanno creato la pelle temporanea mettendo staminali embrionali umane in
provetta con cellule nutrici e sostanze farmacologiche, che nel giro di alcune
settimane hanno indotto lo stesso processo di formazione della pelle che
normalmente avviene nel feto. La pelle temporanea è stata poi trapiantata con
successo sui topi e ha formato un tessuto cutaneo di consistenza del tutto
simile a quello umano.

L’UOMO PIÙ SEXY
Johnny Depp
è l'uomo più sexy del mondo secondo un sondaggio tra i suoi lettori condotto
dalla rivista di spettacolo americana People. L'attore
Usa, 46 anni, protagonista di personaggi diversissimi tra loro in film come 'I
Pirati dei Caraibi', 'Chocolat', 'Edward mani di
forbice', è stato premiato dalla rivista non tanto per le sue prestazioni
cinematografiche quanto per l'attenzione che lui dedica alla famiglia come
padre e marito. ''Le donne impallidiscono davanti a lui - ha scritto People -ma
è la sua devozione alla famiglia che lo rende così attraente''. Sposato con la
cantante francese Vanessa Paradis, dalla quale ha avuto due bambini, Depp
succede tra gli uomini sexy dell'anno all'attore australiano Hugh Jackman. In
passato avevano ricevuto lo stesso riconoscimento anche attori come Brad Pitt e
George Clooney.

NOMINE
UE
Un portavoce
della presidenza svedese dell'Unione europea ha reso noto che le nomine di
presidente e responsabile della politica estera della Ue
saranno decise nel corso di un summit straordinario il 19 novembre prossimo a
Bruxelles. "Un summit si terrà il 19 novembre a Bruxelles" con all'ordine del giorno le nuove cariche create dal
Trattato di Lisbona, ha detto Roberta Alenius, portavoce del premier svedese
Fredrik Reinfeldt. "Il mio primo ministro sta per cominciare un secondo
turno di consultazioni - ha aggiunto

DDL SUL PROCESSO BREVE
''Io credo
che un accordo sul processo breve entro sei anni sia un accordo che vale per tutti i cittadini. Il ddl dovrebbe essere
presentato oggi in Senato perché so che ci lavoravano stanotte''. Lo afferma
Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a Sky Tg24. ''La
candidatura di Nicola Cosentino? - aggiunge Bonaiuti - Lo decideranno gli
organi del partito. Io vengo dalle fila socialiste dove si è sempre stati
garantisti: aspettiamo i tre gradi del processo prima di giudicare''.

LE MOTIVAZIONI DELLA
CONDANNA DI MILLS
David Mills è stato condannato dai
giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano per
corruzione in atti giudiziari "susseguente" e non
"antecedente" alle testimonianze, ritenute false e reticenti, che
rese nell'intento di favorire Silvio Berlusconi. Lo spiegano le motivazioni
della sentenza depositata oggi dal relatore Rosario Spina.
Secondo i consiglieri di Corte d'appello di Milano l'accordo illecito tra Mills
e un emissario di Berlusconi si e' concluso alla fine del 1999: dunque, non
prima (come era stato ritenuto con la condanna di primo grado), ma dopo le
testimonianze rese da Mills nei processi All Iberian e Arces. Gli elementi
certi sono ''un compenso di 600mila dollari e la promessa di tale compenso
nell'autunno 1999. Elementi che - si legge nella sentenza - si collocano
temporalmente in epoca successiva rispetto alle deposizioni testimoniali di
Mills, e da essi non si può pertanto prescindere per valutare la qualificazione
del tipo di corruzione''. Nella sentenza si parla di una ''promessa di Carlo
Bernasconi (amico di Mills e figura manageriale del gruppo Fininvest ndr) che
sicuramente e' avvenuta nell'autunno 1999 e di un compenso che è disponibile
successivamente a tale data''. Il momento in cui si consuma il reato è il 29
febbraio 2000, ''data in cui Mills si fa intestare le
quote del Torrey Global Fund - rilevano i giudici - Di contro non vi è alcun
dato che indichi che l'accordo sia intervenuto in epoca precedente alle
dichiarazioni rese da Mills come teste''. Il 29 febbraio del 2000 è quindi la
data in cui la promessa fatta a Mills nel 1999 si realizza. ''A ben vedere la
data può non essere un caso - scrive il giudice Spina - La data del 29 febbraio
2000 è immediatamente successiva al momento in cui si è celebrata la fase di
appello del processo, in cui Mills è stato assunto come teste, e proprio
successivamente a tale celebrazione, quando

