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BERLUSCONI SU FIAT

"In una libera economia e in un libero stato un gruppo industriale è libero di collocare dove è più conveniente la propria produzione". Mi "auguro però che questo non accada a scapito dell'Italia e degli addetti a cui la Fiat offre il lavoro". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda - nel corso della conferenza stampa con il presidente russo Dmitri Medvedev - parlando della decisione Fiat di spostare alcune produzioni in Serbia. "In questo periodo ho fatto qualche cambiamento importante nella struttura del ministero ma ora posso anticipare che la prossima settimana procederemo alla nomina del nuovo ministro dello Sviluppo economico". Così il premier Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa con il premier russo Medvedev, ha risposto a una domanda sull'interim dello sviluppo Economico. L'ad di Fiat Sergio Marchionne non intenderebbe "pregiudicare quella 'T' che nell'acronimo Fiat rimanda a Torino". È la percezione, insieme a quella di una "ampia disponibilità", che il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha tratto da un suo contatto telefonico con Marchionne. Il sindaco lo ha detto in Consiglio comunale dopo aver parlato per telefono con l'ad Fiat e con il ministro del lavoro Maurizio Sacconi.

 

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NAPOLITANO SU CORRUZIONE

"Ci indigna e allarma l'emergere di fatti di corruzione e trame inquinanti da parte di squallide consorterie, ma la nostra democrazia dispone di anticorpi : la reazione morale dei cittadini, i principi costituzionali, le leggi per applicare tali principi". Lo dice il presidente della repubblica Giorgio Napolitano durante la cerimonia del ventaglio al Quirinale. "Occorre guardare avanti e misurarsi con le sfide del futuro. Nessun catastrofismo sulla situazione dell'Italia ma consapevole realismo nel valutare la situazione. Si sta risalendo la china da una crisi pesante". La manovra, spiega il presidente della Repubblica, si colloca negli orientamenti definiti in sede europea ''e quindi di fronte alle esigenze di stabilizzazione finanziaria di consolidamento dei bilanci dei nostri Stati e insieme di crescita delle nostre economie''. Il capo dello Stato invita dunque a guardare avanti, alle sfide del futuro, ''al di la delle divergenze e delle tensioni manifestatesi sui contenuti del decreto che sta per essere convertito in legge e anche al fine di tenere aperta la ricerca di risposte a problemi e domande che non hanno trovato sbocco nel confronto finora svoltosi''. Napolitano invita però a evitare catastrofismi e evidenzia che "si sta manifestando una significativa ripresa della produzione industriale in particolar modo delle esportazioni e si sta confermando la vitalità del nostro sistema imprenditoriale''. ''Occorre definire il miglior bilanciamento possibile tra i valori e diritti, tutti ugualmente riconosciuti in Costituzione. Questo è stato lo sforzo compiuto e ancora in atto a proposito della legge in materia di intercettazioni e non si può che apprezzarlo dandone merito alla dialettica parlamentare''. È il riconoscimento che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, fa durante la cerimonia del Ventaglio all'iter sul ddl intercettazioni. ''Si deve intervenire senza alcuna incertezza o reticenza su ogni inquinamento o deviazione della vita pubblica o nei comportamenti di organi dello Stato ma senza cedere a nessun gioco al massacro tra le istituzioni e nelle istituzioni'' ha detto Napolitano. ''L'istituzione Governo non può ormai sottrarsi a decisioni dovute, come quello della nomina del titolare del ministero dello Sviluppo economico o del presidente di un importante organo di sorveglianza come la Consob'' ha detto il presidente della Repubblica alla cerimonia del Ventaglio. Nell'incontro che avrò con ''gli uscenti e gli entranti'' del Consiglio Superiore della Magistratura entro la fine del mese'' sono ''certo'' che il Parlamento stia per ''procedere alla dovuta elezione dei componenti laici''. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia del Ventaglio. ''I problema dei giovani non impegnati'' nel mondo del lavoro o in quello dello studio ''è il problema numero uno dell'Italia'' ha detto ancora il capo dello Stato. "Non mi interessano scenari politici ipotetici di qualsiasi genere" ha aggiunto il presidente della Repubblica. Napolitano auspica che il confronto sul futuro del paese si fondi "su un'ampia condivisione degli obiettivi e delle linee di intervento". "Non c'è spazio per l'autosufficienza né per la contrapposizione totale", ha detto Napolitano. "Auspico che nel confronto emergano anche visioni diverse rappresentative sul piano politico delle attuali forze di maggioranza e delle attuali forze di opposizione non sottraendosi queste ultime alla prova e alle responsabilità cui sono chiamate in un quadre di feconda competizione come quello che dovrebbe caratterizzare la democrazia del'alternanza". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante la cerimonia del ventaglio al Quirinale. Più volte nel suo intervento il capo dello Stato ha richiamato la necessità di una "ampia condivisione sui grandi obiettivi". "Per ora sicuramente vedo tanto squallore. Poi vedremo cos'altro emergerà ". Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare, risponde ad alcune domande sull'inchiesta 'Eolico-P3'. "Lo squallore è certo - aggiunge - l'importante è che si riesca a far fare alla magistratura il proprio lavoro fino in fondo per accertare fatti e responsabilità". I magistrati, per Napolitano, devono lavorare fino in fondo "perché purtroppo, molto spesso, il riesplodere di notizie che riguardano le inchieste sulla stampa non aiuta il lavoro di questi stessi magistrati a cui si applaude". Nel ricordare la necessità di una "ampia condivisione di scelte e riforme cruciali" che devono essere varate, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano cita anche quelle della Carta costituzionale sottolineando che gli eventuali ritocchi devono essere "ben mirati". Tra le "riforme cruciali", ha detto il capo dello Stato nel corso del suo intervento alla cerimonia di consegna del Ventaglio al Quirinale, vi sono "certo anche le riforme istituzionali e modifiche ben mirate della Costituzione". Riforme che, ha aggiunto Napolitano, "continuerò a sollecitare senza arrendermi al pessimismo". "Peraltro - ha sottolineato - quella vigente è una Costituzione che non impedisce ma consente e promuove interventi di forte carica innovativa come quelli dettati dal titolo V, in special modo per il federalismo fiscale nel quadro di una rinnovata unità nazionale".

 

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IL PESO DEL FISCO LOCALE

Il "fisco locale" pesa ogni anno per 2.364 euro a testa sui cittadini italiani. A fare i conti in tasca ai contribuenti alle prese con i balzelli di Regioni, Province e Comuni è uno studio dei tecnici della Camera elaborato in base ai dati forniti dalla Copaff, la Commissione paritetica per il federalismo fiscale, che l'ANSA ha rielaborato. I dati, elaborati per favorire l'esame dei provvedimenti ora in arrivo in Parlamento, sono relativi al 2008, l'ultimo anno disponibile. Dall'elaborazione emerge che i più tartassati, nelle regioni a contabilità ordinaria, sono i cittadini lombardi con 2.697 euro pagati a testa a tutti gli enti territoriali. Le tasse "locali" più leggere sono invece quelle pagate dai campani che ogni anno sborsano "soli" 1.657 euro per finanziare le amministrazioni territoriali. Lo studio fa riferimento all'anno 2008 e i dati emergono sommando i tributi prelevati da Comuni, Province e Regioni. Tra i primi (i lombardi) e gli ultimi (i campani) in classifica la differenza è di 1.041 euro: in pratica in Lombardia si paga il 63% in più della Campania. Se la media italiana è di 2.364 euro, sono nove le regioni che pagano di più. Dopo la Lombardia si piazzano a sorpresa i contributi della Basilicata che pagano di tasse a regioni, comune e province per 2.571 euro. Terzi sono i contribuenti del Lazio (2.546 euro); seguiti da Emilia e Toscana (rispettivamente a 2.541 e 2.501 euro pro capite). Nella parte bassa della classifica , sotto i 2.000 euro di balzelli, ci sono i cittadini della Campania (1.657 euro) del Molise (1.726 euro) e dell'Abruzzo (1.994 euro). Nelle statistiche emergono anche gli importi dei trasferimenti fatti dallo Stato per finanziare la spesa corrente delle amministrazioni regionali. In questo caso, il Molise, che é il penultimo in classifica per livello di tassazione, risulta al primo posto ricevendo dallo stato 1.353 euro per cittadino. Al contrario la Lombardia è penultima per trasferimenti (solo 175 euro a testa) bruciata solo dai 166 euro procapite che il Piemonte intasca dallo Stato. L'importo dei trasferimenti per le regioni ordinarie è in media di 331 euro. Sotto la media sono così anche le Marche (197 euro), la Basilicata (207 euro), la Calabria (208 euro), il Veneto (211 euro) e il Lazio (217 euro). Il cittadino ha pagato nel 2008 in media 1.932 euro di tasse alle Regioni, 344 euro ai Comuni e 88 euro alle Province. E' quanto emerge da uno studio dei tecnici della Camera in vista dell'esame del parlamento dei decreti attuativi del federalismo fiscale. La Campania è la regione nella quale i cittadini pagano più di tutti ai loro Comuni la tassa sui rifiuti con 128 euro pro capite all'anno. E' quanto emerge da uno studio della Camera in vista dell'approdo in Parlamento dei decreti attuativi del federalismo fiscale. Anche i cittadini dei comuni pugliesi sono piuttosto 'salassati' su questo fronte con 105 euro pro capite versati alle amministrazioni municipali. La tariffa sui rifiuti più bassa è invece quella pagata dai veneti con 24 euro pro capite all'anno. La media è di 78 euro pro capite l'anno. Molise prima per trasferimenti "pro capite", Piemonte fanalino di coda. È quanto emerge dalle tabelle elaborate dai tecnici della Camera che calcolano gli importi 'per cittadino' dei trasferimenti del 2008 fatti dallo Stato per finanziare la spesa corrente delle amministrazioni regionali. In questo caso, il Molise, che è il penultimo in classifica per livello di tassazione, risulta al primo posto ricevendo dallo Stato 1.353 euro per cittadino. Al contrario la Lombardia é penultima per trasferimenti (solo 175 euro a testa) bruciata solo dai 166 euro procapite che il Piemonte intasca dallo Stato. L'importo dei trasferimenti per le regioni ordinarie è in media di 331 euro. Sotto la media sono così anche le Marche (197 euro), la Basilicata (207 euro), la Calabria (208 euro), il Veneto (211 euro) e il Lazio (217 euro). Ici sulla seconda casa salata per i cittadini liguri. È quanto emerge da uno studio dei tecnici della Camera in vista dell'approdo in Parlamento dei decreti attuativi del federalismo fiscale e che elabora dati della Copaff che hanno come riferimento il 2008. La media dell'imposta comunale sugli immobili sulla seconda casa è stata di 170 euro pro capite, ma i liguri ne pagano 243 a testa. Risparmiano invece i lucani che pagano solo 86 euro a testa così come i calabresi che ne spendono 95.

 

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IL CALDO IN ITALIA

Ancora giornate bollenti sull'Italia: per oggi è atteso il picco del caldo e solo dal pomeriggio l'afa dovrebbe cedere il passo ad aria un po' più fresca. Al nord sono però in arrivo temporali che dovrebbero portare un po' di refrigerio mentre per tirare davvero il fiato bisognerà aspettare domani e domenica. Da Roma a Bolzano, da Cagliari a Brescia, da Verona a Reggio Calabria sono numerosi i centri dove oggi le temperature massime hanno superato i 30 gradi. Secondo il sistema di monitoraggio del Dipartimento della Protezione Civile, il livello di allerta 3, ossia quello massimo, con condizioni meteorologiche a rischio e disagi per la popolazione, è stato segnalato per 6 città, mentre per 12 si è toccato un livello 2. E oggi i centri da bollino rosso saranno Campobasso, Frosinone, Genova, Messina, Perugia, Roma. Da venerdì, invece, l'allerta si allenta e, in base alle previsioni, solo due città, Cagliari e Messina, resteranno al livello massimo. L'anticlone africano che ha fatto salire le temperature oltre la media stagionale continuerà ad interessare il centro-sud almeno fino alla giornata di sabato, e sulle regioni settentrionali, arriveranno piogge e temporali che faranno scendere le temperature. E un rientro nei valori stagionali su tutto il Paese, è previsto per la giornata di domenica. Gli esperti meteo della Protezione Civile segnalano che a partire da questa sera una perturbazione di origine atlantica raggiungerà prima le zone alpine e poi la pianura padana, portando piogge e temporali soprattutto nella giornata di oggi. Il Dipartimento ha dunque emesso un'allerta meteo per il nord, dove si prevedono precipitazioni localmente anche molto intense, accompagnate da fulmini, raffiche di vento e possibili grandinate. Bel tempo invece al centro-sud, con un rialzo delle temperature sopratutto al sud e sulle isole. Sabato mattina il maltempo si sposterà sul nord est e potrebbe interessare anche le regioni centrali adriatiche, ma con fenomeni più attenuati, mentre sul nord-ovest il Foehn riporterà il bel tempo. Quanto alle temperature, nella giornata di sabato è prevista una prima diminuzione, fino a 5-6 gradi, su gran parte del Paese, con l'eccezione della Sicilia, mentre un calo più marcato anche di 7-9 gradi in particolare al centro sud, è previsto per domenica, quando dovrebbe terminare l'ondata di caldo delle settimane passate. Ha i giorni contati la rovente ondata di caldo iniziata il 2 luglio anche se tra giovedì e venerdì le temperature subiranno una nuova impennata, specie sulle regioni centro-meridionali. Lo afferma il meteorologo, Mario Giuliacci, secondo il quale, a seguito dell'arrivo di una fresca perturbazione atlantica, dopo questo rialzo "il caldo abbandonerà la penisola definitivamente, sabato prossimo al Centro nord e, domenica, anche al Sud". Secondo Giuliacci "l'ondata in corso, in base a un primo bilancio, si colloca al 6/o posto tra quelle più intense degli ultimi 10 anni". In merito ai valori massimi fin qui raggiunti in alcune città della penisola tra il 2 e il 20 luglio, hanno raggiunto - riferisce ancora l'esperto - 38 gradi a Trapani, Perugia, Taranto; 37 a Cagliari, Firenze, Verona, Grosseto, Bologna, Bolzano, Olbia; 36 a Bergamo, Reggio C., Viterbo, Catania, Brescia, Trieste, Ancona, Piacenza, Genova; 34 a Milano, Pescara, Napoli, Rimini, Udine. "Quindi - afferma Mario Giuliacci - un'ondata di caldo notevole per intensità e durata ma senza che sia stato battuto alcun record e senza che il termometro abbia raggiunto la soglia di 40 gradi in alcuna località della penisola". "Già da venerdì - aggiunge il meteorologo - vi sarà una diffusa e intensa attività temporalesca su Alpi, Piemonte, Lombardia e Venezie (tranne le coste), per l'arrivo dell'avanguardia della perturbazione. Il nucleo freddo che segue la perturbazione valicherà sabato prossimo le Alpi, portando venti di Foehn sulle regioni di Nordovest e temporali sulle regioni del medio-alto Adriatico. Poi, domenica, le fresche correnti atlantiche raggiungeranno anche le regioni meridionali, senza, però, fenomeni di rilievo. Successivamente, tra il 26 e il 30 luglio, il tempo sarà in prevalenza bello su gran parte della penisola e per di più con temperature gradevoli perché per lo più comprese e tra 27 e 31 gradi". Esodo estivo al via. Per favorire le partenze intelligenti, Autostrade per l'Italia ha comunicato le giornate più a rischio code: il 31 luglio e il 7 agosto sono da 'bollino nero', significa cioè che sono previste le massime concentrazioni di traffico, con code e rallentamenti su lunghissimi tratti e tempi di viaggio Nord-Sud maggiorati di alcune ore; 'bollino rosso', invece, nei weekend tra il 23 luglio e il 7 agosto e per i rientri nei fine settimana dal 15 agosto al 1 settembre. Fino al 31 agosto, sulla rete del gruppo, resteranno aperti soltanto 14 cantieri a fronte dei 140 medi giornalieri. Nei giorni più caldi sarà attiva la sala gestione emergenze per coordinare i presidi nei tratti più trafficati. Ad assistere gli automobilisti ci saranno sei mila addetti, 280 pattuglie giornaliere della Polizia stradale e 1.270 mezzi speciali di soccorso. "Noi - ha detto Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, presentando le iniziative - abbiamo cercato di fare al meglio la nostra parte, ma per assicurare un viaggio sicuro è necessario che gli automobilisti facciano la loro e si impegnino a rispettare il Codice della strada e le regole contenute nel nostro decalogo del viaggiatore. In particolare - aggiunge - raccomando di allacciare le cinture di sicurezza anche nei sedili posteriori e viaggiare riposati, fermandosi al primo accenno di stanchezza".

 

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PRETI GAY

Se ci sono sacerdoti gay, "coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto", perche "nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici". Lo afferma il vicariato di Roma in una nota diffusa all'indomani delle rivelazioni di Panorama su alcuni preti che condurrebbero una "doppia vita", frequentando nel tempo libero i locali di ritrovo degli omosessuali della capitale. Il vicariato di Roma, pur tacciando l'articolo di scandalismo, diffamazione e di voler screditare la Chiesa, di fatto non esclude che qualche sacerdote possa condurre una doppia vita, precisando però che a Roma vivono molti sacerdoti provenienti da tutto il mondo per studiare e che nulla hanno a che fare con la Chiesa di Roma. "Non vogliamo loro del male - si afferma nella nota pubblicata sul sito del vicariato Romasette.it - ma non possiamo accettare che a causa dei loro comportamenti sia infangata la onorabilità di tutti gli altri". "Chi conosce la Chiesa di Roma, dove vivono anche molte centinaia di altri preti provenienti da tutto il mondo per studiare nelle università, ma che non sono del clero romano né impegnati nella pastorale - rileva il vicariato - non si ritrova minimamente nel comportamento di costoro dalla 'doppia vita', che non hanno capito che cosa è il 'sacerdozio cattolico' e non dovevano diventare preti. Sappiano che nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici. Coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto". Il vicariato di Roma "è impegnato a perseguire con rigore, secondo le norme della Chiesa, ogni comportamento indegno della vita sacerdotale": è quanto afferma in una nota riferita alla "doppia vita" condotta da alcuni sacerdoti gay su cui punta il dito un'inchiesta di Panorama. "Dinanzi a simili fatti - aggiunge la nota diffusa sul sito del vicariato - aderiamo con convinzione a ciò che il Santo Padre Benedetto XVI ha ripetuto più volte negli ultimi mesi: i peccati dei sacerdoti ci richiamano tutti alla conversione del cuore e della vita e ad essere vigilanti a non inquinare la fede e la vita cristiana, intaccando l'integrità della Chiesa, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto".

 

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VENDITE IN CALO A MAGGIO

Le vendite al dettaglio a maggio sono calate dell'1,9% (dato grezzo) su base annua e dello 0,3% su base mensile. Lo comunica l'Istat sottolineando che si tratta di un "risultato negativo", il secondo consecutivo, spalmato omogeneamente a livello tendenziale sia sul comparto alimentare (-2%), che su quello non alimentare (-2%). In termini congiunturali (al netto della stagionalità), le vendite dei prodotti alimentari sono diminuite dello 0,1% e quei dei prodotti non alimentari dello 0,4%. Nel confronto tra i primi cinque mesi dell'anno e il corrispondente periodo del 2009 si è così registrato un ribasso dello 0,5%. Tornando alla flessione tendenziale delle vendite totali, che a maggio ha sfiorato il 2%, si tratta di una diminuzione che deriva da variazioni negative relative sia alle vendite della grande distribuzione sia a quelle imprese operanti su piccole superfici (rispettivamente -0,5% e -2,9%). Nella grande distribuzione le vendite dei prodotti alimentari e quelle dei prodotti non alimentari sono diminuite, rispettivamente, dello 0,8% e dello 0,2%. Anche per i piccoli negozi, che hanno segnato il calo maggiore, entrambi i comparti hanno registrato una variazione negativa: -3,9% per gli alimentari e -2,7% per i non alimentari. Guardando più da vicino la grande distribuzione, su base annua si registrano risultati negativi per tutte le tipologie di impresa, con la sola eccezione degli esercizi specializzati (+0,7%). Tra gli esercizi non specializzati, gli ipermercati hanno segnato la flessione più ampia (-1%) e i supermercati quella più contenuta (-0,5%). Focalizzandosi sulle dimensioni delle imprese, in termini tendenziali quelle piccole (fino a cinque addetti) hanno subito un calo del 3,1%, quelle medie (dai 6 ai 49 addetti del 3,3%) e al contrario le imprese più grandi (con almeno 50 addetti) hanno messo a punto un lieve aumento dello 0,1%. Per quanto riguarda le diverse tipologie di prodotti non alimentari, a maggio tutti i gruppi hanno evidenziato risultati negativi, con l'eccezione dei settori supporti magnetici, strumenti musicali e elettrodomestici, radio, tv e registratori (rispettivamente +3,6% e +1,6%). I gruppi calzature, articoli in cuoio e da viaggio e abbigliamento e pelliccerie hanno, invece, segnato le riduzioni più marcate (rispettivamente -5,2% e -4,5%).

 

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ACCERTAMENTI

Indagini su tutti i conti correnti aperti dal 2004 ad oggi in istituti del gruppo Unicredit e gestiti dal coordinatore del Pdl Denis Verdini e da Flavio Carboni: li hanno disposti i pm della procura di Roma che indagano sulla P3, dando mandato alla Guardia di Finanza di acquisire tutta la documentazione necessaria. L'obiettivo del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli è di accertare se attraverso quei conti correnti siano state effettuate operazioni illecite o siano comunque transitati fondi riconducibili a eventuali tangenti. Il governo ''intende ribadire la piena correttezza dell'operato di Caliendo in due anni di lavoro''. Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano rispondendo al question time alla Camera in merito alle iniziative che l'esecutivo intende prendere in merito al coinvolgimento del sottosegretario Giacomo Caliendo che continuerà a seguire per conto del governo il ddl intercettazioni. "Non prendiamo neppure in considerazione l'ipotesi" che Caliendo "non si occupi più della materia delle intercettazioni per il governo", ha aggiunto Alfano rispondendo all'interrogazione presentata dall'Idv. "A maggior ragione - afferma - dopo che proprio ieri Caliendo ha presentato l'emendamento del governo" al ddl intercettazioni che "in buona parte recepisce indicazioni provenienti da soggetti istituzionali uditi in commissione anche dalle opposizioni". "Gli ultimi avvenimenti relativi all'inchiesta sull'associazione segreta Loggia P3 gettano un cono d'ombra, ma non credo che possano incidere sulla sostanza dell'attività che abbiamo svolto al Csm". Lo ha detto il vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura, Nicola Mancino, intervistato da Sky Tg24. Mancino fa peraltro notare che "é in corso un'inchiesta da parte della Prima commissione del Csm" e che "lo stesso Pg della Cassazione avverte la necessità di avviare un procedimento disciplinare. Vediamo cosa succederà". Una riflessione del Csm sulla questione morale che si è aperta dopo la notizia del coinvolgimento di alcuni magistrati nell'inchiesta sull'associazione segreta P3 "certo va fatta non solo al termine del quadriennio ma anche all'inizio di quello successivo". Il vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura, Nicola Mancino, rivela che "se per questione morale intendiamo il complesso delle attività che hanno un rilievo di carattere etico e morale". Allora la questione va affrontata perché - sottolinea ai microfoni di Sky Tg 24 - qui é l'organizzazione stessa che viene messa in discussione". A tale proposito Mancino ricorda di aver proposto a suo tempo "la tripartizione della provvista dei componenti del Csm (1/3 scelti dai magistrati, un terzo dalle Camere e la quota restante dal presidente della Repubblica, ndr.), indicando nel Capo dello Stato l'autorità che avrebbe potuto completare il plenum attraverso l'indicazione di personalità notevoli scelte dall'autorevolezza dello stesso Presidente, naturalmente lasciando una prevalenza di magistrati". "L'interferenza sulla libera attività del magistrato non è mai stata posta in discussione". Così il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, sottolinea in apertura del plenum torna sulla vicenda dell'inchiesta sulla cosiddetta Loggia P3 che vede coinvolti diversi magistrati. Mancino - dopo un intervento del consigliere del Movimento per la giustizia, Ciro Riviezzo - che aveva rappresentato la necessità di far notare come oltre a una magistratura "fatta di faccendieri" dovesse rilevarsi l'esistenza "di magistrati con la schiena dritta che fanno onestamente il loro lavoro", ha detto di condividere questa analisi. E ha aggiunto: "Quando si parla di autonomia e di indipendenza della magistratura ci riferiamo all'indipendenza del magistrato nell'esercizio delle sue funzioni. Sia nelle situazioni di emergenza - ha aggiunto il vicepresidente del Csm - sia nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali, il magistrato è parte di un ordine che tocca interessi generali e li risolve nell'interesse dell'ordinamento". Il presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, sarà ascoltato lunedì prossimo dalla prima commissione del Csm che ha avviato nei suoi confronti la procedura di trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale dopo gli sviluppi dell' inchiesta sulla P3. Lo accompagnerà, nella veste di assistente tecnico, Piercamillo Davigo, ex pm del pool di Mani Pulite, oggi consigliere di Cassazione. Ma sull'alto magistrato milanese si abbatte una nuova tegola: il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito ha deciso di avviare l'azione disciplinare contro Marra, muovendogli due addebiti: il primo, di essersi rivolto all'ex giudice tributario Pasquale Lombardi per esercitare pressioni su componenti del Csm al fine di favorire la sua nomina alla presidenza della Corte di Appello di Milano; il secondo, il suo presunto intervento, sollecitato da amici di Lombardi, a valutare con attenzione particolare il ricorso del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni contro l'esclusione della sua lista dalle elezioni regionali. Il sovrapporsi della procedura amministrativa e di quella disciplinare potrebbe essere oggetto di valutazione già nei prossimi giorni da parte della prima commissione, dal momento che i fatti contestati sono gli stessi. Nella comunicazione delle contestazioni approvata ieri a larga maggioranza con cui ha deciso la convocazione, la prima commissione ipotizza che Marra "non possa più esercitare con la dovuta imparzialità e indipendenza la sua attività giurisdizionale". Il motivo va ricercato proprio nelle intercettazioni telefoniche dell' inchiesta condotta dalla procura di Roma dalle quale risulta che Marra si sarebbe rivolto a Pasquale Lombardi, uno degli arrestati, perché intercedesse su componenti del Csm per facilitare la sua nomina, e il fatto che, una volta nominato, amici di Lombardi gli abbiano chiesto il favore di verificare al meglio il ricorso del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni sull' esclusione della sua lista dalle elezioni regionali. Marra nei giorni scorsi ha detto di essere contento della iniziativa del Csm: "Così si chiarirà la sua posizione". La vicenda ha, però, innescato una serie di polemiche all' interno e all' esterno di Palazzo dei Marescialli, legate a doppio filo con la richiesta di un plenum da dedicare alla questione morale che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che presiede l' organo di autogoverno della magistratura, ha bloccato rimandando la questione al nuovo Csm. L' attuale assemblea di Palazzo dei Marescialli scade alla fine del mese e, se il Parlamento nominerà gli otto esponenti laici prima della pausa estiva, il nuovo consiglio sa già che saranno questi i primi argomenti sui quali sarà chiamato a confrontarsi. Contro l' iniziativa della prima commissione si è scagliato il consigliere laico del Pdl, Gianfranco Anedda, che ha abbandonato la seduta sostenendo l' illegittimità delle decisioni. Giuseppe Maria Berruti, indicato nelle intercettazioni come il principale ostacolo nel Csm alla nomina di Marra, si è astenuto, come aveva fatto anche quando è stato deciso l' avvio della procedura di trasferimento di ufficio. Marra è solo la toga principale su cui si sta concentrando l' attenzione della Commissione: all' autorità giudiziaria sono stati chiesti gli atti che riguardano altri magistrati citati nell' ordinanza del Gip. Uno di questi è il presidente della corte di Appello di Salerno, Umberto Marconi, che ha chiesto al Csm di essere trasferito perché non più sereno nel suo ruolo per le notizie che lo coinvolgono nell' attività di dossieraggio ai danni dell' attuale presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro. Accertamenti potrebbero riguardare anche il sostituto procuratore generale di Milano Gaetano Santamaria Amato, il procuratore aggiunto di Milano Nicola Cerrato; i procuratori Giovanni Francesco Izzo (Nocera Inferiore) e Paolo Albano (Isernia). "Il fatto che non faremo in tempo a chiudere la pratica e a decidere eventuali provvedimenti, non significa che non si possa ampliare l'istruttoria. Il prossimo Csm, in questo modo, non perderà un minuto e avrà a disposizione il materiale su cui lavorare" ha spiegato la presidente della commissione Fiorella Pilato, precisando: "noi non mettiamo nel mirino nessuno: ci siamo limitati a chiedere informazioni utili per vagliare le posizioni di altri magistrati citati nell' inchiesta".

 

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MANOVRA

Un taglio equivalente al 10% dell'indennità di deputati e senatori: è questa la misura stabilita dai questori di Camera e Senato in relazione alla riduzione delle spese prevista dalla manovra economica. La misura dovrà essere ratificata dagli uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama la prossima settimana. Il taglio, è stato deciso, verrà calcolato sull'indennità. Per i deputati l'indennità ammonta a 5.486,58 euro nette al mese per 12 mensilità: il che vuol dire che ai deputati il taglio costerà circa 550 euro al mese. "La manovra per la prima volta ha toccato alcuni papaveri". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti parlando a margine dei lavori alla Camera. "Se chiedi sacrifici agli impiegati li puoi chiedere anche a livelli più alti", ha sottolineato il ministro. Tremonti, parlando dei "papaveri" che hanno contestato alcune norme della manovra, ha sottolineato che "la reazione non sembrava legata all'entità delle riduzioni, spesso 100-200 euro su stipendi alti o comunque prestigiosi, ma sulla lesa intoccabilità". "Non mi sembra - ha ribadito il ministro - che nel complesso ci siano state proteste di massa. ''Non ci sarà un'altra manovra nel corso del 2010'' ha detto il ministro parlando alla Camera. Rivolgendosi ad un esponente dell'opposizione ha poi aggiunto: ''mi dispiace deluderla, un'altra manovra non ci sarà''. Fare la correzione dei conti attraverso un aumento delle tasse sarebbe stato ''un suicidio''. Il ministro ha sottolineato che l'aggiustamento ''dal lato delle entrate sarebbe stato suicida. Se aumenti le tasse per finanziare livelli di spesa insostenibili fai la cosa opposta rispetto alla cosa che viene considerata giusta''. "Il Parlamento ha fatto un buon lavoro. Le correzioni hanno avuto un senso. In alcuni casi si è trattato di correzioni di errori", ha aggiunto Tremonti. "Ho visto un altissimo senso di responsabilità dal basso, dalle categorie interessate", come i lavoratori pubblici, e "un minore senso di responsabilità dall'alto, da altri settori, come se ci fosse un attentato di lesa maestà". Ha affermato il ministro dell'Economia. "La rottura della coesione sociale, vi sto dando una notizia, non ci sarà neanche quest'anno", ha assicurato il ministro ricordando che era attesa nel 2008 e nel 2009, come conseguenza della crisi economica, "e poi non c'é stata". "Il Paese nell'insieme ha accettato questo intervento con grande senso di responsabilità". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti parlando della manovra alla Commissione Bilancio della Camera. "I tempi alla politica sono imposti dalla realtà, i numeri vengono ormai prima della politica". Ha detto il ministro dell'Economia, e riferendosi all'anticipo dei tempi della manovra correttiva da luglio, come era avvenuto negli ultimi anni, a fine maggio. "Sul 2010 il decreto pesa minimamente". Tremonti ha spiegato che l'anticipazione dei tempi non è stata dettata da problemi delle finanze pubbliche italiane ma da una decisione presa congiuntamente in sede europea. "È la correzione che avremmo fatto a luglio e che invece abbiamo anticipato a fine maggio, perché i tempi alla politica sono imposti dalla realtà". Tremonti ha sottolineato che, di fatto, questa "é la prima finanziaria europea". Poi Tremonti ha parlato della pressione fiscale. ''È chiaro che devi conservare una quota di spesa. Il nostro deficit è causato solo dalla caduta delle entrate perché il Pil e' sceso. Non puoi dire: devo ridurre le imposte perché devo ridurre statisticamente la pressione fiscale. Allora devo ridurre le medicine per gli anziani?''. "Non c'é nessun blocco del turn-over nella sanità". "È stato fatto uno sciopero - ha detto il ministro - contro il blocco del turn-over nella sanità. A noi non risulta che ci sia. Non c'è".

 

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AFGHANISTAN

Governo battuto nell'Aula della Camera due volte di seguito su altrettanti emendamenti al decreto legge sulla proroga delle missioni militari all'estero. L'Assemblea di Montecitorio ha approvato, a fronte del parere contrario del governo, due emendamenti del Pd. Il presidente della Commissione Esteri Stefani aveva chiesto, dopo l"uno-dué una sospensione dei lavori, ma la maggioranza, che in Aula registra molte assenze, non è stata in condizione di far sì che la sua proposta passasse: l'esame degli emendamenti continua. I due emendamenti del Pd sono passati rispettivamente con 258 sì, 254 no e un astenuto e con 256 sì, 254 no e tre astensioni. Non hanno impatto economico sul testo, ma i successivi ne hanno, e la maggioranza è a rischio numerico. Entrambi gli emendamenti su cui il governo è andato 'sotto' si riferiscono all'articolo 3 del decreto di proroga. Il primo (primo firmatario Mario Barbi, Pd) esclude la natura regolamentare dei decreti per il coordinamento delle missioni. Il secondo (primo firmatario Francesco Tempestini) specifica una competenza in capo a una direzione generale del ministero degli Esteri. "La maggioranza è stata battuta tre volte in aula grazie alla presenza massiccia del Pd e delle opposizioni. È sempre più evidente che riesce a stare insieme solo con i voti di fiducia. E la prossima settimana ci sono tre decreti legge prima delle intercettazioni". Lo afferma Dario Francescani, capogruppo del Pd alla Camera. Sì dell'Aula della Camera al decreto legge che proroga la partecipazione italiana alle missioni militari all'estero, fra cui quella in Afghanistan. Il testo, approvato con 484 sì, 25 no e 11 astenuti, passa al Senato. Hanno votato contro i deputati dell'Idv; ad astenersi i Radicali del Pd. Tra le innovazioni introdotte a Montecitorio rispetto al testo iniziale, oltre ai due emendamenti del Pd passati contro il parere del governo, l'assegnazione diretta (come già accade per le polizie civili) del contributo Ue ai carabinieri impegnati nella missione EUPM in Bosnia, grazie a un emendamento di Giuseppe Moles; l'assegnazione di 250mila euro al Comitato Atlantico italiano; un trattamento più favorevole per licenze e congedi per i militari impegnati nelle missioni. "Non c'é alcun significato politico. Come si è visto subito dopo sono arrivati i ministri". Così il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto nega valore politico al fatto che il governo sia stato battuto per due volte su emendamenti del Pd al decreto legge sulla proroga delle missioni militari all'estero. "Questo decreto rinvia ulteriormente il problema Afghanistan, che, invece, in questo momento va affrontato assolutamente sul piano politico". Lo dicono, in una nota congiunta, Augusto Di Stanislao, capogruppo IdV in commissione Difesa e Antonio Borghesi, vice capogruppo IdV alla Camera. "E' per questo motivo che abbiamo votato contro - aggiungono i deputati IdV - Nonostante il lavoro fatto fino al momento dalle nostre forze armate sia encomiabile e di grande importanza per la popolazione, non possiamo non riconoscere che, a nove anni di distanza dalla missione, nessuno degli obiettivi allora previnti é stato raggiunto".

 

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INTERCETTAZIONI

L'emendamento governativo al ddl intercettazioni rappresenta "obiettivamente un passo in avanti verso il corretto approccio al problema" secondo la Fieg, che chiede però tempi certi per l'udienza filtro e ribadisce che le sanzioni agli editori "sono tutt'al più ammissibili in caso di pubblicazione di parti delle quali il giudice ha già disposto la distruzione o l'espunzione". Resta dunque una "valutazione complessivamente negativa", in attesa del testo definitivo. "In particolare - spiega la Federazione italiana editori in una nota - l'udienza filtro diventa lo strumento volto a valutare caso per caso ciò che è rilevante e veramente finalizzato alla conduzione dell'inchiesta da ciò che non lo é, con la conseguenza di rendere pubblicabili le intercettazioni che 'superano' l'udienza filtro. Cade, quindi, grazie all'approccio caso per caso, il divieto assoluto e generalizzato di pubblicazione da cui muoveva originariamente il ddl". "Detto ciò, però, proprio per la rilevanza dell'udienza filtro, prima della quale tutto è segreto e dopo la quale tutto ciò che supera il filtro è pubblicabile - sottolineano gli editori - la mancanza di un termine lascia un margine di eccessiva discrezionalità che incide negativamente sul diritto costituzionale di cronaca. A ciò si ricollega il tema delle sanzioni a giornalisti ed editori, poiché la pubblicazione della medesima registrazione comporta o meno la sanzione a seconda che l'udienza filtro ci sia stata o meno". Dunque "l'indeterminatezza del termine di espletamento dell'udienza filtro comporta un eccessivo margine di discrezionalità - insiste la Fieg - in tema di applicazione delle sanzioni penali e parapenali. Inoltre resta ferma nell'emendamento governativo l'affermazione della responsabilità degli editori, che è in linea di principio una violazione dell'articolo 21 della Costituzione, per il sindacato che tale responsabilità presuppone sul contenuto del giornale da parte dell'editore". La Fieg, quindi, "pur riconoscendo un significativo sforzo dell'emendamento nella composizione delle contrastanti esigenze, ribadisce che le sanzioni sono tutt'al più ammissibili in caso di pubblicazione di parti delle quali il giudice ha già disposto la distruzione o l'espunzione ed esprime una valutazione complessivamente negativa, riservando il giudizio globale sul disegno di legge al testo che risulterà dall'approvazione dei vari emendamenti che, oltre a quello governativo, sono stati presentati al ddl da maggioranza e opposizione".

 

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FIAT: OK ALLO SPIN OFF

Il Cda del Lingotto ha approvato la scissione parziale proporzionale, con cui Fiat S.p.A. intende trasferire ad una società di nuova costituzione, Fiat Industrial S.p.A., alcuni elementi dell'attivo (prevalentemente partecipazioni) relativi ai business dei veicoli industriali, motori 'industrial & marine', macchine agricole e per le costruzioni, oltre a debiti finanziari. "Con la scissione - spiega Fiat - queste attività saranno separate da quelle automobilistiche e dalla relativa componentistica, che includono Fiat Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli, Teksid, Comau e FPT Powertrain Technologies (attività di motori e trasmissioni per autovetture e veicoli commerciali leggeri)". Dalla data "di efficacia della scissione - prosegue Fiat - che si assume possa essere il 1 gennaio 2011, le azioni di Fiat Industrial saranno assegnate agli azionisti Fiat sulla base di un rapporto uno a uno". Lo spin off "darà chiarezza strategica e finanziaria ad entrambi i business e permetterà loro di svilupparsi strategicamente in modo indipendente l'uno dall'altro". Così il cda di Fiat, che ha dato il via libera allo scorporo dell'auto, commenta l'operazione. Inoltre - sottolinea il cda - "il Consiglio ritiene che l'operazione consentirà la giusta valutazione sui mercati dei capitali di entrambe le società". Fiat e Fiat Industrial "saranno quotate separatamente presso il mercato telematico azionario di Milano e opereranno in modo separato come società quotate indipendenti con i rispettivi management e consigli di amministrazione". L'assemblea del Gruppo Fiat cui spetterà l'approvazione dello spin off delle attività automobilistiche "si terrà presumibilmente, con il quorum necessario, il 16 settembre 2010". "La scissione - si legge nel comunicato - è soggetta all'approvazione degli azionisti ed ai provvedimenti autorizzativi delle autorità regolamentari (Consob e Borsa Italiana). Il Consiglio di Amministrazione ha dato mandato al Presidente ed all'Amministratore Delegato di Fiat di convocare l'assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti per approvare l'operazione ed alcune modifiche statutarie che o sono conseguenza della scissione (inclusa la riduzione dell'importo massimo autorizzato per l'acquisto di azioni proprie) o sono richieste per introdurre modifiche derivanti da norme in materia societaria entrate in vigore di recente. Considerata la presenza normale di azionisti di Fiat, l'assemblea si terrà presumibilmente, con il quorum necessario, il 16 settembre 2010". Utile netto a 113 milioni di euro, contro una perdita di 179 milioni di euro nel secondo trimestre 2009, utile della gestione ordinaria più che raddoppiato a 651 milioni, ricavi in rialzo del 12,5% a 14,8 miliardi di euro: questi i principali dati del secondo trimestre registrati dal Gruppo Fiat e approvati dal consiglio di amministrazione. Nel primo semestre di quest'anno il gruppo Fiat ha messo a segno un utile netto di 92 milioni di euro contro una perdita di 590 milioni. I ricavi hanno registrato un incremento del 13,5% a quota 27,7 miliardi di euro. In aumento anche l'utile della gestione ordinaria, passato da 262 milioni a 1 miliardo di euro. È quanto riporta una nota del gruppo. Gli obiettivi del Gruppo Fiat per il 2010 "rimangono invariati, ma saranno probabilmente rivisti al rialzo sulla base dei risultati del terzo trimestre 2010": è quanto si legge in una nota del Gruppo.

 

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RIPRESA MODERATA

Secondo il Consiglio direttivo della Bce "si prospetta un ritmo di incremento moderato e ancora discontinuo del Pil in termini reali nel corso del tempo e in tutte le economie e i settori di attività dell'area euro". Lo si legge nel Bollettino di luglio dell'Eurotower. La Bce si attende infatti "che la ripresa dell'attività sia frenata dal processo di aggiustamento dei bilanci in corso in diversi comparti e dalle prospettive per il mercato del lavoro". "Il risanamento dei conti pubblici dovrà essere notevolmente superiore all'aggiustamento strutturale dello 0,5% del Pil su base annua stabilito come requisito minimo nel Patto di Stabilita e Crescita". A sostenerlo è la Bce nel Bollettino mensile di luglio che sottolinea "l'importanza capitale di ripristinare gli equilibri di bilancio nel periodo successivo alla crisi". ''In maggio il tasso di disoccupazione dell'area euro è stato pari al 10% e si attesta sul livello più elevato dall'agosto 1998. In prospettiva, gli indicatori sono migliorati dai loro minimi, suggerendo una stabilizzazione della disoccupazione nell'area nei prossimi mesi". Lo afferma la Banca Centrale Europea nel suo Bollettino mensile di luglio. "I mercati dei titoli di stato dell'area euro hanno continuato a risentire pesantemente delle notizie riguardo alle prospettive dei paesi dell'aerea che presentavano posizioni di bilancio problematiche. Sebbene i timori per il rischio sovrano siano parsi attenuarsi leggermente a seguito dell'annuncio del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria e del programma della Bce relativo ai mercati dei titoli, le preoccupazioni degli investitori hanno avuto il sopravvento". Lo afferma la Banca centrale europea nel suo Bollettino mensile di luglio.

 

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VOTO DI FIDUCIA AL SENATO

Al via le dichiarazioni di voto, nell'Aula del Senato, sulla fiducia chiesta dal governo sulla manovra. Il voto si terrà nel corso della mattinata. Dopodiché il testo, che deve essere convertito in legge entro fine luglio, passerà all'esame della Camera. Al via la prima chiama, nell'Aula del Senato, per le votazioni sulla fiducia chiesta dal governo sul maxiemendamento alla manovra correttiva. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti è arrivato al Senato per presenziare al dibattito sul voto di fiducia posto dal governo sul maxiemendamento con le misure della manovra economica. Una manovra "fortemente iniqua e recessiva, che toglie al Paese prospettive di crescita e sviluppo" che non coniuga le parole austerità e rigore con giustizia per il fatto che "non pesa allo stesso modo e progressivamente, tra chi ha poco e chi invece ha ricchezze e rendite che non vengono toccate dalla manovra". E' il giudizio che il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro ha espresso durante il dibattito sulla fiducia al Senato sottolineando soprattutto i temi che non sono affrontati dal provvedimenti, a partire dai giovani. "Non abbiamo messo mai in discussione né la necessità né la consistenza - ha affermato la Finocchiaro - Abbiamo invece insistito sul fatto che manovra sia fortemente iniqua e recessiva". La Finocchiaro ha quindi parlato dei giovani e della disoccupazione "una questione che non ricorre nel dibattito parlamentare e nelle parole della politica". "Non c'é una misura che riguarda i ragazzi e le ragazze di questo paese", ha detto la senatrice ricordando il livello di disoccupazione giovanile al 25,4% e il fatto che abbiamo il più alto tasso di giovani che sono proprio fuori dal mercato" La capogruppo del Pd ha quindi ricordato che non ci sono misure sul mezzogiorno, e mancano investimenti e sviluppo. Sul federalismo, poi, dopo aver ricordato che la riforma è stata costruita in modo bipartisan con spirito di "solidarietà e responsabilità: "quel federalismo è morto e sepolto - ha detto - Di nuovo la pistola è in mano alle regioni ricche e ai cittadini delle Regioni più povere toccherà una mattanza di diritti e cittadinanza". La senatrice ha quindi criticato la sospensione dell'aspetto della riforma della Pa che prevedeva merito e produttività. "Era inevitabile agire al più presto", dice il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, parlando all'assemblea dell'Abi della manovra economica. "Se la correzione possa effettivamente consentire di raggiungere gli obiettivi di indebitamento netto potrà essere valutato solo nei prossimi mesi, anche tenendo conto del quadro macroeconomico e delle sue retroazioni sul bilancio", ha poi aggiunto Draghi, indicando anche che "la stima degli effetti del contrasto all'evasione presenta incertezze". Draghi rileva che "era necessaria una decisa correzione di rotta rispetto alle tendenze dell'ultimo decennio". "Il riordino dei conti pubblici e la crescita sono, insieme, condizioni essenziali per la stabilità finanziaria". Lo sottolinea il Governatore della banca d'Italia, Mario Draghi, parlando della manovra economica all'assemblea dell'Abi. "All'obiettivo della crescita va orientata - avverte - la necessaria ricomposizione dell'intero bilancio pubblico". E per Draghi "muovono in questa direzione le riforme già avviate nella pubblica amministrazione e quelle che innalzeranno l'età di pensionamento". Inoltre, dice Draghi, "il contenimento dell'evasione fiscale può essere un importante leva di sviluppo se correlato alla riduzione delle aliquote gravanti sui contribuenti onesti". Per Draghi bisogna poi evitare che "i debiti commerciali e quelli delle aziende di servizi pubblici controllate dalle amministrazioni non devono essere strumento di aggiramento dei vincoli di bilancio".

 

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EOLICO

La prima commissione del Csm ha deciso di avviare la procedura di trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale per il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, il cui nome appare in alcune intercettazioni dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. La decisione è passata con quattro voti a favore. ha votato contro il laico del centrodestra Gianfranco Anedda. La Prima Commissione, che aveva chiesto pochi giorni fa al Comitato di presidenza l'apertura di una pratica dopo gli sviluppi dell'inchiesta nella quale figurano nomi importanti della magistratura, ha deciso quindi di muoversi senza esitazioni. Di Alfonso Marra parlano alcune delle persone finite in carcere per l'inchiesta della Procura di Roma, facendo riferimento a pressioni su alcuni consiglieri del Csm per favorire la sua nomina alla guida della Corte d'Appello di Milano. A votare per l'avvio della procedura di trasferimento di ufficio sono stati i consiglieri Pilato, Fresa, Volpi e Patrono. Non ha partecipato al voto, invece, Giuseppe Maria Berruti che nelle intercettazioni viene indicato come il consigliere che rappresentava il maggior ostacolo alla nomina di Marra. Quanto agli altri magistrati - tra cui il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller - citati nell'ordinanza di custodia cautelare del gip la Prima Commissione ha disposto un'istruttoria chiedendo all'autorità giudiziaria gli atti anche per capire la loro esatta posizione e le eventuali contestazioni nei loro confronti. "Sono contento che il Csm abbia aperto la procedura così si chiarirà la mia posizione". Lo ha detto il presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, in merito all'apertura da parte del Csm della procedura per il suo trasferimento per incompatibilità ambientale. Il nome di Marra appare in alcune intercettazioni dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico.

 

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IMMATRICOLAZIONI AUTO IN CALO

Prosegue a giugno il trend negativo del mercato dell'auto in Europa. Il mese scorso le nuove immatricolazioni nell'Unione europea a 27 sono scese del 6,9% attestandosi a 1.341.092 unità contro le 1.440.475 di giugno 2009. Nell'Ue a 27 più i Paesi Efta, invece, il calo è stato del 6,2% (a 1.383.445 unità). Lo comunica l'Associazione dei costruttori europei (Acea). Si tratta del terzo calo del 2010, dopo quello di aprile e maggio. In Italia le vetture consegnate a giugno sono state 170.625, in calo del 19,1% rispetto a giugno 2009. giugno Fiat Group Automobiles ha immatricolato 98.687 nuove vetture nell'Europa a 27, segnando una flessione del 20,8% rispetto alle 124.651 unità registrate a giugno 2009. A maggio il Lingotto aveva consegnato nell'Ue a 27 88.900 nuove autovetture, con un calo del 22,7% su maggio 2009. Nell'Europa a 27 più i Paesi Efta, Fiat Group Automobiles ha immatricolato a giugno 100.399 nuove vetture, con un calo del 20,4% rispetto alle 126.206 del giugno 2009, mentre calcolando solo l'Europa occidentale (Ue a 15 + Efta) la flessione rispetto ad un anno fa è stata del 20,3% a 96.439 immatricolazioni. Riguardo ai singoli marchi, nell'Ue a 27 Fiat ha ceduto a giugno il 21,3% attestandosi a 79.002 immatricolazioni, mentre nell'Ue a 27 più i Paesi Efta la flessione è stata del 21% a 80.166 nuove immatricolazioni. Lancia ha immatricolato nell'Ue a 27 8.919 nuove vetture, con un calo del 28,3%, la stessa flessione registrata nell'Ue a 27 più i Paesi Efta (a 9.015 immatricolazioni). Alfa Romeo ha ceduto il 10,2% (a fronte di 10.099 nuove immatricolazioni) nell'Ue a 27 e l'8,8% (a fronte di 10.534 immatricolazioni) nell'Ue a 27 più i Paesi Efta. A giugno Fiat Group Automobiles ha segnato nell'Europa a 27 una quota di mercato del 7,4%, in calo rispetto all'8,7% registrato a giugno 2009. A maggio la quota del Lingotto nell'Ue a 27 era al 7,9%. Nell'Europa a 27 più i Paesi Efta Fiat Group Automobiles ha segnato a giugno una quota di mercato del 7,3%, in calo rispetto all'8,6% di giugno 2009. In Europa occidentale (Ue a 15 + Efta) invece la quota del Lingotto si è attestata il mese scorso al 7,4%, contro l'8,7% di un anno fa. Riguardo ai singoli marchi, la quota di Fiat nell'Ue a 27 è stata del 5,9%, in flessione rispetto al 7% di giugno 2009, mentre nell'Ue a 27 più i Paesi Efta si è attestata al 5,8%, contro il precedente 6,9%. Lancia ha segnato nell'Europa a 27 una quota dello 0,7%, contro lo 0,9% di giugno 2009, valori confermati anche nell'Ue a 27 + Efta. Alfa Romeo ha mantenuto invariata allo 0,8% la propria quota di mercato rispetto a giugno 2009, sia nell'Europa a 27 che nell'Ue a 27 più i Paesi Efta.

 

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IL CALDO IN ITALIA

La situazione è "di allerta" e non migliorerà nei prossimi giorni, quando sono previsti ancora innalzamenti della temperatura e massima allerta in 19 città. E per rispondere al meglio alle esigenze sopratutto dei soggetti più fragili, anziani malati in primis, il ministero della Salute attiverà un numero verde (1500) e invierà una circolare ad amministratori locali prefetti e medici di famiglia per assicurarsi che "tutti seguano le indicazioni". Chiamando il numero verde, che sarà attivo in un paio di giorni, i cittadini potranno chiedere informazioni agli operatori, anche medici, su come comportarsi e sui numeri utili da chiamare in caso di bisogno. "Siamo in situazione di allerta - ha spiegato il ministro Ferruccio Fazio - in Nord e centro Italia c'é una situazione meteo che fa ritenere possa essere a rischio parte della popolazione, soprattutto gli anziani fragili". Le misure aggiuntive sono state disposte dal ministro al termine di un incontro con gli amministratori locali, la protezione civile, rappresentanti del ministero dell'interno e i medici di medicina generale, nel quale si è verificata anche l'applicazione del Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, varato con una ordinanza ministeriale dello scorso 19 maggio. Il Piano prevede, tra le altre cose, che i Comuni trasmettano alle Asl gli elenchi degli over 65 e che le stesse Asl, "in collaborazione con la protezione civile" mettano in atto "ogni opportuna iniziativa volta a prevenire e monitorare danni gravi e irreversibili a causa delle anomale condizioni climatiche legate alla stagione estiva", con particolare attenzione alle persone "più suscettibili agli effetti delle ondate di calore per condizioni di età, salute, solitudine e fattori socio-ambientali". Grazie anche all'implementazione dei sistemi di allarme Heat Health Watch Warning System - HHWWS, il progetto del ministero della Salute permette di elaborare piani organizzativi di intervento differenziati per livello di rischio climatico delle varie aree. La macchina per l'emergenza, ha sottolineato il ministro "é già in moto" e "il Piano operativo per far fronte alle ondate di calore è buono e sperimentato". Fazio ha anche ribadito alcune delle avvertenze per evitare i rischi delle ondate di calore: "Gli anziani con malattie croniche, cardiovascolari, metaboliche e tumori, sono più a rischio". Per questi soggetti in particolare allora, niente lunghe esposizioni alle alte temperature, e il consiglio, valido per tutti di "bere molta acqua per evitare la disidratazione dovuta alla sudorazione eccessiva".