ALLEANZA
PER L’ITALIA
Alleanza per
l'Italia: è questo il nome del movimento di Francesco Rutelli presentato oggi
in una conferenza stampa. Lo ha annunciato Enzo Dellai precisando che l'11 e 12
dicembre si svolgerà a Parma la prima convenzione nazionale. ''Il Pd è andato a
sinistra. Io lo rispetto, ma noi abbiamo creato un
movimento in grado di unificare le forze democratiche, riformiste e liberali
per migliorare questo nostro Paese''. Lo dice Francesco Rutelli a margine della
conferenza stampa di presentazione del movimento ''Alleanza per l'Italia''.
Alla domanda su quale sarà il rapporto con Casini, Rutelli risponde: ''ci sarà una collaborazione molto presto''.

COSENTINO SOTTO ACCUSA
Nicola Cosentino ha contribuito a
rafforzare i Casalesi, negli anni '90. E, nella sua carriera politica, ha
sempre potuto contare sui voti del clan camorristico: è diventato, così,
consigliere provinciale, regionale, e poi deputato. È quello che scrivono gli
inquirenti nelle 351 pagine della ordinanza di
custodia cautelare in carcere nei confronti del sottosegretario alla Economia e
coordinatore campano del Pdl. Il provvedimento, firmato ieri dal Gip Raffaele
Piccirillo su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, è
arrivato oggi alla Camera per l'autorizzazione alla esecuzione.
Accuse pesanti, secondo le quali l'esponente del Pdl, che sembrava ormai
prossimo alla candidatura per la presidenza della Regione Campania, avrebbe
"garantito la continuità dei rapporti fra imprenditoria mafiosa e le
amministrazioni pubbliche" nel Casertano. Cosentino "contribuiva, sin
dagli anni '

INFLUENZA
A
Sale a 37 il
bilancio delle vittime in Italia per influenza A. Oggi è
infatti deceduto un uomo di Eboli di 42 anni con gravi patologie
pregresse. Ed un bambino di 7 anni, risultato positivo al test del virus
A-H1N1, è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Siena.
Ed a fronte della progressione dell'epidemia, il viceministro alla Salute, Ferruccio
Fazio, ha ribadito l'importanza del vaccino. Prende posizione in favore della
vaccinazione anche il segretario nazionale della Federazione dei medici di
famiglia (Fimmg) Giacomo Milillo: in una lettera che ha inviato ai 27.000
colleghi iscritti alla Federazione, ha invitato i medici a vaccinare e
vaccinarsi contro la pandemia. Indicazioni ulteriori circa le modalità della
vaccinazione arrivano inoltre da una circolare del ministero del Welfare alle
Regioni, che indica dosi e richiami. : Un uomo di 42 anni
colpito dal virus H1N1 è deceduto a Eboli (Salerno). Il paziente era
stabilmente ricoverato presso un centro di riabilitazione di Eboli, per diverse
e gravi patologie polmonari e cardiache. L'uomo era stato sottoposto a tampone
ed è risultato positivo al virus A H1N1. Le vittime salgono così a 37. Ed un
bambino di 7 anni, risultato positivo al test del virus A-H1N1, è stato
ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale Le Scotte di Siena. È
sottoposto a ossigenoterapia. Una donna di 52 anni è morta questa sera
all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina per sospetta influenza A. La donna,
diabetica, era arrivata al pronto soccorso nel pomeriggio con una grave crisi
respiratoria, é stata ricoverata al reparto malattie infettive dove è stata
sottoposta a tutti gli esami di rito che hanno accertato una grave forma di
polmonite. Nel corso delle ore le sue condizioni si sono aggravate e la
paziente è stata trasferita in rianimazione dove è morta poco dopo. Qualche
giorno fa il figlio della signora si era ammalato con febbre molto alta ma
aveva superato l'influenza. Il sospetto é che si tratti di influenza A, gli
esami lo accerteranno nei prossimi giorni. Il segretario Fimmg, Giacomo
Milillo, invita i medici a vaccinarsi in una lettera che ha inviato ai 27.000
colleghi iscritti alla Federazione. Per Milillo è
fondamentale che il messaggio alla popolazione sia il più chiaro ed omogeneo
possibile: "Non è un comportamento professionale corretto e responsabile -
sottolinea Milillo - diffondere dubbi sulla sicurezza del vaccino e perplessità
che non si basano su attendibili fonti di riferimento e contribuiscono
piuttosto a creare un clima di confusione che potrebbe mettere a rischio le
fasce vulnerabili della popolazione. La nostra
vaccinazione - continua la lettera - serve a contribuire alla protezione della
popolazione, in particolare dei malati cronici che assistiamo". Una posizione condivisa dalla Società italiana di medicina generale
(Simg): I medici devono vaccinarsi contro il virus A/H1N1 "per favorire il
successo della campagna di vaccinazione; devono capire che il mancato successo
della vaccinazione può avere conseguenze gravi di cui i medici possono essere
chiamati a rispondere. Vaccinarsi é per i medici un
atto di responsabilità giuridica", ha dichiarato da Claudio Cricelli,
presidente della Simg. "Le epidemie non hanno mai vantaggi ma mi auguro
che l'attuale situazione abbia come conseguenza positiva il far capire ai
cittadini che le influenze possono fare vittime ma le fanno solo tra i malati
cronici che quindi è fondamentale che si vaccinino", ha detto Fazio.
Il vaccino, ha aggiunto, "é la prima forma di prevenzione per i malati
cronici ma anche per gli anziani, per i quali è importante prendere molto sul
serio la vaccinazione". Una dose unica di vaccino pandemico ai soggetti
dai 10 ai 64 anni e due dosi di vaccino pandemico, a distanza di tre settimane
l'una dall'altra, nei soggetti dai 6 mesi ai 9 anni: è quanto indicato nella
circolare diffusa alle Regioni e Province autonome del 6 novembre 'Vaccinazione
contro l'influenza pandemica da virus AH1N1'. Lo si apprende dal bollettino
quotidiano del ministero del Welfare sull'influenza A nel quale di conferma
come, in base al dati del sistema di sorveglianza
Influnet basato sui medici sentinella, i casi di influenza settimanali stimati
sono circa 540mila. In totale dal 19 ottobre, giorno di avvio della
sorveglianza Influnet, al prima novembre, sono stimati
785 mila casi nel nostro Paese.