 

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ISTAT: FAMIGLIE POVERE

In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono state 2 milioni 657 mila e hanno rappresentato il 10,8% delle famiglie residenti; si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell'intera popolazione. Sempre nel 2009, 1.162 mila famiglie (il 4,7% delle famiglie residenti) sono risultate in condizione di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell'intera popolazione). Sia la poverta' relativa, che quella assoluta - i dati sono contenuti nel rapporto Istat per il 2009 - sono risultate sostanzialmente stabili rispetto al 2008, sia a livello nazionale sia a livello di singole ripartizioni. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti e' pari alla spesa media mensile per persona, che nel 2009 e' risultata di 983,01 euro (-1,7% rispetto al valore della soglia nel 2008). L'incidenza della poverta' assoluta viene calcolata sulla base di una soglia di poverta' che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, sono considerati essenziali a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Nel 2009, il Mezzogiorno ha confermato gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l'assoluta) e ha mostrato un aumento del valore dell'intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate. L'incidenza di povertà assoluta è aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia, (dal 5,9% al 6,9%), mentre l'incidenza di povertà relativa, per tali famiglie, è aumentata solo nel Centro (dal 7,9% all'11,3%). L'incidenza è diminuita, invece, a livello nazionale, tra le famiglie con un lavoratore in proprio (dall'11,2% all'8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3,0% per l'assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008. Nel 2009, la linea di povertà relativa (983,01 euro) è stata di circa 17 euro inferiore a quella del 2008. Nel 2009, infatti, la spesa per consumi ha mostrato una flessione in termini reali, particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. La condizione delle famiglie con i consumi più contenuti non è risultata peggiorata rispetto a quella delle altre famiglie. Secondo l'Istat, il motivo per il quale la povertà non è cresciuta nell'anno della crisi va ricercato nel fatto che l'80% del calo dell'occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine, mentre due ammortizzatori sociali fondamentali hanno mitigato gli effetti della crisi: la famiglia, che ha protetto i giovani che avevano perso l'occupazione, e la cassa integrazione guadagni, che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro (essendo i genitori maggioritari tra i cassaintegrati). "La novità dei dati Istat sulla povertà è legata alla loro stabilità, nonostante riguardino un anno tra i peggiori della crisi. Questo dimostra che le politiche di sostegno, realizzate con gli ammortizzatori sociali, hanno funzionato, aiutando i capi famiglia che non hanno perso il lavoro". Ad affermarlo è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi che commenta il dato Istat a margine del voto di fiducia alla Camera. "Ovviamente tre milioni di poveri sono tanti e non c'é dubbio che bisogna occuparsene - dice Sacconi - ma non bisogna fare confusione tra povertà assoluta e povertà relativa. Quest'ultima indica solo un livello di diseguaglianza". Per Sacconi la povertà vera, sulla quale intervenire, è "quella della solitudine per la quale la risposta migliore può arrivare solo il sostegno di prossimità che può arrivare dagli enti locali e dal mondo no-profit".

 

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D’ALEMA SULLA CRISI

Dalla crisi non si esce con la via giudiziaria: ora governo di transizione ma con un premier nuovo. È la proposta di Massimo D'Alema che invita a non prendere ''attraverso una campagna moralista e giustizialista'', delle ''scorciatoie, come può pensare parte dell'opposizione''. Intervistato dal Corriere della Sera, D'Alema spiega: ''Siamo di fronte a un bilancio fallimentare che pone il Paese in una condizione di emergenza'' mentre ''è evidente anche alla maggioranza che l'attuale equilibrio non regge più'' e ''l'esecutivo non ha credibilità''. Così, ''la prospettiva delle elezioni anticipate obbiettivamente c'è '', ammette l'ex premier, ma ciò di cui il Paese ha bisogno, afferma, è ''un nuovo patto sociale per la crescita, come negli anni Novanta ci fu un patto per il risanamento''. Per questo, ''ha un senso'', dice accogliendo in parte la proposta avanzata dal leader dell'Udc Pierferdinando Casini, ''aprire una fase nuova attraverso un governo di transizione, di larghe intese''. ''Ovviamente - aggiunge - in una democrazia bipolare questa non può che essere una soluzione temporanea, legata a obiettivi precisi, compresa la riforma della legge elettorale''. Su questo progetto, D'Alema crede che ''il maggior partito dell'opposizione sarebbe pronto'' mentre rimette al Presidente della Repubblica la scelta della personalità che dovrebbe guidare tale esecutivo. "Massimo D'Alema mette in campo una proposta politica inaccettabile, che va immediatamente rispedita al mittente". Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, respinge al mittente l'ipotesi di un governo di transizione con un premier nuovo formulata dall'ex premier. "Gli italiani hanno votato Silvio Berlusconi due anni fa - osserva Capezzone - e poi ancora un anno fa, e poi ancora due mesi fa. Come si può pensare di prescindere da questo dato di fatto - si chiede - per immaginare giochi di palazzo contrari alla volontà popolare?". "L'analisi di Massimo D'Alema sulla crisi e le soluzioni per il Paese è seria e largamente condivisibile, ma per fare un governo di responsabilità nazionale, di larghe intese, occorre coinvolgere sul piano politico Berlusconi". Lo sostiene Pierluigi Mantini (Udc), Commissione Affari Costituzionali della Camera. "La transizione - sostiene Mantini - è fatta, per definizione, di continuità e di discontinuità. Ma un nuovo patto nazionale per la crescita e l'etica pubblica è necessario, come sosteniamo da tempo. Ed è importante che il Pd rinunci al mito improduttivo dell'autosufficienza e si metta in gioco per una fase politica nuova". - "Come si può dare torto a D'Alema quando ritiene indispensabile un governo di emergenza per rimediare all'insipienza e alla mancanza di credibilità del presidente del Consiglio? L'unica soluzione possibile è un governo presieduto dallo stesso D'Alema, la cui autorevolezza è universalmente riconosciuta, con una squadra di governo finalmente competente onesta e politicamente illuminata, composta da personalità di indiscusso valore quali ad esempio Montezemolo, Rodotà, eco, ecc. Fa niente se tutti costoro non hanno ricevuto alcun mandato elettorale. Quando sono alle porte i barbari la democrazia è un inutile peso. Ben venga dunque la repubblica dei filosofi e degli onesti". Lo afferma Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl.

 

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ECONOMIA PIÙ DEBOLE

L'economia americana di indebolisce: se la congiuntura economica dovesse deteriorasi ulteriormente e in modo significativo, la Fed ventila la possibilità di nuove misure di stimolo. Mentre la casa Bianca difende il maxi-piano di stimolo varato nel febbraio 2009 che ha "creato o salvato 3 milioni di posti di lavoro" e il presidente Barack Obama incontra il guru della finanza Warren Buffett, la Fed taglia le stime di crescita certificando un raffreddamento della ripresa dell'Azienda America, come era già emerso dalla sfilza di dati congiunturali deludenti, quali il secondo calo consecutivo delle vendite al dettaglio. L'economia si espanderà quest'anno - precisa la Fed - fra il 3% e il 3,5%, meno quindi del 3,2/3,7% previsto il 19 maggio scorso. Limate al ribasso anche le stime 2011 (3,5/4,2% contro il 3,4/4,5% precedente), mentre quelle della disoccupazione sono state ritoccate al rialzo, al 9,2/9,5% per il 2010 e all'8,3/8,7% per il prossimo anno. I mercati - osserva - sostengono meno la ripresa e questo anche a causa della crisi europea. A giudizio delle Fed, all'economia serviranno 5-6 anni per riprendersi completamente dalla crisi finanziaria. La ripresa "si è un po' indebolita. Se le prospettive dovessero peggiorare in modo evidente, il comitato valuterà se ulteriori stimoli potrebbero essere appropriati". Al momento, comunque, non ce n'é bisogno dato che il deterioramento è "relativamente modesto". Nel ribadire che è ora inopportuno avviare la vendita degli asset comprati per fornire liquidità ai mercati durante la crisi, i membri della Fed sono risultati divisi in merito alle prospettive dell'inflazione: alcuni ritengono che ci sia un pericolo deflazione, per altri non esiste. Un'idea su come la Fed potrebbe agire nel caso di rallentamento ulteriore della crescita potrebbe aversi nei prossimi giorni. Domani il Senato audirà i nominati dal presidente Barack Obama al board della banca centrale, ovvero Janet Yellen presidente della Fed di San Francisco, Peter Diamond economista del Massachusetts Institute of Technology e Sarah Bloom Raskin. Il presidente della Fed Ben Bernanke, inoltre, fornirà al Congresso la propria settimana gli aggiornamenti semestrali sullo stato dell'economia. I verbali della Fed arrivano mentre Obama organizza un altro vertice con le maggiori aziende americane dedicato al lavoro e alla ripresa e vede, oltre a Buffett, anche l'amministratore delegato di Bank of America, Brian Moynihan. L'attenzione è alta nelle ultime ore sul settore bancario: domani il Senato voterà la riforma di Wall Street e JPMorgan diffonderà i propri conti trimestrali (é la prima grande banca a farlo). Sulla riforma di Wall Street si esprimono scetticamente gli americani: 4 su 5 - secondo un sondaggio condotto dall'agenzia Bloomberg - dichiarano di avere scarsa o nessuna fiducia nel progetto. Il 71% degli americani ritiene inoltre che l'economia sia ancora in recessione. Questo soprattutto a causa dell'elevato tasso di disoccupazione, difficile da ridurre anche perché per la prima volta dal 1948, ovvero da quando Harry Truman era presidente, il numero degli occupati in età pensionabile, over 65, supera di gran lunga quello dei teenager fra i 16 e i 19 anni che lavorano o cercano lavoro.

 

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DDL INTERCETTAZIONI

Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo ha chiesto 48 ore di tempo per approfondire gli emendamenti presentati al ddl intercettazioni. I componenti della comissione non hanno avuto nulla da obiettare a tale richiesta e pertanto è molto probabile che il voto degli emendamenti comincerà la prossima settimana. "Gli emendamenti alla legge sulle intercettazioni sono migliorativi, ma non risolvono ancora il problema". Lo dice il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, a margine dell'Assemblea di Confcooperative. "Noi sosterremo gli emendamenti del presidente Bongiorno - afferma Casini - e credo che ne aggiungeremo degli altri. Siamo per fare la legge, ma con un testo profondamente migliorato e ancora non ci siamo". Un accordo tra finiani e berlusconiani sul fronte intercettazioni è ancora possibile. Gli emendamenti presentati dal capogruppo Pdl in commissione Giustizia della Camera Enrico Costa, che tentano di sciogliere alcuni dei 'nodi' del provvedimento, non dispiacciono ai finiani. "Sono un passo in avanti", commenta il presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, ma non sufficiente. Così la parlamentare, dopo aver avuto una lunga riunione con il presidente della Camera Gianfranco Fini, mette a punto alcune "integrazioni". I contenuti delle sue proposte, osservano nel Pdl, non sono in contrasto con quelli di Costa, sottoscritti anche dalla Lega, ma si dovrà attendere domani per capire davvero quale sarà l'atteggiamento del governo sui 'ritocchi' suggeriti dal consigliere giuridico di Fini. Nell'attesa è tutta una girandola di incontri e contatti telefonici. In serata il ministro della Giustizia Angelino Alfano avrebbe visto prima il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto e poi si sarebbe incontrato con Fini per tentare di saggiarne intenzioni ed umori. Quindi sarebbe andato a cena con alcuni colleghi di partito per fare il punto sulla strategia da adottare. "Non siamo molto lontani come posizioni - sottolinea un tecnico della giustizia berlusconiano - magari si renderà necessaria qualche limatura, ma un accordo sembra abbastanza a portata di mano". "La struttura portante delle modifiche al ddl (che anche oggi Silvio Berlusconi ha definito "doveroso") sottolinea Costa - è rappresentata dai nostri emendamenti. Le proposte dei finiani sono un'aggiuntiva base di riflessione. Le valuteremo con attenzione nel tempo che ci rimane auspicando di trovare una condivisione massima su un testo. Auspichiamo che ci sia una disponibilità al confronto", conclude. Per l'Udc, intanto, le proposte di modifica di Costa e Brigandì sono "senz'altro un passo in avanti", come osserva il deputato Roberto Rao componente della commissione Giustizia, "ma certo non basta". Così i centristi difendono i propri emendamenti (una quarantina) sostenendo che si tratta di suggerimenti di contenuto, necessari a migliorare un testo che così com'é "non va". Un testo che invece in serata Berlusconi definisce "doveroso". Il Pd invece di emendamenti ne presenta 400. Mentre il capogruppo alla Camera Dario Franceschini conferma quanto annunciato nei giorni scorsi: i democratici sono pronti a votare le modifiche dei finiani. Per quanto riguarda invece quelle presentate da Costa e sottoscritte da Brigandì, per il capogruppo del Pd in commissione Donatella Ferranti, si tratta solo di "una piccola operazione di maquillage" che nulla cambia per un testo che "andrebbe riformato completamente". Mentre la politica italiana si divide sul provvedimento, dall'Onu arriva l'invito al governo a ritirare il disegno di legge perché lesivo della libertà di stampa. E' vero che l'Onu dopo un po' precisa che Frank La Rue, l'uomo che ha rivolto la critica alla cosiddetta 'legge bavaglio', è solo "un esperto che fa capo al Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite con base a Ginevra e presta il proprio servizio in veste indipendente all'Onu senza ricevere alcun pagamento". Ma la polemica che scoppia nei Palazzi è dirompente. A giornalisti ed editori piace poco il pacchetto di proposte messo a punto dalla maggioranza. E' vero che ci riducono le sanzioni, spiegano alla Fieg, ma la responsabilità giuridica resta. E questo non va. In più i giornalisti lamentano il fatto che la parte che li riguarda non verrà affatto modificata. Ma questo, spiegano ancora nel Pdl, non sarebbe stato possibile perché le sanzioni contro la stampa sono già state votate dal Senato e dalla Camera.

 

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GRAN CALDO IN ITALIA

Temperature bollenti in molte città italiane, oggi, con punte che hanno sfiorato i 40 gradi, come era stato preannunciato nei giorni scorsi. E tanti si sono messi in viaggio, soprattutto verso le località marine, in cerca di refrigerio, con la conseguenza che in uscita dalle città si sono formate lunghe code. Molti gli incidenti stradali con vittime, e due morti anche in montagna. Venezia, una delle città con il livello di allerta caldo più alto in questi giorni, oggi si è svuotata: tutti in spiaggia o chiusi in casa con il condizionatore acceso. Hanno fatto eccezione solo le aree di Rialto e piazza San Marco. dove i turisti, all'apparenza incuranti del sole implacabile, hanno affollato calli e negozi. Ma tutto il resto del Veneto ricordava l'atmosfera del Ferragosto, con centri storici deserti e migliaia di bagnanti alla ricerca di refrigerio in riva al mare. E per accaparrarsi un posto sulla battigia, c'é chi si è svegliato all'alba o si è sottoposto allo stress delle code in auto, in particolare verso Jesolo. Altre città bollenti Torino e Milano: nel capoluogo lombardo, dove le temperature hanno toccato i 33 gradi, cittadini e turisti hanno affollato piscine e negozi, pieni di compratori in cerca non solo di saldi ma anche di un po' di aria condizionata. I City Angels hanno lanciato l'allarme caldo per i senzatetto dopo che ne hanno soccorsi nove colti da malore negli ultimi giorni per le temperature torride. Termometro a 36 gradi in tre province del Piemonte, al di sopra dei 30 nelle altre, ma il caldo non è stato intenso come temuto. A Torino qualche refolo di vento e una leggera velatura di nuvole hanno attenuato calore e afa e l'umidità si è abbassata fino al 40%. Un uomo di 30 anni, che aveva deciso di trascorrere la giornata in riva al fiume Orco, nel torinese, per sfuggire all'afa, è annegato davanti alla moglie. Temperature record anche in Sardegna, dove è scattato l'allarme anziani, mentre in Abruzzo, durante la celebrazione della messa del Papa a Sulmona numerosi sacerdoti si sono sentiti male per il caldo. Caldo intenso anche in Umbria, con punte di 34 gradi a Perugia: nel pomeriggio, in Valnerina, un intenso temporale ha provocato alcuni danni. Anche in Friuli un nubifragio si è abbattuto su ampie zone del Pordenonese: le forti raffiche di vento hanno divelto alcuni alberi che cadendo hanno interrotto la circolazione sulla statale Pontebbana. Una decina le vittime della strada in questa domenica torrida. Uno degli incidenti stradali più gravi è accaduto in Alto Adige, a Luttago, paesino di montagna in cima alla valle Aurina, dove due anziani sono morti e tre giovani sono rimasti gravemente feriti. Altro episodio grave sulla Casilina tra Molise e Lazio: due ragazze sono morte e altre due, minorenni, sono rimaste gravemente ferite nel tratto fra San Pietro Infine e Venafro, quando l'auto sulla quale viaggiavano si è schiantata contro un albero. La voglia di fuggire dalle città e trovare un po' di fresco ha portato molti a cercare rifugio in montagna. Ma l'inesperienza o l'imprudenza hanno provocato alcuni incidenti, con due morti, uno in Alto Adige e l'altro sulle Alpi Graie, dove il Piemonte confina con la Francia. E tre baby alpinisti sono rimasti feriti, uno in modo grave, sul Monviso, sempre in Piemonte. Le previsioni sull'andamento dell'ondata di calore che ha colpito l'Italia non lasciano ben sperare. Il bollettino della Protezione Civile segnala per domani ben 8 città con livello 3, il massimo: sono Bolzano, Brescia, Milano, Perugia, Roma, Torino, Trieste e Venezia.

 

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CALANO I CONSUMI E LE SPESE

Nel 2009 il valore della spesa mensile per la metà delle famiglie italiane non ha raggiunto i 2.020 euro. Lo rende noto l'Istat nell'indagine annuale sui consumi delle famiglie, precisando che rispetto al 2008 si è registrato un ribasso del 2,9%. Nel 2009 la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti a 2.442 euro, inferiore a quella dell'anno precedente dell'1,7%. Lo comunica l'Istat precisando che anche in termini reali la riduzione appare "alquanto significativa", considerando che nel 2009 l'inflazione si è attestata allo 0,8%. La percentuale di famiglie che ha dichiarato di aver diminuito nel 2009 la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all'anno precedente è pari al 35,6%. Lo rende noto l'Istat nell'indagine annuale sui consumi delle famiglie italiane, precisando che tra questi il 63% ha dichiarato di aver diminuito solo la quantità, mentre il 15% di aver ridotto, oltre alla quantità, anche la qualità. La spesa media mensile per gli alimenti si è così ridotta del 3% rispetto al 2008, attestandosi a 461 euro al mese.

 

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BRANCHER SI DIMETTE

Il ministro Aldo Brancher ha annunciato nell'aula del tribunale di Milano le proprie dimissioni da ministro. Brancher ha anche rinunciato al legittimo impedimento nell'ambito del processo per la tentata scalata alla Antonveneta. Nell'anticipare le sue "dimissioni irrevocabili" da ministro "al fine di consentire una rapida chiusura della vicenda che mi riguarda", ha chiesto di poter essere giudicato con rito abbreviato incondizionato. Nel corso della breve dichiarazione spontanea Brancher ha spiegato al giudice della quinta sezione penale, Anna Maria Gatto, che "la mia presenza è un segno di rispetto per il tribunale. Sono qui a difendere la mia innocenza". Aldo Brancher in tribunale a Milano ha detto di essere venuto in aula per difendere la sua innocenza e ha spiegato ai giudici di aver fatto una scelta "prima di tutto nel rispetto dalla mia famiglia e anche perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni". È questo un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti al giudice della quinta sezione penale, Anna Maria Gatto, dell'ormai ex ministro Aldo Brancher che oggi alla ripresa del processo per il tentativo della scalata ad Antonveneta in cui è imputato insieme alla moglie, ha anche preannunciato le sue dimissioni da ministro. Brancher nel comunicare di aver rinunciato al legittimo impedimento ha detto: "pensavo di dover privilegiare per un breve periodo gli obblighi verso il mio Paese ma siccome questa scelta è stata indebitamente strumentalizzata ho fatto diverse scelte: prima di tutto nel rispetto della mia famiglia e poi anche perché finiscano le strumentalizzazioni e speculazioni". Poi ha confermato la rinuncia al legittimo impedimento già annunciata dai suoi legali, le dimissioni da ministro e la scelta del rito abbreviato incondizionato. "Ho condiviso con Aldo Brancher la decisione di dimettersi da Ministro". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi in una nota. "Conosco e apprezzo ormai da molti anni l'on. Brancher- prosegue- e so con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali. Sono certo che superato questo momento l'on. Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all'operato del Governo e alla coalizione".

 

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BERLUSCONI DECISO

Fini? Si commenta da solo. Lui si sente già fuori dal partito, ma non sa dove andare nè con chi. Io vado avanti e sono pronto anche alla conta interna. Silvio Berlusconi non nasconde una pesante irritazione per le parole usate dal presidente della Camera Gianfranco Fini e riportate dal quotidiano la Repubblica. Nessun commento ufficiale alle dichiarazioni del leader di An, ma con i suoi interlocutori il premier non risparmia le critiche: farà la fine di Rutelli, avrebbe detto il Cavaliere. Il presidente del Consiglio su un punto però è d'accordo con il co-fondatore del Pdl e cioè che nei prossimi giorni se ne vedranno delle belle. Ecco perché il fine settimana del premier e' servito a gettare le basi per la strategia dei prossimi giorni che si preannunciano intensi. Il banco di prova dove misurare la tenuta del Pdl sarà già il voto di giovedì sulla mozione di sfiducia proposta da Pd e Idv contro il ministro del Decentramento Aldo Brancher. Berlusconi è pronto ad andare alla conta. Vediamo cosa accadrà in Aula - avrebbe detto il premier a più di qualche dirigente del Pdl - io sono convinto di avere i numeri per andare avanti e portare a termine gli obiettivi fissati l'agenda del governo. In caso contrario, avrebbe ricordato il Cavaliere, la parola passerà al Capo dello Stato. Sarà Napolitano a decidere se ridare la parola agli elettori o dar vita ad un governo non voluto dagli italiani. ''Si tratta di una mia opinione ma mi sembra abbastanza logico dire che se qualche parlamentare della maggioranza dovesse votare a favore della mozione di sfiducia contro Aldo Brancher fa una scelta di campo e si siede nei banchi dell'opposizione''. Lo afferma il ministro dell'Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, raggiunto telefonicamente, a proposito della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni (Pd e Idv) contro Brancher. ''Brancher - prosegue - non è una persona che è stata assunta dopo un master, ma un dirigente del Pdl che Berlusconi ha deciso di nominare ministro. È ovvio che chi, nella maggioranza, vota contro una decisione del governo sceglie di stare all'opposizione''. Una linea, quella da tenere sul 'caso' Brancher, che il ministro per l'Attuazione del programma si dice convinto che sarà affrontata mercoledì nel corso dell'ufficio di presidenza del partito.

 

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TRAFFICO DI COCAINA

Ventotto persone ritenute affiliate ai clan camorristici Bianco e Iadonisi, attivi nell'area occidentale del capoluogo campano, sono state arrestate dai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. Nei loro confronti, il gip del Tribunale di Napoli ha emesso un' ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, un omicidio ed un tentativo di omicidio, nonché per violazione della legge sulle armi ed altri reati. Nel corso di indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea, i carabinieri hanno documentato un traffico di cocaina proveniente dalla Colombia che, attraverso la Spagna, veniva portata in Italia e distribuita a Napoli. Gli investigatori hanno inoltre identificato i presunti autori dell'omicidio, avvenuto nel settembre 2005, di Salvatore Staiano, ad opera dei Bianco ed i presunti responsabili del tentativo di omicidio di Antonio Volpe, avvenuto cinque giorni dopo, come risposta degli Iadonisi.

 

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TURCHIA CONTRO ISRAELE

La Turchia romperà le relazioni con Israele se il governo di Tel Aviv non farà le sue scuse dopo l'attacco alla flottiglia di attivisti diretti a Gaza. Lo ha detto il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu. Ankara ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli militari israeliani, ha aggiunto il ministro. Il capo della diplomazia turca, citato stamani dal quotidiano laico Hurriyet, ha inoltre esortato lo stato ebraico ad accettare le conclusioni di un'inchiesta "internazionale ed imparziale" circa l'assalto dei marines israeliani, il 31 maggio scorso, contro un convoglio navale con aiuti umanitari diretto a Gaza in cui rimasero uccisi nove cittadini turchi. Davutoglu ha fatto le sue dichiarazioni parlando con giornalisti a bordo dell'aereo che la notte scorsa lo ha riportato in patria al termine di una visita ufficiale in Kirghizistan. Israele non intende scusarsi con la Turchia per il mortale raid della sua marina militare a una nave turca di attivisti filopalestinesi, nove dei quali sono stati uccisi, il 31 maggio scorso. Indicazioni in questo senso, in attesa di una reazione israeliana ufficiale, sono trapelate nei circoli governativi a Gerusalemme. Già nei giorni scorsi il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva detto che la richiesta turca di scuse non sarebbe stata accolta. "Israele - ha detto Netanyahu in un'intervista trasmessa lo scorso venerdì dal primo canale Tv - non può scusarsi del fatto che i suoi soldati si siano dovuti difendere per sfuggire a un tentativo di linciaggio". Il premier, pur affermando la volontà di fare tutto il possibile per fermare il deterioramento nelle relazioni con la Turchia, aveva ribadito il diritto di Israele di impedire l' afflusso di armi nella striscia di Gaza mediante il blocco navale.

 

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ALLARME BOMBA AL JFK

Sarà stata anche la coincidenza con l'Independence Day, la festa nazionale, ma la polizia di New York non ha voluto prendere nessun rischio e ha chiuso il Terminal One di Jfk, il principale aeroporto di New York, per circa tre ore a causa di un falso allarme bomba. Intorno alle 17:30, le 23:30 di ieri in Italia, le autorità aeroportuali ricevono una telefonata minatoria: una donna annuncia lo scoppio imminente di una bomba. Succede regolarmente e i responsabile della sicurezza non ci fanno caso più di tanto, quando giunge poco dopo la segnalazione di un pacco sospetto al Terminal One, quello che ospita compagnie come Alitalia e Air France. A questo punto nessuna esitazione: bisogna evacuare lo scalo al più presto. Centinaia di persone si riversano sul marciapiede all'esterno del terminale e le 'bomb squad', le squadre di artificieri, iniziano ad occuparsi del pacco sospetto, che rapidamente risulta essere innocuo. Lo scalo viene riaperto verso le 20:30 (le 2:30 in Italia), ma si tratta di un'operazione lunga, perché tutti, passeggeri ed inservienti dell'aeroporto, devono ripassare i controlli e ci vuole tempo. I ritardi nei voli, molti dei quali notturni verso l'Europa, sono di diverse ore, e le compagnie stavano studiando, in serata, se annullarne alcuni per evitare l'accumulo di troppi ritardi.

 

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ESPLOSIONE NOTTURNA A BAGDAD

Una forte esplosione, che a prima vista non ha fatto né danni né vittime, è echeggiata durante la notte a Baghdad, non lontano dalla blindatissima ambasciata degli Stati Uniti, durante la visita in Iraq, a sorpresa per le feste dell'Independence Day, del vicepresidente Usa Joe Biden e della moglie Jill. Secondo l'inviato del quotidiano online The Politico, Mike Allen, che si trovava all'interno dell'ambasciata al momento dei fatti, "la forte esplosione di un ordigno è stata avvertita all'interno dell'ampio insieme che forma l'ambasciata Usa a Baghdad domenica notte durante la visita in Iraq del vicepresidente Joe Biden e della signora Jill Biden". Secondo una fonte Usa sempre citata da The Politico, i Biden "sono salvi e non sono feriti". Secondo un'altra fonte ufficiale Usa, "c'é stata una piccola esplosione nell'area internazionale (l'ex green zone). Sull'incidente è in corso un'inchiesta, e non ci sono né feriti né danni". Ai giornalisti americani presenti a Baghdad una fonte della polizia irachena ha indicato che almeno cinque colpi di mortaio sono finiti all"interno della green zone, e che le sirene dell'ambasciata hanno iniziato ad urlare, accompagnate da avvertimenti di prudenza, per il rischio di "fuoco indiretto". Un altro viaggio a sorpresa di Biden a Baghdad, lo scorso settembre, era stato occasione di altri colpi di mortaio non lontano dall'ambasciata.

 

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NUOVO PRESIDENTE POLACCO

Il candidato del governo alle presidenziali in Polonia, Bronislaw Komorowski, ha vinto le elezioni e sarà il nuovo presidente polacco: in base ai risultati dello spoglio del 95% delle schede, ha ottenuto infatti il 52,6% dei voti. Lo sfidante, Jaroslaw Kaczynski, ha ottenuto invece il 47,4%. Tutta la notte si sono accavallati i dati su un testa a testa ferrato tra i due candidati che davano, una volta l'uno una volta l'altro, vincitore.

 

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MANOVRA O COLASSO

Questa manovra è necessaria, senza si ha il collasso, il crollo", ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, dopo l'incontro con le Regioni. "Dobbiamo fare una manovra appropriata, altrimenti altro che recessione!". Tremonti ha poi ricordato che l'Italia è il terzo paese al mondo per debito pubblico. "Non possiamo continuare - ha spiegato - con l'albero storto di una finanza pubblica tutta inclinata sul debito fuori controllo. Rifiutiamo altre considerazioni che non siano appropriate, responsabili e tecniche e andiamo avanti con questa manovra che abbiamo disegnato a livello europeo". "Senza questa manovra - ha aggiunto - oltre a non esserci la crescita non c'é più la struttura complessiva". "E' arrivato il momento di applicare la logica evangelica: chi più ha, può dare di più", ha detto Tremonti. "Pensiamo che le Regioni - ha aggiunto - possano essere considerate come un comparto complessivo; tra le speciali ce ne sono alcune che hanno moltissimo, alcune sono nel nord e penso per esempio al Trentino. Presumo che possano concorrere un po' di più". Restando "ferma la manovra, la sua composizione e la distribuzione - ha concluso il ministro - possiamo discutere e vorremmo farlo mettendo insieme tutte, anche quelle a statuto speciale più ricche (sono in Italia anche loro) in modo che il concorso sia proporzionato alla disponibilità. Vorremmo aprire anche con le Regioni il tavolo del federalismo fiscale".  “L'obiettivo dei governi Ue è ridurre il livello della spesa pubblica. Questo noi dobbiamo fare: se aumentiamo le tasse facciamo una cosa storta". Così si è espresso il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, rispondendo ad una domanda dei giornalisti nel corso della conferenza stampa che ha seguito l'incontro con le Regioni. "Penso che ci sia spazio per guardare avanti", ha concluso il ministro, il quale ha ammesso che si tratta di una"manovra complessa". "L'incontro con il Governo è stato molto negativo: non abbiamo trovato, dal Governo, nessuna sostanziale apertura": è il commento del presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. "Questa manovra - ha proseguito - di fatto mette il federalismo fiscale in una condizione di non praticabilità". L'impatto della manovra sul Pil è negativo: nel triennio 2010-2012 la riduzione è pari a 0,5%. Di conseguenza per il 2010 la crescita del Pil cala dall'1% previsto dalla Relazione unificata sull'economia e la finanza allo 0,9%. È quanto prevede una tabella consegnata dal Tesoro in commissione Bilancio al Senato, aggiornata al giugno 2010, e che valuta l'impatto macroeconomico delle misure per il 2011-2013 rispetto alle stime della Ruef. Sempre secondo la tabella, il Pil nel 2011 e nel 2012 cala rispettivamente per ciascun anno dello 0,2%, mentre nel 2013 l'effetto è pari a zero. Secondo quanto riferiscono fonti tecniche comunque tali effetti negativi sulla crescita saranno compensati da migliori evoluzioni delle variabili macro e dunque l'effetto depressivo sarà compensato. Manifestazione dei sindaci dei comuni italiani davanti al Senato contro la manovra economica. Nel pomeriggio, alle 17, incontro tra governo e Regioni. ''Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si è detto disponibile a rivedere le modalità del Patto di stabilità''. Lo ha detto il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, al termine dell'incontro con il ministro Tremonti. Sulla disponibilità di Tremonti a rivedere il patto di stabilità, Chiamparino non ha voluto esprimere giudizi, ma ha detto: ''L'esito non e' scontato, ma i primi approcci con i tecnici ci fanno pensare che qualche spiraglio c'è''. All'incontro al ministero dell'Economia, oltre al ministro Tremonti, era presente anche quello della Semplificazione, Roberto Calderoli. Nell'incontro con il ministro Tremonti ed i rappresentanti degli enti locali sulla manovra si é parlato anche dell'Imu ed è stato il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, a sostenere che si potrebbe trattare di una tassa che si avvicini alla 'service tax' proposta dai Comuni. "Sottolineo che potrebbe avvicinarsi - ha detto Chiamparino - perché ancora dobbiamo vedere il testo e quindi non possiamo esprimere un giudizio". Secondo il presidente dell'Anci potrebbe essere un'imposta unica locale sugli immobili, esclusa la prima casa, alla quale si potrebbero aggregare anche altre imposte locali. "Se Bossi vuol venire a dire la sua a questa manifestazione dei sindaci, credo sia il benvenuto, da quando c'é questo federalismo fatto di chiacchiere i Comuni non sono mai stati messi peggio. Sono botte micidiali ai servizi e sono botte targate Lega". Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani sfida Umberto Bossi a venire a piazza Navona dove si è radunata una delegazione dell' Anci con diversi sindaci che protestano davanti al Senato contro la manovra. Bersani ha portato ai sindaci, che indossano la fascia tricolore, la solidarietà del Pd che sta cercando di cambiare i contenuti della manovra.  "Occorre che il ministero dell' Economia ci presenti un nuova manovra. Sono necessari cambiamenti profondi, non bastano ritocchi". Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, interviene di nuovo nella discussione sulla manovra economica del Governo. "Abbiamo dimostrato urbi et orbi - spiega il governatore - che i tagli sono insostenibili per Regioni, Comuni e Province. Ora ci aspettiamo che il ministero dell'Economia sia coerente con le aperture dimostrate dai partiti di maggioranza. Ma il cambiamento deve essere profondo". "Il Governo - conclude - deve tagliare i tagli alle Regioni e dirottarli altrove. Siamo certamente disposti a fare la nostra parte, ma in misura assolutamente proporzionale con la parte che farà il Governo con i suoi Ministeri".

 

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BERLUSCONI CONTRO LE CORRENTI

"Ribadisco ancora una volta di essere contrario a qualsiasi frammentazione del PdL, anche mascherata da fondazioni o associazioni che possono dare l'impressione di dar vita a correnti". Lo scrive in una nota il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il progetto che tutti insieme abbiamo concordato e approvato al congresso fondativo nel marzo 2009 - sottolinea il premier - è rimasto lo stesso e vede tutti noi convintamente uniti, senza distinzione di appartenenza riguardo ai rispettivi partiti di provenienza". "Il mio obiettivo - ricorda - è stato, è e resterà sempre quello di semplificare la politica italiana creando un grande partito dei moderati nel quale la maggioranza degli italiani, che non vuole tornare alla politica delle correnti e delle quote, si riconosce. Questo partito - conclude - si chiama Popolo della Libertà, un patrimonio straordinario che appartiene a tutti quanti noi e che non va dilapidato ma, anzi, consolidato". - Incrinare l'unità del Pdl intorno al leader scelto dal suo popolo "sarebbe un errore imperdonabile, é una prospettiva a cui mi opporrò con tutte le forze sicuro di interpretare la volontà della nostra gente. Anche la tua, caro Nino": Silvio Berlusconi, sul sito 'ForzaSilvio.it' risponde ad un "internauta" di Empoli che dice di credere solo nel premier e di avere invece dubbi sul partito. Sia la domanda di Nino che la risposta del premier sono in 'voce': ''Mio caro - dice Berlusconi - il nostro non è un partito. È un grande movimento di popolo in cui siamo tutti orgogliosi di riconoscerci, e io per primo. Il Popolo della Libertà invece è un movimento che si rivolge a tutti. Siamo diversi dai vecchi partiti dominati dalla nomenklatura. In primo luogo perché è nato dal basso per volontà della nostra gente il 2 dicembre 2006 quando portammo in piazza San Giovanni 2 milioni di italiani contro il governo di Prodi e della sinistra ed unimmo per la prima volta le bandiere di Forza Italia e di Alleanza Nazionale in difesa della libertà contro l'oppressione fiscale, contro l'oppressione burocratica, contro l'oppressione giudiziaria''. ''È la stessa gente – afferma Berlusconi - che si è recata nei gazebo in tutte le piazze d'Italia per decidere il nome del nostro movimento e ha scelto invece che il nome Partito della Libertà quello di Popolo della Libertà. Un movimento che la nostra gente ha voluto guidato da un leader quale espressione di grande unità politica e di democrazia diretta. E proprio questa unità ha dato al nostro Governo la forza di fare nel modo più efficace la crisi economica e porre l'Italia al riparo della speculazione con scelte che sono sagge e lungimiranti''. ''Incrinare questa unità - conclude il premier - sarebbe un errore imperdonabile, è una prospettiva a cui mi opporrò con tutte le forze sicuro di interpretare la volontà della nostra gente'. "I giudici politicizzati e la stampa che fa il tifo per la sinistra mi lanciano attacchi infondati che hanno lo scopo evidente di sommergere con le calunnie i risultati positivi del governo e i miei personali". Lo dice il premier Silvio Berlusconi rispondendo alle domande dei suoi "fan" sul sito www.forzasilvio.it

 

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OBAMA RIMUOVE IL GENERALE

Il presidente Barack Obama ha rimosso il generale Stanley McChrystal dal comando e lo ha sostituito con il generale David Petraeus. La rimozione di McChrystal è stata confermata da un funzionario della Casa Bianca pochi minuti prima della dichiarazione del presidente Obama nel Giardino dele Rose. McChrystal è stato informato da Obama nel breve colloquio di stamattina: appena 20 minuti. Il generale aveva lasciato bruscamente la Casa Bianca e non era tornato per la riunione strategica del Consiglio di Guerra nella Situation Room. McChrystal è il secondo generale rimosso da Obama in Afghanistan da quando è alla Casa Bianca: l'anno scorso il presidente aveva sollevato dall'incarico David McKiernan giudicato troppo prudente e troppo poco creativo per vincere la guerra. "Mi rattrista perdere il servizio di un soldato che sono arrivato a rispettare e ammirare", ha detto il presidente Barack Obama dopo aver annunciato la rimozione del generale Stanley McChrystal dalla guerra in Afghanistan. Il presidente Barack Obama ha deciso di sostituire il Stanley McChrystal con il generale David Petraeus: lo riporta l'emittente Pbs.  L'indicazione della Pbs è stata poi confermata da tutte le principali emittenti all news americane. Petraeus, attualmente comandante del CentCom, il comando centrale di Tampa in Florida responsabile per Iraq e Afghanistan, è il 'padre' della strategia cosiddetta del 'surge' (rinforzi) che aveva dato ottimi risultati in Iraq, alla fine della presidenza di George W. Bush. McChrystal aveva deciso, ma ottenendo risultati meno convincenti, una strategia analoga in Afghanistan.  La rimozione del generale Stanley McChrystal è "la cosa giusta per la sicurezza nazionale": lo ha detto il presidente Barack Obama. Il presidente Barack Obama non ha rimosso Stanley McChrystal "a causa degli insulti personali" contenuti nell'articolo di Rolling Stone: lo ha detto lo stesso Obama nel Giardino delle Rose della Casa Bianca. Il presidente Barack Obama ha detto che accetta il dibattito all'interno del suo team ma non le divisioni. L'unità di intenti è necessaria per vincere la guerra, ha detto Obama annunciando la rimozione del generale Stanley McChrystal. L'avvicendamento al comando Usa in Afghanistan, dove il generale David Petraeus prenderà il posto di Stanley McChrystal, rappresenta "un cambio di personalità ma non modifica la (nostra) politica" nel Paese mediorientale. Lo ha indicato il presidente Usa Barack Obama. Il presidente afghano Hamid Karzai rispetta la decisione di Barack Obama di rimuovere il generale Arthur McChrystal. Lo ha riferito il portavoce di Karzai.

 

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NUCLEARE

La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. A impugnare la legge n. 99 del 2009 che ha conferito al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia sono state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise. Anche il Piemonte aveva fatto ricorso alla Consulta che però la nuova giunta guidata dal leghista Roberto Cota ha deciso di ritirare. Numerosi i profili di illegittimità della legge delega lamentati dalle Regioni. Al governo è stata contestata soprattutto l'assenza di intesa e raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell'esecutivo centrale in caso di mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione; la procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale) sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe. I giudici della Consulta, dopo aver ascoltato ieri in udienza pubblica gli avvocati delle Regioni e l'avvocato generale dello Stato per conto del governo, hanno affrontato la questione nella camera di consiglio di oggi pomeriggio. Sarà dalla lettura delle motivazioni della sentenza, scritte dal vicepresidente Ugo De Siervo, che si comprenderà quali siano le competenze che la Consulta ha ritenuto prevalenti nel settore del nucleare alla luce della riforma del titolo V della Costituzione. La tutela dell'ambiente e della salute sono infatti di competenza statale, ma queste devono confrontarsi con le competenze regionali concorrenti in materia di energia e di governo del territorio. Quella di oggi non sarà comunque la parola definitiva della Consulta sul nucleare: oltre che sulla legge delega, i giudici costituzionali dovranno pronunciarsi anche sul decreto delegato del 15 febbraio scorso, nel frattempo impugnato da alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana e Puglia). Dopo che la Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili cade anche l'ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia. Ora, il primo passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese, quello che sbarcherà in Italia, richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico. Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'é già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).

 

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MILITARE ITALIANO MUORE IN AFGHANISTAN

Un militare italiano del 32/esimo genio è morto in seguito ad un incidente avvenuto nei pressi di Shindand, nell'ovest dell'Afghanistan, nel corso di una ricognizione in cui erano impegnati quattro veicoli della compagnia genio in forza alla Task-Force Centre. Lo rende noto il comando del contingente italiano ad Herat. Secondo una prima ricostruzione del comando italiano, la colonna, costituita da due Lince e da due mezzi blindati speciali di tipo 'Cougar' e 'Buffalo', era ferma per verificare un tratto di strada tra Shindand a Herat. Durante la sosta il militare avrebbe perso l'equilibrio e sarebbe caduto dal 'Buffalo', riportando un forte trauma cranico. Immediatamente soccorso dagli altri membri della pattuglia e da un'equipe medica giunta pochi minuti dopo sul posto, il militare è stato evacuato con un elicottero e trasferito alla base americana di Shindad. Arrivato in gravissime condizioni, il geniere italiano è morto poco dopo e a nulla sono valsi i tentativi di rianimazione.

 

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GLI ESAMI DI MATURITÀ

È Platone l'autore proposto ai maturandi per la versione di greco al classico. Il testo della versione è su "Socrate e la politica". Al liceo scientifico tradizionale i quesiti di matematica riguardano il calcolo differenziale, integrale e la geometria analitica. Il sito Skuola.net ha ricevuto, subito dopo l'apertura delle buste, le relative tracce via mms. Anche gli altri siti studenteschi stanno mettendo in rete, via via, i quesiti di matematica e le tracce delle seconde prove scritte proposte negli altri indirizzi di studio. Dopo il tema d'italiano, ieri, i 500.694 maturandi alle prese con l'Esame di Stato che chiude il ciclo delle superiori affronteranno tra poco la seconda prova scritta. Anche questa, come la prima, è predisposta dal ministero, ma varia da indirizzo a indirizzo. Ha come obiettivo quello di accertare che il candidato abbia specifiche conoscenze relative al corso di studi frequentato. La prova può essere articolata in più proposte a scelta del maturando che può decidere anche la lingua in cui svolgere la traccia proposta nel caso per il suo corso di studi sia uscita come materia la lingua straniera. Quest'anno gli studenti si dovranno cimentare con greco al liceo classico, matematica allo scientifico, lingua straniera al linguistico, figura disegnata per l'artistico. E naturalmente con tutte le materie scelte dal ministero dell'Istruzione per gli oltre 700 indirizzi (tra ordinamentali e sperimentali) in cui ancora si articolano le scuole superiori (la riforma targata Gelmini, che sfoltisce i corsi, partirà dal prossimo anno scolastico). Naturalmente restano validi anche domani i divieti all'uso di telefonini, palmari pc e affini. In classe saranno ammessi soltanto, come da tradizione, dizionari di lingua e calcolatrici non programmabili. - Niente Pascoli, né Obama, ignorata la crisi economica e pure tutti gli anniversari possibili. I temi proposti ai 500.694  maturandi 2010 hanno disatteso quest'anno tutti i pronostici e il tam tam telematico della vigilia. Dal cilindro di viale Trastevere sono  saltati fuori, assolutamente inaspettati, Primo Levi e le Foibe. E poi - anch'essi per nulla ipotizzati - temi sul Piacere  (esplorandone tutti gli ambiti, sesso incluso), sulla musica e la sua funzione nella società contemporanea, sulla ricerca della felicità,  sul rapporto tra giovani e politica. E ne è spuntato fuori anche uno - ribattezzato a tempo di record 'il tema sugli Ufo' - con l'interrogativo "Siamo soli?".  Il web dunque stavolta ha 'tradito' gli studenti e ha pure reagito con insolita lentezza rispetto agli anni passati. Se, infatti, alle 8.32 sul  sito Studenti.it, sono apparse le prime conferme su Levi, Skuola.net, un altro portale studentesco cliccatissimo in questi giorni,  ha constatato che questa prima prova della Maturità è stata caratterizzata da una penuria di fughe di notizie dall'interno delle scuole.  "Se già intorno alle 9 del mattino si aveva la certezza sugli argomenti delle 7 tracce, non si poteva dire la stessa cosa -  hanno notato i responsabili del sito - per i testi completi delle stesse". E persino ScuolaZoo che ieri aveva acceso le speranze di  tanti disperati diplomandi diffondendo sul web tracce (con tanto di carta intestata del ministero, codice a barre e numero di protocollo) ritenute attendibilissime, ha dovuto ammettere che "il ministero ha vinto la battaglia", nessuna traccia è trapelata prima  del tempo (ma non ha rinunciato a rilanciare: "dieci minuti dopo l'apertura delle buste già avevamo pronti gli svolgimenti e abbiamo  provveduto a smistarli ai candidati").

 

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A CATTOLICA ARRIVANO I PINGUINI

All’Acquario di Cattolica da sabato 19 giugno apre i battenti un “hotel” molto speciale per ospiti altrettanto esclusivi: è la nuova ambientazione creata dall’Acquario di Cattolica per accogliere una colonia di  pinguini “Humboldt”, delle aree temperate. Un’intera colonia di una dozzina di pinguini tipici delle coste del Perù e del Cile, popolerà un habitat di 90 mq. di cui una parte è destinata ad oltre 70.000 litri di acqua marina. L’area  riproduce fedelmente le condizioni ottimali di clima, spazio e luce in cui vivono e si riproducono questi meravigliosi ed affascinanti uccelli marini. Grandi e bambini potranno ammirare i pinguini nuotare, mangiare e giocare a pochi centimetri da loro, affacciandosi alle ampie vetrate di oltre 10 metri. L’exhibit è l’ultima opera frutto della professionalità e dell’esperienza maturata dal gruppo dell’Acquario di Cattolica, dove il meticoloso rispetto delle linee guida per il miglior mantenimento di questi animali si evince in tutte le parti dell’habitat riprodotto. Grazie alla collaborazione con l’Acquario di Genova, le scelte tecniche per la realizzazione di questo investimento, risultano altamente innovative e permettono di presentare alla Riviera Romagnola, i Pinguini  in un modo completamente nuovo. Questi curiosi frequentatori delle coste cilene e peruviane, che cacciano sempre in gruppo e solitamente formano coppia fissa per tutta la vita, a Cattolica avranno spiagge dove sostare, acqua dove tuffarsi e grotte per nidificare. Si tratta di un altro importante passo avanti nella mission dell’Acquario di Cattolica volto a sensibilizzare ed educare il pubblico alla conservazione, alla gestione e all’uso responsabile degli ambienti acquatici. Questi animali sono nati in cattività e fanno parte di un progetto di salvaguardia e di conservazione promosso e coordinato da EAZA(Associazione Europea Zoo ed Acquari), che coinvolge varie strutture sia italiane che europee. L’apertura della nuova casa dei Pinguini, che ha richiesto un investimento complessivo di 700.000 euro e oltre 7 mesi di lavoro, coincide con il decennale dell’Acquario di Cattolica  che dalla sua apertura ha totalizzato oltre 2.500.000 visitatori con un incremento annuale pari al 10 % . L’Acquario di Cattolica, il più grande Acquario dell’ Adriatico, fiore all’occhiello della Costa Adriatica, oggi vanta più di 100 vasche espositive, 4 percorsi tematizzati per un totale di 3.000 esemplari di 400 specie diverse, dove ad un prezzo senza concorrenza si può vivere una giornata indimenticabile. La specie Humboldt è tipica delle coste del Perù e del Cile, con esemplari che da adulti arrivano a misurare 60/70 cm di altezza e oltre 5 kg di peso,  vivono a temperature che variano da –3 C° a +24 C° nutrendosi principalmente di molluschi e sardine Depongono normalmente 2 uova che vengono covate da entrambi gli individui dai 35 ai 40 giorni. Al momento della schiusa, la maggior parte dei pulcini è ricoperta da un piumaggio grigio fuligginoso, in alcune specie macchiato di bianco e di grigio. Sebbene discendano da progenitori capaci di volare, i pinguini si sono specializzati nel nuoto: le loro ali, tenute rigide e tese, assomigliano alle pinne dei vertebrati nuotatori. Diversamente dalla maggior parte degli uccelli, i pinguini non hanno penne differenziate per svolgere funzioni diverse, ma sono coperti uniformemente da piccole penne tutte uguali, simili a scaglie. I Pinguini camminano, saltellano  e corrono e in acqua sono nuotatori agili e veloci; il loro unico mezzo di propulsione è rappresentato dalle ali, perché gli arti inferiori sono usati esclusivamente come timoni. I rituali del corteggiamento dei pinguini consistono nell'assunzione di pose caratteristiche e nell'emissione di richiami particolari diverse da specie a specie.

 

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AUTORI SOTTO LA TORRE

“Autori sotto la torre” è la rassegna di incontri con l’autore che dal 2001 anima le serate estive forlivesi, promossa da Libreria Cappelli s.r.l., MEGAforlì, Libreria Mondadori Forlì, Corriere Romagna di Forlì, Confesercenti Forlivese, Federimpresa Confartigianato Forlì-Cesena, con la compartecipazione di Autorjtinera, Regione Emilia-Romagna e Comune di Forlì e la collaborazione del Gruppo Video Regione. Piazzetta della Misura è la suggestiva location che ospita da sempre “Autori sotto la torre”, nel cuore del centro storico di Forlì.  La struttura che il Comune di Forlì allestisce ogni estate per ospitare, oltre ad “Autori sotto la torre”, il calendario di eventi culturali di “Piazza d’estate”, consta di un palco e di una platea di 540 posti a sedere. La libreria Mondadori di Forlì è presente in ogni data della rassegna con un punto vendita fornito dei testi degli autori in calendario. Questi gli appuntamenti dell’edizione 2010: giovedì 1 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Massimo Gramellini presenta “L’ultima riga delle favole” (Longanesi); giovedì 8 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Natalia Titova presenta “Puoi volare anche se non hai le ali” (Sperling & Kupfer); lunedì 12 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Jeffery Deaver presenta “Il filo che brucia” (Rizzoli); martedì 13 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Alessandro Cattelan presenta “Zone rigide” (Mondadori); venerdì 16 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Ginluca Morozzi presenta “nato per rincorrere. Bruce Springsteen, la vita, il rock, l’amore e nient’altro” (Castelvecchi); martedì 20 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Riccardo Rossi presenta “Alla mia età” (Baldini Castoldi Dalai); mercoledì 21 luglio alle ore 18,00 presso Mega Forlì (Corso della Repubblica 144) Sergio Rizzo presenta “La cricca. Perché la Repubblica italiana è fondata sul conflitto di interessi” (Rizzoli); giovedì 22 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Walter Veltroni presenta “Quando cade l’acrobata, entrano i clown” (Einaudi); mercoledì 28 luglio alle ore 18,00 presso Mega Forlì (Corso della Repubblica 144) Alain Elkann presenta “Nonna Carla” (Bompiani); giovedì 29 luglio alle ore 21,15 in Piazzetta della Misura Antonio Caprarica presenta “I Granduchi di Soldonia. Eccessi e follie dei miliardari globali che se la ridono della crisi” (Sperling & Kupfer).