PRIMI INDAGATI PER
Stefano Cucchi
sarebbe stato picchiato da almeno due agenti di polizia penitenziaria mentre
era nella cella del palazzo di Giustizia di Roma, in attesa del suo processo
per direttissima. È la testimonianza, secondo quanto riferiscono alcuni
quotidiani, resa ai magistrati da un immigrato clandestino di 31 anni,
arrestato il 15 ottobre per stupefacenti. Sarebbe lui il testimone che il 3
novembre ha raccontato al Pm Vincenzo Barba il pestaggio di Stefano Cucchi.
Secondo il racconto dell'avvocato di S.Y., Francesco Olivieri, il 16 ottobre il
suo assistito è in una delle celle del palazzo di Giustizia, in attesa del
processo. Di fronte alla sua c'è quella in cui viene rinchiuso Cucchi. È
attraverso lo spioncino della sua cella che ''in tarda mattinata'' S.Y.,
allarmato dalle ''grida'' che sente, si affaccia e vede due agenti di polizia
penitenziaria picchiare Cucchi che, uscito di cella per andare in bagno, non
voleva più tornare in camera di sicurezza. Secondo il racconto del detenuto,
che oggi si trova al Regina Coeli, Cucchi sarebbe
stato colpito prima con due manrovesci che l'hanno gettato in terra, poi preso
a calci mentre era steso sul pavimento. Infine trascinato in cella dagli
agenti. Dopo i processi per direttissima, S.Y. e Stefano Cucchi vengono
sistemati nella stessa cella. Qui, S.Y. avrebbe visto i lividi che gonfiano il
volto di Cucchi. Infine, entrambi vengono portati al
Regina Coeli, i polsi legati con le stesse manette. È in questo momento, sempre
secondo quanto riferisce l'avvocato Olivieri, che Cucchi sussurra a S.Y.: ''Hai visto questi bastardi come mi hanno ridotto?''.
Arrivano i primi indagati per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta
nell'ospedale Sandro Pertini, a Roma, sei giorni dopo l'arresto per possesso di
droga. Gli indagati, accusati di omicidio preterintenzionale, dovrebbero essere
carabinieri, agenti di polizia penitenziaria e detenuti. In tutto circa sei
persone, che si sarebbero trovate in contatto con Stefano Cucchi nelle camere
di sicurezza del Tribunale di Roma. In quel lasso di tempo e spazio dove
sarebbe stato isolato l'attimo dell'aggressione: dopo l'udienza che aveva
deciso di lasciare in carcere Stefano e prima del suo trasferimento in cella.
Tra gli indagati per ora non comparirebbero medici. E oggi approda on-line
tutta la documentazione clinica relativa alla vicenda del geometra di 31 anni.
Una documentazione dalla quale si evince che Stefano "non
collaborava" col personale sanitario e rifiutava i trattamenti. Non solo:
per fare luce la salma di Cucchi sarà probabilmente riesumata per consentire il
completamento degli esami disposti. Sul cadavere del geometra è già stata fatta
l'autopsia. E dai primi esami degli esami clinici e della
documentazione autoptica compiuti dai medici legali incaricati dalla
procura la tipologia delle lesioni riscontrate sul detenuto sono compatibili
sia con un evento accidentale, come potrebbe essere una caduta, sia con le
percosse. Al momento dunque non sarebbero coinvolti nelle indagini dei Pm
Vincenzo Barba e Francesca Loy il personale medico dell'ospedale, nei confronti
dei quali, se emergessero responsabilità a livello di
negligenze, si procederebbe per omicidio colposo. Per i legali della famiglia
Cucchi, Fabio Anselmo e Dario Piccioni "si tratta di uno sviluppo