 

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TASSE SULLE BANCHE

Un "prelievo" sulle banche, per far sì che contribuiscano al costo della crisi. A chiederlo sono i 27 leader della Ue che - stando al progetto di conclusioni del vertice in corso a Bruxelles - sottolineano la necessità di mettere a punto un meccanismo che sia "credibile". Ponendo la questione anche al G20 di Toronto della prossima settimana. "Bisogna tassare chi ha messo a rischio il mercato", ha tuonato arrivando al Consiglio Ue la cancelliera tedesca, Angela Merkel, rilanciando anche l'idea di una tassa sulle transazioni finanziarie, così come il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Ipotesi, questa, di cui non c'é traccia nella bozza di conclusioni del vertice. Anche se esiste un fronte di Paesi pronto a riproporre con forza la questione, tra i quali anche la Francia. L'Italia, con il ministro degli Esteri, Franco Frattini (nella foto), apre ad una tassazione sulle banche, sebbene "in un quadro europeo". La preoccupazione principale dei leader resta comunque quella di procedere speditamente e con determinazione sul fronte del risanamento delle finanze pubbliche - soprattutto per arginare l'impennata del debito pubblico - senza però "soffocare la crescita", come ribadito dal presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso. I 27 salutano quindi con soddisfazione le manovre taglia-deficit decise da vari governi. E sottolineano come - "tutti gli Stati membri sono pronti, se necessario a prendere misure aggiuntive per accelerare il consolidamento". E' chiaro che sul tavolo dei capi di Stato e di governo incombe il 'caso Spagna', col timore che dopo la Grecia si possa davvero aprire un nuovo fronte in grado di mettere a rischio la stabilità della zona euro. E' proprio per evitare che in futuro si verifichino emergenze del genere che i 27 spingono per una rapida riforma del Patto Ue di stabilità e di crescita. Nella bozza di conclusioni si dice sì al rafforzamento coordinamento delle politiche economiche e di bilancio e a quello della vigilanza preventiva su manovre e riforme strutturali. Prevedendo anche un sistema di sanzioni per i Paesi non virtuosi. E nell'ambito della sorveglianza di bilancio si chiede di "attribuire importanza di gran lunga maggiore ai livelli di indebitamento e alla sostenibilità". I leader, inoltre, chiedono di accelerare sul fronte della riforma del sistema finanziario europeo, mettendo in campo anche "misure adeguate" per rafforzare la vigilanza su agenzie di rating, hedge fund, vendite allo scoperto e credit default swap. Qui le principali resistenze di Londra. Per la sua prima partecipazione a un Consiglio Ue, il neo premier David Cameron ribadisce l'impegno del Regno Unito sul fronte Ue: "Ma - ha ribadito - non rinunceremo a difendere i nostri interessi nazionali e le nostre linee rosse". La Bce invita ancora i governi a procedere nelle riforme strutturali per garantire una ripresa della crescita e dell'occupazione. La banca centrale europea nel suo bollettino mensile avverte inoltre che "i paesi che presentano problemi di competitività nonché squilibri interni devono intervenire con urgenza". A tal fine, osserva l'Eurotower, le contrattazioni salariali dovrebbero consentire un opportuno aggiustamento dei salari alle condizioni di competitività e di disoccupazione. Altrettanto essenziali sono le misure tese a incrementare la flessibilità dei prezzi e la competitività non di prezzo. Tutti i Paesi dell'Unione Europea dovranno disporre di regole di bilancio nazionali e quadri di bilancio a medio termine in linea con il Patto di stabilità. È quanto si legge nella bozza di conclusioni del Consiglio Europeo in cui si specifica che gli effetti di queste regole dovrebbero essere valutati dalla Commissione e dal Consiglio. Per il Consiglio inoltre nell'ambito del rafforzamento della disciplina di bilancio, "gli istituti di statistica dovrebbero essere pienamente indipendenti" e deve essere assicurata la qualità dei dati statistici. Rafforzare la parte sia preventiva che correttiva del Patto di stabilità e crescita con possibili sanzioni o incentivi collegati al risanamento dei conti pubblici: su questa necessità il Consiglio Europeo concorda secondo quanto si legge nella bozza di conclusioni. L'apposita task force istituita a livello Ue dovrà quindi portare avanti i lavori su questo fronte "al fine di disporre di un sistema coerente e progressivo che assicuri condizioni di parità negli Stati membri". Si terrà debitamente conto - si legge nella bozza - della situazione particolare degli Stati membri appartenenti alla zona euro e degli obblighi ai sensi dei Trattati".

 

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INTERCETTAZIONI

"Se tra Berlusconi e il presidente della Repubblica si trova una soluzione si può andare avanti. Speriamo di trovare una soluzione". Lo afferma il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, al termine di un incontro alla Camera con il presidente di Montecitorio Gianfranco Fini sul tema delle intercettazioni. 'Bisogna dare un'accelerazione per travare una via d'uscita e per farlo bisogna parlare con Berlusconi e il Capo dello Stato perché se il presidente della Repubblica non firma siamo fregati". Afferma il leader della Lega conversando con i giornalisti. A chi gli chiede se ci sia già una soluzione il senatur risponde: "su alcuni punti si può lavorare, una soluzione ancora non c'é ma sono fiducioso". La presa di posizione di ieri del leader della Lega Nord Umberto Bossi che si era detto pronto a prendere in considerazione l'ipotesi di modificare il ddl intercettazioni è piaciuta al presidente della Camera Gianfranco Fini. Quando stamattina Bossi si è avvicinato in Aula allo scranno presidenziale, Fini lo ha ringraziato della sua 'apertura' sul fronte del ddl e l'esponente del Carroccio ha chiesto un breve colloquio proprio per fare il punto sul provvedimento. Il colloquio tra i due leader della maggioranza si è svolto nella sala del governo, proprio dietro l'Aula di Montecitorio, ed è durato oltre 20 minuti. Nel ddl intercettazioni ci sono dei punti che andrebbero rivisti per poi essere eventualmente modificati. E' questo, in estrema sintesi, il principio espresso dal presidente della commissione giustizia della Camera nella sua relazione sul ddl intercettazioni. I nodi che, secondo Giulia Bongiorno, andrebbero sciolti sono quelli che riguardano la proroga della durata degli ascolti di tre giorni in tre giorni, l'intercettabilità dei cosiddetti 'reati satelliti', la responsabilità giuridica dell'editore che lascerebbe aperto il problema della possibilità per quest'ultimo di interferire con il lavoro e l'indipendenza del direttore, i quattro anni di condanna previsti come pena massima per il reato delle registrazioni fraudolente. "Nella mia relazione - sottolinea la consulente giuridica di Fini al termine della seduta di commissione - ho evidenziato gli aspetti sui quali mi piacerebbe che si aprisse una riflessione e sui quali, a mio avviso, dovrebbero esserci un approfondimento e delle modifiche". "Io devo esprimere le mie perplessità nelle sedi competenti - prosegue - non so se sono corrette, ma è mio dovere esprimerle". Anche la Lega si è detta favorevole, con il deputato Luca Paolini, all'ipotesi di approfondire il testo licenziato dal Senato e di prevedere un calendario di audizioni per esaminare con la dovuta attenzione i punti più controversi". Dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa, "oltre al dovere c'è anche un diritto all'informazione" e, letto in questa luce, il ddl sulle intercettazioni "è una legge che limita il potere d'indagine, e quindi della magistratura, e anche quello d'informazione". Ad affermarlo è la Radio Vaticana, in una intervista a un docente di Filosofia politica, Antonio Maria Baggio dell'Istituto universitario Sophia di Loppiano (Firenze), che fa capo ai Focolari. Dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa, "oltre al dovere c'è anche un diritto all'informazione", e sono diversi gli "interrogativi" posti dal ddl.

 

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CONDANNATO IN APPELLO

Il prefetto Gianni De Gennaro è stato condannato ad un anno e quattro mesi. Lo hanno deciso i giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Genova nel processo di secondo grado per istigazione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova. Il secondo imputato del processo per istigazione alla falsa testimonianza, l'ex capo della Digos e attualmente vicequestore vicario di Torino Spartaco Mortola è stato condannato ad un anno e due mesi. La richiesta del pg Pio Macchiavello era stata di due anni di reclusione per De Gennaro e di un anno e quattro mesi per Mortola. In primo grado, nel processo con rito abbreviato, entrambi erano stati assolti poiché "non c'erano prove sufficienti di colpevolezza". I legali di De Gennaro annunciano ricorso in Cassazione. ''È una sentenza sorprendente. Faremo ricorso in Cassazione''. È l'unico commento che, al momento, ha fatto l'avvocato Carlo Biondi che, insieme al professor Franco Coppi, ha difeso l'ex capo della Polizia Gianni Di Gennaro. I giudici di appello hanno applicato la sospensione condizionale della pena e la non menzione. Il professor Coppi non ha rilasciato per il momento alcuna dichiarazione. ''Sono sbalordito - ha commentato l'avvocato Pier Giovanni Iunca che difende Spartaco Mortola - la sentenza di primo grado era ben motivata. Voglio vedere la motivazione. Evidentemente i giudici d'appello non l'hanno pensata come quelli di primo grado. Per questo sono perplesso. Comunque faremo ricorso in cassazione''. ''La situazione si complica - ha aggiunto l'avvocato Iunca - perché dopo la condanna di Mortola nel processo Diaz a 3 anni e otto mesi è un fardello in più da portare in Cassazione''. Le reazioni alla condanna in appello non si sono fatte attendere. "De Gennaro era e rimarrà una persona per bene, le sentenze si accettano ma alle volte non si comprendono", dichiara il deputato del Pdl Filippo Ascierto, membro della Commissione Difesa della Camera. "Prima Bolzaneto, poi la Diaz e ora De Gennaro: l'Appello ha ribaltato tutte le sentenze di primo grado. È chiaro che c'é un contrasto pesantissimo fra Tribunale e Corte d'Appello di Genova e che quest'ultima ha deciso di essere l'angelo vendicatore degli ayatollah della procura", dice la vice presidente del gruppo Pdl alla Camera Jole Santelli. "Mi ostino a considerare Stato - aggiunge - un uomo come De Gennaro piuttosto di certi magistrati che utilizzano la loro toga solo per politica e potere". "Sono molto rammaricato - dice il leader Udc Pier Ferdinando Casini -. Sono certo che la Cassazione ristabilirà la verità dei fatti come già acclarata dalla sentenza di primo grado. Per me De Gennaro è, e rimane, un grande servitore dello Stato di cui essere orgogliosi". Di tutt'altro tenore i commenti dell'Idv e delle altre forze di opposizione. "La condanna è una delle tappe giudiziarie che si stanno percorrendo per poter restituire verità e giustizia al Paese intero, che porta e porterà sempre i segni di una ferita politico-istituzionale profonda", afferma l'europarlamentare dell'Idv Luigi e Magistris, che chiede le dimissioni di Gianni De Gennaro dal Dis. "Una ferita - aggiunge - che è stata inferta alla democrazia italiana con la gestione criminale dell'ordine pubblico durante il G8 di Genova nel luglio 2001, quando esponenti anche apicali delle Forze dell'Ordine confusero il loro ruolo con quello dei paramilitari sudamericani. Di fronte a questi elementi giudiziari, compresa la recente sentenza sull'irruzione alla scuola Diaz di Genova, sarebbe opportuno che lo stesso De Gennaro lasciasse il suo incarico di direttore del Dis, a cui è approdato in un modo discutibile e offensivo verso quanto accaduto a Genova nel 2001, quando è stato il referente di una catena di comando deviata e pericolosa che ha portato allo stravolgimento dello Stato di diritto". "La sentenza è un fatto di grande rilievo che contribuisce a dare verità e giustizia su quelle giornate", commenta Paolo Cento, di Sinistra Ecologia Libertà. "D'altra parte - prosegue l'esponente di Sel - durante il G8 di Genova vi è stata una sistematica violazione dello stato di diritto che richiede ora un accertamento delle responsabilità politiche e una nuova riforma democratica delle forze dell'ordine, a cominciare dalla riconoscibilità degli operatori di ordine pubblico".

 

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MANOVRA

"È un bel problema, la manovra non tocca il federalismo ma le Regioni si sentono nude, di avere troppo poco. Bisognerà trovare la via per aiutare le Regioni più virtuose". Così il ministro Umberto Bossi condivide l'allarme delle Regioni sulla manovra economica. Bossi spiega di non aver parlato di questo nell'incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha assicurato che la manovra all'esame del Senato "non può che essere aperta al confronto parlamentare" e il suo impegno sarà volto "a garantire a tale confronto i giusti tempi perché esso sia ampio e costruttivo". Intervenendo alla presentazione della relazione sull'attività della Commissione di garanzia dell'attuazione sulla legge sullo sciopero ospitata quest'anno alla Sala capitolare della Biblioteca Spadolini, Schifani ha osservato che la riduzione strutturale della spesa pubblica "non è rinviabile, né sono più accettabili sprechi e privilegi". "La riduzione strutturale della spesa pubblica non è rinviabile, né sono più accettabili sprechi e privilegi. Ma i sacrifici, pur necessari, non possono intaccare le tutele fondamentali, come quella della salute che rappresentano sul piano della giustizia e dell'equità la difesa dei più deboli ed emarginati": lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani. Le parole del presidente del Senato hanno raccolto le preoccupazioni manifestate nei giorni scorsi dai governatori delle Regioni nei confronti della manovra. "Credo che alla fine si riuscirà a trovare un'intesa, quello che conta è che le regioni, come lo Stato, riflettano su se stesse". Lo ha detto il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, commentando la protesta degli enti locali contro i tagli previsti nella manovra. "Non hanno davvero nessun ente da sciogliere, nessuna agenzia tra le tante prodotte in questi anni? - si è chiesto il ministro a margine della relazione annuale della commissione di garanzia sugli scioperi - nessuna azione di dimagrimento da fare? Sono davvero esenti dalle esigenze che lo Stato avverte e ci hanno portato allo scioglimento di 15 enti in questa manovra? Questa credo sia la riflessione che anche le regioni devono fare". Sacconi ha quindi invitato anche a tenere conto del fatto che "tutta questa discussione avviene al fondo del netto sanitario che è garantito". "La manovra nella sua entità, non nei suoi elementi, è fondamentale, uso un termine eccessivo, per la salvezza dell'Italia in funzione dei mercati". Lo ha detto il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo condividendo in sostanza il giudizio di quanti nel governo pensano che la manovra può anche variare nei suoi elementi ma i saldi devono restare invariati. "È chiaro che molti si aspettano una manovra strutturale - ha detto ancora Montezemolo parlando con i giornalisti a margine di un convegno organizzato dalla Alma Graduate School - si tratta soprattutto di capire esattamente i contenuti di questa manovra, cosa che oggi non è possibile. Onestamente è difficile - ha concluso Montezemolo - fare una valutazione completa perché le novità si susseguono ogni giorno e quindi é una materia in continuo divenire". I sindaci manifesteranno davanti al Senato il 23 giugno prossimo in concomitanza con la seduta della Conferenza Stato-città che deve discutere delle proposte di emendamenti avanzate dall'Anci sulla manovra. Lo ha detto il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, parlando al direttivo dell'associazione convocato questa mattina per discutere i contenuti della manovra. Il presidente dell'Anci ha anche proposto ai sindaci riuniti a Roma per il direttivo di approvare un documento con il quale chiedere al governo di riprendere immediatamente le trattative con i Comuni per modificare la manovra. L'incontro con il governo, secondo Chiamparino, deve avvenire prima che il dibattito entri nella fase cruciale della discussione in aula. Il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, ha annunciato che oggi pomeriggio una delegazione di sindaci salirà al Quirinale per incontrare il presidente Giorgio Napolitano e parlare della manovra e ''delle iniquità verso gli enti locali''. Chiamparino ha anche detto che la posizione dei comuni sulla manovra e' ''unanime''. "Tutti ci auguriamo - ha proseguito Chiamparino in una pausa del direttivo che si sta concludendo - che il governo accolga le nostre richieste e ci convochi al più presto così da potere evitare di manifestare il 23. Abbiamo deciso quella data perché in quel giorno al Senato cominciano le votazioni ed abbiamo coinvolto cittadini e parti sociali. Quel che chiediamo è un riequilibrio radicale dei tagli che al momento pesano per il 90% sull'insieme delle autonomie locali mentre il centro ed in particolar modo i ministeri vengono toccati in minima parte. Questa disparità va assolutamente corretta altrimenti questa manovra è iniqua e quindi inaccettabile". Chiamparino ha ribadito che i comuni non cederanno su una dimensione di tagli "che mette in ginocchio i sindaci senza alcuna considerazione della loro ragione principale che è quella di erogare servizi ai cittadini; in questo modo viene meno - ha concluso - il nostro ruolo di soggetti istituzionali della Repubblica". Con questi tagli, che riguardano in minima parte lo Stato, si ammazzano le regioni". Lo ha detto il governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni, che questa mattina è intervenuto alla trasmissione di Radio24, 'Nove in punto', dedicato interamente alla manovra finanziaria messa a punto dal governo. Formigoni, la cui regione è fra le più colpite, ha ribadito ancora una volta che il 50% dei tagli grava sulle province e se a questi - ha detto - si aggiungono i tagli agli altri enti locali "si vede che lo Stato contribuisce in minima parte". "Un padre di famiglia - ha detto - che ha attorno a se dei figli distribuisce equamente innanzitutto su stesso i sacrifici e poi sui figli. Invece noi siamo di fronte, come ho già detto altre volte, ad un padre sciamannato che carica su un unico figlio una somma insormontabile, poi carica questi sacrifici sugli altri figli e lui se ne va facendo spallucce". Per Formigoni guardando al taglio dell'1,2% che riguarda i ministeri, si capisce "che c'é una ineguaglianza inaccettabile; vuol dire che così si vogliono ammazzare le regioni". “Quello di oggi è un tavolo tecnico perché pone le basi della condivisione dei numeri dai quali partire". Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini a margine di un incontro con la sanità cattolica riferendosi a un tavolo Regioni-Governo convocato per questo pomeriggio sulla manovra economica. "Rispetto a ieri - ha aggiunto - sono molto più ottimista: abbiamo visto che i gruppi parlamentari, il premier e lo stesso ministro Tremonti hanno dato una disponibilità a rivedere, nell'ambito ovviamente dei saldi indicati, l'impegno delle regioni. Le Regioni - ha proseguito Polverini - non hanno posizioni preconcette: devono contribuire anche con la lotta agli sprechi ma vogliono evitare che ci sia una penalizzazione dei servizi che offrono. Sono convinta - ha concluso la governatrice - che il confronto di oggi porterà alla condivisione di un progetto unitario". Polverini ha spiegato infine che non parteciperà al tavolo ma vi andranno i tecnici della Conferenza delle Regioni.

 

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MALTEMPO IN FRANCIA

È salito a 22 morti, soprattutto anziani, il bilancio delle inondazioni che hanno colpito il dipartimento francese del Var, nel sud-est del Paese, dopo le piogge torrenziali che sono scoppiate nei giorni scorsi. È quanto emerge dal più recente bilancio della prefettura locale. Inoltre non hanno avuto pieno successo i lavori d'emergenza per il ripristino dell'energia e, sempre nel Var, 104.000 abitazioni sono finite nuovamente senza corrente elettrica. Sono ancora 20.000 le persone che non hanno ancora accesso al loro telefono fisso. Per garantire gli approvvigionamenti idrici, la prefettura ha sequestrato alcune cisterne e distribuito bottiglie d'acqua. Le operazioni di soccorso sono terminate ma le autorità non escludono di trovare altre vittime.

 

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ISRAELE

Il gabinetto israeliano per la sicurezza ha deciso oggi di allentare la morsa attorno alla striscia di Gaza, approvando una serie di misure per facilitare l'ingresso di "beni a uso civile" e di "materiali per progetti civili". Stando al comunicato governativo emesso al termine della seduta, "cambierà il sistema in vigore per ampliare l'ingresso di prodotti civili nella striscia di Gaza"; inoltre "sarà ampliato in modo controllato l'ingresso di materiali (come cemento e ferro, ndr) per progetti civili che sono sotto supervisione internazionale". Al tempo stesso, però, Israele terrà in vigore le esistenti misure di sicurezza al fine "di prevenire l'afflusso di armi e di materiali bellici" nella Striscia. Questa affermazione sembra indicare che il blocco navale di Gaza dovrebbe continuare. Il gabinetto si riunirà di nuovo nei prossimi giorni per decidere "i passi per tradurre in pratica questa nuova politica". Israele afferma infine di aspettarsi ora "un intervento della comunità internazionale per l'immediata liberazione del soldato Gilad Shalit", prigioniero di Hamas dal giugno del 2006. L'odierna decisione del gabinetto è evidentemente una diretta conseguenza delle critiche e delle forti pressioni internazionali dopo il recente arrembaggio a una nave turca di attivisti filo-palestinesi da parte della marina militare nel corso del quale furono uccisi nove cittadini turchi. Israele ha imposto un rigido embargo su Gaza da quando, nel 2007, la fazione integralista palestinese di Hamas con un colpo di mano ha preso il potere nella Striscia. La decisione di Israele di allentare il blocco è stata salutata dal titolare della Farnesina Franco Frattini come una misura "attesa" che l'Italia ha "grandemente apprezzato": Israele, ha detto Frattini, "Paese ragionevole e democratico", ha capito che "la strategia dell'assedio a Gaza era controproducente". L'Unione europea guarda "con grande interesse" alla decisione di Israele di alleggerire il blocco su Gaza, ma "é una dichiarazione di principio" su cui i 27 attendono di conoscere "ulteriori dettagli su quello che é permesso e quello che non è permesso" far entrare nella striscia "perché dobbiamo essere sicuri che molti più prodotti possano entrare per permettere alla popolazione di riprendere una vita normale". Lo ha detto l'alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton, a margine del consiglio Ue.

 

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LA STRAGE DEI BAMBINI

Un'epidemia che affligge 195 milioni di bambini nel mondo, uccidendone 8 milioni all'anno, di cui un terzo non ha ancora compiuto 5 anni. Ogni 6 secondi un bambino muore per cause legate alla malnutrizione. Il 60% dei bambini malnutriti del mondo in via di sviluppo vive in 10 Paesi. Contro la piaga della malnutrizione infantile, Medici senza frontiere (Msf) firma la campagna 'Starved for Attention: il cibo non basta', che dopo la presentazione nei giorni scorsi a New York sbarca a Milano con una mostra fotografica alla Fondazione Forma (piazza Tito Lucrezio Caro 1). L'esposizione, aperta al pubblico dal 24 giugno al 10 luglio (orario 11-21, giovedì e venerdì 11-23, lunedì chiusura), sarà inaugurata il 23 giugno alle 18, alla presenza dei fotografi dell'Agenzia Seven Franco Pagetti e Jessica Dimmock, e del responsabile di Msf Italia Gianfranco De Maio. La serata rappresenterà il lancio europeo della campagna di Msf e VII Photo. La mostra fotografica, ricorda l'organizzazione in una nota, fa parte di una campagna globale di Msf che sfida l'abituale approccio rispetto al trattamento della malnutrizione, attraverso un documentario suddiviso in 7 parti. Le immagini convenzionali sono sostituite da quelle dei genitori e degli operatori sanitari che si impegnano per rispondere ai bisogni nutrizionali dei bambini. Le morti per malnutrizione si potrebbero evitare, insegna la ong, se venissero soddisfatte le necessità nutritive dei bambini. 'Starved for Attention' sottolinea che ciò è possibile, concentrandosi sulle strategie per combattere la malnutrizione applicate ogni giorno con successo in molti Paesi. "Le nostre equipe mediche che operano in più di 30 Paesi con alti livelli di malnutrizione, dall'Africa sub-sahariana all'Asia del Sud - testimonia Christophe Fournier, presidente internazionale di Msf - hanno sperimentato che, grazie a interventi con cibi equilibrati e di qualità, a milioni di bambini possono essere risparmiate le conseguenze della malnutrizione. Conosciamo bene ciò di cui hanno bisogno i bambini: si tratta di fare in modo che possano davvero riceverlo". Nel 2009 Msf ha trattato 250 mila piccoli malnutriti in 34 Paesi. Al progetto 'Starved for Attention' hanno contribuito numerosi fotogiornalisti dell'Agenzia VII: oltre a Pagetti e Dimmock, anche Marcus Bleasdale, Ron Haviv, Antonin Kratochvil, Stephanie Sinclair e John Stanmeyer. Tutti hanno viaggiato in zone di guerra, villaggi rurali, capitali sovraffollate, rifugi di montagna, per documentare la malnutrizione infantile e i suoi volti: la contraddizione di bambini malnutriti nel lussureggiante Congo, la natura ciclica della malnutrizione in Bangladesh, l'impatto dell'annuale stagione 'di magra' nel Sahel. "Una delle sfide più difficili che ha dovuto affrontare la nostra agenzia fotografica, è stata proprio quella di come documentare la malnutrizione - spiega Haviv - Si può pensare che questa storia sia già stata raccontata attraverso i lavori dei fotografi che hanno coperto il tema della fame nel XX secolo. Tuttavia, per raccontarla oggi crediamo di aver trovato un linguaggio visuale completamente nuovo e potenzialmente di grande impatto". La campagna 'Starved for attention', possibile grazie al supporto finanziario di LG Electronics e alla fornitura dei televisori di ultima generazione per proiettare i documentari nelle mostre fotografiche, punta a costruire nell'opinione pubblica una consapevolezza che potrà tradursi nella revisione dei programmi di assistenza nutrizionale per i bambini - è l'auspicio di Msf - e nella mobilitazione delle risorse necessarie per estendere su vasta scala corretti approcci di prevenzione e di terapia della malnutrizione. Gli utenti del sito multilingue www.starvedforattention.org possono firmare la petizione globale 'Vincere la malnutrizione: il tempo di agire è ora'. Sul sito sono visibili i mini-documentari che compongono la mostra, pubblicati ogni settimana, per 7 settimane.

 

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IMMIGRATI

Sempre più simili agli italiani. Vivono nel nostro Paese da 7 anni, hanno titoli di studio e una retribuzione di 800 euro al mese. Questo il ritratto degli immigrati che lavorano in Italia, emerso dall'indagine svolta su un campione di circa 16 mila stranieri da Ismu, Censis e Iprs per il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I dati sono stati resi noti oggi a Roma durante il convegno di presentazione del rapporto. Secondo lo studio, la società italiana è sempre più multietnica. Gli immigrati, infatti, sono poco meno di 5 milioni e negli ultimi 4 anni sono aumentati di quasi 1,6 milioni: un incremento che fa segnare un +47,2%. Questo implica una crescita dei residenti pari al +56,5% . Gli irregolari sono invece 560 mila: l'11,3% degli stranieri presenti sul nostro territorio. A livello di studi e professionale italiani e stranieri non sono poi così distanti: il 40,6% degli immigrati, ad esempio, è diplomato o laureato, rispetto al 44,9% degli italiani. A livello lavorativo un terzo degli immigrati, il 32%, ha lavorato in nero; mentre oggi vive la fabbrica. Altri, il 21%, si sono trasformati in colf o badanti e il 16% presta servizio in alberghi o ristoranti. Il 77% dei maggiorenni svolge un'attività lavorativa regolare. Più di due terzi sono impiegati nel settore terziario; mentre nei servizi e nel commercio sono rispettivamente il 40,7% e il 22,5%. Tra le figure meno diffuse quelle più qualificate: le professioni intellettuali sono solo il 2,4%, gli operai specializzati che superano di poco il tetto dei due punti percentuali, i medici e paramedici l'1,7%. Quasi assenti i titolari di impresa sono quasi e i tecnici specializzati, con lo 0,5% e lo 0,2%. Tra i lavoratori sono in maggioranza gli occupati a tempo indeterminato (il 49,2% del totale), il 24,8% ha un impiego a tempo determinato, il 9,7% svolge un lavoro autonomo o ha un'attività imprenditoriale. La metà degli immigrati che lavorano in Italia dichiara di percepire una retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro; il 28% ha un salario inferiore, compreso tra 500 e 800 euro; il 3% guadagna meno di 500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da 1.200 a 1.500 euro, e appena l'1,2% guadagna più di 2.000 euro. I risultati dell'indagine sfatano il mito secondo il quale gli immigrati sono coinvolti in forti processi di mobilità sociale: l'Italia non è l'America per loro. Prevalgono infatti i percorsi di mobilità orizzontale: il 66,6% dei cambiamenti di lavoro non determina una modifica sostanziale della loro posizione sociale. Solo nel 21,5% dei casi si verificano percorsi di mobilità ascendente che permettono la scalata sociale; nell'11,9% il cambiamento porta addirittura a un peggioramento della propria condizione lavorativa. I fenomeni di dequalificazione professionale e mobilità discendente risaltano ancora di più se si considera che il 59,8% degli stranieri che lavorano in Italia aveva già una occupazione nel Paese di origine. Le carriere lavorative degli immigrati sono composte da una sola esperienza di lavoro (nel 33% dei casi) o al massimo due (40,4%), il 19,2% dichiara di aver cambiato tre impieghi e soltanto il 7,4% quattro o più occupazioni. Generalmente le loro esperienze di lavoro si concludono a seguito del presentarsi di un'offerta più vantaggiosa (39,9%), per il mancato rinnovo di un contratto a tempo determinato (17%), a causa di un licenziamento (16%) o a seguito della chiusura dell'azienda presso la quale sono impiegati (4,6%).

 

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L’ESTATE NON ARRIVA

"Dal 18 al 21 giugno circa, la nostra penisola sarà gradualmente interessata dal sopraggiungere di un impulso proveniente dalle fredde latitudini settentrionali. Tale evento determinerà oltre ad un calo sensibile delle temperature, dell'ordine di 6-7 gradi rispetto ai valori odierni, prima al Nord poi al Centro e successivamente al Sud, anche intense precipitazioni che potranno assumere carattere temporalesco di forte intensità e saranno accompagnate da venti occasionalmente violenti, che renderanno i mari molto agitati specie il Tirreno". Lo spiega il meteorologo Paolo Ernani. "Non si esclude inoltre qualche nevicata sulle zone alpine occidentali a quote intorno ai 2400 metri - aggiunge - I fenomeni descritti, che dovrebbero toccare la maggiore intensità il 19, 20 e gran parte del 21 giugno si sposteranno poi sull'Egeo, mantenendo tuttavia una moderata instabilità pomeridiana con qualche locale rovescio lungo le regioni adriatiche - conclude Ernani - e apportando nel contempo più sereno su quelle tirreniche. Per ultimo il ricambio dell'aria spazzerà via anche l'afa".

 

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CARO OMBRELLONE

Una giornata al mare per una famiglia di quattro persone sulle spiagge italiane costa in media 95 euro, il 2,3% in più dello scorso anno. A rilevare i prezzi sui litorali italiani è l'associazione dei consumatori Adoc sulla base di un'indagine. Dalla ricerca emerge poi che la Sardegna, la Toscana e la Liguria risultano essere le Regioni più care. In particolare, in Sardegna si spende il 24,3% in più della media nazionale, in Toscana il 23,1% in più mentre in Liguria il 16,9% in più. Tra le Regioni più abbordabili si trovano la Sicilia, dove si può spendere il 27,8% in meno della media e la Puglia, dove si può risparmiare il 23,6% rispetto alla media nazionale e i cui costi sono praticamente dimezzati rispetto alla Sardegna. ''Trascorrere una giornata al mare sta diventando sempre più un salasso per le famiglie italiane - dichiara Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - rispetto allo scorso anno il costo complessivo è aumentato del 2,3%, la spesa media che una famiglia di quattro persone spende per rilassarsi in riva al mare ha superato quota 95 euro. Sono rincarate quasi tutte le voci, dall'ombrellone (+4,2%) al lettino (+2,6%) passando per sdraio (+1,6%) e ingresso (+2,6%). Anche le voci extra come i gelati, panini e caffé sono in rincaro, con i primi che segnano un aumento del 3,9%. Stabili solo i costi di parcheggio. Continuando di questo passo gli italiani il mare potranno vederlo solo in cartolina''. Rimane viva la discussione sull'accesso alla spiaggia, che dovrebbe essere obbligatoriamente libero secondo l'art. 1 comma 251 dell'ultima finanziaria, ma che, nella maggior parte dei casi rilevati dall'Adoc, non viene garantito ai cittadini. ''C'è ancora molta confusione sull'accesso alla spiaggia che, come previsto dalla Finanziaria del 2007, dovrebbe essere libero - spiega Pileri - tuttavia registriamo ancora una certa resistenza ad applicare la legge". In Liguria è vivo il problema della percentuale di spiagge libere a disposizione dei cittadini. Solo 12, tra i 63 Comuni costieri liguri, possono vantare percentuali di spiagge libere e attrezzate superiori al 40%. Nel Lazio, sull'arenile di Ostia, solo il 20% delle spiagge prevede l'accesso libero.''

 

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IL PIL EUROPEO

Resta stabile il Pil di Eurolandia nel primo trimestre 2010: secondo Eurostat la crescita è stata dello 0,2%, come negli ultimi tre mesi dello scorso anno. Stesso risultato per la Ue-27. L'Italia ha fatto registrare un balzo dello 0,5% dopo il -0,1% dell'ultimo trimestre 2009. Meglio di Francia (+0,1%), Germania (+0,2%) e Regno Unito (+0,3%). Torna il segno più anche davanti al Pil della Spagna (+0,1%). La Grecia resta in recessione (-0,8%). A trainare la timida crescita della zona euro nei primi tre mesi dell'anno, secondo i dati di Eurostat, sono state soprattutto le esportazioni (+2,5%) e le importazioni (+4%). La spesa per i consumi delle famiglie è invece diminuita dello 0,1%. In calo anche quella per investimenti (-1,1%). Su base annua, nel primo trimestre 2010 il Pil dell'Eurozona torna positivo dopo mesi e mesi di segno meno, aumentando dello 0,6% rispetto al -2,3% degli ultimi tre mesi del 2009. il secondo e terzo trimestre 2009 avevano fatto segnare un vero e proprio crollo del Pil (-4,3% e -5,1%). Il dato sulla crescita del Pil ''conferma la vitalità delle imprese italiane e la loro capacità di cogliere la ripresa della domanda globale'' ma il dato dello 0,5% era scontato e ora Confindustria si attende un rialzo tra l'1% e l'1,2% entro fine anno. Lo ha detto la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia a margine della missione economica in Cina. ''Ci attendiamo che questo dato di oggi possa portare un dato più alto del previsto a fine anno, a testimonianza che le imprese ci sono'', ha aggiunto la Marcegaglia, precisando appunto il dato del Centro studi di Confindustria che ipotizza ''anche una crescita superiore, e cioè dall'1 all'1,2%''. Tutto questo, ha continuato Marcegaglia, ''sempre che la situazione sui mercati non peggiori, il che porterebbe un po' di sfiducia''. Secondo la presidente di Confindustria c'è comunque da rilevare che ''l'indebolimento dell'euro favorisce le esportazioni. L'accelerazione della componente export sul Pil è però avvenuta negli ultimi mesi, perché nei primi mesi era sotto l'andamento della domanda globale: ora invece siamo in linea''. ''L'incremento del Pil, oltre ad essere significativo soprattutto nella comparazione con altri Paesi europei, indica la capacità delle nostre imprese di cogliere le opportunità del commercio globale attraverso le esportazioni di beni e servizi''. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, commentando, a margine della missione di sistema in Cina, i dati sulla crescita del Pil. ''Proprio da questo osservatorio, dalla Cina in cui crescono i consumi interni e nella quale le imprese italiane manifestano una rapida capacità di adattamento, trova conferma la crescita del Pil legata alle esportazioni'', ha concluso Sacconi

 

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CROLLO DELLA BORSA

L'euro scende sotto la soglia 1,21 contro il dollaro e tocca il livello più basso da aprile 2006. In calo tutte le principali piazze europee su cui pesano i titoli bancari e i dati sull'occupazione Usa cresciuta meno del previsto: Milano perde il 3,4%, male anche Madrid e Parigi. Si confermano deboli le principali borse europee, penalizzate dall'andamento di Wall Street dopo i dati macroeconomici Usa sulle retribuzioni, dall'allarme sull'economia ungherese lanciato da un portavoce del governo di Budapest e dalle indiscrezioni sulla possibile recrudescenza delle perdite di Societè Generale legate ai derivati, che il gruppo francese sta smentendo, secondo indiscrezioni dell'agenzia Bloomberg, direttamente con gli analisti. Sotto pressione il comparto bancario (-3,78% l'indice di settore), insieme ad auto (-2,49%), costruzioni (-2,45%) ed assicurativi (-2,63%). Caute energia (-0,53%) e telecomunicazioni (-0,58%). Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. Londra -1,58%; Parigi -2,61%; Francoforte -1,61%; Madrid -3,57%; Milano -3,21%; Amsterdam -1,70%; Stoccolma -1,64%; Zurigo -1,44%; Atene -5,59%; Budapest -9,04%.  Wall Street prosegue negativa. Il Dow Jones, intorno alle ore 16.15, cede l'1,70% a 10.081,06 punti, il Nasdaq arretra dell'1,37% a 2.271,52 punti mentre lo S&P 500 perde l'1,60% a 1.085,20 punti.

 

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SCIOPERO MAGISTRATI

''Lo sciopero dei magistrati è uno sciopero politico, il governo chiede ai magistrati un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese, però mi batterò e mi impegnerò a fianco dei giovani magistrati perché su questo aspetto si chiede un costo individuale troppo alto''. Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a Lussemburgo per il consiglio giustizia. ''Ai giovani magistrati si chiede un costo individuale troppo alto a fronte di un gettito complessivo abbastanza basso per il Paese, quindi mi impegnerò per risolvere nel percorso di conversione questo aspetto del problema'': lo ha detto il ministro della Giustizia. Per Alfano, ''il governo chiede ai magistrati un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese''. Però, ha aggiunto, ''c'è un aspetto su cui mi batterò e mi impegnerò a fianco dei giovani magistrati''. Perché, ha spiegato, quello delle giovani toghe ''è un ambito di un problema più ampio'' e a loro ''si chiede un costo individuale troppo alto a fronte di un gettito complessivo abbastanza basso per il Paese. Quindi mi impegnerò per risolvere nel percorso di conversione questo aspetto del problema''.  Sul segreto di Stato nelle intercettazioni, e se farne oggetto di una legge 'ad hoc' oppure inserirlo nel Ddl, si deciderà assieme al Copasir: è quanto ha detto oggi il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a Lussemburgo per il consiglio giustizia. ''Non vogliamo perdere il filo con il Copasir'', ha detto Alfano, e ''il sottosegretario Letta, in queste ore, è in collegamento permanente con il comitato per la sicurezza della Repubblica e insieme si valuterà che se, stante la bontà dell'iniziativa, la sede idonea è un'altra, si farà. Viceversa, si andrà avanti su questa strada''. Il ministro ha spiegato che ''Letta è in contatto in queste ore con D'Alema e credo che questo lavoro produrrà un risultato condiviso''.

 

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UE SU PENSIONI DONNE

Ultimatum della Commissione Ue all'Italia: se non equiparerà immediatamente l'età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico sarà nuovamente deferita alla Corte di giustizia europea. L’avvertimento è contenuto in una nuova lettera che Bruxelles ha inviato alle autorità italiane, chiedendo loro di adeguarsi al più presto alla sentenza della Corte europea di giustizia che già nel 2008 intimava all'Italia di innalzare l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche, portandola a 65 anni, lo stesso livello previsto per i colleghi maschi. Nella missiva si chiedono spiegazioni sui ritardi e si sottolinea come la questione sia rimasta irrisolta dopo i tanti richiami succedutisi negli anni; e nonostante nel giugno 2009 Bruxelles abbia aperto una nuova procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese proprio per la mancata attuazione della sentenza della Corte. Nella nota diffusa dalla Commissione Ue si conferma come sia stata inviata all'Italia un nuova richiesta di attuare la sentenza della Corte di giustizia europea del 2008, nella quale si imputa all'Italia di "violare il principio dell'eguaglianza delle retribuzione" tra uomini e donne nel pubblico impiego. "L'Italia, si spiega nel comunicato di Bruxelles, ha introdotto nuove regole per applicare la sentenza della corte Ue, ma la Commissione europea sostiene che tali misure, che equiparano gradualmente l'età pensionabile nell'arco di 8 anni, non risolvono la situazione di trattamento discriminatorio". Per Bruxelles si tratta quindi, di "misure transitorie inadeguate". ''Non mi sento spaventata dal fatto che le donne possano andare in pensione anche un po' più avanti nel tempo''. Così il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia commenta da Pechino la richiesta della Commissione Europea di ridurre i tempi di innalzamento dell'età pensionabile per le donne del pubblico impiego. ''Per noi il problema del finanziamento delle pensioni e' un tema vero. In un Paese che ha un'età media di vita tra le più alte, soprattutto tra noi donne, questo è quindi un tema che va affrontato''. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi incontrerà lunedì a Lussemburgo la commissaria Viviane Reding per trattare sulla richiesta europea di ridurre la gradualità nel pensionamento delle donne del pubblico impiego. Lo ha annunciato lo stesso ministro in occasione della missione di sistema in Cina: "Cercherò di agire al meglio per una soluzione che sia definitiva" ha detto Sacconi. ''Ho chiesto di incontrare la commissaria lunedì quando sarò in Lussemburgo'' ha detto Sacconi precisando che quella sarà anche l'occasione per la richiesta italiana di rendere più flessibile il fondo sociale europeo. L'obiettivo del ministro è quello di capire ''quanto sia cogente la richiesta europea e quanto minacci di tradursi in infrazione''. Per Sacconi infatti la gradualità attuata per il pensionamento delle dipendenti pubbliche era stata già trattata con convinzione da parte del governo italiano. ''È pur vero che l'anticipo del pensionamento delle lavoratrici pubbliche non pone i problemi di disoccupazione che ci sono nel privato e quindi di assicurazione del reddito'' per le donne che dovessero perdere il lavoro e dover attendere per andare in pensione. Attualmente è prevista un innalzamento graduale del pensionamento delle donne del pubblico impiego che porterà ad un innalzamento a 65 anni solo nel 2018.

 

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IL PAPA SUI MUSSULMANI

Il Papa ha esortato tutti i cristiani ad avere "una comune capacità" di dialogo con i musulmani che - ha riaffermato con forza - "sono nostri fratelli nonostante le diversità". Di ciò Benedetto XVI ha parlato durante la conferenza stampa in aereo, nel viaggio verso Cipro. L'ombra dell'omicidio di mons. Luigi Padovese non ha nulla a che fare, ''non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi'' e '' non deve oscurare in alcun modo il dialogo con l'Islam'': è quanto ha affermato Papa Benedetto XVI, nella conferenza stampa in aereo, durante il viaggio a Cipro. ''Di sicuro - ha spiegato - non si tratta di un assassinio politico, religioso''. Dopo il blitz di Israele contro i pacifisti diretti a Gaza, Papa Benedetto XVI invita tutti ''alla pazienza'' e ''al coraggio di ricominciare''.

 

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ECOMAFIA

Il giro d'affari dell'ecomafia è pari a 20,5 miliardi di euro, una cifra che lievita al ritmo di 78 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Un 'fatturato' in nero generato dall'impennata delle infrazioni nel settore dei rifiuti (da 3.911 a 5.217) e - anche se calano di poco i reati nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463) - dal business del cemento 'depotenziato'. Salgono i reati contro la fauna (più 58%) e quelli contro l'ambiente marino. La regione al top dell'illegalità ambientale rimane la Campania con 4874 infrazioni, pari al 17% del totale, mentre al secondo posto si piazza il Lazio soprattutto con l'area del sud Pontino a causa delle infiltrazioni di clan (Latina è la terza provincia per il ciclo del cemento). Questo lo stato dell'arte dell'illegalità ambientale nel nostro Paese così come lo racconta il Rapporto Ecomafia 2010 di Legambiente presentato oggi a Roma. L'ecomafia si conferma allora "una holding solida e potente", che a detta di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, "minaccia gravemente il futuro del Paese sottraendo risorse preziose all'economia legale". Secondo il dossier - elaborato sulla base dei dati raccolti dall'attività di tutte le Forze dell'ordine e di Polizia giudiziaria (dal Comando tutela ambiente e tutela patrimonio culturale dei Carabinieri al Corpo forestale dello Stato alla Polizia di Stato e la Direzione investigativa Antimafia) - aumentano gli arresti (più 43%), gli illeciti accertati (28.576), il numero delle denunce (33,4%, da 21.336 persone a 28.472) e i sequestri (11%, da 9.676 a 10.737). Il racket degli animali - in base alle stime della Lav - si conferma di 3 miliardi di euro, mentre l'agricoltura vale affari per circa 50 miliardi di euro l'anno (150 reati al giorno).

 

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ARRESTI IN SICILIA

L'ex presidente regionale dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, ed ex presidente provinciale di Confindustria a Caltanissetta, Pietro Di Vincenzo, 57 anni, è stato arrestato per riciclaggio dalla Gico della Guardia di finanza insieme a un altro imprenditore, Giuseppe Sirugo, 70 anni, di Avola (Siracusa). Nell'inchiesta, della Dda di Caltanissetta, sono indagate complessivamente altre 10 persone. Oltre a riciclaggio, i reati contestati sono di estorsione, attribuzione fittizia di beni e ricettazione. Nell'ambito della stessa operazione sono stati sequestrati beni per un valore di un milione di euro intestati a due aziende, la Nova Costruzione e la Nissambiente, alle quali Di Vincenzo avrebbe ceduto fittiziamente la propria attività. Di Vincenzo era stato già arrestato nel 2002 per associazione mafiosa e assolto in appello. Nei confronti dell'imprenditore la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta aveva tuttavia disposto la confisca di beni per un valore stimato in 260 milioni di euro. L'indagine sfociata oggi nel nuovo arresto, coordinata dal procuratore Sergio Lari, riguarda la gestione delle aziende un tempo appartenute a Di Vincenzo, e dove secondo l'accusa venivano violate le regole contrattuali. In particolare i dipendenti avrebbero ricevuto un trattamento economico effettivo di gran lunga inferiore a quello che ufficialmente risultava in busta paga; chi protestava rischiava il licenziamento. In tal modo l'imprenditore avrebbe accumulato ingenti risorse finanziarie in nero, che venivano poi reimpiegate.

 

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NUOVO MINISTRO

Naoto Kan è stato eletto primo ministro del Giappone dal parlamento. Naoto Kan era stato eletto in mattinata (la notte in Italia) presidente del Partito democratico, partito di maggioranza relativa, andato al potere l'anno scorso dopo 54 anni di dominio quasi ininterrotto del Partito liberaldemocratico. Kan succede come primo ministro a Yukio Hatoyama, dimissionario dopo nove mesi per non aver mantenuto la promessa elettorale di far chiudere la base Usa di Okinawa. Kan, 63 anni, era vicepremier e ministro delle Finanze del governo Hatoyama. Politico popolare in Giappone, sostiene la necessità del rigore di bilancio e di una riforma del sistema fiscale, con l'aumento della tassa sui consumi. Attivista per i diritti civili negli anni Settanta, è stato tra i fondatori del Partito democratico nel '98. Kan ha ottenuto 313 voti alla Camera Bassa, la più potente delle due che compongono il parlamento giapponese composta da 480 seggi. A Sadakazu Tanigaki, presidente dei Liberaldemocratici, il principale partito di opposizione, sono andati 116 voti. Una votazione simile è ora in corso anche alla Camera Alta. Il nuovo premier giapponese ha sempre avuto un rapporto speciale con Romano Prodi, del quale ha apprezzato lo sforzo per unire forze politiche diverse. Il neo primo ministro giapponese, Naoto Kan, presenterà la squadra del suo esecutivo martedì prossimo invece che oggi stesso, come inizialmente previsto. È stato il nuovo premier a renderlo noto attraverso alcuni funzionari di vertice dei Democratici, ufficializzando una posizione anticipata da Yoshito Sengoku, ex super ministro della Strategia nazionale e già a capo del dicastero della Riforma dell'amministrazione pubblica nel governo di Yukio Hatoyama, che ora Kan intende designare come portavoce dell'esecutivo. La ragione del rinvio è da collegare alla volontà di avere più tempo per l'assegnazione dei ministeri chiave. Nel frattempo, Kan ha confermato l'alleanza con il People's New Party, il piccolo partito guidato da Shizuka Kamei, ministro della Riforma postale in uscita.

 

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STRAGE IN BANGLADESH

Un gigantesco incendio causato probabilmente da un corto circuito è divampato nel centro storico di Dacca, la capitale del Bangladesh causando almeno 108 morti e centinaia di feriti. Le fiamme, che hanno avviluppato almeno sette edifici, hanno trasformato in tragedia una festa nuziale che si svolgeva su un terrazza e fra le vittime ci sono anche donne e bambini. Ad essere colpito è stato uno dei quartieri più densamente popolati del centro storico di Dacca e, secondo prime informazioni, l'incendio è stato provocato dall'esplosione di un trasformatore elettrico alle 22:30 locali (le 18:30 in Italia). Le fiamme si sono propagate in pochissimo tempo in una serie di edifici a più piani del quartiere di Kayettuli, intrappolando centinaia di persone. Il rogo si era già molto esteso prima che i vigili del fuoco riuscissero a intervenire, ha riferito il capo dei pompieri, Abu Nayeem, segnalando che ''sul tetto di un edificio si stava svolgendo un matrimonio'' ed è forse per questo motivo, ha aggiunto, che il numero delle vittime è così elevato. Al piano terra dei palazzi andati a fuoco c'erano negozi di prodotti chimici, un fattore che sicuramente ha contribuito ad alimentare le fiamme in maniera abnorme, per giunta in abitazioni di antica costruzione che hanno ritardato l'intervento dei soccorritori: ''Ci siamo battuti per entrare attraverso rampe di scale molto strette'', ha raccontato il capo dei pompieri. In Bangladesh, uno dei paesi più densamente popolati del mondo e con un elevato tasso di povertà, gli incendi innescati da cortocircuiti e altre carenze dei sistemi elettrici sono frequenti dato che le normative edilizie sono rispettate solo di rado.

 

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IRAN CONTRO ISRAELE

''Ogni mossa aggressiva da parte di Israele significherebbe la morte del regime sionista''. Lo ha affermato oggi il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Ahmadinejad ha sottolineato che, secondo la visione dello stesso Khomeini, ''il regime sionista è il più importante strumento del dominio mondiale e la sua caduta significa la caduta della colonna portante dell'arroganza globale. Le elezioni presidenziali dello scorso anno in Iran hanno stabilito "il record della democrazia nel mondo" e hanno confermato la Repubblica islamica come "il sistema più democratico" esistente, ha aggiunto ancora Ahmadinejad parlando davanti a una grande folla al mausoleo dell'ayatollah Ruhollah Khomeini nel 21/o anniversario della morte della guida della rivoluzione islamica. Riferendosi alle proteste degli ex candidati Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, che non hanno considerato valide le elezioni, denunciando massicci brogli, Ahmadinejad ha aggiunto che essi "si considerano superiori" al popolo. Mehdi Karrubi, uno dei leader dell'opposizione in Iran, si è visto impedire oggi l'accesso al mausoleo dell'ayatollah Ruhollah Khomeini, dove è in corso un grande raduno nel 21/o anniversario della morte del fondatore della Repubblica islamica con discorsi della Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, e del presidente, Mahmud Ahmadinejad. Lo scrive l'agenzia filogovernativa Fars. Secondo l'agenzia, i sostenitori del governo hanno gridato slogan ostili contro Karrubi, che ha dovuto allontanarsi sotto la protezione delle sue guardie del corpo. In una dichiarazione diffusa oggi dal suo sito, Sahamnews, Karrubi è tornato a denunciare brogli massicci nelle elezioni presidenziali dello scorso anno, accusando i dirigenti del Paese di avere ''indebolito l'aspetto repubblicano del sistema in nome dell'Islam'' e affermando di essere ora ''preoccupato per il suo aspetto islamico''. Hassan Khomeini, nipote di Ruhollah Khomeini, che nei mesi passati ha manifestato simpatie per l'opposizione, è stato fischiato e interrotto oggi dalla folla mentre parlava al mausoleo del fondatore della Repubblica islamica. Dopo aver chiesto più volte di poter parlare, Hassan Khomeini è stato costretto a mettere fine al suo discorso.