particolarmente significativo e rilevante della delicata indagine in
corso". Intanto oggi sono stati pubblicati on line sui siti
abuondiritto.it, italiarazzismo.it e innocentievasioni.net, tutta la
documentazione clinica a partire dal referto del medico del 118 delle 5.30 del
16 ottobre, fino ai diari sanitari del reparto detentivo del Pertini e al
certificato di morte del 22 ottobre. Dalla relazione fatta il 21 ottobre scorso
dall'ospedale Sandro Pertini emerge che Cucchi presentava "condizioni generali molto scadute" e aveva "un
atteggiamento oppositivo, per nulla collaborante e di fatto rifiuta ogni
indagine anche non invasiva". Nella relazione si legge, inoltre, che
Cucchi "ha affermato di rifiutare anche di alimentarsi, accettando di bere
liquidi e assumere la terapia orale, finché non parlerà con il suo
avvocato". Dalla documentazione "emerge come una moltitudine di
operatori della polizia giudiziaria, del personale amministrativo e delle
strutture sanitarie, abbiano assistito, inerti quando non complici, al declino
fisico di Stefano Cucchi e fino alla morte", spiega il presidente di A
Buon Diritto, Luigi Manconi. Stefano Cucchi è morto perché era drogato e
anoressico. Le parole del sottosegretario Carlo Giovanardi riaccendono la
polemica sulla morte del giovane, deceduto nel reparto
detenuti dell'ospedale Sandro Pertini 6 giorni dopo l'arresto, con
vistosi ematomi in volto e sul corpo. Parole contro le quali si scagliano i
familiari di Stefano che dal 22 ottobre chiedono giustizia per Stefano,
l'opposizione e anche alcuni esponenti della maggioranza, secondo i quali
quello di Giovanardi è uno "scivolone". Critiche alle quali il
sottosegretario risponde in serata, parlando di
"polemiche strumentali e in malafede". "Cucchi era in carcere
perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà
fuori, soprattutto perché pesava 42 chili" dice Giovanardi di primo
mattino, sottolineando che la "la droga ha devastato la sua vita, era
anoressico e tossicodipendente". Certo, prosegue,
"il fatto che in cinque giorni sia peggiorato" dimostra che
"bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma
sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la
droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così".
Parole ammorbidite nel pomeriggio. "Sono stato il primo ad esprimere la
solidarietà alla famiglia Cucchi per quello che di certo c'é nella sua tragica
fine e cioé che nei giorni della degenza ospedaliera si è permesso che
arrivasse alla morte nelle terribili condizioni che le foto testimoniano. Ma in
tutto questo - ribadisce il sottosegretario - la droga c'entra, perché è stata
la causa della fragilità di Stefano, anoressico e tossicodipendente".
Immediata la reazione dei familiari. "Sono parole che si commentano da
sole, Giovanardi fa dichiarazioni a titolo gratuito" dicono sia il padre
Giovanni che la sorella Ilaria, sottolineando che la famiglia "é sempre in
attesa di giustizia". E tra l'altro, prosegue Giovanni Cucchi, è stata
proprio la famiglia ad ammettere, per prima, che Stefano aveva problemi con la
droga, "Non lo abbiamo mai negato - dice - ma non per questo doveva morire
così". Accanto alla famiglia si schiera il Pd, l'Idv. l'Udc e anche parte
del Pdl, con Benedetto Dalla Vedova che parla di uno "scivolone che
contraddice la linea di rigore e prudenza scelta dal governo". "Se
Giovanardi intende riferirsi alle precarie condizioni di salute di Cucchi in
quanto tossicodipendente, cosa a tutti nota - prosegue -, dovrebbe ricordare
che usare violenza nei confronti di una persona particolarmente debole rappresenterebbe,
qualora venisse provato l'uso della violenza, un'aggravante per chi l'ha
commessa e non una scriminante". Per Livia Turco, del Pd, si tratta invece
di parole "inqualificabili" e aggiunge: "é sconcertante che chi
esalta il valore della vita in ogni occasione consideri la morte di uno
spacciatore un fatto non importante. E' ignobile e
inaccettabile arrivare a fare una gerarchia tra vite di serie A e serie B".
Il capogruppo dell'Idv alla Camera, Stefano Donati, chiede le dimissioni del
sottosegretario, "che si dovrebbe vergognare", mentre per il
presidente dei senatori dell'Udc Giampiero D'Alia e per il senatore Stefano
Pedica, che dall'inizio della vicenda é vicino ai familiari di Cucchi,
"Giovanardi ha perso una buona occasione per tacere". "Non si
può fare sterile propaganda politica su un ragazzo morto per circostanze ancora
tutte da chiarire". Critiche anche dal presidente della provincia di Roma
Nicola Zingaretti - "smentisca quelle frasi disumane - dice - Prima di
emettere giudizi finali è assolutamente necessario aspettare i risultati
dell'inchiesta" -, dai radicali, che bollano Giovanardi come
"ipocrita e proibizionista" e dal segretario dei Verdi Angelo
Bonelli, secondo il quali le sue parole "non sono
degne di un paese civile". Patrizio Gonnella, di Antigone, chiede invece
al sottosegretario "se picchiare chi usa droghe é lecito".
"Soprassedere sulle violenze, sui diritti calpestati e su quanto caduto in
quei sei giorni e dare tutta la colpa alla droga -
conclude - è quanto meno singolare". A tutti replica Giovanardi.
"Quando si polemizza - dice - bisogna avere onestà intellettuale e non
malafede pregiudiziale. Ho ampiamente illustrato la mia posizione di piena
solidarietà alla famiglia Cucchi e di forte critica per la mancata assistenza
nelle strutture sanitarie". È dunque "difficile
dialogare con chi stravolge maliziosamente il pensiero altrui. Ma mi rendo contro - conclude - che nel nostro Paese c'é sempre
qualcuno pronto a sostenere la libertà di drogarsi anche deformando ad arte le
posizioni di chi la pensa in maniera diversa da loro".

INFARTI E TEMPERATURE
Il freddo
rigido e il caldo torrido, nonché l'inquinamento atmosferico aumentano i casi
di infarto: in località dove ogni giorno si registrano dieci infarti nei giorni
più caldi e in quelli più freddi altre 1-4 persone vanno ad aggiungersi alla
lista dei casi di infarto. Lo dimostra uno studio di revisione su decine di
ricerche epidemiologiche, diretto da Krishnan Bhaskaran della School of Hygiene
and Tropical Medicine di Londra pubblicato sulla rivista Heart. La disamina
effettuata, concentrata solo sui casi di infarto e non sulle malattie
cardiovascolari in generale, si è basata sul riesame dei risultati di 19 studi
su temperatura e infarti e 26 su inquinamento e infarti. E' emerso che le
temperature rigide e quelle torride aumentano il numero di infarti
registrati ogni giorno in città; così pure l'inquinamento atmosferico.
Per quest'ultimo, ha precisato Bhaskaran, non sembra esserci una soglia di
sicurezza al di sotto della quale il cuore non ne risente.