 

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MAREA NERA

Il tappo di contenimento della Bp sta raccogliendo mille barili di greggio al giorno. Lo ha annunciato la Guardia Costiera. L'ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen, che coordina le operazioni di contenimento della marea nera, ha dato le prime stime dell'efficacia del tappo. Mille barili al giorno sono una piccola porzione dei 19 mila barili al giorno del geyser di greggio sottomarino, ma la quantità di petrolio raccolto potrebbe aumentare via via che Bp chiude le valvole rimaste aperte sul tappo nel corso della giornata. ''Più tardi nella giornata avremo una approssimazione di quanto petrolio stanno catturando'', ha detto Allen. Nelle operazioni per il quarto tentativo di chiudere la perdita di petrolio nel Golfo del Messico, la Bp ha posizionato questa notte un tappo su un braccio flessibile del pozzo danneggiato dal quale fuoriesce greggio. Secondo la società petrolifera, ci vorranno ora tra le 12 e le 24 ore per capire se la misura adottata funzioni. L'ultima manovra di contenimento della perdita all'origine della marea nera ''dovrebbe funzionare'': lo ha detto il Chief Operating Officer di Bp Doug Suttles alle tv americane. Il presidente americano Barack Obama ha cancellato i suoi viaggi previsti dal 13 al 19 giugno prossimi in Australia ed Indonesia. Lo ha reso noto oggi la Casa Bianca, spiegando che la decisione è stata presa a causa di impegni importanti del presidente, primo dei quali l'emergenza ambientale nel Golfo del Messico. Il presidente Barack Obama ha detto ieri sera, in una intervista alla Cnn, che un potente uragano nell'area inquinata dalla marea nera potrebbe essere ''paradossalmente meno pericoloso'' di una meno possente tempesta tropicale. La stagione degli uragani è appena iniziata e vi sono timori di danni aggiuntivi prodotti dalla presenza del petrolio nel Golfo del Messico. ''Gli esperti mi dicono che con ogni probabilità un potente uragano potrebbe essere paradossalmente meno pericoloso, riguardo alla marea, perché potrebbe disperdere ogni cosa, frantumare la chiazza inquinante e disperdere la marea'', ha detto Obama. Invece una tempesta tropicale meno potente potrebbe ''non disperdere il petrolio e riversare quindi a riva la sostanza oleosa e colpire il fragile ambiente naturale della costa della Louisiana'', ha detto Obama nella sua intervista a Larry King per il 25/mo anniversario del suo programma. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si recherà nel Golfo del Messico. Lo annuncia la Casa Bianca. Obama si era recato per la prima volta in Lousiana il 2 maggio, a Venice, la principale città del Delta del Mississippi. Il presidente è tornato in zona la scorsa settimana, fermandosi per alcune ore a Port Fourchon, sempre in Lousiana, ad ovest del Delta. Il gruppo petrolifero Bp ha annunciato che finanzierà interamente con 360 milioni di dollari la costruzione di sei isole artificiali destinate a proteggere le coste della Louisiana dalla marea nera scaturita dal crollo della sua piattaforma nel golfo del Messico. Lo rende noto un comunicato dell'azienda petrolifera che ricorda la decisione del governo americano di costruire tali isole-barriera. Tony Hayward, direttore generale della Bp, afferma che il gruppo "si è impegnato a sviluppare le misure più adatte a proteggere le coste della Lousiana e a ridurre l'impatto della marea nera nel Golfo del Messico... Le autorità hanno stabilito che le isole-barriera sono una risposta efficace alla marea e noi vogliamo lavorare con loro a questo progetto". Nel comunicato Bp precisa che non gestirà in prima persona la costruzione delle isole artificiali né assegnerà direttamente appalti specifici, né, è detto ancora, si assumerà responsabilità per le conseguenze impreviste che dovessero verificarsi. Bp, ricorda infine il comunicato, ha già destinato 170 milioni di dollari per aiutare gli Stati della Louisiana, Alabama, Mississippi, e Florida nella lotta alla marea nera e per finanziare l'industria turistica, e ha stanziato circa 42 milioni di dollari per risarcire persone e aziende. Impreparati ad un'evenienza come la marea nera in alto mare: è quanto ha ammesso in un'intervista al Financial Times il direttore generale della Bp, Tony Hayward, il gruppo petrolifero cui apparteneva la piattaforma esplosa in mare oltre un mese fa nel Golfo del Messico. "E' incontestabile che noi non avessimo gli strumenti che sarebbe stato necessario avere nella cassetta degli attrezzi" ha spiegato Hayward, ammettendo che la Bp è stata colta di sorpresa da un incidente del genere che, a suo dire, aveva "una probabilità su un milione di verificarsi". Ritenendo che Bp "sia riuscita molto bene" ad impedire che la marea nera imbrattasse troppo le coste, Hayward ha riconosciuto che le "critiche alla mancanza di preparazione per evitare una simile fuga di petrolio in acque profonde, erano pienamente fondate". Il responsabile ha citato il disastro della Exxon Valdes nel 1989 in Alaska, che aveva avuto le caratteristiche di un inquinamento di superficie, e che è stato affrontato in modo appropriato. "Il problema è ricreare la stessa capacità di reazione anche in acque profonde" ha concluso Hayward. Il presidente Barack Obama e' ''furioso'' per la marea nera nel Golfo del Messico. Lo ha detto lo stesso presidente all'intervistatore Larry King della Cnn. ''Sono furioso per l'intera situazione'' ha detto Obama perche' ''qualcuno non ha pensato alle conseguenze delle loro azioni''. Obama, che domani andrà in Louisiana, ha detto che la risposta di Bp è stata inadeguata.

 

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MANOVRA

È composto da 54 articoli e tre allegati, per un totale di 150 pagine, il testo finale del decreto legge messo a punto dal governo. Il provvedimento è contenuto in 150 pagine, suddivise in tre diversi "titoli": il primo relativo alla stabilizzazione finanziaria (art. da 1 a 17), il secondo sul contrasto all'evasione fiscale e contributiva (art.17-39), il terzo su sviluppo e infrastrutture (art.40-54). Arriva il "contratto alla tedesca" per i lavoratori italiani: il fisco e la previdenza faranno lo sconto ai "premi" dati ai dipendenti che hanno contributo a far guadagnare la propria impresa o a renderla più competitiva. La novità scatterà dal 2011 e si applicherà su importi fino a 6.000 euro per redditi non superiori a 40.000 euro. Lo prevede - secondo il testo in possesso dell'ANSA - un articolo contenuto nel testo finale della manovra che, pur non indicando la percentuale di tassazione, introduce il concetto di premialità fiscale per la parte di salario collegato agli utili aziendali. Nel 2011 - è stabilito nella norma - sono soggette a un'imposta sostitutiva dell'Irpef "le somme erogate ai lavoratori dipendenti del settore privato, in attuazione di quanto previsto da accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali e correlate a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, collegati ai risultati riferiti all'andamento economico o agli utili dell'impresa o ad ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale". La "determinazione del sostegno fiscale e contributivo" sarà definito dal governo, sentite le parti sociali. Per il triennio 2011-2013 il trattamento economico complessivo dei dipendenti pubblici non potrà superare l'importo del 2010. Il "congelamento" dei trattamenti vale anche per "il trattamento accessorio previsto dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche". Lo prevede uno degli articoli portanti del testo definitivo della manovra finanziaria varata dal governo. Lo stesso articolo "in considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale" prevede nello stesso periodo un taglio del 5% per i redditi superiori ai 90.000 euro annui, e del 10% sopra i 150.000 euro. La scure sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici non consentirà ai rinnovi contrattuali stabiliti nel 2008-2009 di superare la soglia del 3,2%. Lo prevede una delle norme contenute nella manovra che stabilisce espressamente che "la disposizione si applica anche ai contratti ed accordi stipulati prima dell'entrata in vigore del presente decreto" e che "i trattamenti retributivi saranno conseguentemente adeguati" dal mese successivo a quello di entrata in vigore del decreto. Dal "taglio" sono salve le Forze di Polizia e i Vigili del Fuoco. Arrivano i rincari sulle autostrade, ma solo per quelle collegate con raccordi autostradali gestiti dall'Anas. La maggiorazione sarà di 1-2 euro, a seconda delle classi di pedaggio, e scatterà da luglio, cioè', come scritto in burocratese, ''a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto''. L'aumento, che non potrà superare del 25% l'attuale pedaggio, durerà fino a quando non saranno stabiliti i criteri per l'introduzione dei pedaggi sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta Anas. Servirà a investimenti e manutenzione straordinaria. Non solo raccordi autostradali, ma anche autostrade in gestione diretta dell'Anas, come ad esempio la Salerno-Reggio Calabria, saranno sottoposti all'applicazione del pedaggio. È quanto si evince dal testo finale della Manovra economica, secondo la quale ''entro quarantacinque giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti criteri e modalità per l'applicazione del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di Anas spa, in relazione ai costi di investimento e di manutenzione straordinaria oltre che quelli relativi alla gestione, nonché l'elenco delle tratte da sottoporre a pedaggio''. ''Le pensioni sono tutelate e garantite. Non abbiamo fatto nessun intervento sull'entità delle pensioni. Chiediamo solo a chi si accinge ad andare in pensione di rimanere qualche mese in più''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi. La responsabilità dell'attuale situazione dei conti pubblici, oltre che dei governi della Prima Repubblica è anche del governo della sinistra che ha fatto una riforma costituzionale dissennata che ha fatto esplodere i costi della sanità. Lo afferma Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. ''Voglio sottolineare con forza che non abbiamo aumentato le tasse. Il nostro obiettivo è quello di ridurle''. Lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi. ''Nel sud ci sono percentuali inaccettabili di evasione come ad esempio 'l'85% in Calabria e il 63% in Sicilia. Quindi i controlli inseriti dalla manovra sono il primo rimedio al malcostume”. Lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi. ''I sacrifici richiesti sono indispensabili per difendere la nostra moneta''. "Il governo ha varato una manovra che è chiesta dall'Europa ed alla quale, quindi, siamo tenuti per gli impegni assunti da tutti con l'Ue". "Ringrazio il presidente Napolitano per l'esortazione ad una manovra condivisa. Facciamo nostra questa esortazione: siamo tutti nella stessa barca, che andrà avanti e supereremo anche questa situazione. Io sono un inguaribile ottimista e ne sono convinto". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi. "Grazie a imprese e banche solide abbiamo il tasso di disoccupazione più basso rispetto alla media europea". Nella manovra ci sono "provvedimenti equilibrati e inevitabili". Equilibrati "perché si chiede di più a chi ha evaso di più. Inevitabili - dice Berlusconi - perché l'Italia, al pari di altri Paesi della vecchia Europa, sta vivendo al di sopra delle proprie risorse". "Con il federalismo fiscale potremo porre un rimedio ancora più efficace all'autentica diserzione fiscale, perché coinvolgeremo i Comuni nell'accertamento dei redditi". "Il contribuente ci penserà così due volte prima di fare una dichiarazione ad un Comune dove tutti conoscono la sua qualità di vita". La ripresa "c'é e abbiamo fiducia nella ripresa in corso": La manovra è un "intervento giusto tempestivo ed efficace. Fatto per il bene comune contenuto nel bilancio pubblico". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi per presentare la manovra. Si tratta insomma di "una cosa giusta fatta nel tempo giusto. In una parola abbiamo fatto il nostro dovere. Non c'erano alternative per tempi e contenuti". Quello della manovra è un ''testo molto complesso, fatto di 54 articoli divisi su tre capi e che presentiamo in due parti una relativa alla competitività economica e una parte sulla sostenibilità finanziaria''. "Un'impresa europea potrà venire in Italia e portarsi dietro il proprio regime fiscale. Si tratta di una misura sperimentale e ci vorrà all'inizio l'ok dell'Agenzia delle Entrate". Lo ha detto il ministro Tremonti. "È un modo per rendere più competitivo il sistema Italia", ha aggiunto il ministro. La manovra avrà un impatto tra il 2011 e il 2012 di 24,9 miliardi di euro. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, aggiungendo che la manovra sarà di circa 12 miliardi nel 2011 e complessivamente 24 miliardi nel biennio. Ma - aggiunge - "é difficile fare una cifra precisa. Con un'economia che è in cambiamento e il futuro non é uguale al passato è complicato centrare lo 0,02% su come sarà il Pil nel 2011 o 2012". "Se c'é un comparto che non viene toccato è quello della sanitario". Le misure anti evasione assunte con la manovra ''fanno uscire la lotta all'evasione dalle urla alla effettiva, dura e concreta attività amministrativa''. "Inutile inventare pretesti e scuse. La manovra è l'esito sbagliato di due anni di politiche sbagliate". È questo il giudizio di Pier Luigi Bersani, segretario del Partito democratico, sulla manovra. "Il governo - continua Bersani - finora ha pensato ad altro, ha raccontato favole e ha fallito dal lato delle riforme, dal lato della crescita e dal lato del controllo dei conti. Infatti mettere a posto i conti è un dovere che viene anche dall'Europa, ma averli così largamente fuori posto è piena responsabilità del governo. Una manovra concepita così ancora una volta non ci darà né riforme né crescita né equilibrio della finanza pubblica. Al di là dei giochi di specchi e dei soliti accorgimenti comunicativi la sostanza è chiara: ancora una volta il prezzo sarà pagato dai redditi medio bassi e dagli investimenti. Andando avanti così rischiamo davvero di metterci nei guai". Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, proporrà al Direttivo della prossima settimana uno sciopero generale contro la manovra economica da attuare entro il mese di giugno. In precedenza si terrà una manifestazione nazionale sabato 12 giugno di tutto il mondo del lavoro pubblico. "Obiettivo della protesta - ha detto Epifani - è quello di cambiare i contenuti della manovra". Lo sciopero generale sarà di quattro ore con manifestazioni su base territoriale in tutti i settori. Gli obiettivi, ha spiegato Epifani in una conferenza stampa, sono la ''correzione della manovra e dire al governo di finirla di toccare e ridurre i diritti dei lavoratori''. Il leader sindacale ha reso noto inoltre che il 2 giugno a Milano, giorno della festa della Repubblica, la Cgil promuover' a Milano una manifestazione perché sia anche ''la festa della nostra Costituzione''. La Cgil è disposta a fare sacrifici ma non può accettare che a farli sia solo parte del Paese, che ci siano italiani di serie A e di serie B''. Per Epifani, nella manovra inoltre ''non c'è traccia di riforme, i provvedimenti sono pasticciati e non sostengono gli investimenti e l'occupazione. Una manovra di tagli che reprime la crescita e farà aumentare il tasso di disoccupazione nei prossimi anni. Non ci sottraiamo - ha insistito - ad un'azione di risanamento, ma facciamo nostre le parole del presidente della Repubblica: si ai sacrifici ma, come lui dice, con equità''. Camera e Senato opereranno dei tagli per una "riduzione della spesa nella misura indicata dalla manovra". E' quanto si legge in una nota congiunta delle presidenze di Montecitorio e Palazzo Madama dopo l'incontro di oggi dei presidenti che aveva come oggetto i tagli dovuti alla particolare situazione di crisi economica in corso. I tagli riguarderanno il trattamento economico dei parlamentari, quello del personale di servizio e gli stanziamenti di bilancio a carattere non vincolato, come le spese di rappresentanza. I tagli ai parlamentari non dovrebbero riguardare le indennità ma la diaria, il rimborso viaggi, telefono e il contributo eletto-elettore. I risparmi verranno dunque predisposti nella misura indicata dalla manovra e solo dopo che il decreto sarà convertito in legge. I tagli, secondo quanto sarebbe emerso dalla riunione di oggi, non riguarderanno l'indennità dei parlamentari in quanto oggetto di tassazione e base per stabilire la pensione, ma la diaria di soggiorno (che attualmente alla Camera ammonta a un massimo di 4.003 euro mensili), il rimborso di spese per viaggi (ora è al massimo di 3.995 euro a trimestre), il rimborso telefoni (oggi 3.098 euro all'anno) e contributi per mantenere i contatti con gli elettori (4.190 euro al mese). Nelle voci di risparmio sono indicati: il trattamento economico dei parlamentari, quello degli stipendi e delle pensioni dei dipendenti di Camera e Senato e gli stanziamenti di bilancio 'a carattere non vincolato'. In quest'ultima categoria rientrano le spese di rappresentanza o per convegni. Ma rientrerebbero nella "manovra" delle Camere anche i contributi per i gruppi parlamentari. Per quanto riguarda Montecitorio, il presidente Fini, a quanto si apprende, avrebbe accolto la proposta di studiare un sistema per la registrazione delle presenze dei parlamentari in commissione. Sistema già previsto in Senato e che potrebbe agevolare anche i risparmi. Le misure contenute nella manovra approvata dal consiglio dei ministri forniscono "sostegno" all'attuale rating italiano da parte di Standard & Poor's. Lo ha detto Trevor Cullinan, un analista dell'agenzia di rating. Secondo Cullinan "le misure, che mettono le finanze pubbliche su un binario più sostenibile e aiutano a realizzare l'atteso netto calo della spesa primaria in percentuale del Pil, daranno sostegno ai rating della Repubblica italiana" attualmente pari ad A+ con prospettive stabili sul lungo termine. Positivo anche il giudizio di Brian Coulton, analista dei rating sovrani dell'agenzia Fitch, secondo il quale la manovra rappresenta "un passo significativo" verso il consolidamento fiscale dell'Italia, e "in particolare l'attenzione alla spesa corrente è opportuna, dato che questa è stata la principale fonte di debolezza fiscale negli anni recenti". "Ieri l'Italia ha fatto una scelta molto chiara, quella di salvaguardare i livelli di stato sociale e di operare forti riduzioni di spesa dei governi centrale, regionale e locale" ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, illustrando al forum dell'Ocse le linee della manovra italiana. "È fondamentale - ha sottolineato - salvaguardare la coesione sociale".  Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) apprezza ''l'impegno delle autorita''' italiane ''a ridurre il deficit sotto il 3% nel 2012''. È quanto si legge nell'Article IV sull'Italia del Fondo, i cui ispettori ''elogiano fortemente'' le misure di bilancio annunciate ''il 25 maggio, e che puntano proprio raggiungimento di questo obiettivo''. Il Fmi apprezza i progressi compiuti dalle autorità italiane per le riforme strutturali ma mette in evidenza che un programma più ambizioso va perseguito per affrontare e risolvere le debolezze strutturali italiane e aumentare il potenziale di crescita. Lo afferma il Fondo nell'Article IV sull'Italia. Il giudizio espresso dal Fondo Monetario sulla manovra italiana è "molto positivo". Lo hanno sottolineato il premier, Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, commentando la notizia in diretta durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi sulla manovra. "Abbiamo ragione di ritenere - hanno detto insieme - che la valutazione sia molto positiva".  Gli sforzi dell'Italia ''vanno nella buona direzione. Questo il primo commento del presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso alla manovra economica varata ieri da Roma. Un'analisi dettaglia degli interventi decisi, ha poi aggiunto, arriverà però solo più tardi.

 

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CRESCITA È EMERGENZA

La lenta crescita è per noi la vera emergenza nazionale". Lo dice la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, secondo la quale "se la maggioranza dovesse ridursi, per litigi e divisioni, all'impotenza allora non potrà esserci maggior crescita. E si chiuderebbe nell'insuccesso la lunga promessa della politica del fare". Il bilancio della crisi, avverte Marcegaglia, è "pesantissimo": rispetto ai picchi del primo trimestre 2008 "abbiamo perso quasi sette punti di Pil e oltre 700 mila posti di lavoro. Il ricorso alla cassa integrazione guadagni è aumentato di sei volte". Non solo, "la produzione industriale é crollata del 25%, tornando ai livelli di fine 1985: 100 trimestri bruciati". Dalla criminalità sono arrivate "minacce gravissime che testimoniano quanto sia vero il nostro impegno contro l'illegalita". Lo dice la presidente di Confidustria, Emma Marcegaglia, che aggiunge: "Noi non ci faremo intimidire". Un riferimento alle minacce ricevute dal procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, dal presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, ed Antonello Montante, presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e delegato in Confindustria sul fronte della sicurezza. Marcegaglia lo ha detto all'assemblea degli industriali, accolta da un forte applauso della platea. La manovra economica "contiene misure che Confindustria chiede da tempo. Perciò diamo pieno sostegno alla linea di rigore del ministro dell'Economia". Così la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. "Mancano però interventi strutturali per incidere sui meccanismi di formazione della spesa pubblica" e "servono riforme per rilanciare lo sviluppo". Le misure di rigore della manovra economica "non vanno indebolite in Parlamento, vanno rafforzate". Marcegaglia nella sua relazione all'assemblea degli industriali si è rivolta a maggioranza e opposizione per un impegno bipartisan. "Serve una grande Assise dell'Italia delle imprese e del lavoro": il presidente di Confindustria rivolge un appello e una proposta "a tutte le organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali". E dal palco dell'assemblea annuale dice: "Incontriamoci subito. Diamoci l'obiettivo di una grande intesa per la crescita. Entro l'estate". Per questo, aggiunge Marcegaglia, basta "divisioni e contrapposizioni: vogliamo lavorare insieme". Passare "dalla divisione alla condivisione" per dare all'Italia quella "grande riscossa nazionale" per la quale servono "tutte le energie, tutte le intelligenze, tutte le passioni che vivono in ogni angolo dell'Italia", dice Marcegaglia, che chiede di unire le forze del Paese per dargli "un'Italia capace di stare a testa alta nel mondo". Sia, conclude Marcegaglia, "questo il nostro credo. Possiamo farlo e lo faremo". La spesa pubblica italiana deve diminuire di almeno un punto di Pil l'anno per i prossimi tre anni. Marcegaglia, che avverte: "Nessuna voce è intoccabile. Occorrono tagli agli stipendi pubblici, aumenti dell'età effettiva di pensionamento, revoca delle false invalidità, tagli alla sanità". Sulle pensioni, spiega il Dg Giampaolo Galli, misure come lo scorrimento delle finestre "se fatte solo per sei mesi non servono", devono essere strutturali. ''Inaccettabile tagli sull'industria farmaceutica'': Così Emma Marcegaglia definisce le misure per il settore previste in manovra. ''Nella sanita cominciamo subito ad applicare costi standard. Se ne imponga il rispetto in tutte le Regioni, negando ogni copertura a chi li supera. Solo così si riducono tutti i costi sanitari, non con l'ennesimo inaccettabile taglio sull'industria farmaceutica, l'unica che da anni di fatto contribuisce a ripianare i disavanzi regionali''. Marcegaglia ha anche detto di condividere la decisione di non ripianare con i fondi FAS ''i deficit a piè di lista'' delle regioni. ''La via prioritaria - ha concluso - al risanamento deve essere il taglio delle spese''. "Come vedreste la Marcegaglia di fianco al presidente del Consiglio per dargli una mano? Votate per Emma al ministero delle attività produttive". Così il premier Silvio Berlusconi si è rivolto alla platea di Confindustria ricordando di avere già proposto a Marcegaglia di aiutarlo prendendo l'incarico di ministro delle attività produttive. "Ho bisogno di essere aiutato per ridurre il perimetro dello Stato e la spesa è difficile". Ma dalla sala non si alza nessuna mano. E il premier ribatte: "Allora non potete prendervela più con il governo. Noi siamo dei poveracci e abbiamo ereditato una situazione di decenni precedenti, governi che dall'80 al '92 hanno moltiplicato il debito pubblico''. Quanto alla situazione nel Pdl, Berlusconi assicura che c'è una maggioranza coesa. "C'è qui Fini. Vi garantiamo che nei voti alla Camera la maggioranza sarà coesa e unita", assicura Berlusconi. Il premier chiede poi il sostegno degli industriali. Dopo la manovra "possiamo fare di più e mi piacerebbe che anche voi ci deste una mano". È l'invito del presidente del Consiglio alla platea di Confindustria. "Conoscete l'indirizzo di Palazzo Chigi - ha aggiunto - chi volesse darsi disponibile a contribuire all'operato del Governo" sappia che ci siamo: "il Governo ha tante idee su come utilizzare le capacità degli imprenditori e nessuno resterà deluso". "Avanti tutta ce la faremo anche questa volta", aggiunge. "Senza ottimismo e fiducia - conclude - non andremmo da nessuna parte". "Emma non sembri così vecchia...": Silvio Berlusconi, in conclusione, scherza con il presidente degli industriali Emma Marcegaglia. Il riferimento è al fatto che l'appuntamento di oggi celebra il centenario di Confindustria.

 

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BORSA

La borsa di Milano ha messo a segno oggi una delle performance migliori delle ultime settimane, con un +4,5% a fine seduta, dopo una giornata cominciata sempre con il segno positivo. Ma sono state tutte le piazze europee ad andare con il vento in poppa, ad eccezione della sola borsa di Atene, anche oggi andata giù (ha chiuso a -0,46%). Bene Parigi (+3,42) e Madrid (+3,23). Pressoché identiche le chiusure di Londra (+3,12) e Francoforte (+3,11).

 

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FERMATO IL PETROLIO

Grazie all'operazione 'Top Kill', in corso nel Golfo del Messico per sigillare il pozzo petrolifero della Bp, la fuoriuscita di greggio si è per il momento fermata. Lo ha detto l'Ammiraglio Thad Allen, responsabile per le operazioni di contenimento, precisando però che è troppo presto ancora per cantare vittoria. Alla tv della Lousiana WWL, Allen ha indicato che "hanno fermato il flusso di idrocarburi, sono stati in grado di stabilizzare la testa del pozzo e stanno immettendo fanghi" nel pozzo con forte pressione. Se l'operazione andrà in porto dopo i fanghi, la Bp intende immettere cemento per chiudere definitivamente il pozzo che ha provocato una delle maree nere più devastanti della Storia. Oggi verrà resa pubblica la nuova stima sul livello della perdita prima dell'inizio dell'operazione Top Kill. Secondo Bp il flusso era di 5.000 barili di petrolio al giorno ma studi indipendenti parlano di quantità molto maggiori. Intanto hanno licenziato la responsabile dell'Us Minerals Management Service (Mms) Usa, Elizabeth Birnbaum, capo dell'agenzia che da' il via libera alle trivellazioni petrolifere. Come indicano i media americani, il licenziamento della Birnbaum e' da legare alla marea nera nel Golfo del Messico, e sarebbe stata deciso dal presidente Usa Barack Obama, convinto che l'Mms non ha svolto il suo lavoro correttamente e che i vertici devono essere sanzionati. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annuncerà nuove regole per un più forte controllo sulle trivellazioni petrolifere offshore e una moratoria di sei mesi sui permessi di trivellazione in acque profonde. Lo ha detto un consigliere della Casa Bianca. Mentre resta in atto la moratoria di sei mesi una commissione presidenziale sulle trivellazioni offshore continuerà a investigare, ha detto il consigliere della Casa Bianca. "Il presidente ha aperto gli occhi sui rischi delle trivellazioni", ha detto una fonte alla AbcNews. Saranno rinviate, in attesa dei risultati dell'inchiesta, le controverse concessioni per lo sfruttamento del petrolio al largo dell'Alaska, mentre sono state cancellate nuove concessioni in programma nel Golfo del Messico e al largo della Virginia, ha detto la fonte della Casa Bianca parlando in anonimato a poche ore dalla conferenza stampa del presidente Barack Obama. Sulle esplorazioni in Virginia si era detto contrario anche il Dipartimento della Difesa Questi passi sono il frutto di una revisione di 30 giorni ordinata da Obama al ministro dell'interno Ken Salazar. Salazar ha informato Obama delle sue conclusioni ieri nell'Oval Office. Il rapporto Salazar prevede il blocco delle concessioni nell'Artico fino al 2011 per permettere nuovi studi sulle tecnologie e le misure di sicurezza delle esplorazioni petrolifere in quelle acque: Shell doveva cominciare trivellazioni esplorative nei mari di Chucki e Beaufort a circa 200 chilometri dalle coste. La conferenza stampa di Obama è prevista alle 12:45 ora di Washington. L'amministrazione Obama ha intenzione di annunciare la sospensione delle trivellazioni off-shore nell'Artico fino al 2011. Lo afferma un senatore dell'Alaska. Il senatore democratico Mark Begich ha riferito di aver appreso la notizia dal dipartimento agli Interni. La sospensione rientra nel pacchetto di misure collegate alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. L'amministrazione dovrebbe annunciare anche nuovi requisiti di sicurezza ed il rafforzamento dei controlli. Tra i progetti che verrebbero bloccati in Alaska, anche le esplorazioni della Shell Oil previste per questa estate. Il senatore Begich si dice "frustrato": "Questa decisione causerà ulteriori ritardi e maggiori costi per soddisfare le esigenze nazionali". Intanto solo fango, non petrolio, sembra sgorgare dal pozzo danneggiato nel Golfo del Messico dopo sei ore dall'inizio dell'operazione 'top kill', secondo il Chief Operating officer della Bp Doug Suttles. "Vediamo soprattutto fango", ha detto Suttles in una conferenza stampa dal centro di comando Bp in Lousiana: "Non possiamo esserne certi però, perché non possiamo fare campionature". Ci sarebbero volute almeno 24 ore per capire se l'operazione ha avuto successo, aveva detto oggi il Ceo di Bp Tony Hayward, un pronostico confermato da Suttles. Le 125 barche da pesca che partecipano alle operazioni di ripulitura della marea nera al largo della Lousiana (sud degli Usa), sono state richiamate poiché alcuni membri degli equipaggi si sono ammalati. Lo hanno detto oggi responsabili delle operazioni. Secondo quanto dichiarato da fonti della guardia costiera quattro marinai a bordo di tre imbarcazioni "hanno detto di aver avuto problemi di nausea, vertigini, mal di testa e dolori al petto". Il capo della guardia costiera locale, Robinson Fox, ha precisato anche che "nessun altro membro degli equipaggi ha segnalato analoghi sintomi, ma abbiano deciso di richiamare le barche per precauzione". Poco dopo avere ricevuto il via libera dell'Amministrazione del presidente Usa Barack Obama, la Bp ha avviato la difficile e rischiosa operazione 'top kill' destinata ad arginare il flusso di greggio nel Golfo del Messico e a sigillare definitivamente il pozzo. Ci vorranno ore, forse anche due giorni, per capire se si tratta di un successo. Obama è apparso prudente, non escludendo l'ipotesi di altri approcci alternativi, confermando quindi che la sua fiducia nella Bp non si trova ai massimi livelli. "Se la 'top kill' riesce, e non ci sono garanzie, dovrebbe ridurre grandemente o eliminare la perdita di petrolio", ha detto il presidente, attaccando ancora una volta le società petrolifere e suggerendo l'importanza di pensare a fonti di energia alternative. Ha chiosato Obama: "Il problema è che trivellano a 1.500 metri sotto il mare poi altri 1.500 metri prima di trovare il petrolio, con rischi e costi sempre maggiori. Non possiamo continuare a sostenere questo tipo di uso di combustibili fossili. Il pianeta non lo può sostenere". Obama, domani a Washington, affronterà pubblicamente il tema delle trivellazioni offshore, dopo avere ricevuto un rapporto sull'incidente alla piattaforma Deepwater Horizon dal ministro dell'interno Ken Salazar, favorevole a misure di controllo e di sicurezza decisamente più severe. Venerdì Obama sarà di nuovo in Lousiana, per la seconda volta in un mese, sia per mantenere 'il fiato sul collo' della Bp, sia per offrire solidarietà al più alto livello alle vittime di una marea nera probabilmente senza precedenti. Come hanno sottolineato a più riprese gli stessi responsabili della Bp, l'operazione 'Top Kill', iniziata alle 20:00 italiane, è rischiosa, perché la pressione necessaria per arginare il greggio è molto forte e potrebbe distruggere la super-valvola del pozzo, il cosiddetto 'Blowout Preventer' (Bop), già difettoso sin dall'inizio secondo alcuni esperti. In tal caso la marea nera potrebbe addirittura peggiorare. La 'Top Kill' è una operazione in due tempi. Primo, vengono immesso in due canali laterali al pozzo fanghi ad alta pressione per fermare il flusso di petrolio. Secondo, se tutto funziona come previsto, si sostituiscono i fanghi con cemento, per chiudere in maniera definitiva il pozzo, sigillandolo. Tra le alternative studiate dalla Bp in alternativa alla 'Top Kill' spiccano la sostituzione del Bop (ma occorrerà tempo), oltre all'ipotesi di 'uccidere' il pozzo 'bombardandolo', sempre ad altissima pressione, con detriti ed altri oggetti solidi. Si riparla infine di un nuovo 'cappuccio' per recuperare il greggio che continua ad uscire dal pozzo, ma i primi due tentativi dei giorni scorsi non sono andati bene.

 

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CASO CLAPS

La magistratura di Salerno ha disposto l'arresto di Danilo Restivo per l'omicidio di Elisa Claps. Si tratta della studentessa potentina scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere è stato ritrovato il 17 marzo scorso nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Lo si è appreso in ambienti giudiziari. Il provvedimento è in corso di notifica a Restivo in Inghilterra, dove l'uomo è detenuto per un altro omicidio, quello della sarta Heather Barnett. Danilo Restivo, per sua stessa ammissione, è stato l'ultimo ad aver visto in vita Elisa Claps, la mattina del 12 settembre '93. I due si videro nella chiesa della Trinità, dove Restivo aveva chiesto di incontrare la ragazza per consegnarle, ha detto, un regalo. Restivo ha poi raccontato che Elisa si allontanò dalla chiesa, e che egli vi si trattenne alcuni minuti in preghiera. Sulla vicenda ha lungamente indagato prima la Procura di Potenza, e poi quella di Salerno, coordinando tutte le attività investigative svolte dalla Squadra mobile della Questura di Potenza. Per fatti legati alla scomparsa di Elisa Claps, Danilo Restivo ha già subito una condanna definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. L'ordine di arresto per Danilo Restivo arriva a 72 giorni dal ritrovamento, avvenuto il 17 marzo scorso, nel sottotetto della canonica della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dei resti (scheletrizzati e mummificati) di Elisa Claps, la studentessa potentina di cui si erano perse le tracce il 12 settembre 1993, quando aveva 16 anni. Il cadavere di Elisa Claps fu scoperto la mattina del 17 marzo da un operaio romeno che stava facendo un sopralluogo in vista di alcuni lavori per riparare i danni causati da un'infiltrazione di acqua piovana. La certezza che il cadavere fosse di Elisa arrivò già nel pomeriggio del 17 marzo, in seguito al riconoscimento di alcuni oggetti della ragazza (gli occhiali, i sandali, una maglia che la madre aveva tessuto per lui e l'orologio Swatch). I resti furono rimossi il pomeriggio del 18 marzo e trasportati al Policlinico di Bari dove il 23 marzo è cominciata l'autopsia eseguita dal professor Francesco Introna. La chiesa della Trinità fu chiusa il 17 marzo, riaprì per alcune ore la mattina del 18 e poi venne definitivamente sbarrata per consentire il lavoro degli agenti della Polizia scientifica: l'1 aprile, per decisione della Procura generale di Salerno, il tempio fu posto sotto sequestro e lo è tuttora. Giovedì 25 marzo emerse, inoltre, la notizia del ritrovamento precedente a quello "ufficiale" del 17 marzo: tra fine gennaio e inizio febbraio, il cadavere fu visto dal viceparroco della chiesa, il brasiliano don Vagno, e da due donne delle pulizie, che, però, hanno sempre smentito. La città di Potenza ha vissuto come con il fiato sospeso dal momento del ritrovamento dei resti del cadavere di Elisa: uno stato di tensione emotiva che si è sciolto in parte il 19 maggio quando la Polizia inglese ha fermato Restivo nella sua casa di Bournemouth, nel Dorset. L'uomo - unico indagato in Italia per l'omicidio di Elisa Claps - è accusato in Inghilterra del delitto della sarta Heather Barnett.

 

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STOP A FIDUCIA E MAXIEMENDAMENTi

Il Presidente della Repubblica, nel promulgare la legge di conversione del decreto legge n. 40 del 25 marzo 2010 (cosiddetto "decreto incentivi"), ha inviato ai presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio una lettera contenente alcuni rilievi. "Il decreto-legge che, nella sua formulazione originaria, conteneva disposizioni riguardanti esclusivamente la repressione delle frodi fiscali, la riscossione tributaria ed incentivi al sostegno della domanda e delle imprese, nel corso dell'iter di conversione è stato profondamente modificato, anche mediante l'inserimento di numerose disposizioni estranee ai contenuti del decreto e tra loro eterogenee", scrive il Capo dello Stato Giorgio Napolitano nella lettera inviata ai presidenti delle Camere dopo aver promulgato, con rilievi, il decreto incentivi. Tale tecnica, ricorda il Capo dello Stato, è stata "criticata" sia da lui che dai suoi predecessori. "Ove si persista nella tendenza a caricare di contenuti impropri i disegni di conversione dei decreti-legge, la preoccupazione per i rischi che può comportare la decadenza di un determinato decreto-legge non potrà ulteriormente trattenermi dall'esercitare la facoltà di rinvio alle Camere della relativa legge di conversione", scrive Napolitano nella lettera inviata ai presidenti delle Camere per informarli della promulgazione, con rilievi, del decreto incentivi. "I motivi fin qui illustrati, in sé considerati, potrebbero giustificare il ricorso alla facoltà attribuita al Presidente della Repubblica dall'art. 74 della Costituzione di chiedere alle Camere una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa in data 20 maggio 2010. Tuttavia, trattandosi di una legge di conversione, sono consapevole che tale richiesta, in considerazione della prossima scadenza del termine stabilito dall'art. 77 della Costituzione, comporta il rischio della decadenza del decreto-legge, che contiene disposizioni di indubbia utilità, come quelle relative al contrasto dell'evasione fiscale ed al reperimento di nuove risorse finanziarie". Inserire troppe norme eterogenee ha una "sua incidenza negativa sulla qualità della legislazione, per la violazione dell'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988 e, infine, per la possibile violazione dell'art. 77 della Costituzione allorché comporti l'inserimento di disposizioni prive dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, eludendo la valutazione spettante al Presidente della Repubblica in vista della emanazione dei decreti-legge", scrive Napolitano che aggiunge: Ho anche avuto modo di rilevare, più volte e in diverse sedi, che in presenza di una marcata eterogeneità dei testi legislativi e della frequente approvazione degli stessi mediante ricorso alla fiducia su maxi-emendamenti, si realizza una pesante compressione del ruolo del Parlamento, specialmente allorché l'esame da parte delle Camere si svolga con il particolare procedimento e nei termini tassativamente previsti dalla Costituzione per la conversione in legge dei decreti".

 

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SULLE INTERCETTAZIONI

"È tangibile il rischio dell'espatrio delle notizie dall'Italia su giornali e tv straniere. Cosa accadrebbe se ciò che dovesse essere vietato al Corriere della sera, a Repubblica o ai telegiornali Rai e Mediaset dovesse trovare ampia ospitalità su Le Monde, sul Times o sui grandi media internazionali a cominciare dal network di Mr. Murdoch? Che faremo dinanzi al fenomeno inedito dell'espatrio della notizia? Grideremo al complotto?". Lo scrive Carmelo Briguglio, vice Presidente dei Deputati del Pdl, su 'Generazione Italia'. "Secondo noi - continua Briguglio - va evitato un altro grave errore politico che si chiama voto di fiducia. Lo diciamo con chiarezza e per tempo. Si conceda al Parlamento, all'opposizione ma anche alla maggioranza, alle categorie interessate, ai cittadini tutto il tempo necessario per discutere e trovare mediazioni sul testo. Non è una settimana di dibattito in più che può vanificare l'esito finale". Briguglio aggiunge una "terza istantanea considerazione. Siamo particolarmente esposti come Paese a particolari attenzioni da parte dell'alleato americano. Putin, Gheddafi e dintorni. Certe nostre relazioni non incontrano il massimo gradimento. La voce critica verso la nuova normativa di un esponente del governo americano in visita in Italia costituisca motivo di seria riflessione". "La legge sulle intercettazioni ha bisogno di altri correttivi. Basta un granello di buon senso. Il Pdl deve adoperarlo", conclude Briguglio. Il governo porrà la fiducia sul provvedimento? "Non lo so, è una cosa di cui si parla in Consiglio dei ministri e fino adesso non è stata ventilata", fa sapere Umberto Bossi, ministro delle Riforme e segretario della Lega Nord. "Non possiamo avallare la legge sulle intercettazioni che sia la risposta alle inchieste giudiziarie di questi giorni. Sarebbe una censura inammissibile", afferma Pier Ferdinando Casini. Il leader dell'Udc dice alla maggioranza di fermarsi "perché altrimenti sarebbe un grande errore. Tutti infatti ritengono che questa legge la facciate per tutelare il malaffare e non per tutelare la privacy". "La battaglia che faremo sulle intercettazioni sarà durissima", ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, intervenendo all'Assemblea nazionale del partito. "La tutela della privacy - ha aggiunto - è un'altra cosa rispetto a questa legge che crea allarme internazionale per la lotta al crimine. Vediamo se c'é davvero in Italia una destra che ritiene che la libertà dei cittadini ad essere informati e la lotta al crimine sia superiore a qualsiasi altro interesse". "La smentita e la successiva precisazione del sottosegretario di Stato Lenny Breuer confermano che non intendeva riferirsi ai nostri provvedimenti legislativi", sostiene il presidente del Senato Renato Schifani. "Sin dalla sua prima stesura - ha detto Schifani - il decreto sulle intercettazioni non contempla alcun intervento modificativo su reati di mafia o di terrorismo internazionale".

 

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LETTERA DEL MINISTRO BONDI

"Sono esposto da più di una settimana, e chissà quanto ancora continuerà questo incivile e violento trattamento, ad ogni genere di supposizioni, di sospetti, di insinuazioni e di vere e proprie diffamazioni, senza che io possa in alcun modo difendermi". Lo scrive il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi in una lettera aperta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e a quello del Senato, Renato Schifani, ma non a Gianfranco Fini, a proposito delle varie indiscrezioni di stampa, ieri anche smentite, sul suo coinvolgimento in inchieste. "Credo ancora in un libero giornalismo - dice il ministro - che contribuisca alla denuncia dei mali del Paese e degli eventuali reati compiuti anche dalla classe politica, attraverso però una scrupolosa ed attenta indagine sulle fonti. Credo ancora in una giustizia che persegua i reati, quando vengono accertati. Così come credo ancora in una democrazia capace di rinnovarsi senza ricorrere alla gogna mediatica, alla punizione anticipata e preventiva di coloro che hanno la disavventura di entrare nel tritacarne mediatico-giudiziario, senza neppure che si attenda il responso delle indagini e dei processi e senza addirittura sapere se esistano o meno procedimenti penali a carico della persona oggetto di tali gravi insinuazioni". "Questo fenomeno - conclude - e questo meccanismo lo abbiamo già visto all'opera, lo abbiamo già conosciuto nel passato, e sappiamo che non ha condotto a nessun autentico cambiamento della società italiana. Spesso ha condotto a gravi ingiustizie. Spero che ciò non si ripeta ancora, perché dimostrerebbe che il nostro Paese non è capace di rinnovarsi senza fuoriuscire dalle regole, senza passare attraverso la ricerca di capri espiatori. Per queste ragioni mi sono rivolto a Voi, nella speranza che il mio caso, che è piccola cosa ma vive drammaticamente in me, possa suscitare qualche interrogativo prima che non sia troppo tardi".

 

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LA MANOVRA FISCALE

'Di fronte allo tsunami che sta mettendo a dura prova tutti i Paesi europei il solito partito dei pessimisti e' tornato a farsi sentire e a diffondere le solite menzogne e veleni, attribuendo al nostro governo il proposito di varare a breve provvedimenti punitivi che sono per l'ennesima volta totalmente inventati'. Lo afferma i presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un messaggio registrato ai Promotori della Libertà. ''Chiedo il vostro impegno: dovete sapere far sapere che non uno di questi fantasiosi provvedimenti di macelleria sociale di cui si legge su certa stampa in questi giorni risponde al vero. Noi stiamo lavorando in stretto contatto con le parti sociali. È assolutamente falso che sia alle viste un aumento delle imposte''. Lo afferma i presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un messaggio registrato ai Promotori della Libertà. ''Non verranno toccate - precisa Berlusconi - né la sanità né le pensioni, né la scuola né l'Università. È sicuro invece che il governo continuerà a mantenere i conti pubblici in ordine con una politica prudente, coniugando il rigore con l'equità e il sostegno alo sviluppo. E ripeto: non aumenteremo le tasse. Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani''. "Cercheremo invece con ogni mezzo - spiega Berlusconi - di combattere le spese eccessive e di combattere l'evasione fiscale. Sino ad oggi siamo riusciti a tutelare le famiglie, i ceti più deboli, le imprese (soprattutto quelle piccole e medie) con provvedimenti mirati, concreti ed efficaci. Continueremo a farlo nei limiti delle possibilità di bilancio portando avanti la politica di buon senso degli ultimi due anni, con una gestione economica che mantenendo in ordine i conti pubblici ha messo il nostro Paese al riparo: un merito che ci è stato riconosciuto internazioalmente da tutti, anche dai più severi osservatori. Se qualche sacrificio verrà chiesto agli italiani "sicuramente sarà graduato su livello sociale per calibrarlo. Qualche sacrificio dovrà essere chiesto a chi se lo può permettere". Lo ha detto il presidente del Senato Renato Schifani parlando a margine di una manifestazione a Buonconvento (Siena). Commentando la prossima manovra finanziaria ed economica, Schifani ha ribadito che "sarà significativa" ma si è detto certo che "si interverrà sulla contrazione della spesa pubblica e in particolar modo su quella non produttiva". Il presidente del Senato ha poi ricordato che assieme al presidente della Camera Gianfranco Fini è stato "individuato un percorso che ci porterà mercoledì prossimo a stabilire un taglio alle indennità dei parlamentari e altri misure di contenimento delle spese del Palazzo". "Ho sentito per radio l'intervento di Bersani sulla manovra e l'ho trovato sinceramente deludente". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, commentando l'intervista rilasciata del leader del Pd Pier Luigi Bersani sulla prossima manovra finanziaria. Secondo Matteoli, "in un momento come questo una forza di opposizione poteva avere altri argomenti, ma ha usato un linguaggio non appropriato. Noi non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani, abbiamo invece cercato di garantire, nonostante la crisi, un minimo verso le famiglie mettendo in cassaforte una cifra enorme per la cassa integrazione allargandola a categorie che mai l'avevano avuta". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha chiesto un varo veloce della manovra economica. Ma un esame politico, che servirebbe ad evitare tensioni nel Pdl, potrebbe rallentarne il varo, anche se solo di qualche giorno. Silvio Berlusconi ha così avviato un confronto con il titolare del Tesoro in un incontro notturno a Palazzo Grazioli. Intanto, continuano a trapelare ipotesi sulle misure all'esame, in particolare l'estensione della previsione di gettito che deriverebbe dalla sanatoria sugli immobili fantasma che arriverebbe fino a 6 miliardi. Una ipotesi di cui dovrebbero aver parlato stanotte il ministro dell'economia e il premier. Nel corso dell'incontro Tremonti avrebbe aggiornato Berlusconi sulla trasferta a Bruxelles. Ma è probabile che al centro del confronto ci sia stata la tempistica del varo della manovra. Il 'Professore' punta ad un varo in tempi brevi con la convocazione del Cdm già martedì prossimo. Accelerazione che Berlusconi sta frenando per consentire una valutazione delle misure da parte dei competenti organi di partito. Certo l'agenda dei prossimi giorni è impegnativa per il governo e il ministro del tesoro. Giovedì c'é l'assemblea di Confindustria e poi una riunione a Parigi dell'Ocse. Ma l'appuntamento con l'Ecofin di Lunedì 7 giugno lascia ancora una settimana di margine per scegliere e limare le misure. Sui contenuti non vi sarebbero divisioni, ma semmai la necessità di individuare le soluzioni più idonee all'interno dei singoli capitoli. In particolare l'approfondimento riguarderebbe il "tetto" oltre il quale applicare il taglio agli stipendi dei dirigenti pubblici (la forbice varia tra 80.000 e 100.000 euro) e dunque la platea interessata, i tempi della la chiusura delle finestre pensionistiche, e la tracciabilità dei pagamenti in contanti ai fini anti evasione. Per quanto riguarda le cifre si parla ancora di un intervento che potrebbe sfiorare i 28 miliardi di euro ed esser messo nero su bianco attraverso un decreto (che avrebbe un effetto sul 2009 rifinanziando alcune voci 'incomprimibili' di spesa) e un Ddl che riguarderebbe invece i prossimi due anni. Sul fronte delle misure altre indiscrezioni sono filtrate nelle ultimissime ore come quelle relative a interventi nella sicurezza e, secondo qualcuno anche nelle missioni all'estero. E altre ipotesi prendono forma oggi: quella di far confluire nell'Inps alcuni enti previdenziali più piccoli e l'idea di dare una stretta sulla tracciabilità dei pagamenti. Un 'classico' tra le armi per la lotta all'evasione. La norma che prevede il taglio agli stipendi dei super manager della P.a. (oltre 100.000 euro) sarebbe "rischiosa" e dunque potrebbe saltare perché a rischio di incostituzionalità. Questo anche se la norma viene invece caldeggiata dalla Cgil ma decisamente contrastata da chi ne sarà colpito, i dirigenti pubblici. E il dibattito politico segue anche oggi lo stesso copione con il Pd decisamente all'attacco e alcuni sindacati (e in particolare quello della Cgil che raggruppa la scuola, la ricerca, l'università e formazione professionale, ecc) che chiede senza mezzi termini di proclamare lo sciopero generale. Molte categorie, interessate dalle ipotesi che circolano da giorni continuano a protestare: i medici sono pronti alla mobilitazione in caso di ulteriori tagli al servizio sanitario nazionale (si parla di risparmi di 5 miliardi per l'intero sistema). Molte le rassicurazioni arrivano anche oggi dagli esponenti del Governo: la manovra - dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - non vedrà l'introduzione di nuove tasse, né interventi strutturali, cioé le pensioni. Questo anche se nel 'mix' di misure allo studio spunta con insistenza un intervento (ma una tantum) lo slittamento di alcune finestre per andare in pensione. Si tratterebbe però di 2 o 3 mesi come conferma anche il titolare della Farnesina Franco Frattini, che parla appunto di "misure temporanee". Toccare le pensioni strutturalmente - ribadisce inoltre il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, "sarebbe un grave errore". E se le pensioni non si toccano c'é però da intervenire sulla spesa pubblica, anche quella degli enti locali (in questo caso si parla di un contributo di 4 miliardi): "certamente - dice infatti Sacconi - dobbiamo ripensare il perimetro della spesa corrente dello Stato e delle amministrazioni locali". Di lotta agli sprechi parla anche Frattini: saranno certamente misure che colpiranno gli sprechi e quella larga evasione che ancora esiste. Misure che ristruttureranno il sistema delle amministrazioni che oggi è fonte di sprechi di spese inutili". Nel mirino del Governo, già da tempo, ci sono come noto gli enti oggi considerati "inutili".

 

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BARROSO SU CRISI

"La crisi economica e finanziaria ha spazzato via 10 anni di crescita e di progressi, e non è ancora passata. La situazione in Grecia e gli attacchi alla stabilità lo dimostrano". Lo ha detto il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, durante il suo intervento alla conferenza del Comitato economico e sociale europeo, che si è chiusa oggi a Firenze. Barroso ha poi sottolineato che "l'Europa ha approvato un'azione coordinata per sostenere gli Stati membri: non è stato facile, ma gli Stati si sono messi d'accordo". "Alcuni politici degli Stati membri, quando una legge va bene, dicono che è merito loro: quando va male dicono che è imposta da Bruxelles". Lo ha detto il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, durante la conferenza stampa che ha chiuso i lavori, all'Istituto degli Innocenti di Firenze, della biennale del Comitato economico e sociale europeo, organizzata insieme alla Regione Toscana. Barroso ha sottolineato che, ad esempio, "alcuni politici dicono che le politiche di austerità sono colpa di Bruxelles: é bene chiarire che non sono imposte da Bruxelles, ma sono decisioni dei governi. Non diamo colpe all'Europa per cose che non sono di sua responsabilità". Gli obiettivi - ha aggiunto - "sono stabiliti insieme, ma la risposta concreta in ogni singolo settore spetta ai governi nazionali". Ad una domanda sulla riforma scolastica predisposta dal ministro all'istruzione, Mariastella Gelmini, Barroso ha risposto di non volere entrare nel merito delle "politiche stabilite dai singoli Stati" anche perché "l'Europa fissa gli indirizzi generali". "Spero che il Consiglio europeo, che si riunirà a giugno, fissi gli obiettivi di qualità per l'istruzione e l'inclusione sociale. Se riusciremo a trovare il consenso, proveremo a costituire entro il 2010 la piattaforma contro la povertà per il dialogo con gli Stati membri". Lo ha detto il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, a Firenze, all'Istituto degli Innocenti, nella conferenza del Comitato economico e sociale europeo, dedicata al tema 'L'educazione per combattere l'esclusione socialé. "A novembre - ha poi aggiunto Barroso - approveremo le raccomandazioni contro l'abbandono scolastico. Nel 2011 prenderemo misure sull'istruzione per i migranti e sulle politiche per l'infanzia". Barroso, infine, rispondendo ai giornalisti, ha spiegato che oggi è "prematuro" fare una stima sui fondi, ma "in autunno presenteremo le previsioni di bilancio su questi temi". L'euro è una moneta "credibile". Lo ha ribadito a chiare lettere il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, in un'intervista al tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. "Siamo chiari: - ha precisato - non è l'euro a essere in pericolo, ma la politica di bilancio di alcuni paesi". I bruschi movimenti verificatisi sui mercati negli ultimi giorni, ha proseguito, "sono la combinazione dell'umore degli investitori e dell'influenza degli speculatori, come gli hedge fund". Il presidente della Bce ha quindi confermato anche di essere favorevole a una più stringente regolazione del settore bancario e dei fondi speculativi: "in tutto il settore finanziario, e non solamente in quello bancario, si sono sviluppati alcuni comportamenti che si sono scostati profondamente dai valori fondamentali della nostra società democratica. Abbiamo bisogno di un cambiamento dei valori nel settore finanziario".